Massimo Fini: “Un altro anno così, no”

(Massimo Fini – massimofini.it) – Cento anni fa sarebbe stato possibile a un Governo democratico, e anche non democratico, imporre a un’intera popolazione di non uscire di casa se non per andare a lavorare, contingentare i rapporti fra i famigliari, annullare di fatto cerimonie religiose o altri riti consolidati? Fra il 1918 e il 1920 la “spagnola” uccise solo in Europa un numero di persone imprecisato, comunque milioni. Ma nessun governo dell’epoca pensò di applicare misure come quelle che vediamo oggi. Eppure le capacità devastanti delle pandemie erano ben note visti i precedenti (la peste nera del 1300, la peste del 1600 di manzoniana memoria, per dire solo di alcune). Del resto nemmeno in seguito, anche in un’epoca relativamente recente, penso all’“asiatica” del 1957, furono prese precauzioni che ricordino nemmeno lontanamente quelle utilizzate per il Covid 19, per il quale da quasi un anno viviamo in una sorta di lager sovietico o nazista, con la differenza che siamo reclusi a casa nostra e non in baracche fatiscenti.

Cos’è cambiato? Un maggior potere dei governi, una loro maggiore capacità di persuasione, lo spirito di un gregge che non osa ribellarsi più a nulla, un maggiore senso di responsabilità, una maggiore paura della morte? Tutti questi elementi concorrono, ma a mio parere l’ultimo, la paura della morte, è il più incisivo. La morte, la morte biologica intendo, quella che prima o poi tocca tutti, non sta nella società del benessere e in una cultura che ha sancito il “diritto alla ricerca della felicità” (Dichiarazione di indipendenza degli Stati Uniti, 1776) che però l’edonismo straccione contemporaneo ha metabolizzato in un diritto alla felicità tout court rendendo con ciò, ipso facto, l’essere umano più infelice di quanto lo sia normalmente. Che felicità ci può mai essere se poi, a conti fatti, si muore lo stesso? E quindi nella nostra società la morte, quella biologica, è stata interdetta, proibita, scomunicata.

Ai primi del Novecento, benché la Rivoluzione industriale fosse in atto già da un secolo e mezzo, la società rimaneva ancora largamente contadina ed era ancora assorbita da quella mentalità. L’uomo-contadino che viveva a contatto con la natura sapeva bene, attraverso il ciclo seme-pianta-seme, che la morte non è solo la conclusione inevitabile di ogni vita, ma ne è la precondizione. Non ci sarebbe la vita senza la morte. Inoltre quell’uomo viveva in famiglie allargate, in comunità coese, a stretto contatto con la natura di cui si sentiva parte. Noi viviamo invece attorniati da oggetti che non si riproducono ma sono sostituibili, alla cui sorte ci sentiamo sinistramente omologhi, e quindi la nostra morte ci appare come un evento radicale, strettamente individuale e quindi inaccettabile. In realtà questa favolosa società del benessere che abbiamo inseguito e creato sembra essersi paradossalmente e dolorosamente capovolta in uno straordinario malessere. Nel 1650, un secolo prima del take off industriale, i suicidi in Europa erano 2,6 per centomila abitanti, nel 1850, con statistiche certamente più accurate, erano 6,9 per centomila abitanti, triplicati, oggi sono mediamente 20 per centomila abitanti, decuplicati. E il suicidio non è ovviamente che la punta di un iceberg molto più profondo. Nevrosi e depressione sono malattie della modernità. Negli Stati Uniti, il Paese più ricco, più forte del mondo, che gode di rendite di posizione che gli derivano dalla vittoria nella seconda guerra mondiale, più di un americano su due (560 su mille) fa uso abituale di psicofarmaci, cioè non sta bene nella propria pelle. Il fenomeno devastante della droga, una volta riservata alle élite ma che oggi coinvolge soprattutto i giovani, è sotto gli occhi di tutti. Sono cose su cui varrebbe la pena riflettere invece di continuare a credere ostinatamente, con l’ottuso ottimismo di Candide, di vivere nel “migliore dei mondi possibili”.

Da quasi un anno quindi noi, e non intendo in particolare gli italiani, viviamo in un sistema da lager. Fino a quando potremo reggere questa situazione? Si confida nei vaccini ma è dubbio che possano essere risolutivi, perché il virus, che non è cretino, in dieci mesi è già mutato, per quel che ne sappiamo, quattro volte, e se i vari vaccini riescano a coprire queste mutazioni è una questione ancora aperta nella comunità scientifica.  Un altro anno di questa vita solipsistica, masturbatoria e innaturale non è pensabile. Prima o poi, per dirla con Ortega y Gasset, ci sarà una “ribellione delle masse”. Per la paura di morire ci stiamo rifiutando di vivere.

Il Fatto Quotidiano, 15 gennaio 2021

13 replies

  1. “quell’uomo viveva in famiglie allargate, in comunità coese,”
    ma come non era patriarcato? non era “padre padrone”?
    e sig. Fini, io ho avuto un un collega che quando uscì “l’albero degli zoccoli”,
    che lei immagino osanni, ne fu inorridito, dato che lui aveva vissuto in quella situazione,
    e non ci pensava minimamente di esaltarlo.
    comunque, può sempre trovare una compiacente grupie,
    che non le mancheranno visto che è persona nota,
    che abbia contratto il virus e fare un piacevole scambio orale di fluidi,
    al fine di verificare se lei ha, o non ha, paura della morte per soffocamento.
    e rifiutare il ricovero che, data la sua età e sicuramente il suo stato di salute
    che a occhio non mi pare perfetto, probabilmente risulterà necessario
    dopo l’apostrofo rosa.
    il solito gaio con le terga altrui.

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  2. Carissimo Massimo, permettimi la confidenza, sono un tuo affezionato lettore-adoratore. Perché dici “Un altro anno così, no”. Spero che il tuo appello sia rivolto al virus, non al governo.
    Ma cos’é che ti manca così tanto? L’odore di soffritto del ristorante? Quello di sudore rancido della palestra? O le chiacchere dal barbiere? Perché queste sono le uniche cose vietate. Le altre sono solo limitazioni.
    Un combattente della vita, se la fa sotto per queste scemenze?
    Tira fuori le palle, che non ti sono mai mancate!
    Un abbraccio virtuale.

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  3. Ecco il solito sentimento nostalgico finiano :stavamo meglio quanto stavamo peggio cioè quando la speranza di vita era di 40 anni.

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  4. “Fra il 1918 e il 1920 la “spagnola” uccise solo in Europa un numero di persone imprecisato,
    comunque milioni. Ma nessun governo dell’epoca pensò di applicare misure come quelle che vediamo oggi.”

    a parte che all’epoca la medicina non era proprio sviluppatissima e soprattutto disponibile alle masse,
    giusto per promemoria:
    da wp
    “L’epidemia è iniziata negli ultimi mesi della prima guerra mondiale e ha rapidamente superato
    il più grande conflitto armato dell’epoca in termini di numero di vittime.
    Si ritiene che lo sviluppo della pandemia sia stato facilitato dalle difficoltà della guerra:
    condizioni antigeniche, cattiva alimentazione, sovraffollamento dei campi militari e dei campi profughi.”
    “Nonostante il fatto che i primi pazienti apparissero all’inizio del 1918 negli Stati Uniti , l’influenza fu chiamata spagnola.”

    ma Trump questo lo ignora, come ignora che pure quella H1N1 la “suina” è iniziata nelle americhe, ma proclama la cinese.

    “Si ritiene che la ragione di ciò sia il fatto che la censura militare dei paesi partecipanti alla prima guerra mondiale
    non consentiva messaggi sull’epidemia iniziata nell’esercito e tra la popolazione.
    Di conseguenza, la Spagna neutrale fu il primo paese europeo a dichiarare pubblicamente una pandemia
    della malattia nel maggio-giugno 1918”

    non organizzarono i blocchi perché avevano problemi di dimensioni colossali da superare
    e morto più, morto meno, all’ora non era per loro un gran problema avendone mandato al massacro
    già in buon numero

    Fini dovrebbe ripassarsi la storia prima di ca22eggiare a destra e a manca.

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  5. Per quel che mi riguarda e interessa, se Fini non ha abbastanza fegato per sopportare un’emergenza,
    non mi cruccio dei suoi tormenti esistenziali.

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  6. Tralasciando gli ultimi 2 stupidi commenti, massimo Fini ci invita sempre a riflettere sulla nostra vita, con giudizi che possono essere condivisibili o meno, ma cmq da rispettare

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  7. Questo è ” il migliore dei mondi possibili” perché non ce ne sono altri. Voltaire ne era ben consapevole.
    Viviamo in un sistema da lager? Se lontanamente si capisse il significato di questa parola… non la si userebbe tanto a sproposito.
    È aumentato il numero dei suicidi rispetto al 1600? Siamo molti di più di allora e facciamo statistiche più precise il raffronto è improbabile.
    Può darsi che la depressione e le nevrosi sono malattie della modernità di sicuro eziologicamente nascono con questa, non si hanno paragoni attendibili a altre epoche.
    Per “la paura di vivere ci stiamo rifiutando di vivere” è una di quelle frasi a effetto che piacciono tanto ma che alla fin fine dicono poco.
    Chi sta avendo paura di vivere io che rispetto delle regole comportamentali durante il corso di una epidemia?
    Che trascorro una vita più riservata, con meno contatti interpersonali ma con più possibilità di dedicarmi ai miei hobby e a me stesso?
    Indubbiamente stiamo attraversando un periodo particolare,dove sono cambiate molte delle nostre abitudini e convenzioni.
    Un periodo di grosse difficoltà economiche, con settori e lavoratori che rischiano la produzione e il lavoro, dove sono cresciute le povertà, le disuguaglianze sociali, cose da verificare appieno fra l’altro, ma non ancora un periodo di grosse disperazioni.
    È un periodo di transizione questo sì, totalmente negativo?si vedrà col tempo, adesso converrebbe di più costruire una mentalità più ottimista che il contrario.

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  8. Questo signore attacca i DCPM, la domanda che mi faccio è: Ma Lei Fini, è in grado di citare una sentenza della Corte Costituzionale che certifichi l’incostituzionalità dei DCPM? No? E allora popolanamente la invito ad attacarsi al c…

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    • “Il TAR Lazio: DPCM seriali hanno perso requisito della temporaneità
      Degno di nota dell’ordinanza firmata dal presidente del TAR Lazio, Antonino Savo Amodio, e dal magistrato relatore, Laura Marzano, è il passaggio che adombra profili di incostituzionalità dei DPCM seriali : « le misure finora assunte per fronteggiare l’epidemia da covid 19, di cui la difesa erariale enfatizza la temporaneità, nei fatti risultano avere sostanzialmente perso tale connotazione stante la rinnovazione di gran parte delle stesse con cadenza quindicinale o mensile », e pongono, pertanto, secondo il Collegio giudicante, « numerose e complesse questioni, anche di illegittimità costituzionale ».
      Quale sarà la risposta di Conte lo vedremo alla scadenza del nuovo DPCM, il prossimo 15 gennaio. Per l’udienza di merito del TAR, invece, dovremo attendere il successivo 10 febbraio 2021.”: mi sembra un buonissimo inizio!

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