La Romagna ha detto “addio” all’Italia e l’Emilia vuole andare con Macron

(di Daniele Luttazzi – Il Fatto Quotidiano) – Col governo bisogna che arriviamo a un accordo: o stanzia altri 2 miliardi di euro per le Regioni a statuto ordinario o interrompiamo le relazioni istituzionali. – Stefano Bonaccini, presidente dell’Emilia-Romagna (Ansa, 25 giugno 2020)

Notizie dal futuro. L’uscita dell’Emilia-Romagna dall’Italia ha già deluso molti degli elettori che otto anni fa votarono per l’indipendenza. La scissione sta comportando una serie di problemi economici che i promotori avevano sottovalutato. Tanto per cominciare, le esportazioni verso l’Italia, che nel 2019 erano il 48,5 per cento del totale, hanno subito un netto rallentamento. Poi diverse imprese nazionali hanno spostato la loro base italiana da Bologna a Milano, da Modena a Torino, da Parma a La Spezia ecc. Inoltre, i giovani italiani che ogni anno affluivano a migliaia in Emilia-Romagna, per motivi di studio o di lavoro, sono spariti, così come i flussi turistici verso la regione. Il motivo è semplice: ci vogliono il passaporto e il visto. Sul piano politico-istituzionale, infine, la situazione è esplosiva. L’Emilia-Romagna rischia di dividersi per colpa delle spinte secessioniste: la Romagna, dove alle ultime elezioni politiche il Partito Indipendentista ha fatto il pieno di voti, chiede già un secondo referendum per staccarsi dall’Emilia, che peraltro ne sarebbe felicissima, visto che Macron ha espresso il desiderio di annetterla alla Francia, come fece Napoleone col Ducato di Parma e Piacenza. La tensione crescente non è facilmente contenibile. La Romagna, oltre all’esportazione di piadina in tutto il mondo, possiede una risorsa importante e strategica: le discoteche. Difficilmente il governo regionale potrà rinunciarci, ma allo stesso tempo non sa come contenere l’ondata autonomista. Insomma, l’amministrazione pidina che ha promosso l’indipendenza dall’Italia (con l’aiuto dei grillini che, fiaccati dalle guerre intestine, hanno saputo dire solo: “Dov’è l’Elevato?”) (era su uno yacht in Liguria), si trova già ad affrontare un marasma. La Regione spera che Trump venga rieletto al terzo mandato e conceda condizioni privilegiate all’export emiliano-romagnolo per compensare la riduzione verso l’Italia, ma non sarà un’operazione semplice, perché andare oltre gli attuali flussi di import/export con gli Usa richiederebbe nuove specializzazioni produttive, che l’Emilia-Romagna non ha. Rimane il settore alimentare e ortofrutticolo, che produceva qualcosa come il 15 per cento del reddito nazionale; ma basterà un’altra crisi come nel 2008, o un’altra pandemia (appena il virologo Burioni l’ha definita “impossibile” tutti, da Piacenza a Gabicce, si sono toccati le palle), per determinarne un crollo. L’addio dell’Emilia-Romagna ha dato non pochi problemi anche all’Italia. Infatti dal 2021 sono venute a mancare dalle casse nazionali i 18 miliardi e passa del residuo fiscale regionale. Come coprire questo ammanco? Con le regioni rimanenti, in primis Lombardia e Veneto, le due realtà che contribuiscono maggiormente al bilancio dello Stato: ovviamente, stanno già scalpitando per andarsene anche loro, adesso che il varco è stato aperto. Lo so, l’Italia potrebbe ridurre in modo significativo la spesa pubblica con un taglio netto agli armamenti, ma non l’ha mai fatto: è più probabile che un meteorite colpisca Bonaccini, altro evento che Burioni definisce “impossibile”.

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