
(di Michele Serra – repubblica.it) – Non sono un anticaccia pregiudiziale (l’allevamento intensivo, che trasforma gli animali in pezzi di ricambio e gli toglie la vita già da vivi, è centomila volte più sterminatore e feroce; quantitativamente, in rapporto al prelievo venatorio, è quella la vera ecatombe). Proprio per questo mi chiedo come abbia potuto concepire, questo governo, le nuove regole, molto più permissive delle precedenti, che sembrano fatte apposta per rendere ancora più sgradita e contestata la caccia, già ora considerata un’attività settaria. Un gioco di pochi esercitato sul territorio di tutti.
Cosa penserà chi, su una spiaggia o in un parco regionale, vedrà uomini armati in cerca di prede? Penserà che la lobby delle doppiette ha segnato un punto a proprio vantaggio. Penserà, con aggravata animosità, ciò che già oggi pensa vedendo entrare in un fondo privato i cacciatori, che in certi periodi dell’anno sono autorizzati a farlo (paradosso: una persona disarmata, in teoria, non potrebbe circolare con la stessa disinvoltura).
Penserà che in un territorio molto promiscuo e non troppo esteso come quello italiano la caccia non dovrebbe allargarsi, semmai autolimitarsi per farsi sopportare meglio. E qualificarsi, quando e dove può, per le sue facoltà naturalistiche: di controllo del territorio e monitoraggio degli ecosistemi. Non sembra questa l’intenzione di un governo già in fama di essere in ottima sintonia con la lobby delle armi (da caccia e da difesa privata). Renderà la caccia ancora più impopolare, e per un governo populista è un paradosso.
Per una volta concordo con Serra, penso che ben presto i cacciatori diventeranno loro stessi delle prede. Anch’io non sono pregiudizialmente contro la caccia ma qui si è davvero passato il segno, siamo di fronte a una proposta (non è ancora stata approvata) criminale. Vedremo cosa succederà quando conteremo le prime vittime umane di questa follia
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