(dire.it) – L’annuncio è gratis, ma solo quello. “Cancelliamo il bollo auto” è un claim elettorale di sicuro impatto, ma si tratta anche di una mossa costosissima: ogni anno frutta alle Regioni circa 7,1-7,5 miliardi di euro (secondo le stime incrociate di ANFIA, MEF e Corte dei Conti). Anche se dovesse riguardare “solo” il 70% del parco auto e motoveicoli degli italiani si parla di un gettito mancato enorme.
Il bollo è una tassa di competenza regionale, il cui incasso confluisce direttamente nei bilanci di Regioni e Province Autonome, senza passare per lo Stato centrale. Rappresenta circa il 5,7% del totale delle entrate tributarie proprie delle Regioni a statuto ordinario, ed è costantemente indicata dalla Corte dei Conti come la principale fonte di gettito tributario regionale.
Una sua abolizione richiederebbe quindi di individuare fondi equivalenti altrove, o in alternativa un meccanismo di compensazione a carico dello Stato.
“In relazione agli effetti finanziari conseguenti al mancato pagamento del bollo auto e moto – si legge nella bozza visionata dalla stampa – allo scopo di concorrere all’adeguamento dei bilanci delle Regioni e delle Province autonome di Trento e di Bolzano”, è previsto “un trasferimento complessivamente pari a 2.293,5 milioni di euro per l’anno 2027, a titolo di compensazione della riduzione del gettito”.
Anche qualora la misura venisse approvata, la sua applicazione non sarebbe automatica. Servirebbero decreti attuativi per definire almeno tre aspetti: le modalità di rimborso alle Regioni per il mancato gettito (fino alla formalizzazione di questo meccanismo, le amministrazioni regionali potrebbero anche ricorrere alla Corte Costituzionale), i parametri tecnici della platea esentata (banalmente: chi potrà non pagare?) senza i quali i sistemi informatici non sarebbero in grado di individuare i soggetti esonerati, e infine l’aggiornamento delle banche dati.
Il Ministero infatti dovrebbe dare mandato ad ACI, Regioni e PagoPA per modificare il Pubblico Registro Automobilistico e gli archivi regionali, stabilendo una data di disattivazione del sistema di riscossione automatica.
Il bollo auto, peraltro, dovrebbe già essere stato abolito parecchie volte, a rimestare nell’archivio degli annunci. Il precedente più noto risale al 2006, quando Silvio Berlusconi promise in campagna elettorale l’abolizione totale della tassa; perse le elezioni contro Romano Prodi e il bollo rimase in vigore.
Nel 2018 il Movimento 5 Stelle, con Luigi Di Maio al Governo, propose di sostituirlo con un aumento delle accise sul carburante, secondo il principio “chi più usa l’auto, più paga”; l’idea fu accantonata quasi subito per l’impatto che avrebbe avuto sui prezzi della benzina.
Tra il 2019 e il 2022 la Lega di Matteo Salvini rilanciò più volte l’ipotesi di una cancellazione graduale, ridimensionata poi a rottamazioni delle cartelle esattoriali arretrate. Anche il Governo Meloni, nella prima fase del suo mandato, aveva valutato una revisione del bollo e del superbollo, senza però trovare nelle prime Leggi di Bilancio le coperture necessarie.
