Covid Mafia

(Anna Lombroso per il Simplicissimus) – Tutti a parlare di giovani, di generazioni future e di come sarà il mondo nelle loro mani e poi ci ritroviamo a consegnare i nostri destini nelle mani di ottuagenari che hanno già mostrato di cosa sono capaci, da Berlusconi a Prodi e, in aree diverse ma non poi molto più opache e buie, a Matteo Messina Denaro, che secondo la tradizionale relazione semestrale della Dia, continua a rappresentare un punto di riferimento irrinunciabile e una leadership  modello per le organizzazioni criminali.

Pare insomma che, come per la politica e l’economia, si manifestino anche là aspirazioni di modernità nelle strategie, la volontà di adattare le strategie e i comportamenti alle modalità dell’economia “immateriale” e all’innovazione tecnologica,  in grado di adattarsi alle evoluzioni del contesto esterno, nazionale ed internazionale, “tenendosi al passo con i fenomeni di progresso e globalizzazione, anche grazie alle giovani leve che vengono mandate fuori dall’ambiente della Famiglia,  a istruirsi e formarsi per poi mettere a disposizione delle cosche il bagaglio conoscitivo accumulato”, con la continuità con una tradizione arcaica, autoritaria e potente che favorisce e consolida appartenenza, spirito identitario e fidelizzazione e capace di   rafforzare sempre di più i propri vincoli associativi interni, creando seguito e consenso soprattutto nelle aree a forte sofferenza economica,

E non a caso il rapporto che conferma come i settori trainanti dell’economia mafiosa siano ancora quelli abituali che hanno permesso la penetrazione e l’infiltrazione in tutte le regioni italiane: droga, prostituzione, riciclaggio, gioco d’azzardo, edilizia, cui negli anni si è aggiunto un comparto sempre più redditizio, quello della gestione e del trattamento dei rifiuti, della dominazione nel sistema di appalti per bonifiche e del trasporto e traffico, anche a norma di legge, di materiali tossici in Italia e all’estero, mette in premessa la nuova frontiera del business, il governo della fase di post-pandemia e il brand della ricostruzione.

Non occorre una particolare competenza in materia per capire come un sistema economico legale, autorizzato dal codice civile e penale,  ma alla lunga illegittimo se provoca disuguaglianze feroci grazie allo sfruttamento più avido, proprio come quello illegale ma sostenuto direttamente o occultamente dal contesto politico e amministrativo (dal 1991 non ci sono mai stati così tanti enti locali – 51 –  sciolti per mafia,) sappiano da sempre approfittare di crisi ed emergenze per imporre condizioni anomale, procedure straordinarie, licenze alle regole dando forma a stati di eccezione che autorizzano procedure opache, semplificazioni in grado di consentire aggiramento di norme e controlli.

E infatti la Dia rilancia l’allarme per la fase post-lockdown: le organizzazioni criminali si faranno carico di fornire un “welfare alternativo” e dall’altro allargheranno il loro ruolo di interlocutori  affidabili ed efficaci a livello globale, attraverso quello che viene chiamato il doping finanziario, ossia l’immissione di capitali che vanno a innervare e rigenerare i settori in crisi, “mettendo le mani anche su aziende di medie e grandi dimensioni che non sono in grado di ripartire, su tutto il mondo delle strutture ricettive”.  E da parte sua l’Interpol attraverso il Capo della Polizia Gabrielli ha già fatto sapere che la mafia calabra “punta alla possibilità di entrare nelle società che gestiscono la produzione di farmacivaccini”.

Niente di nuovo, a ben guardare, l’ingegno criminale più o meno “organizzato” sa bene che anche in condizioni di benessere si determinano differenze ancora più profonde che hanno come effetto collaterale la demoralizzazione, come disaffezione e perdita di valori etici,  che in condizioni di apparente democrazia clientelismo, familismo, corruzione possono essere interpretati come l’adeguamento naturale a un costume che si consuma in alto e come un comportamento difensivo per accedere a servizi e diritti che sarebbero legittimi.

E che, invece, quando c’è una situazione di crisi i soggetti più esposti e vulnerabili diventano preda del racket, dei condizionamenti e dei ricatti, quindi della paura e dell’intimidazione che non si esercita solo con la pistola o le bombe incendiarie contro la saracinesca del bar o del negozio, ma con il crearsi di un perenne stato di incertezza e di timore alimentato ad arte.

Insomma, proprio lo stato di un paese che ha perso reddito, che è stato diviso in gente selezionata per salvarsi la pelle stando a casa e cedendo, apparentemente in via volontaria,  libertà e benessere, altra gente invece segnata dal sacrificio necessario per garantire la sopravvivenza e i servizi essenziali in cambio della pagnotta già a rischio e che lo sarà ancora di più.

Niente di nuovo, a ben guardare, se il format è sempre lo stesso, quello di Mafia Capitale – ma per carità non fatevi sentire dalla Cassazione che ha retrocesso attività e protagonisti alla semplice delinquenza comune a ai suoi attori da commedia all’italiana. Se  “il complesso di piccole associazioni criminose (dette cosche), segrete, a carattere iniziatico, rette dalla legge dell’omertà”  si è aggiornato perfino secondo i dizionari sviluppandosi  “nelle realtà urbane come potere ampiamente indipendente che trova… nuovo alimento soprattutto nel clientelismo politico, fino a costituire una vera e propria industria del crimine che, con violenza crescente e mostrando notevole adattabilità,   stende  la propria influenza all’intera realtà sociale ed economica, in particolare concentrandosi sul controllo dei mercati, delle aree edificabili, degli appalti delle opere pubbliche e, più recentemente, del traffico di droga…”,  sicché il termine “mafia” si applica    “internazionalmente con riferimento a organizzazioni che, pur non avendo alcun legame di filiazione con la mafia siciliana, presentano tuttavia strutture e finalità consimili”.

Come non notare dunque affinità specifiche  tra le cosche e altre organizzazioni autorevoli e autorizzate che usano procedure analoghe fatte di angherie, sottrazione di beni, intimidazioni e abusi, che prestano soldi “a strozzo”, tanto da confermare il noto interrogativo brechtiano, se sia più criminale rapinare una banca o fondarla, entità politiche e governative che vivono delle risorse dei soggetti aderenti, le amministrano e le concedono a patto che vengano spese in forma condizionata dall’obbedienza a diktat e dalla cessione di sovranità e diritti, pretendendone la restituzione maggiorata di interessi anche morali e civili, secondo una partita di giro che assomiglia da vicino alle modalità in uso a Corleone e Broccolino.

Come non chiedersi a che punciuta si sia sottoposta la ex presidente di un autorevole consesso che ha speculato per prima sulle mascherine, brand subito diventato appetibile per governatori che tengono famiglia, imprese di vari settori merceologici immediatamente riconvertiti grazie alla moral persuasion sanitaria anche via app, esercitata da decisori e accoliti pescati nel mondo della scienza e dell’impero digitale.

Come non  aspettarsi un’appendice della Dia sulle imprese di vari esponenti dell’impero del male transnazionale che alternano l’occupazione  bellica delle città e dei territori grazie a cantieri di Stato speculativi e corruttivi dell’economia e dell’ambiente con il sostegno alle malattie e ai decessi provocati dalla demolizione del Welfare e da nuove povertà in modo da favorire il mercato dell’assistenza per i pochi che possono permettersela, delle terapie selettive, arbitrarie e probabilmente inutili o dannose, ma che sono diventate irrinunciabili grazie alla pistola puntata, da quando l’unico diritto autorizzato e elargito è quello alla sopravvivenza.

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