Dote una tantum di 2.500 euro per gli assunti con meno di 30 anni. Aumento dell’Ires per le banche e le assicurazioni. Taglietto sull’Irpef

(Stefano Iannaccone – editorialedomani.it) – Niente di nuovo sotto il sole di Palazzo Chigi: bonus e mance nella legge di Bilancio che guardano alle elezioni. Le previsioni della vigilia non sono state smentite. Il governo ha approvato la manovra economica da 26 miliardi di euro.

Un piccolo cambiamento è nella cifra: poco più ampia dei 24,5 miliardi di euro previsti inizialmente. Giorgia Meloni ha trovato la narrazione su cui puntare: una manovra per i giovani. «Non diamo risposte a chi sfascia le vetrine, ma a chi vuole dimostrare il proprio talento», ha tenuto a puntualizzare la presidente del Consiglio, buttandola sulla polemica. Dietro l’annuncio, però, c’è solo una serie di misure spot, pensate in ottica elettorale.

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Bonus giovani

È tutto pronto il “super bonus” dedicato ai nuovi assunti sotto i 30 anni. L’ambizioso proposito del governo è quello di «non far andare via i giovani dall’Italia». Nel dettaglio: «Introduciamo un premio per i giovani lavoratori under 30, 2.500 euro tassati all’1 per cento, che si possono ricevere tanto in 12 mensilità quanto in un’unica soluzione», ha specificato la presidente del Consiglio. Poi ha aggiunto: «Sugli affitti a canone concordato la cedolare scende al 5 per cento ma per chi affitta a canone concordato a giovani fino a 35 anni è all’1 per cento». Per tutti gli altri, invece, la soglia della cedolare scenderà al 5 per cento e sarà introdotta anche per le attività commerciali. Nella selva di interventi una tantum, spunta il “bonus di benvenuto” dei neonati. «Per ogni bambino che nasce l’Inps aprirà una posizione previdenziale, come un piccolo salvadanaio, nel quale lo Stato verserà inizialmente una quota di 100 euro di benvenuto», ha detto la premier.

Non si intravedono nemmeno margini di intervento durante l’iter alla Camera. Il testo entrerà semi blindato e probabilmente, come ogni anno, toccherà al governo emendarlo. «La manovra è seria. Auspico che la discussione in Parlamento mantenga fede a questo indirizzo di rotta», ha detto il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, mettendo un paletto sulle eventuali modifiche.

Il governo approva la manovra: taglio Irpef fino a 55mila euro e flat tax più ampia

Sul gong è arrivato anche il via libera a un “taglietto” delle tasse per il ceto medio con la riduzione dell’aliquota Irpef al 33 per cento per i redditi fino a 55mila euro. La soglia è salita di poco rispetto ai 50mila euro, la platea dei beneficiari sarà molto ridotta. La fotografia di una manovra pensata in ottica elettorale. Qualche informazione è stata fornita sulle coperture. A pagare il conto principale, con 5 miliardi di euro, saranno banche e assicurazioni.

Come primo passo verrà toccata la leva fiscale. «L’incremento dell’Ires è del 3 per cento, per le banche, passiamo dal 27,5 a 30,5 per cento. Per le assicurazioni dal 24 al 27 per cento», ha annunciato il viceministro dell’Economia, Maurizio Leo. Abbattuta pure la deduzione Irap.

«Spero di non dovermi aspettare ricorsi», ha detto la premier interpellata sul tema. Dalle aziende energetiche, invece, dovranno arrivare almeno 700 milioni di euro. Un gioco delle tre carte per Antonio Tajani: la sua Forza Italia è stata sempre contraria a contributi extra degli istituti di credito, ma era schierata a sostegno del taglio dell’Irpef. Non è invece entrata nel provvedimento un’altra grande promessa di Forza Italia – fatta trapelare alla vigilia del Cdm – come la detassazione delle tredicesime che avrebbe avuto un impatto immediato.

La legge di Bilancio ha comunque confermato le varie anticipazioni: la cancellazione del bollo auto e moto fino a 80 kilowatt diventa strutturale. «Parliamo di circa del 70 per cento dei veicoli in circolazione», ha rivendicato Meloni.

Sulla sanità la leader di Fratelli d’Italia ha raccontato di un record che non c’è: quello sulla spesa sanitaria che aumenta di 3,4 miliardi di euro in totale, solo un miliardo in più rispetto a quanto già previsto. Solo che una parte dello stanziamento sarà riservato a una card per gli anziani e una piccola porzione soltanto va al potenziamento degli organici. Il ministro della Salute, Orazio Schillaci, non può certo dirsi contento.

«Nessuna misura è risolutiva di un qualche tema, dentro una manovra-prezzemolino che lascia al prossimo governo gravi problemi economici e nuovo debito», ha osservato il senatore del Pd, Antonio Nicita.

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Salvini all’incasso

C’è un bilancio tutto politico: la Lega esce molto meglio di Forza Italia. Nulla di eclatante, ma il minimo da poter rivendere in campagna elettorale.

All’esame del Consiglio dei ministri ha infatti resistito il “pacchetto Salvini”, che esce rafforzato almeno dal primo round: nel provvedimento c’è un fondo da 850 milioni di euro sulle pensioni e l’estensione della flat tax per i lavoratori autonomi fino a 100mila euro.

Sulla previdenza il meccanismo dovrà essere realizzato in Parlamento. «A sentire Salvini sembra che da domani si andrà in pensione a 64 anni. È l’ennesima menzogna, la Fornero continuerà a esserci», ha sottolineato la senatrice di Italia viva, Raffaella Paita.

Nel gorgo della manovra non manca qualche bizzarria: sarà introdotta la possibilità delle targhe personalizzate. «Gli italiani saranno contentissimi, perché potranno scriverci: salari reali -9,4 per cento», ha ironizzato la deputata dei Cinque stelle, Daniela Torto.

Dalla manovra targettizzata pensata da Giorgetti alla manovra targata.