
(di Marcello Veneziani) – La guerra porta male, soprattutto a chi la scatena. La guerra porta male non è una banalissima petizione di principio, ad alto valore morale ma a bassa incidenza reale, come dire che è un evento funesto, sparge vittime e dunque nuoce all’umanità. La guerra porta male non è nemmeno un mantra superstizioso, nel senso che porta iella, come vuole il nesso tra iattura e iettatura. La guerra porta male è oggi una precisa considerazione nata dall’osservazione della realtà e degli ultimi conflitti ancora aperti, a Est, in Medio Oriente, e un po’ ovunque. La novità non è assoluta perché ci sono molti precedenti storici che lo insegnano, ma è comunque un esito finora non valutato nei conflitti in corso: la guerra porta male soprattutto alle potenze, ai soggetti più forti che s’imbarcano nel conflitto. Prendete gli Stati Uniti e la Russia, e poi Israele e perfino l’Europa e vi accorgete di una cosa: indipendentemente se ciascuno avesse ragione o torto, se la loro guerra avesse motivazioni migliori rispetto ai paesi con cui sono entrati in conflitto, ma la situazione attuale è la seguente: la Russia di Putin ha avuto finora più danni che vantaggi dal conflitto in Ucraina, ha raccolto più vittime che territori, ha suscitato più inimicizie nel mondo e più conseguenze letali alla propria economia che riconoscimenti di ruolo e di status mondiale.
Non ho mai pensato che quella russa fosse un’aggressione immotivata e a freddo nei confronti dell’Ucraina, ho anzi da subito riconosciuto che c’erano torti e ragioni pregresse e non considerate, da parte dell’Ucraina e dell’Occidente, ferite storiche precedenti e serie minacce future che hanno spinto la Russia a invadere l’Ucraina. Però, indipendentemente dalle cause e dalle ragioni che hanno spinto Putin all’impresa, resta oggettivo che la Russia da questo conflitto ci sta solo perdendo, o quantomeno quel che guadagna non vale quel che perde, sacrifica o mette in gioco. Probabilmente Putin ha perso il kairos, il momento propizio in cui accettare la pace: fu subito dopo il ritorno di Trump alla Casa Bianca, quando era relativamente vincente in Ucraina e aveva una sponda occidentale a lui non ostile. Avrebbe potuto negoziare la pace in una condizione di forza; ma ha voluto spingersi ancora più avanti, ottenere di più e si è incartato. Ora la situazione è stata rimessa su un piano di parità o comunque di minore squilibrio in suo favore. E con un maggiore isolamento internazionale e una maggiore debolezza e dipendenza anche nei confronti della Cina.
Ma nello stesso impasse è Trump con la sua guerra all’Iran, che è stata obiettivamente un errore. Anche in questo caso lascio da parte le motivazioni addotte, reali o fittizie, o le ragioni inconfessate che ne stavano sotto, le pressioni e i ricatti subiti da Trump. Mi limito a considerare con assoluto realismo gli effetti. Non ha piegato l’Iran, non ha risolto la situazione in poco tempo, il favore fatto a Israele si è ritorto contro di lui, al punto che si profila l’ipotesi che Trump voglia scaricare sulla follia aggressiva di Netanyahu la responsabilità del conflitto o quantomeno del suo perdurare e allargarsi al Libano. Ma quella situazione lo sta logorando, indebolisce gli Usa, li espone sul piano internazionale, li isola anche dal resto dell’Occidente e mette in grave difficoltà interna l’Amministrazione Trump. Ha creato una crisi, soprattutto energetica, a livello internazionale.
Tutti gli atteggiamenti aggressivi, minacciosi, “imperialistici” di Trump che aveva vinto le elezioni proprio perché si mostrava al contrario propenso a non caricare sugli Stati Uniti ll compito di gendarme del mondo e interventista “umanitario” su tutti i fronti, stanno indebolendo la sua leadership e isolandola dal resto del mondo.
Anche Israele che appariva come “l’utilizzatore finale” di questo scenario di guerra in Medio Oriente, rischia di ritrovarsi ancora più isolato e odiato nel mondo per il suo bellicismo permanente, le sopraffazioni dei suoi coloni, le sue violazioni di ogni tregua e ogni negoziato, la pretesa di Netanyau di mantenere il potere e l’impunità internazionale mantenendo in tensione permanente tutta l’area circostante e di riflesso tutto il mondo. Insieme agli Usa rischiano di innescare e moltiplicare la minaccia di terrorismo islamico in Occidente.
E per finire anche l’Europa che si sta svenando per sostenere Zelenskij e per riarmarsi in funzione antirussa, leggendo con rovinoso masochismo il conflitto russo-ucraino come una guerra di Putin contro l’Unione Europea, si trova oggi in grande difficoltà, non riesce a uscire da questo pantano, e recita un ruolo grottesco e improprio, per un soggetto internazionale che vantava come suo primo, e forse unico merito, i suoi ottant’anni di pace interna, che rischiano di essere lacerati da questi scenari di guerra e da questa sconsiderata corsa alle armi. E la rottura russo-tedesca, unita al riarmo tedesco, è un segnale inquietante per l’Europa e per il mondo.
Quali sono, invece, le potenze che oggi hanno acquisito maggiore forza e credibilità internazionale? Proprio quelle che si sono tenute lontane dalla guerra, almeno finora. Nonostante il loro impianto di autocrazie se non dittature. A partire dalla Cina, che resta vigile, silente e sorniona con XiJinping, e si muove con saggezza; e anche verso Taiwan procede con i piedi di piombo. Ma pure la Turchia di Erdogan è oggi un grande fattore di equilibrio e di mediazione internazionale. E poi l’India e le altre potenze che si tengono lontane dalle zone calde del conflitto (anche se poi ai loro confini devono vedersela col Pakistan).
Quale lezione trarre da questo scenario? Per una volta possiamo dire che la realtà è migliore delle intenzioni dei suoi protagonisti; e ci porta a concludere che la guerra oggi porti male a chi la usa come strumento di dominio, affermazione di ruolo o risoluzione delle vertenze internazionali. I danni che procura superano i vantaggi, La guerra non conviene. E non sono solo i virtuosi, inascoltati, sermoni dei profeti disarmati, come il Papa, a dire che la guerra è male, ma è proprio l’osservazione realistica del mondo e dei rapporti di forze. Aggiungo che per una legge naturale di polarizzazione, accade sempre più spesso che il confliggente minore – non dirò nemmeno il Paese aggredito, diciamo il paese più piccolo – trovi alleanze e sostegni nel resto del mondo per bilanciare il conflitto; e non per ragioni umanitarie ma per lo stesso realismo geopolitico di prima. Accade in Ucraina, accade in Iran e forse in Libano, accade ovunque. C’è una tendenza multilaterale che scaturisce dai fatti e dagli assetti prima che dai disegni dei potenti della Terra. E un’ulteriore follia per gli States sarebbe imbarcarsi nell’impresa di occupare Cuba, dopo averla ridotta alla fame con le sanzioni e i boicottaggi, e non solo a causa di un regime fallimentare.
Insomma, per una volta, c’è una nota confortevole di fiducia che proviene dalla nuda realtà: alla fine chi usa la forza non vince, o vince male, se non addirittura alla lunga è perdente. E comunque paga costi esorbitanti per aver voluto risolvere i problemi a suon di bombe e cannoni. Più della guerra e del riarmo, conviene a tutti, anche alle potenze più forti, scegliere la via del negoziato e della pace. La guerra conviene solo all’industria bellica e ai suoi attori di scena. Non c’è bisogno di essere pacifisti o disfattisti per dirlo, basta essere realisti. Si vis pacem, para pacem. Siamo felici di concludere che a conti fatti, la pace conviene. Pace è bene, con l’accento sulla e.
POCKET COFFEE AND PUEBLO TRINCIATO
Buona parte delle cose piene di senno dovevi dirle 3 anni fa, non dopodomani, se volevi guadagnarti rispetto.
Sempre pronti a salire, fuori tempo massimo, sul carro punk delle gente che usa la testa e non le chiappe.
Il restante dell’articolo robaccia che potrebbe scrivere un facebook-er alla canna del gas in fatto di laik.
Ah Marcellino pane(raffermo) e vino(scadente)…ma almeno ci si può nutrire in malo modo fino all’indomani…molto meglio del markolino geopolitico che invoglia a una dieta kamikaze autodistruttiva.
"Mi piace"Piace a 1 persona
L’acqua calda di Veneziani con gargarismo per chiudere.
Dai…volemose bene. Con l’accento sulla e.
"Mi piace""Mi piace"
e,c, bbène.
"Mi piace""Mi piace"
Domando scusa per l’OT, ma non puoi sperare di cavartela così a buon mercato.
In questa nostra discussione precedente ho affermato che il Fatto Quotidiano usufruisce regolarmente del tax credit per la carta, portando come fonte a sostegno un articolo del Post.
La tua risposta è stata: “no. Il Fatto Quotidiano non usufruisce del tax credit per la carta (noto come credito di imposta sull’acquisto della carta)“.
Dato che personalmente sono un po’ malfidato, dunque poco incline a credere a chicchessia sulla parola (foss’anche quella del Padreterno), a quel punto ti ho chiesto la fonte di quanto affermi, in modo da poterla a mia volta valutare (il minimo, per un confronto che voglia dirsi civile), ma tu per tutta risposta ti sei limitato a ripetere la stessa identica frase, come se le tue affermazioni fossero esse stesse una fonte verificata e affidabile (per inciso, il tutto dopo aver svillaneggiato il Post, testata che peraltro abitualmente non leggo e della quale non m’importa assolutamente nulla; tuttavia: tu non eri quello che “si criticano le affermazioni e non chi le fa”? Immagino che valga solo per gli altri: ormai la doppia morale sta diventando la tua cifra distintiva).
Ad ulteriore conferma di quanto da me affermato in precedenza, qua c’è il pdf del decreto ministeriale del 2025 relativo all’assegnazione del credito d’imposta per l’acquisto della carta, completo di elenco dei beneficiari.
Come chiunque può verificare, tra di essi figura anche una certa “SOCIETA’ EDITORIALE IL FATTO S.P.A.” (pag. 11, in basso).
Essendo pubblico, ho anche visionato il bilancio della suddetta SEIF: trattandosi di un documento di sintesi, purtroppo non c’è il dettaglio di ogni singola voce; tuttavia, si può notare come entrambe le voci corrispondenti (sia nello Stato Patrimoniale che nel Conto Economico) presentino cifre compatibili.
Concludendo: anche se sarà una lunga attesa, aspetto sempre da parte tua uno straccio di fonte verificabile per quanto da te precedentemente affermato che sia in grado di smentire quanto ho riportato, così finalmente vediamo chi è l’ignorante.
Fai pure con calma: quando vuoi, io sono qua.
A latere: personalmente non me ne importa nulla di “portarti al mio livello per batterti con l’esperienza”, come dici tu, perché lo scopo del confronto civile non è quello di prevalere sull’interlocutore, ma è il confronto stesso.
Se mai riuscirai a portare le prove di quanto affermi, non mi sentirò certo “battuto”, tutt’altro: ammetterò la mia ignoranza a riguardo, ed essendo persona educata ti ringrazierò per averla colmata. Questo dovrebbe essere lo scopo di un confronto sano, ma forse stavi solo cercando una scusa per sottrartene.
"Mi piace""Mi piace"
E pensi che quel pdf certifichi che il Fatto ha ricevuto tali somme? Lo ha certo già il Fatto che erano in lista ma hanno rifiutato.
"Mi piace""Mi piace"
Il Fatto Quotidiano non ha usufruito del credito d’imposta o dei contributi diretti. La società editrice ha fatto richiesta formale per non precludersi possibilità legali, ma ha successivamente comunicato la rinuncia ufficiale a circa 750.000 euro di fondi statali. L’indipendenza da tali finanziamenti è da sempre sostenuta come linea identitaria e pubblicata sulla testata.I dettagli sulla mancata fruizione dei fondi si articolano come segue:Rinuncia formale: La società editrice aveva presentato domanda d’accesso ai contributi di 10 centesimi per copia stampata. Questa mossa, che ha sollevato critiche, serviva a cautelare l’azienda, ma l’amministratore delegato ha poi formalizzato a Palazzo Chigi la rinuncia definitiva all’importo spettante.La linea del giornale: Il quotidiano promuove la sua totale indipendenza dai fondi pubblici, sostenendo di essere finanziato unicamente dagli abbonamenti dei lettori.Le posizioni pubbliche: L’editore ribadisce costantemente questa scelta, come spiegato negli approfondimenti condivisi dal quotidiano e nei resoconti della testata.
"Mi piace""Mi piace"
Sei solo un testone, quello è il tuo livello.
"Mi piace""Mi piace"
Tu invece, sei sempre quello che “si attacca il ragionamento, non la persona”, vero?
Poche cose sono più patetiche di un ipocrita che rimprovera al prossimo i suoi stessi comportamenti.
"Mi piace""Mi piace"
Ma cosa stai dicendo? Mah
"Mi piace""Mi piace"
“Non esistono prove che Il Fatto Quotidiano (SEIF) abbia usufruito del credito d’imposta sugli investimenti pubblicitari o dei contributi diretti all’editoria; al contrario, le comunicazioni ufficiali della società editrice documentano la volontaria non richiesta e la successiva rinuncia a queste agevolazioni.Le evidenze documentali si articolano su più fronti:Rinuncia ai contributi diretti: Nel marzo 2026, la SEIF ha formalizzato la richiesta dei contributi statali straordinari (pari a circa 750.000 euro) previsti dal D.P.C.M. per la stampa dei giornali cartacei, al fine di non precludersi legalmente la possibilità. Tuttavia, nel mese di maggio dello stesso anno, la società ha comunicato a Palazzo Chigi la rinuncia formale ad accedere a tali fondi, portando a termine il piano per sostenersi esclusivamente con le risorse dei lettori.Credito d’imposta pubblicità: I crediti d’imposta per gli investimenti pubblicitari incrementali (previsti da diverse normative e gestiti dal Dipartimento per l’informazione e l’editoria) sono diretti agli inserzionisti e alle aziende che acquistano spazi pubblicitari, non alle testate che li vendono. Il quotidiano vende spazi pubblicitari, ma non risulta tra le aziende beneficiarie del credito d’imposta per le proprie campagne promozionali.Riscontri ufficiali: Periodicamente il Dipartimento per l’informazione e l’editoria pubblica gli elenchi dei beneficiari delle agevolazioni (come i contributi diretti e i crediti d’imposta per la carta e per la pubblicità). Il Fatto Quotidiano non compare nell’elenco dei fruitori di questi aiuti economici.La testata ha fatto della rinuncia al finanziamento pubblico un proprio principio fondante e un’argomentazione chiave della sua linea editoriale.”
"Mi piace""Mi piace"
E ti dirò di più, come asseriscono parecchie testate avvelenate ( che hanno capacità investigative assai migliori di quelle che possiamo avere io e te) l’unico finanziamento ricevuto dal Fatto è stato quello del Conte 2 del periodo Covid. Come del resto ti avevo già detto.
"Mi piace""Mi piace"
L’unica cosa che ho troverò non prova nulla:
”
Il decreto del Capo del Dipartimento per l’Informazione e l’Editoria, emanato il 9 luglio 2025, ha approvato l’elenco ufficiale dei soggetti cui è riconosciuto il credito d’imposta per le spese sostenute nel 2023 per l’acquisto della carta destinata alla stampa delle testate edite nel 2024. In tale decreto, pubblicato sul sito del Dipartimento e citato da fonti come la FNSI e il portale Fiscal Focus, Il Fatto Quotidiano figura tra i beneficiari ammissibili.”
Il fatto che figuri tra gli ammissibili non significa che ne abbiano usufruito tanto più che il Fatto ha scritto pubblicamente di aver rifiutato ogni tipo di aiuto statale.
"Mi piace""Mi piace"
Va bene, prendo atto del fatto che non sei in grado di portare uno straccio di fonte a sostegno di quanto da te sostenuto.
L’unica cosa che riesci a fare è continuare a ripetere (ormai siamo alla terza volta) quella dichiarazione che riguarda tutt’altro, ovvero il contributo straordinario una tantum di 10 centesimi a copia (circa ventimila copie giornaliere per 360 giorni: i conti tornano) che il FQ ha rifiutato (una cosa mai messa in discussione da nessuno, peraltro).
Evidentemente il concetto di fonte certa e verificabile (quale è un documento) ti è alquanto ostico.
Per non farci mancare nulla, ecco un’altra fonte: nel 2012 uno scoop di Libero riportò la notizia (mai smentita) che Giorgio Poidomani, l’allora amministratore delegato del FQ, avesse fatto domanda per il credito d’imposta sulla carta per un importo totale di 162mila euro.
Se, in aggiunta all’ineccepibile verifica tecnica suggerita dal libero pensatore qua sotto, non ti basta nemmeno questo, ti suggerisco di fidarti almeno delle ultime vestigia del tuo buonsenso, qualora esistessero ancora: scusa, ma secondo te, oggettivamente, un tipo puntiglioso e permaloso come Travaglio lascerebbe che quelli di Libero (e del Post) lo diffamassero così, gratuitamente, senza pretendere non già un sostanzioso (quanto doveroso) risarcimento, ma nemmeno una piccola rettifica? Suvvia!
In ogni caso ti devo ugualmente ringraziare, perché anche oggi ho imparato qualcosa che non conoscevo (anche se non sei certo stato tu ad insegnarmela): dato che quando svolgo delle ricerche non cerco conferme al mio pensiero, ma smentite, ho scoperto che il FQ non ha sempre usufruito di quella misura (che, per inciso, loro non considerano come “fondi diretti erogati dallo Stato”, bensì come “misure di compensazione fiscale o agevolazioni di settore indirette accessibili a tutte le imprese editrici”, cosa verissima, pertanto il fatto di usufruirne non è in contraddizione con lo slogan che campeggia sotto il titolo, almeno secondo loro, e questo è già più opinabile), come pensavo e come ho detto, ma è accaduto che in certi anni ne abbia usufruito ed in altri invece no, pertanto desidero rettificare il mio commento precedente sostituendo “regolarmente” con “saltuariamente”.
Cordialmente.
"Mi piace""Mi piace"
Ma su quella domanda lo ha anche confermato il FQ ma la fecero per motivi legali, te lo avevo alche incollato ma poi rifiutarono. Riguardo al credito d’imposta sulla carta stampatain qualsiasi modo, si tratta di agevolazioni fiscali per tutti che nulla hanno a che fare con i contributi statali. È come dire che se io affitto una casa con contratto temporaneo e scelgo l’agevolazione fiscale che non mi fa pagare il bollo e il 24% ma il 21% (cedolare secca) ho usufruito di “pantalone”. E questo sempre se il FQ ha usufruirò di quelle agevolazioni. Ma ovunque guardi di quelle agevolazioni in tutto internet non si trova traccia. Ti chiedi le fonti mandandomi in pdf dove si vede che il FQ poteva usufruire di quelle agevolazioni ma pure tu non riesci a dimostrarlo. Se in google fai la domanda avrai la risposta, a parte quelle senza prova di altri giornali incattiviti dei quali consciamo bene l’attendibilità.
Buona giornata anche a te!
"Mi piace""Mi piace"
Finanziamento pubblico dei giornali compreso il Fatto Quotidiano
Cosa c’è di ufficiale, cosa c’è di falso
Per chi vuole sapere e non si beve le “panzane” dei tanti “trombettieri” piccolo vademecum
Si vada sul sito
AIUTI INDIVIDUALI | RNA
Che è il sito ufficiale statale dove vengono collezionati i contributi forniti ed incassati da ogni singolo soggetto beneficiario.
Non è il sito di uno scappato di casa è quello dello Stato Italiano.
Potreste non entrare perché l’entrata è individuale: NON E’ APERTA AL MONDO.
Dovete accettare i cookie.
Nel menù Trasparenza scegliete Aiuti Individuali
Vi verrà chiesto il C.F. o la partita IVA dell’azienda di cui volete conoscere il curriculum economico di cui ha goduto cio che lo Stato ha solidamente erogato e di cui il beneficiario ha incassato, confidando nella difficile possibilità di verifica checché ne racconti ad uso e consumo propagandistico il contrario.
La partita IVA da inserire è
10460121006
corrispondente alla società SEIF amministratrice della filiera editoriale di cui fa parte Il Fatto Quotidiano.
In basso alla pagina premete Avvia Ricerca
In basso vi appariranno, voce per voce, con specifica, importo data and so on.
Consiglio di scaricare il file Excel o se siete pratici di come fare il csv che cumulano i dati così li potete esaminare con calma .
Nell’ultima colonna ci sono gli importi che il Fatto Quotidiano ha ricevuto dal 2017 al 2026 quelli che secondo tanti “abbocconi” non avrebbe ricevuto mai.
Non troverete esaminando i bilanci della stessa azienda NULLA che “ritorna” il pagamento all’indietro semplicemente perché FQ quei soldi li ha presi e mai “restituiti”.
La somma in dieci anni è
👉 € 6.625.987,97
Il che non è proprio zero zero carbonella
Ora posso comprendere l’atteggiamento fideistico da parte di “aficionados” ma questi sono dati dello Stato Italiano e conoscendo le partire IVA e CF di altre entità si ottengono le medesime informazioni per le altre aziende editoriali.
Sarebbe difficile sostenere che i finanziamenti valgono solo per “gli altri”
Poi ognuno è libero di “abboccare” alla lenza preferita.
Si può “scartavetrare” la rete web alla ricerca dell’ Arsenio / Jonny DIO pensiero perduti, così per non arrendersi al fatto che su questo argomento c’è una caterva di mezze notizie e falsità piene che hanno solo il ruolo di “distrarre” da problemi per loro natura “irresolubili” e cianciare di altro.
PS:
Forse è anche per questo che la raccolta firme per il Referendum per l’abrogazione del finanziamento pubblico dei giornali bloccato al 35% del risultato a 18 giorni dalla data di scadenza.
Un referendum spacciato per assoluto che qualora approvato e “vissuto” non toglierebbe una lira ai presunti “finanziati” ma solo forse a quei piccoli disgraziati che in alcuni casi ricevono solo qualche decina di migliaia di euro ad eccezione sempre per essere italiani di qualche azienda che si è introdotta furbescamente spacciandosi a stregua di ONG, Onlus, associazione parrocchiale, comune, ente benefico, club degli scout.
Ma è un discorso lungo che non si addice a chi alla terza riga se non ha trovato l’appiglio per replicare per la centomillesima volta il cliché d’ordinanza che vuole Meloni pescivendola, caciottara, Calenda, Renzi utili per vomitare su di loro il non sapere come e cosa fare per almeno garantire la sopravvivenza, Schlein indaffarata a difendersi dalle insidie interne, Conte ed M5S ad urlare al mondo che bisogno fare il programma e quindi le primarie per cui coerentemente facciamo subito le primarie, e il resto della compagnia cantante dimenticare che ogni giorno che passa la “pora gente” è sempre più povera, che il debito pubblico cresce esponenzialmente, che le nostre aziende “povere disgraziate” da tempo hanno scelto il “mantenimento esistenziale”, che l’amministrazione generale dello Stato sta degradando a livello tale che i pochi “resistenti” abbandoneranno la pugna per sopravvenuta morte biologica.
Ma alla faccia di guerre in corso e irresolubili, dei più di mille soldati russi che muoiono ogni giorno, delle migliaia di massacrati distribuiti tra Siria, Libano, Iran (In Palestina tutto risolto? Esiste ancora? frega a qualcuno?) l’importante è discutere dei cavilli con cui una ex (?) escort e suo compagno possano “adire causa legale” all’inventato e indiscusso miglior giornalista italiano.
Per fortuna che al di fuori di qui c’è gente che ancora si fa tante domande senza obbligatoriamente fabbricarsi la risposta di convenienza o comodo.
Ad Arsenio:
Non credo che sia capace di capire cosa delle pubblicità commerciali inserite nei giornali beneficiano gli inseritori e non gli editori.
Davvero pensa che il Corriere della Sera quando inserisce a tutta pagina il nuovo modello Toyota lo faccia gratis?
Non può spacciarlo per attività informativa e se lo fa pagare altro che gratis, pagandoci sopra le tasse che detrae dal bilancio.
E così anche il Fatto Quotidiano, Avvenire, il Manifesto e altri.
Altro è la pubblicità istituzionale espressamente prevista dalla legge “di finanziamento pubblico dei giornali”.
Quando lo Stato Italiano perora una campagna che invita a vaccinarsi contro l’influenza la dirama a TUTTI gli enti in grado di esporla.
Così come quella di Telethon.
Così come quella per combattere lo SLA.
Queste checché se ne pensi portano soldi ai “non finanziati” e tanti soldi e moltiplicati.
Compreso FQ.
Perché essendo lo Stato Italiano non in grado di produrre un video in proprio lo delega all’editore che ci carica oltre alle spese un cocente “rialzo”.
A Jonny Dio:
Ella è un provocatore furbo e scaltro,
Le dice bene che se la prende con chi ha l’orizzonte ad un centimetro dal naso.
Ma non si illuda : vale qui e al massimo si piazza ad un centimetro e un decimo dal naso.
Dovrebbe usare la sua presunta capacità non per sindacare la apoplettica differenza tra federazione e confederazione.
Provi ad andare a Gaza dove Emergency o AVAA>, o MSF, o Save the Children possono solo dire alle puerpere che il loro piccolo non camperà più di 5 giorni senza latte al massimo acqua impura riscaldata intrisa di essenza di camomilla per cui se lo tengano stretto fino alla fine per souvenir futuro tanto la spasmodica ricerca della “tetta” mano a mano scema.
Racconti a loro che è meglio non essere analfabeti funzionali
Provi ad andare a Mosca e alla versione russa delle madri di Plaza De Majo provi a convincerle che le mazzate che ricevono dalla polizia di Stato sono volte a convincerle che la Russia stia vincendo, che i soldi che non ricevono più per lo stipendio di guerra è per temporanea confusione presto risolta non è che i loro “cuccioli” non tornano più.
Non sia mai.
Che cosa gli racconterebbe?
Nel tempo che avete letto questo sproloquio gli israeliani dell’IDF hanno ucciso almeno altri due bambini libanesi e fatto morire partecipando al tiro al bersaglio 1 / 2 bambini palestinesi.
Per non rovinare la media.
"Mi piace""Mi piace"
Con permesso del Sig Freethinker e dell’amico Jonny:
“A Jonny Dio: Ella è un provocatore furbo e scaltro, Le dice bene che se la prende con chi ha l’orizzonte ad un centimetro dal naso.”
😂 Al di fuori del caso particolare…questa è bella e appropriata🙂anche se credo Il Jonny se la possa benissimo prendere anche con chi ha l’orizzonte a qualche centinaia di metri dal naso
"Mi piace"Piace a 1 persona
@ Freethinker: la ringrazio per l’interessamento e per i complimenti, ma non vedo per quale motivo dovrei fare le cose che mi suggerisce, delle quali non mi ritengo minimamente all’altezza (inoltre, elargire consigli al prossimo non rientra affatto tra le mie aspirazioni).
Di illusioni non me ne sono mai fatte, tuttavia rivendico con forza il diritto di servirmi delle suddette presunte capacità (molto presunte) al fine di intrattenermi nella maniera in cui più mi aggrada.
"Mi piace""Mi piace"