(Tommaso Merlo) – Con quel nome e quel baffetto, Youssef Siher era il mostro ideale da sbattere in prima pagina, peccato che perfino la sfiga si è schierata contro questa penosa compagine governativa. Fino a prova contraria, più che un terrorista insurrezionalista si tratta di un figlio di immigrati che invece di starsene a casa a scrollare sul divano, studia e si impegna per migliorare quello che è il suo paese che piaccia o meno ai sovranisti de noialtri. La nota giureconsulta Meloni si è precipitata a videoregistrare il solito pistolotto esternando la sua profonda indignazione per la scarcerazione, ma fino a che non riuscirà a sottomettere la Magistratura o fare in modo che le leggi non siano uguali per tutti, si deve rassegnare. Davvero, ogni volta che si scagliano contro i giudici, le destre confermano come sia la buonanima del Berlusca il loro vero padre spirituale. Ma gli va dato atto che l’allievo ha superato il maestro visto che siamo al governo che è riuscito a restare al potere più a lungo, senza concludere nulla. E dato che come premio vogliono fare il bis, ogni scusa è buona per buttarla in caciara o come si dice oggi, cavalcare bolle mediatiche e preferibilmente a sfondo patriottico. La sfiga vuole però che non siamo di fronte ad un problema di ordine pubblico ma dannatamente politico. Lo hanno capito anche i piccioni di stanza nel quadrilatero della moda ma del resto non servono delle aquile, siamo precipitati in miseria. Dallo spreco consumista siamo passati in un batter d’occhio a razionare per evitare la fame e con pure il rischio di finire in qualche trincea perché a qualche onorevole idiota non hanno voluto abbastanza bene da bambino. Già, quando pensavamo che la politica italiana avesse toccato il fondo, questa si è messa a scavare e pure di buona lena. In pieno e rapido declino, sommersi di debiti, si son messi a buttare via miliardi in guerre suicide contro nemici immaginari e adesso che le hanno pure perse hanno paura di ammetterlo. Ma al sovranismo nostrano va dato atto che è anche questione di sfiga. Questo governo nasce come filiale italiota del trumpismo e quindi del sionismo altolocato e come succursale della becera russofobia brussellese, un filone tragicamente disastroso. In un batter d’occhio sono finiti complici di un genocidio, protagonisti della disfatta ucraina e dato che la sfiga aiuta i codardi, è arrivato pure il colpo di grazia della storica vittoria Iraniana nel Golfo con conseguente devastante crisi energetica e inflazionistica che ha fatto precipitare la situazione. Una catastrofe ampiamente evitabile e per questo il sovranismo passerà alla storia come una delle flatulenze ideologiche più disastrose di sempre. Ed eccoci qui, con governi come quello italiano privi di idee ma anche di mezzi per uscire dal baratro come dimostra la penosa legge finanziaria. Ma incombendo le elezioni e dato che prendere atto del proprio fallimento e togliersi dai piedi è una ipotesi nemmeno presa in considerazione dagli onorevoli nostrani, eccoci a Yussef, eccoci all’ennesima bolla mediatica a sfondo patriottico. I meridionali del resto son passati di moda mentre gli immigrati e i loro discendenti funzionano ancora alla grande per dividere le tifoserie e cavalcare paura e frustrazione. Questo governo sfornava decreti sicurezza quando non succedeva nulla, figuriamoci adesso. Nascono nuovi crimini come funghi e viene schierato perfino l’esercito contro i compatrioti. Cortocircuito sovranista e una repressione in parte rigurgito ideologico e in parte segno di debolezza. Lo hanno del resto capito anche i piccioni di stanza a Montecitorio che le proteste scoppiate in tutta Europa sono dannatamente politiche e pure sacrosante e non certo un problema di ordine pubblico. Non servono le aquile. Un sistema incentrato su consumismo ed ingiustizia sociale implode quando il popolo finisce in miseria. Siamo precipitati in una crisi che è economica ma anche sociale e politica. Va ripensato il sistema e il modo in cui viene gestito. Dagli influencer dobbiamo tornare agli statisti, dai follower ai cittadini, dai social alle piazze e dalla propaganda all’analisi e al ragionamento per trovare vie di uscita intelligenti e cioè in grado di garantire una vita decente e un futuro a tutti nessuno escluso. Il triste caso di Youssef Siher dimostra che anche in Italia si è formata una nuova società civile molto più variegata e quindi ricca e che c’è uno scollamento enorme tra nuove generazioni e una politica non solo inetta ma anche culturalmente superata. Certo, incombono le elezioni e la politica nostrana toccato il fondo scava, ma quando il vento democratico si rimette a soffiare, prima o poi il cambiamento arriva.