Ursula avrà anche scelto la sua strada, ma gli europei sembrano averne imboccata un’altra. E non porta a Ursulandia.

(di Antonio Pitoni – lanotiziagiornale.it) – Al giro di boa del suo secondo mandato Ursula von der Leyen ci ricorda che “viviamo tempi eccezionali”. Ma sarebbe forse più corretto affermare che viviamo tempi in cui l’eccezione è diventata la regola. Specie quella di ignorare il voto popolare, liquidandolo come un errore degli elettori ogni volta che dalle urne arriva una bocciatura per l’establishment di Bruxelles, arroccato dietro la chioma fonata dell’ineffabile bomb der Leyen.
Che per dare lustro al discorso sullo Stato dell’Unione, ha affidato la sua retorica ad un ossimoro: “Siamo più forti e precari che mai”, perché se da un lato “gli Stati cercano di destreggiarsi” dall’altro “l’Europa ha scelto la sua strada, al fianco degli europei”. Peccato che gli europei non sembrino essersene accorti. “Nella fredda fragilità del mondo di oggi, solo l’Europa può garantire una vera sovranità agli europei – ha assicurato Ursula –. E per questo, onorevoli deputati, questa è un’Europa di cui possiamo andare davvero fieri”.
Vallo a spiegare agli islandesi, che hanno bocciato l’ingresso nell’accogliente Ue decantata da von der Leyen. E pure ai tedeschi della che hanno appena consegnano all’Afd il land della Sassonia-Anhalt. Senza contare la Francia e l’Italia, dove i sondaggi registrano l’inarrestabile crescita dell’estrema destra di Le Pen e Vannacci. Delle due l’una: o gli europei sbagliano continuamente a votare o c’è qualcosa nel discorso di von der Leyen che non torna. “Vogliamo un’Europa forte e indipendente che difenda i propri valori nel mondo? Oppure lasciamo che le nostre democrazie vengano minate dai rappresentanti e dai burattini degli autoritari?”, si chiede Ursula, additando il nemico: “Che si tratti degli ultranazionalisti o degli antieuropei, che si tratti dell’ingerenza russa o della disinformazione, i nomi possono essere diversi, ma il loro obiettivo è lo stesso”.
Purtroppo per lei, nella testa degli europei l’identikit degli anti-europei non coincide con il suo. Del resto, anziché le bombe di Putin, che tanto spaventano l’Europa di cui von der Leyen va fiera, finora hanno sperimentato sulla propria pelle solo le armi dei dazi e dei rincari dei carburanti grazie alla guerra del democratico Trump all’Iran. Per non parlare dell’attentato al Nord Stream fatto saltare dagli ucraini con i soldi e le armi che gli forniamo gratis. Von der Leyen avrà anche scelto la sua strada, ma gli europei sembrano averne imboccata un’altra. E non porta a Ursulandia.