
(Di Marco Travaglio – ilfattoquotidiano.it) – “Lo dico senza mezzi termini: considero vergognosa la decisione del Gip di non convalidare l’arresto di Youssef Siher, accusato di essere il gestore della pagina Telegram ‘Movimento 17 ottobre’ che incitava l’organizzazione di quelle manifestazioni che poi abbiamo visto portare alla devastazione di diversi esercizi commerciali”. Parola di Giorgia Meloni. Anche noi lo diciamo senza mezzi termini: o la Meloni […]
La lupa e l’agnello
(Di Marco Travaglio) – “Lo dico senza mezzi termini: considero vergognosa la decisione del Gip di non convalidare l’arresto di Youssef Siher, accusato di essere il gestore della pagina Telegram ‘Movimento 17 ottobre’ che incitava l’organizzazione di quelle manifestazioni che poi abbiamo visto portare alla devastazione di diversi esercizi commerciali”. Parola di Giorgia Meloni. Anche noi lo diciamo senza mezzi termini: o la Meloni è una bugiarda matricolata, o è un’ignorante sesquipedale. Tertium non datur. Siher ha creato la pagina “Movimento 17 ottobre” alle ore 19:59 di domenica 18 ottobre, cioè dopo i saccheggi di quel weekend a Milano. Quindi non può avere istigato nulla di ciò che è avvenuto prima. Lo capirebbe anche un bambino: possibile che non lo capisca la premier? Le suggeriamo una novella di Fedro, ispirata a una di Esopo. Un lupo, a monte del ruscello, accusa un agnello che sta a valle di sporcargli l’acqua. L’agnello ribatte che semmai è l’opposto e il lupo, “respinto dalla forza della verità”, cambia in corsa il capo d’imputazione: “Sei mesi fa hai parlato male di me!”. L’agnello obietta che sei mesi prima non era neppure nato. Allora il lupo se ne inventa un’altra: “È tuo padre che ha parlato male di me!”. E lo fa a pezzi. Morale di Fedro: “Questa favola è scritta per quegli uomini che opprimono gli innocenti con falsi pretesti”. Cioè anche per la Meloni e per tutti quelli che da una settimana sbattono il mostro Siher in prima pagina. Non per criticare i suoi post Pro Pal (critiche legittime come i post), ma per accusarlo di un delitto che non può avere commesso e che neppure la Procura di Milano, nel nulla cosmico della richiesta di arresto, gli contestava: avere organizzato le devastazioni con una pagina social aperta dopo che erano già avvenute.
Per fortuna, Siher ha trovato un giudice a Milano. Anzi una giudice, Tiziana Landoni, che ha saputo resistere a una settimana di pressing politico, mediatico, poliziesco e giudiziario e ha fatto né più né meno che la giudice: nella totale assenza di gravi indizi di reato, ha scarcerato il “mostro” che tutti avevano già condannato. È l’ennesima prova che non serve separare le carriere per trovare dei giudici che danno torto ai pm. E che le destre volevano separare le carriere non per avere dei pm e dei giudici più forti e autonomi, ma più deboli e condizionabili per scrivere le sentenze al posto loro. Ora la Meloni si domanda “come possa uno Stato normale difendere le persone perbene di fronte a queste decisioni di certa magistratura”. La risposta è semplice: evitando di scambiare le persone perbene per criminali e lasciando decidere la differenza ai giudici, non ai politici. Men che meno a quelli che, se applicassero a se stessi le regole che invocano per gli altri, sarebbero tutti al gabbio.
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E’ ancora irritata per la scoppola presa al referendum. 😁
https://www.ilfattoquotidiano.it/politica-palazzo/live-post/2026/03/23/referendum-giustizia-2026-diretta-news-risultati/8333525/
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Posti sempre roba vecchia che già sappiamo tutti e da mò.
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La vicenda di Youssef non riguarda soltanto un fermo non convalidato, ma il modo in cui poteri diversi dello Stato hanno reagito a quella decisione.
La scarcerazione disposta dal gip di Milano, motivata secondo i criteri della procedura penale, ha scatenato reazioni che non possono essere ignorate: definire “vergognosa” una decisione giurisdizionale significa parlare come se si avessero davanti gli atti, come se si conoscessero gli standard tecnici che regolano la libertà personale, e come se la giurisdizione dovesse rispondere all’esecutivo.
È proprio questa sfrontatezza nel giudicare il lavoro dei magistrati, senza competenza, senza ruolo, senza responsabilità, che ha reso necessario l’intervento del Tribunale di Milano il quale ha ricordato che certe dichiarazioni
sono “irrilevabili” e rivelano una “scarsa conoscenza, reale o mascherata, degli istituti giuridici di uno Stato di diritto”.
Il punto è semplice: la separazione dei poteri non è un dettaglio, è il fondamento della democrazia.
Quando si delegittima pubblicamente un giudice per una decisione motivata, si indebolisce la fiducia nella giurisdizione e si alimenta l’idea che la procedura penale sia un terreno di propaganda.
Ed è ancora più impressionante, se non ributtante, la sicurezza con cui certe narrazioni vengono offerte a un pubblico che non ha gli strumenti per distinguere tra diritto e politica.
In tutto questo, la nota del Tribunale non è una polemica: è un richiamo alla Costituzione.
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P.S.
“scarsa conoscenza, reale o mascherata, degli istituti giuridici”
Si noti che quel “mascherata” significa: non è detto che non sappiano ma è possibile che parlino così per ragioni comunicative.
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La lupa della Garbatella come nella favola è in malafede oltre che inetta per il ruolo che ricopre. La solita Caciottara di sempre. Sta agli Italiani cacciarla e chiuderla nelle riserve come razza fascista pericolosa
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