Taruffi, braccio destro di Schlein: «Prima dei gazebo va condiviso il programma»

(ALESSANDRO DI MATTEO – lastampa.it) – L’appuntamento di Napoli non è stato un eccesso di entusiasmo, e del resto nel Pd nessuno aveva più dubbi, dopo aver visto i manifesti “La guerra la paghi tu” che M5s ha preparato per la campagna estiva contro il «riarmo». Giuseppe Conte rilancia e, per certi versi, fa più male di quando alla prima manifestazione del “Campo largo” dell’8 luglio aveva detto che la Russia non rappresenta una minaccia tale da giustificare nuove spese militari. Stavolta va oltre, trasforma le primarie in un sorta di referendum tra il pacifismo, ovviamente rappresentato da lui, e il “bellicismo”, che quindi sarebbe la linea degli altri “competitor”, vale a dire al momento solo Elly Schlein.
Una sortita che manda in fibrillazione la minoranza Pd e che preoccupa la maggioranza che sostiene Elly Schlein, anche perché la frase di Conte diventa un assist che il centrodestra non manca di raccogliere, con Antonio Tajani e Tommaso Foti che maramaldeggiano sulle divisioni della sinistra in politica estera, omettendo di ricordare che loro hanno lo stesso problema con Matteo Salvini e con Roberto Vannacci. «Bisognerebbe che Conte chiedesse al Pd, il suo più grande alleato, se la pensa come lui: questa è la grande contraddizione che c’è a sinistra. Stare contro l’Ucraina vuol dire anche allontanarsi dall’Europa». Il leader M5s, aggiunge Tajani, «è libero di stare dalla parte dell’aggressore. Noi insieme a tutto l’Occidente, siamo dalla parte di chi è aggredito».
È il passaggio sulle primarie quello che fa scattare l’allarme: dopo aver chiarito che lui non voterà più invii di armi all’Ucraina Conte afferma che il nodo della politica estera «lo scioglieremo con le primarie. Faremo decidere gli italiani». Se vincerà lui, ha precisato, «il giorno dopo mi batterò in Europa per trovare una soluzione negoziale». Messa così, però, sembra che se invece vincesse qualcun altro il centrosinistra non lavorerebbe per la «soluzione negoziale». Ma se l’alternativa è così radicale, se si confrontano programmi antitetici, gli elettori dello sconfitto faticheranno a sostenere il vincitore, o la vincitrice.
Non a caso Igor Taruffi, braccio destro di Elly Schlein, veste come al solito i panni del pompiere: «Mi pare evidente – precisa – che il campo progressista dovrà concentrarsi prima nella stesura di un programma condiviso, consapevoli che non partiamo da zero ma dal lavoro comune fatto in questi anni in Parlamento». Insomma, la piattaforma programmatica deve essere comune per tutti. «Va da sé infatti – aggiunge Taruffi – che chi vincerà le primarie avrà l’onere e l’onore di guidare tutta la coalizione e non solo un singolo partito».
Chi non usa diplomazia è Giorgio Gori, che lancia un avvertimento: «L’alleanza sì, testardamente, ma non a qualunque costo». Per l’europarlamentare Pd «sostegno all’Ucraina e sicurezza dell’Europa non sono negoziabili. Chi oggi parla come Vannacci, e tira la corda, tenga presente». Simili le reazioni degli altri “riformisti” dem. «Bene – dice Lia Quartapelle – Si prenda atto che c’è chi vuole rompere la coalizione».
Filippo Sensi è più ottimista: definisce Conte «il Vannacci del campo largo» che «si agita, promettendo una agenda filorussa e giocando allo sfascio. Non ci riuscirà. Dovrà fare pippa (dovrà rinunciare, in romanesco, ndr)». Critici anche Simona Malpezzi e Piero Fassino. Carlo Calenda attacca: «Se il Pd esistesse ancora politicamente, dovrebbe sancire oggi la fine del campo largo o costringere questo populista opportunista a fare retromarcia. Ma faranno finta di nulla. Come sempre».
Ma anche Sandro Ruotolo, europarlamentare, sostenitore della segretaria, sembra preoccupato: «È chiaro che bisogna smussare». I gazebo non possono essere una conta tra visioni opposte «non si va con lo scontro alle primarie, devi prima definire una base condivisa, valorizzare i punti in comune». Ruotolo si dice fiducioso: «È chiaro che tutti lavoriamo per costruire la pace e non per la guerra, su questo credo che siamo tutti d’accordo, la guerra non la vince chi ha più armi. Ma è chiaro che il sostegno a Kiev non è negoziabile. Quello che dobbiamo evitare è di abituarci alla parola guerra, dobbiamo spingere per trovare un accordo di pace. Da qui alle primarie troveremo i punti di mediazione». Un altro dirigente Pd, della maggioranza schleiniana, sembra un po’ più allarmato: «Conte farà la campagna delle primarie sul disarmo, lo sapevamo. Ci sta. Ma così rischia di essere destabilizzante».
L’avviso dei riformisti Pd: “Conte? Non è obbligatorio allearci”
Quanto sarebbe liberatorio se anche Conte rispondesse a tono una volta per tutte: Pd? Non è obbligatorio neanche per noi allearci.
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La Stampa è stata acquisita da SAE, società che ha designato al gruppo come responsabile editoriale una vecchia conoscenza: Maurizio Molinari.
Nonostante questo, il pezzo pone una questione reale e pesante come un macigno 👇
“Ma se l’alternativa è così radicale, se si confrontano programmi antitetici, gli elettori dello sconfitto faticheranno a sostenere il vincitore, o la vincitrice.”
Credo che nel campo delle speranze vane ci sia una gran confusione..
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Ma come fanno i gazebo a non essere una conta tra posizioni opposte se queste sono opposte? Praticamente Ruotolo propone di prendere per i fondelli gli elettori facendo finta che esista una posizione comune quando non c’è…
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Conte:”se volete che rivinca la dx, parlate ancora di riarmo e di guerra in Ucraina, così noi andremo da soli! Vi conviene? Non credo! Volete ancora il Paese in mano alla dx dx? Noi non possiamo in alcun modo modificare i nostri principi e valori per voi! Sia chiaro “! Vorrei che Conte si esprimesse così! Che sogno!
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