Un invito a esporsi, a scegliere, a scommettere su quello che c’è sul tavolo. Non su ciò che non esiste. Ecco perché la scommessa Elly Schlein va sostenuta. Prima che tutto crolli.

(Gianvito Pipitone – gianvitopipitone.substack.com) – Leggo molto scoramento ultimamente, durante questo lungo rientro alla dura realtà, post vacanze estive. Un’atmosfera quasi pre‑apocalittica sembra aleggiare attorno all’Europa e, dove un tempo remoto Ragione e Progresso parevano strizzare l’occhio a un futuro radioso, ora si intravedono soltanto dense e minacciose nubi tossiche.
La paura è che, come nelle peggiori finestre della storia, il mondo possa sprofondare da un momento all’altro nel caos. Ciò nonostante, pur essendo ormai avvezzi a registrare il peggio, anche adesso bisogna trovare un punto di caduta, un equilibrio, un angolo prospettico che ci permetta di guardare alla nostra vita e al mondo senza farci dominare dalle contingenze più nere.
In particolare, questa sensazione si è acuita dopo lo spauracchio delle elezioni regionali in Sassonia‑Anhalt, con l’AfD al 44%. A questo si aggiungono le minacce, tutt’altro che metaforiche, a cui il gabinetto di Putin ci ha ormai abituati: un’escalation contro la NATO che sembra bussare con crescente insistenza alle porte dell’Europa orientale.
E, per quanto – come ha osservato Conte, deus ex machina dei 5 Stelle – questa escalation appaia ormai bipartisan, il risultato non cambia: il clima generale si fa più cupo, più instabile, più esposto a derive che potrebbero riverberarsi ben oltre i confini dell’Est.
Inutile negarlo: c’è pessimismo, negatività, una brutta aria da tragedia annunciata. E mentre la macchina russa macina turbolenze e propaganda a buon mercato, sospinta da una instancabile e magnifica contraerea filoputiniana nostrana, gli Stati Uniti di Trump affondano sempre più nel marcio delle sabbie mobili in cui li ha trascinati un leader bolso e ormai impresentabile.
Ed è proprio ora – mentre Trump ha certificato il disimpegno atlantico degli Stati Uniti verso il vecchio alleato europeo, e ancor più se a novembre dovesse incassare una pesante batosta alle Midterms – che occorre tenere la schiena dritta.
Prima di tutto, imporsi di non cedere alle propagande populiste: quelle che fanno leva sulla paura (immigrazione, islamismo crescente); sulle scorciatoie illusorie (“l’Ucraina si arrenda e la pace torna”); o sulle semplificazioni di facciata (“Israele sta combattendo una guerra di civiltà contro il caos del terrorismo”).
In questo infinito esercizio di propaganda e disinformazione incrociata – dove la verità sembra ormai vendersi a un tanto al chilo – si distinguono i populismi della destra estrema, ma anche le ideologie opache e mal decantate di una certa sinistra progressista.
I 5 Stelle in Italia, la BSW tedesca e Mélenchon in Francia che, pur muovendosi da posizioni apparentemente opposte alle destre, finiscono spesso per portare acqua allo stesso mulino.
Il risultato è paradossale: si indebolisce proprio l’unico baluardo che – seppur zoppo, malconcio, farraginoso, spesso inconcludente – ancora ci rimane. La cara, vecchia Europa. La nostra casa. L’unica che abbiamo davvero nel mondo.
Che fare, allora? In controluce, in questi giorni, leggo una sospensione inquieta nelle pagine di molti colleghi su Substack: è il sentimento diffuso di una parte consistente della cittadinanza di sinistra, più o meno radicale.
Da un lato, la rabbia – appena trattenuta – verso un andamento politico figlio di errori stratificati dell’Europa; dall’altro, lo scoramento per una situazione internazionale che, dall’Iran a Gaza, dall’Ucraina alle polveriere africane, sembra non concedere alcuno spiraglio alla speranza.
Tutto appare ormai allinearsi verso un inevitabile scontro di civiltà fra superpotenze, come se il mondo avesse imboccato una traiettoria che non contempla deviazioni, né tregue, né margini di manovra.
Il mio intervento di stamattina parte da queste premesse e, attraverso un ragionamento verticale, si propone di arrivare a una soluzione. Sì, una soluzione che – almeno per una volta – sia consolatoria, ma fondata su basi inamovibili: se non altro perché tanto non c’è altra scelta. Un approdo, un piccolo punto fermo su cui proiettare speranze reali, prima che tutto questo crolli.
Non parlo di impegno, né di endorsement: almeno non nel senso classico del termine. Parlo di un atteggiamento. Di una apertura di credito. Di ciò che ciascuno di noi, con una certa sensibilità, può cominciare a fare già da oggi per offrire un contributo minimo, ma reale, da qui alla – ormai da più parti paventata – fine del mondo. Senza illuderci di cambiare il corso degli eventi: perché, forse, il mondo andrà comunque a scatafascio. Ma almeno per provarci un’ultima volta. Turandoci il naso, se necessario. E fidandoci – fortissimamente – che così facendo potremmo salvare qualcosa del mondo, oltre che di noi stessi.
Bisogna pur credere a qualcosa. E stavolta l’urgenza è reale, quasi fisica: quella che sembra rendere la stessa esistenza a rischio. Proviamo allora a leggere – forzando, ma non troppo – questo periodo storico come irreversibile. Come se da un giorno all’altro potessimo sparire, inghiottiti da un buco nero o da un attacco nucleare.
È qui che nasce la mia scommessa. Una scommessa che pesca da ciò che c’è, almeno in Italia. E, per quanto mi sforzi, ragionando sul panorama politico italiano, non mi viene in mente nient’altro che Elly Schlein.
Lo ammetto: non sono mai stato del PD. Chi mi conosce lo sa: sono stato critico verso il PD per anni. Ma qui non si parla di me. La mia scommessa – per sottrazione, e forse anche per disperazione – è il risultato di un calcolo preciso, un algoritmo personale distillato goccia a goccia.
Ho ascoltato Elly nel suo discorso alla recente Festa dell’Unità. E ci sono passaggi, posture, inflessioni che – seppur difficili da spiegare – scorrono nel letto giusto: quello di un torrente che, scendendo dalla montagna impervia, cerca la sua via per ingrossarsi e infine sfociare in un mare più ampio.
Perché Elly Schlein?
- Perché non ho sentito soluzioni facili.
- Ho percepito complessità e cura.
- Attenzione alle traiettorie, alle parole, ai nessi.
- Nessuna esca per gli stupidi.
- Nessuna promessa vuota.
- Nessuna postura populista.
Ha parlato al governo e ai suoi alleati senza distorcere le proprie posizioni – né quelle del PD – per compiacere gli alleati (leggi: 5 Stelle, AVS).
Ha tracciato poche linee, ma nette: istruzione, sanità, sociale, sostegno ai più deboli, diritti per tutti, pace giusta, senza pacifismi pelosi e di comodo.
Della parte avversa – dalla destra morbida all’acqua di rose di Forza Italia, fino alla destra al tungsteno del generale Vannacci – non serve invece prendere le distanze o tracciare differenze: per quanto mi riguarda è abbondantemente fuori campo.
Immagino già cosa penseranno alcuni di questo articolo: piaggeria, ingenuità, semplicità naïf. Può darsi. Ma io vado oltre. E spero che lo facciate anche voi.
Condividete questo testo, o anche solo parti di esso. E – mi raccomando – non cercatemi. Non so nulla, non ho ricette, non ho competenze politiche. Non lo faccio per mettermi in mostra, non ho amici candidati, non cerco likes. Non ho tessere di partito e non ho intenzione di prenderne. Anzi, facciamo così: non ci siamo mai incontrati. E dopo aver letto questo articolo, relegatemi pure nel dimenticatoio.
Ma fate almeno una prova. Fate anche voi la vostra scommessa, faccia a faccia con la parte più profonda e reale di voi stessi. E se doveste arrivare alla mia stessa conclusione, contagiate gli altri. Ribaltategli addosso tutte le incertezze del tempo. Invitateli a fare la loro scelta come se fosse l’ultima cosa giusta da fare al mondo.
E chissà che, così facendo, tutti insieme, non si riesca ad arginare quel moto di pericolose certezze che da tempo sta portando alla morte cerebrale – oltre che, forse, a quella fisica – la nostra disperata umanità.
MA ANCHE NO
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Pipitone è un “caso umano” che però ha avuto un pregio in questo articolo.
Ha scritto “facciamo così: non ci siamo mai incontrati. E dopo aver letto questo articolo, relegatemi pure nel dimenticatoio.”
Così sarà, tranquillo.
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“E mentre la macchina russa macina turbolenze e propaganda a buon mercato, sospinta da una instancabile e magnifica contraerea filoputiniana nostrana… ”
Io mi son fermato qui…
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Invece bisognerebbe diffondere l’idea della neutralità come quella vera come vogliono fare in Svizzera https://ottolinatv.it/2026/09/08/la-battaglia-sulla-neutralita-che-usa-e-ue-vogliono-tenere-nascosta/
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