
(di Silvia Truzzi – ilfattoquotidiano.it) – L’euronorevole Stefano Bonaccini, incidentalmente presidente del Partito democratico, ha detto che a destra votano quelli che hanno poco studiato, che vivono nelle aree interne o nelle periferie delle città e quelli che stanno peggio economicamente. I destri si sono immediatamente imbizzarriti e si sono precipitati in difesa dei propri elettori: ignoranti e poveracci proprio no. Lui ha poi precisato che il suo ragionamento era rivolto soprattutto alla sinistra, che dovrebbe tornare a rappresentare meglio i cittadini più in difficoltà: gli hanno risposto con il solito “radical chic”, l’insulto di quelli senza fantasia. Ma è vero che per Meloni e Salvini votano i cittadini meno scolarizzati e più poveri? Fanpage ha ricordato i dati Cise (Centro italiano studi elettorali) analizzati da Bidimedia, relativi alle Europee 2024: il 54% degli elettori con la licenza media ha scelto un partito di centrodestra, contro il 37% che ha votato a sinistra. “La percentuale si abbassa mano mano che il livello di studio aumenta. Tra gli elettori che hanno ottenuto il diploma di scuola superiore il 45% risulta aver votato a destra, soprattutto per Fratelli d’Italia (30%)”. Tutto il contrario a sinistra, dove si registra la dinamica opposta. Chi ha studiato di più ha optato per un partito progressista (complessivamente il 47%). Se torniamo indietro alle Politiche del 2022, la storia è più o meno la stessa. Secondo Ipsos, Fratelli d’Italia aveva ottenuto il 29% dei voti tra chi aveva al massimo la licenza media, il 19,7% tra i laureati. Il consenso leghista passava dal 10,8 per cento tra i meno istruiti al 5,6 per cento tra i laureati. Sul sito del Cise si trova la conferma in forma di diagrammi: per Meloni e Salvini hanno votato persone con basso livello d’istruzione e nella maggior parte appartenenti al ceto medio (Forza Italia si distingue nelle fasce sociali alte, ma non per livello d’istruzione). E il Pd? La maggioranza dei suoi elettori ha un’istruzione universitaria e appartiene a una classe agiata.
Alla fine Bonaccini non ha detto una sciocchezza, a maggior ragione se intendeva spronare la sinistra a guardare verso il basso. Ma è la necessità di questo monito a essere sconfortante e a sollevare due ordini di problemi. Il primo: a chi parlano oggi le forze progressiste? Come è venuta meno la connessione sentimentale con i ceti popolari? Perché ultimi e penultimi non si sentono più rappresentati? Molte le spiegazioni, dalla fine delle ideologie allo smantellamento dei luoghi della pratica politica, dall’abbandono dei territori allo scadimento del personale politico, dal tic governista al riformismo, dalla mancata difesa dei diritti sociali al turboliberismo. La seconda questione riguarda la lezione gramsciana sul ruolo degli intellettuali, sul ruolo del moderno Principe, il partito, sull’emancipazione attraverso la cultura. Una lezione dimenticata: nessuno la ricorda più e Gramsci è più citato a destra che a sinistra. Bonaccini sostiene che no, il suo non è il partito delle Ztl e non rappresenta le élite. Ma qui si contraddice dato che a destra votano i poveri e i poco istruiti. E quel che ne discende, oltre a una tragica mancanza di empatia con i poveri e i meno istruiti, è che la sinistra ha perso per strada una buona fetta dei suoi elettori perché non se ne occupa più. Mario Tronti, che i dem di ogni corrente dovrebbero rileggere se mai l’hanno letto, scrive ne Il popolo perduto: “Il dramma, per me politicamente insopportabile, è una sinistra di benpensanti e una destra di nullatenenti. Non me la sento di stare con quelli che alle nove di sera entrano all’Auditorium contro quelli che alle sei di mattina escono di casa”. Ma i Bonaccini al tram che Tronti prendeva per andare in Senato preferiscono l’aereo: è stato così che dalla lotta di classe si è passati al classismo. Pensierino qualunquista forse, ma tragicamente vero.
Ma tutto questo fa il paio con la classe operaia che non esiste più. Guardare verso il basso ora significa occuparsi di chi, anche con la laurea, non riesce più ad avere speranze di miglioramento sociale ed economico. Ma tutto questo il bonaccione non lo sa!
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Io vorrei sapere quella metà che non vota affatto che istruzione ha. Per quanto riguarda il fatto che gli elettori del PD abbiano titoli di studio più elevati non si traduce in ,quindi più colti più ragionevoli e razionali , ma in più agiati economicamente facendo lavori specializzati e meno esposti ai problemi economico di un sistema che li penalizza .Come erano i livelli distruzione di chi votava PCI negli anni sessanta ? Non credo tanto elevato .
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Il PCI era il Partito degli Operai, dei Lavoratori, delle persone umili economicamente e culturalmente. Lo era per configurazione ideologica e pur sostenuto da una quota rilevante di intellettuali benestanti il suo “quid” era rappresentare i poveri. E non entro nel merito di un progetto che mediante la “lotta di classe” voleva sovvertire l’ordine costituito. Dico solo che le battaglie del PCI parlavano a quel popolo che oggi la sinistra piddina disprezza.
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