Massimo Fini: “Un calcio alla boria”

(Massimo Fini – massimofini.it) – Chiedo scusa ai lettori del Fatto ma sono costretto a ritornare sul calcio. È anche un fatto personale. Sabato sera si giocava la finale di Champions League fra Manchester City e Chelsea. Favoritissimo era il City, perché ha un migliore impianto di squadra, e forse, soprattutto, perché vi gioca quello che è attualmente ritenuto il più forte centrocampista del mondo, Kevin De Bruyne, in odor di “pallone d’oro”.  Invece ha vinto il Chelsea, 1-0, con pieno merito, e il risultato avrebbe potuto essere anche più rotondo se Timo Werner non avesse sbagliato tre gol già fatti.

Ha vinto il Chelsea, ma la partita l’ha persa Guardiola, l’allenatore del City. Volendo fare il fenomeno, dimostrare che le partite le vince lui non i giocatori, ha cambiato l’impianto di una squadra che fin lì era andata benissimo e i ruoli di alcuni giocatori determinanti.

La partita era iniziata da cinque minuti che ho detto a mio figlio Matteo: “qui c’è qualcosa che non va”. De Bruyne, da cui passa in genere tutto il gioco del City, non aveva ancora toccato un pallone. È sull’asse De Bruyne-Gundogan che in genere si sviluppa tutto il gioco del City. Cosa si era inventato il genio Guardiola? Aveva messo De Bruyne “falso nueve” togliendogli trenta metri di campo e Gundogan davanti alla difesa, cioè trenta metri più dietro. I collegamenti fra il belga e Gundogan erano saltati e tutta la squadra ne aveva risentito. Il City non faceva il suo gioco, più semplicemente non faceva gioco. Intanto i due commentatori di Sky, Marianella e Marchegiani, parevano non essersi accorti di nulla e, invece di raccontare la partita, continuavano a parlare dei record di questo o di quello, come è ormai inveterata abitudine dei commentatori.

Si pensava che, approfittando dell’intervallo, Guardiola avrebbe corretto il tiro, capendo il suo peccato di presunzione. Oltretutto Gundogan, messo in un ruolo di “frangiflutti” che non è il suo, aveva rimediato un fallo da ammonizione, niente di più facile che potesse commetterne un altro ed essere espulso, mentre se sei un centrocampista sono gli altri a fare fallo su di te. Invece Guardiola si è corretto solo a metà: ha riportato De Bruyne nel suo ruolo, ma ha lasciato Gundogan là dietro. Così Kanté ha continuato a fare il bello e il cattivo tempo a centrocampo.

De Bruyne aveva giocato insolitamente male nel primo tempo. Certamente perché era fuori ruolo, ma anche, credo, perché pesava su di lui il fantasma del pallone d’oro: aveva giocato straordinariamente bene per tutto l’anno e quale migliore occasione di una finale di Champions per dare un suggello definitivo a questa candidatura? Comunque il ragazzo doveva essere parecchio frastornato, un giocatore della sua esperienza sa come evitare uno scontro frontale, per di più testa contro testa, contro un avversario (Rudiger in questo caso). È stata un’immagine abbastanza terrificante vedere De Bruyne, lacrime agli occhi, che traballava, che non si reggeva in piedi, sull’orlo del collasso, sorretto dagli accompagnatori, venire portato di forza negli spogliatoi.

Il tedesco Tuchel, allenatore del Chelsea, 47 anni, non è alle prime armi ma non ha alle spalle un grande palmares. Per vincere gli è bastato fare in modo semplice le cose più semplici. A differenza di Guardiola o di Mourinho non se la dà da superuomo. È anzi di una singolare modestia, cosa rara, a certi livelli, nel calcio e nella vita. Ha riconosciuto che il bel Chelsea che si è trovato fra le mani è opera anche del suo predecessore, Lampard (che con Gerrard ha formato una leggendaria coppia di centrocampisti).

Cosa ci insegna questa favoletta? Che nel calcio, come nella vita, nella politica, nella società, di cui il calcio è un osservatorio privilegiato, non è sempre la boria a essere premiata e che la vera intelligenza sta nell’avere coscienza dei propri limiti.

Di tutt’altra tendenza è Guardiola. Ottimo giocatore, come allenatore si attribuisce e gli viene attribuita una caratura sproporzionata ai suoi meriti. In fondo in carriera ha vinto due Champions. Col Barcellona. Ora quel Barcellona, con Xavi, Iniesta e Messi, lo potevo allenare anch’io. Ed è anche leggenda che si sia inventato il tiki-taka. Il tiki-taka in quel Barcellona senza un centravanti di ruolo era una necessità.

Infine due parole sulla sfiga. La mia. Ai book avevo puntato il Bayern e, in subordine, il City come vincitrici della Champions. La quota, anche se non particolarmente alta, era comunque ottima perché per vincere una Champions bisogna superare una serie di trappole. Ma il Bayern ha dovuto affrontare i due incontri più impegnativi, quelli con il PSG, senza Lewandowski, fondamentale non solo perché segna gol a carrettate (520) ma perché apre il gioco ai compagni e serve puntualmente quello meglio piazzato.

Beh, mi sono detto, il Bayern è fuori, ma resta il City che è di gran lunga la migliore delle squadre rimaste in gara. Mi sentivo sicuro della vittoria e dei quattrini. Invece a metterci lo zampino è arrivato il mitomane Guardiola.

4 replies

  1. Lei dott. Fini parla di boria, io credo che sia il manchester utd e il manchester city siano arrivati cotti, non ne avevano più
    Guardiola ha fatto di necessità virtù, nel secondo tempo ha messo dentro aguero e soderling, ma non si reggevano in piedi, non so se sono riusciti a toccare palla.
    Guardiola allenandoli quotidianamente ha scelto i giocatori più in forma ed ha cercato il possibile equilibrio in campo.
    Come mai le due squadre di manchester nelle due finali han fatto fatica a tirare in porta?
    Entrambi han fatto un campionato strepitoso.
    Saluti

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  2. Fini.Non scommettere più.Non ti sei accorto che di partite “regolari” non ci sono più da inizio pandemia?Questi fanno il grano con i citrulli.Ci sono cascato anch’ io dopo 10 anni che non scommettevo.Gli ultimi sei mesi sono stati un massacro.Un po come in politica il trucco c’è ma non si vede. https://www.ilblogdellestelle.it/2018/08/autostrade_cosi_una_ricchezza_pubblica_e_finita_nelle_tasche_di_alcuni_privati_intervista_a_mario_giordano.html Secondo voi la CASALEGGI& C con il pubblicare l’intervista a questo soggetto ben tre anni fa da che parte stava?Come mai tutti questi casini nel movi-mento .Non sono stati creati ad arte?Fatevi la domanda e datevi la risposta.Perché tutta sta “pappardella” sui dati degli iscritti?Non vorrà per caso avvantaggiare una certa destra.Misogina e becera alla casapound?Quando vinceranno le destre vinceranno pure loro.

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  3. Massimo, ho una positiva considerazione sul tuo lavoro giornalistico. Per me il calcio è aria fritta, 22 palloni in campo, tutto il carrozzone a carico dei tifosi, mi spiace solo per l’indotto, a cominciare dai palloni, sono made in italy? Sarò nazionalista, ma il calciatori dovrebbero aver studiato l’italiano dalla primaria in poi e non come certe figure barbine, cioccolataie e peracottaie. Ma quanto sterca questo povero diavolo.

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