
(Di Marco Travaglio – ilfattoquotidiano.it) – Siccome le vicende societarie, tantopiù quando coinvolgono i risparmiatori in Borsa, sono cose piuttosto serie e siccome teniamo al Fatto quotidiano più che a ogni altra cosa, non partecipiamo al Bagaglino inscenato intorno a noi dal giovane Del Vecchio. Quello che dovevamo dirgli, il sottoscritto e gli altri soci fondatori Antonio Padellaro, Cinzia Monteverdi, Peter Gomez, Marco Lillo, Luca d’Aprile […]
Razza padroncina
(Di Marco Travaglio) – Siccome le vicende societarie, tantopiù quando coinvolgono i risparmiatori in Borsa, sono cose piuttosto serie e siccome teniamo al Fatto quotidiano più che a ogni altra cosa, non partecipiamo al Bagaglino inscenato intorno a noi dal giovane Del Vecchio. Quello che dovevamo dirgli, il sottoscritto e gli altri soci fondatori Antonio Padellaro, Cinzia Monteverdi, Peter Gomez, Marco Lillo, Luca d’Aprile e Francesco Aliberti, l’abbiamo detto fin da subito: non siamo interessati a cedergli le nostre quote di Seif e a diventare il “Ratto quotidiano”. Per essere ancora più chiari: il Fatto non è in vendita. Possono comprarlo soltanto i lettori, in edicola al prezzo di 2 euro a copia e in abbonamento annuale al prezzo speciale di 100 euro fino al 10 novembre. Siamo tra i pochissimi giornali a non avere alle spalle un padrone, l’unico che rifiuta i finanziamenti pubblici. E stiamo bene così. Certo, è una scelta sempre più faticosa: i padroni hanno tanti soldi da spendere e possono permettersi di ripianare ogni anno le perdite dei loro house organ, perché li usano per fare lobbying: per far parlare bene di sé e male dei concorrenti, ma soprattutto per condizionare chi governa l’Italia, le Regioni e i Comuni, alternando la carota per chi asseconda i loro interessi e il bastone per chi li ostacola. Quanto ai soldi pubblici, sono un altro cappio che appende la stampa al governo di turno, senza contare la concorrenza sleale a chi (cioè noi) non li riceve e l’immoralità di far finanziare testate perlopiù clandestine da chi non le acquista né tantomeno le legge.
Perciò anche quest’anno, in piena crisi finanziaria dell’editoria dovuta al crollo delle copie cartacee per la chiusura di migliaia di edicole, abbiamo rinunciato all’assegno statale di 762mila euro che ci spettava per legge in base alle copie stampate (sic). E quell’azzardo è stato premiato da una formidabile risposta della nostra comunità di lettori: tanti nuovi abbonamenti digitali che ci hanno portati a diventare il terzo quotidiano generalista d’Italia per copie vendute (non stampate). Ora è comprensibile che un Del Vecchio, scimmiottando oligarchi ben più solidi – i B. e gli Angelucci in Italia, Bolloré in Francia, Bezos negli Usa – tenti di comprarsi il giornale che osa fargli le pulci. La razza padrona, anzi padroncina, e la politica sottostante pensano che tutto e tutti abbiano un prezzo. E stanno disinfettando il gregge per ripulirlo dalle ultime pecore nere che non belano nel coro. Cacciato Ranucci da Report, se riuscissero a mettere le zampe sul Fatto sarebbero a cavallo: del giornalismo investigativo che controlla il potere anziché esserne controllato resterebbe ben poco. Con il vostro aiuto, cari lettori, cercheremo di deluderli anche questa volta.
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Mi pare che Belpietro abbia centrato il punto. https://infosannio.com/2026/10/27/maurizio-belpietro-del-vecchio-jr-non-vuole-comprarsi-il-fatto-solo-strangolarlo/
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Comunque vadano le cose se la giovane piovra avrà ragione chi ci rimetterà siamo noi.
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