(Giancarlo Selmi) – Dopo averci deliziati con risatine, ammiccamenti, riferimenti più o meno espliciti, con l’unico intento di praticare lo sport più diffuso nella politica italiana: “la caccia a Conte”, la ridente Panella e il presunto storico, già rampante giornalista, Mieli, hanno chiarito il punto. Chi non la pensa come loro è automaticamente arruolato, sempre da loro, nell’esercito dei putiniani. Basta farsi delle domande, avere dubbi, osare addirittura di porre obiezioni e, puff, uno si ritrova magicamente, anche se Putin gli sta sul cazzo, a essere “putiniano”. Qualunque cosa questo voglia dire.

È la nuova frontiera della democrazia che, nel caso di Israele, s’intende applicare anche per legge: se ti permetti di avere dubbi sull’etica di quell’esercito, criticare il governo di quel paese, non l’intero popolo ma i fanatici, indignarti di fronte a un mostruoso genocidio, sei “antisemita”. Anche se sei uno di quelli che si commuovevano quando vedevano le immagini di Auschwitz, o piangevano alla visione di “Schindler’s List”. Niente, non vale più nulla, valgono solo le complicità e gli interessi di una parte della politica italiana con il Sionismo. Non vale neppure spiegare che le ragioni della tua indignazione di oggi, sono le stesse che ti hanno motivato a odiare i nazisti, odiare la Shoah e indignarti per l’antisemitismo.

La prima e la seconda sono due facce della stessa medaglia e vedono in prima linea i cosiddetti “riformisti” del PD. Gli amanti del riarmo, gli sdoganatori della guerra e grandi sponsor e firmatari, come nel caso di Delrio, della legge che intende imbavagliare chi, su Israele, non la pensa come loro. I nomi sono sempre gli stessi: Guerini, Sensi, Quartapelle, Delrio, Gori, Verini, Zampa, Malpezzi e, dulcis in fundo, il diversamente portafortuna Piero Fassino. Certo giornalismo funge da spalla, Conte diventa il bersaglio automatico. Sono i riformisti senza riforme, esclusa l’anelata riforma della Costituzione, soprattutto dell’art. 11 della Carta fondamentale.

Ed è perlomeno curioso che a questa gente non sia mai sfuggita una dichiarazione contro l’attuale governo, contro le destre, o contro chiunque che non sia Giuseppe Conte e la sua comunità politica. Sono monotematici, hanno un solo avversario politico e sono iperattivi. Lo sono molto meno nel lavoro a favore degli italiani, ma su Conte sono in aperta guerra. Non disdegnano l’appoggio dei giornali di Angelucci perché con loro hanno un nemico comune. Spalano fango, accusano l’avversario di aver detto cose che non ha mai detto, di avere posizioni che non ha mai avuto, di volere cose che non vuole. Conte come Vannacci, Conte come Salvini, sono solo due degli slogan più usati.

Sono democratici, quanto io sia nato in Lapponia. Il metodo è fascista. Il pacifismo, inteso come difesa del primato della pace e della diplomazia, ideale nobile, praticato e teorizzato da Berlinguer e dai padri fondatori di quel partito, quello delle origini ovviamente, richiamato dalla stessa Carta costituzionale, viene svilito, viene reso degno di risolini, ammiccamenti e spietati attacchi. È toccato alla Segretaria dei giovani del PD Virginia Libero, a passare sotto il torchio della intolleranza di quella gente. “Non dobbiamo vergognarci del pacifismo”, ha detto. Aggiungendo: “Non saremo noi i soldati delle vostre guerre, noi organizzeremo i disertori”. Ha osato troppo, è stata lapidata.

Brava Virginia, con te l’alleanza è naturale. Per quanto riguarda, invece, i tuoi “compagni” di partito, mi permetto di aggiungere: cari Guerini, Sensi, Quartapelle, Delrio, Gori, Verini, Zampa, Malpezzi, Fassino, perché non vi arruolate? Andateci voi alla vostra guerra del cazzo. Noi no, grazie.