
(Di Marco Travaglio – ilfattoquotidiano.it) – Torna a grande richiesta la frottola della vittoria ucraina sulla Russia. Guardacaso, subito dopo che Trump – chiuso l’inglorioso capitolo Iran – ha promesso di rimetter mano all’Ucraina; e alla vigilia del vertice Nato di Ankara, dove Rutte e gli altri camerieri di Zelensky vogliono spillare agli sfiniti Stati membri altri 60 miliardi di aiuti militari per Kiev, in aggiunta […]
I rappresentanti di lista
(Di Marco Travaglio) – Torna a grande richiesta la frottola della vittoria ucraina sulla Russia. Guardacaso, subito dopo che Trump – chiuso l’inglorioso capitolo Iran – ha promesso di rimetter mano all’Ucraina; e alla vigilia del vertice Nato di Ankara, dove Rutte e gli altri camerieri di Zelensky vogliono spillare agli sfiniti Stati membri altri 60 miliardi di aiuti militari per Kiev, in aggiunta all’assegno da 90 appena staccato dall’Ue. Il Corriere, quattro anni dopo la celebre lista farlocca di agenti putiniani in Italia, ne ha inventata un’altra con tutte le firme del Fatto: “Quelli che ‘Kiev ha già perso la guerra’ (ma l’Ucraina ora colpisce Mosca)”. La tesi è che qualche missile e drone su Mosca (sai che novità: cadono da tre anni) basti a ribaltare le sorti della guerra. Che forse gli strateghi del Corriere non lo sanno, ma si combatte in Ucraina, non in Russia. E in Ucraina i russi continuano ad avanzare ovunque (chi dice 715, chi 1000 kmq nel primo quadrimestre 2026): in Donetsk, occupato all’85%, hanno appena preso Rai-Aleksandrivka, stanno completando la conquista della roccaforte di Kostantinovka, sono penetrati a Lyman e si avvicinano ai due ultimi grandi centri, Slovyansk e Kramatorsk. Gli ucraini, in inferiorità numerica per il flop del reclutamento e il boom di diserzioni, tentano di salvare il salvabile con sciami di droni anche sui civili nelle zone occupate e attacchi-spot in Russia. Raid dannunziani che fanno danni relativi, hanno impatto militare zero, ma producono titoloni sui media occidentali per tener viva l’illusione della vittoria, giustificare i sabotaggi di ogni negoziato e i continui salassi miliardari che condannano a morte l’economia europea e quel che resta dell’Ucraina (tranne le élite corrotte).
Il geniale autore della lista di proscrizione sul Corriere cita le nostre analisi di questi quattro anni, che hanno avuto il grave torto di avverarsi, fingendo che siano state smentite. Ecco la mia: “Col piano di pace di Trump, Zelensky può scegliere tra una sconfitta ora e una disfatta totale fra un anno”. Forse il genio non sa che parafrasavo Oleksji Arestovich, l’ex consigliere e amico di Zelensky che l’ha licenziato perché gli diceva la verità: “Possiamo scegliere di negoziare oggi perdendo 4 regioni più la Crimea, o accettare di perderne 7 o 8 fra sei mesi”. E non fu il Fatto a titolare “Perché Putin sta vincendo la guerra in Ucraina”: fu l’Economist. E non fu il Fatto a titolare “Zelensky: ‘Non abbiamo le forze per riprendere Crimea e Donbass’”: fu il Corriere (18.12.24). Ora tenetevi forte: chi scrisse l’editoriale “Un vincitore nel 2023? Putin, ahinoi”? Federico Rampini sul Corriere. Quindi delle due l’una: o è putiniano anche Rampini, o i giornalisti del Corriere non leggono il Corriere (e, sia chiaro, fanno benissimo).
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Il governo è incapace di spendere i fondi del Pnrr? Per il Corriere della Ser(v)a la colpa è di Conte. 😀
https://www.ilfattoquotidiano.it/2023/04/22/pnrr-scadenze-a-rischio-colpa-di-conte/7138870/
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Stavolta i nostri eroi della carta stampata hanno difficoltà a chiamarla “controffensiva”, quella ucraina. L’altra volta il vocabolo non portò tanta fortuna. Infatti, dopo qualche mese non se ne parlò più. Amen! Ma troveranno altre parole. E… rendere pan per focaccia, no? Consiglio un detto biblico: sarà la collera dei mansueti (alias uccelli ucraini) a battere Putin. Ora, chissà se a forza di lanciare quei volatili in Russia, i soldati dell’armata rossa tramortiti penseranno di arretrare, oppure si impegneranno ancora di più per completare l’opera di occupazione nel Donetsk. Quindi con altre uccisioni di soldati e civili “fino all’ultimo ucraino”, come previsto sin dall’inizio dal programma strategico americano in quelle contrade.
Naturalmente cedere quel 15% di Donetsk in cambio di ben più ampi territori non russofoni già conquistati dai russi… sarebbe molto, molto disonorevole per i nipotini di Stepan Bandera. Questa la logica perversa di ZeZe & Co. Insomma, l’unico modo di ottenere mld a go-go dal furbo occidente europeo.
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