Massimo Fini: Quel “collare” nato con il Covid

(Massimo Fini – massimofini.it) – Il lettore Marco Lupezza, avendomi sentito dichiarare a RadioRadio che mi sarei fatto vaccinare, me ne ha chiesto gentilmente conto visto quel che ho sempre scritto e pensato sul Covid. Gli ho risposto: “La ragione è molto semplice: non vorrei che le Autorità, ormai abituate a calpestare ogni diritto costituzionalmente garantito, violassero anche quello dell’uguaglianza dei cittadini davanti alla legge e quindi facessero una discriminazione fra vaccinati e non vaccinati impedendo a questi ultimi ogni possibilità di movimento”. Detto fatto. Adesso per circolare ci vuole un “certificato verde”. Nella confusione generale non si capisce se valga anche per chi ha fatto solo la prima dose del vaccino e quale Entità sia abilitata a fornirlo. Il vaccino quindi l’ho fatto. Tolta di mezzo l’Aria del ‘minus habens’ Davide Caparini e affidata la cosa a Poste Italiane, tutto si è svolto nel migliore dei modi possibile. L’hub scelto era la “Fabbrica del Vapore”, un luogo che in pre Covid era destinato a grandi eventi e quindi particolarmente adatto per il necessario distanziamento sociale. Il percorso vaccinale è stato veloce (me la sono cavata in un’ora), efficiente, e con una certa attenzione da parte degli addetti alle comprensibili e umane ansie degli anziani vaccinandi, anche quelli che erano adibiti allo spostamento delle persone, quindi la manovalanza più bassa.

Effetti collaterali non ne ho avuti, per ora. Però sarebbe azzardato dire che sto meglio di prima del vaccino. Mi sento molto più fiacco, stanco e debole. Ed è ovvio, in fondo mi sono autoinoculato una modica quantità di Covid, quindi una malattia che non avevo, per evitarmene gli effetti più gravi. Cosa che già di per sé mi pare poco ragionevole perché nella mia fascia d’età, 70-79, i morti per Covid sono lo 0,45%. E adesso ci sono da aspettare i fatidici 14 giorni entro i quali si manifesta, in modo letale, il trombo amico, anche se l’indicazione dei 14 giorni è del tutto vaga perché a causa della velocità con la quale sono stati preparati i vaccini non possiamo sapere se l’evento si possa presentare fra cinque o sei mesi in conseguenza del vaccino oppure, in modo del tutto naturale, perché, data l’età, è venuta la tua ora.

La mia posizione quindi non cambia. Resto convinto che la reazione al Covid19 sia stata sproporzionata e che gli “effetti collaterali” dei lockdown siano più nocivi, per la salute, dello stesso virus.

In tutta questa storia colpisce come le Autorità di quasi tutti i paesi democratici abbiano calpestato diritti costituzionalmente garantiti, dalla libertà di movimento a quella dell’uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge, senza che ci sia stata una qualche reazione dell’opinione pubblica. C’è anche stato un che di sadico piacere, soprattutto da parte di alcuni governatori, come il campano De Luca, nel darci ordini ancora più stringenti di quelli che venivano dalle Autorità nazionali. Mansueti come buoi ci siamo fatti mettere al collo quello che il lettore Lupezza chiama “un collare”. Tutto ciò senza che gli adoratori quasi mistici della Costituzione abbiano emesso un vagito. Si dirà che questa riduzione in schiavitù della cittadinanza è avvenuta in modo legale. Può essere. Del resto chiunque abbia studiato giurisprudenza sa che nella Costituzione c’è tutto e il suo contrario e che ci sono sempre i modi per aggirarla. Dice per esempio l’articolo 32 della Costituzione: “Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario”, ma aggiunge subito dopo “se non per disposizione di legge”. Ed ecco che l’articolo 32 va a farsi fottere. L’articolo 3 è famoso perché sancisce solennemente l’uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge, ma poi si impone di fatto il “collare vaccinale” e anche l’articolo 3 va a farsi fottere.

Insomma non c’è stato alcun segno di ribellione. Questa passività è dovuta in prima battuta alla perdita di vitalità e istintualità dell’uomo occidentale. Io mi rallegro, lo confesso, quando sento di qualche delitto di gelosia. Vuol dire che un po’ di vita e di sangue ci sono ancora. Le nuove usanze vogliono invece che se tu torni a casa e trovi tua moglie a letto con l’amante gli presenti il biglietto da visita. Siamo grandi difensori della dignità della donna, ma ci sono stati tanti episodi in cui una ragazza veniva stuprata quasi nel centro di una città e tutti voltavano la testa da un’altra parte. Insomma non siamo più abituati a mettere a repentaglio la pelle, la nostra preziosa, schifosa, pelle.

E questo ci porta al secondo argomento. Si tratta della non accettazione della morte nel mondo contemporaneo. Morire è proibito, vietato e quasi osceno, come se non fosse la sola cosa certa della vita. In passato non era così. Nel Medioevo, nei “secoli bui”, vediamo che il rapporto dell’uomo preindustriale con la morte è completamente diverso dal nostro, direi quasi opposto. “L’accettava. Noi l’abbiamo invece scomunicata. Interdetta. Proibita. Dichiarata pornografica (…) Tanto che non azzardiamo nominarla nemmeno nei luoghi, nelle sedi, nelle occasioni in cui non ci si può esimere dal parlarne, basta leggere i necrologi dei quotidiani: ‘la scomparsa’, ‘la perdita’, ‘la dipartita’, ‘si è spento’, ‘ci ha lasciato’, ‘è mancato all’affetto dei suoi cari’, ‘i parenti piangono’ e così via, la parola morte ad indicare ciò che veramente è successo non c’è mai” (La Ragione aveva Torto?). Come nota Philippe Ariès autore di Storia della morte in Occidente: “È la prima volta che una società onora in modo generale i suoi morti rifiutando loro lo stato di morti”. Ma tutti questi interdetti, divieti, scomuniche della morte, tutti questi silenzi, significano in realtà una cosa sola: una paura della morte quale nessuna epoca del passato aveva conosciuto in eguale misura. “A differenza che nel passato, la morte è oggi vissuta come un fatto solo individuale e quindi irrevocabile e definitivo. Staccato ormai dai cicli della natura e delle stagioni, circondato da un mondo di oggetti inerti, che non si autoriproducono, ma caso mai vengono sostituiti, cui si sente sinistramente omologo, inserito in modo anonimo in una comunità troppo vasta, sfuggente e sostanzialmente estranea per conservarvi il senso di un destino collettivo, indebolito nel sentimento della continuità della famiglia ormai ridotta nelle dimensioni e nel significato, depauperato, per il progressivo allontanarsi dalla sua natura animale, della coscienza della specie, l’uomo tecnologico sente la propria morte come una tragedia individuale, esclusiva, totale e quindi più paurosa che mai”. Oggi c’è una pandemia di panico. E con la paura della morte addosso, sottile ma continua proprio nella misura in cui l’indecenza viene in tutti i modi negata e respinta, si vive male.

E adesso, cari lettori del Fatto, andate a farvi angosciare da Draghi, che non a caso è stato soprannominato Don Abbondio, dal comitato tecnico scientifico, dal miles gloriosus Figliuolo reduce da mille battaglie mai combattute e dai media che in questo terrorismo irragionevole hanno avuto un ruolo devastante.

Il Fatto Quotidiano, 30 aprile 2021

“Caro agli Dei è chi muore giovane” (Menandro).

“Non salgo più su un autobus: ho il terrore che mi cedano il posto” (Ragazzo. Storia di una vecchiaia).

5 replies

  1. Perché Fini ha fatto il vaccino? ” “La ragione è molto semplice: non vorrei che le Autorità, ormai abituate a calpestare ogni diritto costituzionalmente garantito, violassero anche quello dell’uguaglianza dei cittadini davanti alla legge e quindi facessero una discriminazione fra vaccinati e non vaccinati impedendo a questi ultimi ogni possibilità di movimento”. Detto fatto.”… la discriminazione è servita su un piatto d’argento! Bravo Fini, quando si dice essere coerenti e cantargliele a questi farabutti.

    "Mi piace"

  2. si dimostra quel pirla che avevo già supposto che fosse.

    il primo motivo è che ha fatto una cosa non per il motivo che serve, ma per paura di non potersi muovere
    quando, al momento, pare che il pass vaccinale, alla moda EU, sia una cosa facoltativa ovvero non
    ha valore stringente alla cinese, immaginiamo per non discriminare chi, giustamente non piò farlo perché portatore
    di problematiche “vere” che sono incompatibili con la vaccinazione, ma pure per quella pletora
    di incomprensibili persone che fanno come ca22o gli pare, tipo girare con la mascherina sotto il mento
    o addirittura senza non provando la sensazione di passare per stupidi visto che c’è un obbligo vigente
    e la portano tutti gli altri e che quindi si asterranno dal farla credendo di furbi.

    il secondo motivo è che nei vaccini non c’è nessun virus attivo, in un tipo poi, quello americano
    neppure quelli che fanno da veicolo per ciò che deve attivare il sistema immunitario, negli altri
    gli adenovirus sono stati “sterilizzati” quindi non si replicano – non date retta ai brasiliani riportati dall’ansa
    che hanno detto che quello russo li ha ancora attivi, hanno letto dei documenti, non li hanno capiti ma,
    recependo ordini dagli usa fanno denunce che li porteranno in tribunale.
    in ogni caso del coronavirus non c’è traccia, se si parla della parte che si replica,
    di lui c’è solo il meccanismo d’aggancio alle cellule,
    come dire che la presenza delle scarpe di Fini sarebbero Fini.

    “A differenza che nel passato, la morte è oggi vissuta come un fatto solo individuale e quindi irrevocabile e definitivo”
    mi risulterebbe che di risorti ne raccontano solo uno, ma ci sono dei dubbi in merito, tutti gli altri lo sono in modo
    irrevocabile e definitivo, la loro memoria in altri, immagino che sott’intenda questo,
    non li fa vivi, è un accontentarsi con l’aglietto, se ne faccia una ragione

    Piace a 1 persona

  3. Va bene, hanno violato le nostre prerogative costituzionali, come avviene 24 ore su 24 e 365 giorni all’anno per mille altre cose, in un paese dove l’uguaglianza sancita dalla costituzione è datempo andata a farsi benedire. Ma di grazia, caro Massimo, cosa si doveva fare? Lasciare che i vecchietti, e non solo quelli, morissero come mosche? Abbiamo visto che chi ha provato ad evitare i confinamenti dei cittadini ha dovuto fare precipitosamente marcia indietro. Concedo il diritto di argomentare che si poteva renderlo più o meno flessibile, d’altra parte gli Italiani sono artisti nell’arte del mugugno, il più delle volte inconcludente. Come, mi spiace dirlo per la stima che ho, questa parte del tuo articolo.
    Dove invece sono d’accordo, è sul ritegno a parlare della morte, come se fosse una sfortunata evenienza che si spera sia riservata agli altri. E, avendo vissuto per un certo tempo in LatinoAmerica, ammetto che inizialmente ero sorpreso dalla naturalità con cui la gente parlava della morte. Non che volessero combatterla o tantomeno la desiderassero, al contrario. Semplicemente la considerano “parte della vita”. Siamo noi che abbiamo probabilmente una visione distorta

    "Mi piace"

  4. Fino a volte,secondo me ,dice cose interessanti.Altre volte,sempre secondo me,è contro a prescindere.Per il gusto puro ecsemplice di essere contro.

    "Mi piace"

  5. E bravo Fini…,anche io se sarei vissuto prima della 2° guerra mondiale mi sarei iscritto al partito fascista (giusto per non essere discriminato…),e sarei stato sicuramente ben volentieri “lavoratore sorvegliante” nei campi di sterminio “legali” (a norma di legge vigente)…. E verità assoluta solo quello che stabilisce “la legge vigente”,quello che penso io no,quindi è giusto obbedire…credere e combattere e ovviamente morire,sempre a “norma di legge” mi raccomando!
    Ultima cosa….va tutto bene siamo “liberi”,siamo felici,stiamo bene,questo è il mondo in cui desideriamo vivere….,ovviamente questo in cui viviamo è l’unico modo possibile ed esistente in un universo di fatto infinito….in cui noi e soltanto noi abbiamo “trovato” un solo modo “funzionante” di esistere…o siamo eccezionali oppure siamo immensamente stupidi,e di fronte all’infinito io propendo per la seconda.
    P.S Ma è proprio sicuro di non aver avuto nessun effetto collaterale…,forse si tratta solamente di una di quelle giornate in cui non va bene nulla e allora si scrivono o si dicono cose che già il giorno dopo se si rileggono appaiono per quello che sono…diciamo superficiali,inutili,retoriche,ecc

    "Mi piace"