Dopo il conto shock denunciato da una turista americana, il quotidiano britannico spedisce il suo corrispondente Tom Kington nella gelateria “incriminata”: dalla coppetta da 22 euro al caffè al tavolo, la guida anti-rincari per chi visita Roma

(di Giulia Marziali – repubblica.it) – Dopo il conto shock di 44 euro per due gelati dietro piazza Navona, il Times interroga il suo inviato nella capitale Tom Kington . La denuncia della turista Nicole Ann ha superato i confini della Città Eterna ed è approdata direttamente sulle pagine del giornale britannico.
La visita alla gelateria “incriminata”
Immortalato davanti alla gelateria del misfatto, dove la ragazza della Florida aveva pagato più di 40 euro per due coppette da tre gusti con l’aggiunta di macarons, cannolini e panna montata, anche per il corrispondente la spesa non si è rivelata meno salata. “Quando il Times è arrivato per indagare sulla presunta truffa – scrive il reporter – la giovane donna dietro il bancone era pronta. ‘Se lei è un giornalista, non posso parlare con lei e il direttore non è qui’, ha detto, offrendomi i pezzetti in cima al cono ma aggiungendo con cautela che erano ‘extra’, prima che le consegnassi i 22 euro”.
La guida britannica
Che la disavventura raccontata dalla ragazza della Florida sia stata o meno una “trappola per turisti”, Kington con gelato alla mano ha colto l’occasione per creare una guida “per garantire una vacanza romana senza stress e a costi contenuti”. Si parte proprio dalle dritte sulle gelaterie capitoline perché per non cadere in errore basterà cercare “i venditori che offrono una coppetta o un cono grande a non più di 5 €. Esistono, e la spruzzata di panna montata in cima dovrebbe essere sempre gratuita”.
Anche per un buon espresso è bene non scegliere il primo bar che si incontra per strada e, in ogni caso, conviene sempre ordinarlo “in piedi al bancone” perché, sottolinea il reporter, “sedersi e aspettare il servizio al tavolo insieme agli altri turisti raddoppierà il prezzo”. Ma sempre restando in tema, anche Tom Kington per poco non rischiava di essere truffato come quando aveva contestato “un prezzo del caffè più alto del solito in un bar che frequentavo vicino a Fontana di Trevi, dove il barista ha risposto: ‘Mi dispiace molto, pensavo fosse un turista’”.
La guida si spinge poi a ristoranti, taxi, parcheggiatori e venditori abusivi che orbitano in centro spiegando come le truffe per chi è in vacanza nella capitale non siano di certo una novità. L’inviato ricorda infatti il celebre film “Totòtruffa ‘62”, in cui Totò si era finto il proprietario di Fontana di Trevi per venderla a un turista.
LADRI
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Fontana de’ Trevi
E non è possibile spiegare la differenza in due righe.
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Ci facciamo riconoscere.
Già sono carissimi e poi imbrogliano, chi sul resto, chi sul prezzo maggiorato, questi sulle aggiunte proposte in modo ingannevole.
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ma almeno fanno gli scontrini oppure sono pure evasori?
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