L’assalto del Pd alla scuola: “Ora vogliono il ministero”

Il timore di Azzolina e dei 5S: i dem aspettano un flop a settembre per provare a prendersi l’Istruzione (e far pace coi docenti)

La ministra dell?Istruzione, Lucia Azzolina, nel corso dell?informativa urgente sulla ripresa delle scuole a Montecitorio, Roma, 28 luglio 2020. MAURIZIO BRAMBATTI/ANSA_id=

(di Virginia Della Sala – Il Fatto Quotidiano) – I banchi, le mascherine, i test, le linee guida sul ritorno in classe… Al ministero dell’Istruzione guidato dalla pentastellata Lucia Azzolina, di questi tempi hanno molte preoccupazioni pratiche più una di ordine politico: il Pd che, seduto sulla riva del fiume che porta al ritorno dei ragazzi in aula, aspetta il passaggio del cadavere della suddetta Azzolina per prenderne il posto.

Ieri, ad esempio, sono state approvate le linee guida per la scuola dell’infanzia. Poche regole che ricalcano quanto anticipato nei mesi scorsi. Erano però molto attese per diversi motivi: la fascia d’età 0-6 è la più critica per gli enti locali che gestiscono i servizi di nidi e asili, ma anche per i genitori che lavorano. La loro stesura era in carico alla viceministra del Pd, Anna Ascani. Se, però, l’interessata ne ha dato l’annuncio in modo equilibrato, senza l’autocelebrazione così in voga tra i politici, dal Pd sono piovute lodi sperticate, quasi si trattasse di una svolta epocale: da un lato, quindi, il tentativo di non lasciarsi coinvolgere più di tanto in una situazione, il rientro a scuola, a forte rischio boomerang; dall’altro l’esaltazione di una operazione da rivendersi al momento opportuno.

E qui si torna a quella preoccupazione che circola al ministero dell’Istruzione, dove temono che dalle parti del Pd stiano solo aspettando di dichiarare l’inizio dell’anno scolastico una débâcle per far saltare la ministra e occupare un dicastero fondamentale, che dà e toglie voti, come ha insegnato proprio ai dem (Renzi all’epoca) la Buona Scuola, legge che gli ha inimicato quasi l’intera categoria dei docenti. Non solo: quel ministero vedrà crescere nei prossimi anni la sua dotazione economica, anche grazie al Recovery Fund.

Non è bastato ad Azzolina l’endorsement del ministro dem della Ricerca, Gaetano Manfredi, che mercoledì si era “augurato” (proprio così) una ripartenza “con la collaborazione di tutti e il sostegno del governo”. Né l’ha tranquillizzata del tutto, ieri, il fatto che il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, abbia ripetuto lo stesso concetto: la riapertura delle scuole è un obiettivo primario “da perseguire in un clima che auspico di collaborazione e di condivisione”.

D’altronde i segnali di scarsa collaborazione da parte Pd non sono mancati. Qualche giorno fa, ad esempio, dopo un incontro molto tranquillo a Firenze coi tecnici del ministero e della Regione e gli assessori all’Istruzione (erano state prospettate solo criticità risolvibili), la vicesindaca Cristina Giachi – in quota Nardella – se n’è andata dai cronisti per sostenere che “sono più le incognite che le certezze”.

E ancora: che si facesse molto rumore sui banchi, per dire, e così poco sulla questione dei trasporti a cui sta lavorando la ministra Paola De Micheli: ad oggi, infatti, non si vedono proposte né soluzioni per quando la riapertura degli istituti riverserà contemporaneamente in strada più di venti milioni di italiani. Un ostacolo che preoccupa molto enti locali e Regioni, ma di cui si parla molto poco. Ovviamente sono dossier complessi che richiedono attenzione e coinvolgimento di molti attori e dunque sarà il tempo – quel poco che resta – a dire se il silenzio sia sintomo di una situazione sotto o fuori controllo o se gli appelli alla collaborazione significano davvero l’abbandono delle tattiche di piccolo cabotaggio.

Dalle parti di Azzolinaricordano ancora – e si era nel pieno dell’emergenza – la guerriglia del Pd sui concorsi dei docenti precari da 36 mesi: i dem si erano “schierati” con i sindacati senza esporsi eccessivamente. Attendisti. Tanto da portare il nodo del concorso all’autunno, quando si potrà riprendere a lottare, da dentro o da fuori.

5 replies

  1. Il PD dovrebbe cambiare logo: il più indicato per quell’indegna accozzaglia sarebbe la sagoma di
    un avvoltoio appollaiato su un ramo in attesa della carogna da spolpare.

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