
(estr. di Antonello Caporale – ilfattoquotidiano.it) – […] Esiste il mondo diseguale, il giudizio diseguale e persino lo scherno diseguale. In politica vige una sorta di liberatoria dell’irrisione nei confronti dei Cinquestelle e non per quel che combinano in Parlamento, ma per come sono visti e interpretati. “Scappati di casa”, decretò nel settembre del 2019 Silvio Berlusconi e da allora risulta questa la definizione più tenera e ripetuta. Nel tempo la coscienza pubblica esercita una sorta di ammonizione quotidiana e solleva l’incolpazione tematica: ora traditori della Patria per via del conclamato “putinismo” del loro leader e per il rifiuto di finanziare l’armamento all’Ucraina in guerra, ora “incompetenti” in via definitiva, inadeguati e, in un crescendo di tenerezze, analfabeti, cattivi profeti, ipocriti all’ennesima potenza, distruttori delle finanze pubbliche, estremisti, sinistri, qui da intendersi in senso proprio e metaforico, pericolosi e anche forse comunistoidi; oppure, secondo un altro punto di vista, vannacciani di complemento, fascisti di segno e di matita, populisti alla radice… Nei loro confronti, e solo nei loro, esiste una sorta di autorizzata irrisione di Palazzo.
[…]
L’ultimo caso è davvero sorprendente. Giorgia Meloni abolisce la tassa automobilistica, “la più odiata dagli italiani”, in un tripudio di battimani. Pochi mesi prima aveva bollato Pasquale Tridico, candidato alla presidenza della Calabria, come un nuovo Cetto La Qualunque per via dell’annuncio da parte di quest’ultimo di voler abolire la tassa sulle auto dei calabresi. Giorgia “La Qualunque”, dunque? In effetti i grillini non si sono risparmiati nell’esagerare, e anche consumare vendette parolaie. Ma nel profondo solco della narrativa di Palazzo, dell’abitudine di tutti a estremizzare giudizi o impressioni.
Qui intendiamo soltanto segnalare la disparità di trattamento verbale, l’abilità dell’offesa solo verso gli uni, lo scherno come principio della contestazione e destino finale di una forza politica. Ogni Cinquestelle è o è stato uno “scappato di casa”, un “esperimento scientifico”. L’evoluzione della specie ha condotto Luigi Di Maio alla funzione di alto rappresentante dell’Unione europea per il Medio Oriente e il governo Meloni ha persino offerto il sostegno italiano per elevarlo a coordinatore delle Nazioni Unite per il Medio Oriente. Da allora lo status è mutato e anche le amicizie e l’ignominia, il ricordo di essere un “bibitaro” è scomparso, defunto sotto la coltre di lodi per la capacità del giovane leader ex grillino di aver saputo fare strada, diciamo così. Fece sorridere, anzi ridere (forse anche disperare), quando Di Maio collocò il generale golpista cileno Pinochet alla guida di una giunta militare di Caracas. Ma quando Giorgia spiegò, da deputata dell’opposizione, “di essere stata ultimamente a Dublino, in Scozia”, lo sdegno inaridì. C’è infatti scappato di casa e scappato di casa. Pensate se fosse capitato, che so, a Giuseppe Conte di ricevere la telefonata di due comici moscoviti, il duo Vovan e Lexus, scambiandoli per i rappresentanti della commissione dell’Unione africana e intrattenendo con loro un colloquio durato ben 13 minuti sui destini del Terzo mondo. Cosa avremmo detto, e soprattutto scritto?
[…] L’insolito, lo strano, l’eccentrico viene riferito anche quando quel Movimento convoca due grandi economisti come Jeremy Rifkin e Jeffrey Sacks. Troppa cultura in un movimento ignorante? Boh! Oppure la presenza di Yaris Varoufakis, ministro dell’Economia al tempo del governo Tsipras, troppo di sinistra per un movimento populista. Siamo all’insolito parterre, mancando paragoni perché altrove di convention e di parterre neanche l’ombra.
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