(Stefano Iannaccone – editorialedomani.it) – Dopo l’articolo di Domani, le opposizioni vogliono chiedere in Parlamento chiarimenti sugli incarichi assegnati dall’Enel, per un valore di 90mila euro in meno di tre anni, all’avvocata Matilde Raspagliesi, nipote del presidente del Senato, Ignazio La Russa, da 25 anni nello studio legale La Russa, oggi guidato da Geronimo, figlio del co-fondatore di Fratelli d’Italia.

La società pubblica ha spiegato che la professionista è stata scelta per la «comprovata esperienza» e per gli onorari «competitivi». Specificando che il rapporto non ha riguardato lo studio La Russa, ma solo Raspagliesi.

L’avvocata ha detto di essersi mossa in «autonomia» e di essersi candidata come legale esterna all’Enel «tramite curriculum, partecipando a incontri conoscitivi con i legali interni».

Gli affidamenti sono arrivati sui cosiddetti «contenziosi seriali», ossia cause su materie simili o comunque affini. Attività che hanno fatto fatturare 30mila euro all’anno.

Interrogazione 5 stelle

Ma il Movimento 5 Stelle vuole ulteriori risposte. Soprattutto per possibili, ulteriori compensi che Enel ha definito «ipotetici ed eventuali».

Per questo il partito guidato da Giuseppe Conte ha preparato un’interrogazione al ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, sul rapporto tra Eni e Raspagliesi: «Chiederemo quanti incarichi siano stati affidati, a quanto ammontino i compensi già liquidati e quelli ancora da liquidare, quale sia il cosiddetto “valore potenziale” complessivo degli incarichi, quali criteri siano stati utilizzati per il conferimento e quale sia la natura degli incarichi affidati», ha elencato Mario Turco, vicepresidente e senatore del M5s.

Anche alla Camera sarà depositata un’interrogazione, a prima firma del deputato del M5s, Alfonso Colucci: «La gestione di incarichi e consulenze legali nelle società pubbliche o a partecipazione pubblica deve essere improntata a massima trasparenza, imparzialità e opportunità delle scelte».

Ma non c’è solo Raspagliesi nella storia della famiglia La Russa, in cui spicca anche Romano, fratello del presidente del Senato e assessore in Lombardia. Non è la prima volta che i parenti di La Russa finiscono in primo piano per consulenze o incarichi pubblici. Il caso più recente riguarda proprio Geronimo La Russa, primogenito della seconda carica dello Stato e titolare dello studio di famiglia, nominato alla presidenza dell’Aci.

Una scelta maturata dopo il commissariamento dell’ente, deciso dal governo al termine di uno scontro con la precedente gestione. Il figlio del co-fondatore di Fratelli d’Italia era già stato al centro di polemiche per un’altra nomina.

Tra un’attività da legale e l’altra, nel 2023, è stato inserito nel Consiglio di amministrazione del Piccolo di Milano in rappresentanza del ministero della Cultura, all’epoca guidato da Gennaro Sangiuliano.

Un altro figlio, Lorenzo Cochis La Russa, non è stato da meno. L’erede politico del presidente del Senato è l’unico al momento attivo dentro FdI: è consigliere municipale a Milano.

Il maggiore porta avanti lo studio, il secondogenito la passione politica.

Nel 2020 era stato assunto nella Fondazione Milano-Cortina, che ha organizzato l’Olimpiade invernale. Il suo nome compariva in un pacchetto di 35 assunzioni. L’amministratore delegato, all’epoca, era Vincenzo Novari.

C’era l’ombra della Parentopoli sui contratti, tanto che sulla vicenda era stata aperta un’inchiesta, finita con l’archiviazione. Per la procura c’era stata «mancanza di trasparenza» ma nessun «reato». Il caso ha comunque creato un bel po’ di imbarazzo.

Il presidente del Senato aveva respinto le accuse di favoritismi. L’epopea dei La Russa riporta a un altro Raspagliesi, Gaetano, padre dell’avvocata Matilde Raspagliesi, che ha ricevuto gli incarichi da Enel.

In questo caso si parla di un imprenditore, anche lui siciliano di origine ma con una vita milanese, che oggi amministra solo la sua storica azienda di compravendita di immobili. Ma in passato è stato socio di molte realtà imprenditoriali.

Tra queste figurava la Midica, un’impresa che ha gestito un call center, a Paternò, città natale di La Russa, che garantiva servizi per la regione Lombardia. I due punti geografici più simbolici per il presidente del Senato.

La vicenda del call center ha fatto molto discutere: il passaggio della gestione della società da Midica alla Qè doveva rappresentare un rilancio, ma ha sancito la fine delle attività.

Studio e affari

Oltre ai familiari, lo stesso Ignazio La Russa è stato sempre al centro di questioni che hanno intrecciato politica, imprenditoria e vita professionale.

Fino a lambire i rapporti di amicizia personale, come quello con l’ex ministra del Turismo, Daniela Santanchè.

In un’occasione ha anche firmato da avvocato una diffida per conto della Negma.

«Ma non sono mai stato legale di questa società né di Santanchè», ha dovuto puntualizzare il diretto interessato per provare ad allontanare le ombre dei conflitti di interessi.

Nel rapporto con l’ex ministra resta esemplare la storia della compravendita-lampo di una villa a Forte dei Marmi. Che coinvolge ancora una volta dei familiari.

Il compagno di Santanchè, Dimitri Kunz, e la moglie di La Russa, Laura De Cicco, avevano acquistato, il 12 gennaio 2023, il lussuoso immobile al prezzo di 2,45 milioni di euro e lo avevano rivenduto, 58 minuti dopo, a 3,45 milioni di euro, facendo registrare una plusvalenza record.

Un gran fiuto, non c’è che dire. Una qualità di famiglia.