
(dagospia.com) – I conti non tornano, Bruxelles è incazzata e le Regioni sono sul piede di guerra. La trovata elettorale di Giorgia Meloni di sospendere per un anno il bollo auto, la “tassa più odiata”, si sta rivelando un gran pasticcio.
La misura è stata voluta e decisa dalla Statista della Sgarbatella in autonomia, o meglio con il suo “cerchio tragico”, senza chiedere l’approvazione da parte di Lega e Forza Italia, e soprattutto con la contrarietà di Giancarlo Giorgetti.
Una fuga in avanti in stile meloniano, per prendere in contropiede Matteo Salvini e Giancarlo Giorgetti, cercare disperatamente di frenare l’ascesa di Roberto Vannacci e per gettare fumo negli occhi agli italiani, che intanto da mesi pagano una tassa molto più cara del bollo, quello del caro-carburanti, che non si arresta.
Davanti alla trovata del “bollo di scambio” della premier, Giorgetti, il ministro “mani di forbici” che ha passato questi quattro anni a frenare le richieste dell’Armata Branca-Meloni in nome del rispetto dei conti, ha chinato il capo e obbedito alla Ducetta.
E si è ritrovato a dover trovare in quattro e quattr’otto le coperture per 2,3 miliardi dei 7,68 miliardi di gettito totale della “tassa più odiata” solo per il 2027. Tanto, secondo le prime stime, è quanto verrà a mancare alle Regioni dal mancato incasso del bollo su auto e motocicli previsti dal decreto.
E dove prendere il tesoretto per questo spot elettorale? Il governo ha tirato fuori la “furbata” del secolo: attingerà dai “risparmi” dei prestiti che il governo ha ottenuto con il Pnrr, il piano europeo nato per finanziare progetti e investimenti per incentivare la crescita economica dopo la crisi del Covid.
Una scelta che solleva più di un dubbio sulla fattibilità dell’operazione. Tanto che dalla Commissione europea hanno acceso subito un faro sulle coperture della misura spericolata varata dal governo due giorni fa.
Oggi Giorgetti, evidentemente stizzito, per non dire sull’orlo di una crisi di nervi, ha replicato a Bruxelles che quanto “risparmiato” dai progetti finanziati con il Pnrr “sono ormai soldi nazionali, non risorse europee. Sono risorse del bilancio dello Stato: il governo e soprattutto il Parlamento ne dispongono come meglio ritengono”. Tradotto: Bruxelles non si impicci.
Una lettura che appare bizzarra, al limite del paraculo. Anche perché molti progetti sono stati ridimensionati e modificati in corso, con un conseguente “risparmio”. Non si è operato in modo virtuoso, probabilmente non sono stati messi a terra tutti i progetti inizialmente previsti dal Pnrr. E’ così che si spiega il tesoretto avanzato?
Diversamente, in che modo, nelle pieghe dei progetti del Pnrr, tra ritardi, cancellazioni e rimodulazioni, il Tesoro è riuscito a “risparmiare” 2,3 miliardi di euro?
Lo scorso febbraio, Palazzo Chigi aveva previsto con un decreto che tutti i risparmi del Recovery per i progetti portati a termine sarebbero finiti alla Tesoreria generale. E il testo quantificava questi “risparmi” in 1,7 miliardi di euro. Molto meno di quanto serve per coprire il taglio del bollo auto solamente per il prossimo anno, ovvero 2,3 miliardi.
Perché questo è un altro, enorme, nodo della misura. Presentandosi inaspettatamente in conferenza stampa due giorni fa per intestarsi in pieno l’operazione, Giorgia Meloni ha parlato di “misura strutturale”.
Eppure, come è scritto nero su bianco sul decreto pubblicato in Gazzetta ieri, il taglio del bollo al momento sarà effettivo solo nel 2027. Altro che “strutturale”: si tratta di una mossa da piazzista nell’anno del voto. E poi? Campa cavallo!
Di certo la mossa a sorpresa sul bollo auto dimostra chiaramente che Giorgia sta rincorrendo Roberto Vannacci. Infatti il programma elettorale di Futuro Nazionale, presentato dal Generale lo scorso agosto, prevedeva proprio il taglio della tassa sul possesso dei veicoli.
E infatti, le truppe dell’ex parà della Folgore, hanno avuto gioco facile ad attaccare la premier su due aspetti: 1) la tempistica di una misura, che non è mai stata discussa nel centrodestra né prevista dal programma di coalizione del 2022; 2) la validità temporanea dello stop al balzello, mentre il programma di Futuro Nazionale prevede una cancellazione strutturale e definitiva della tassa automobilistica per tutti, senza limiti di potenza.
Siamo alla frutta, se la leader del principale partito italiano si ritrova a copiare il programma di un partito, Futuro Nazionale, che propone soluzioni fiscali impossibili da realizzare, a meno che non si vogliano mandare all’aria i conti del paese.


