Chi manipola le nostre vite nella rete?

(Marcello Veneziani) – Ma davvero le nostre vite sono manipolate dalla Rete e viviamo sotto il regime dell’infocrazia? Ma come, la gente non legge più i giornali e diserta anche i telegiornali, la rete è in balia degli utenti, in una forma anarchica e autarchica di autogestione di massa, l’informazione sembra ormai marginale in una società che risponde ad altri impulsi, poteri e suggestioni, e voi parlate di un regime fondato sull’informazione? La denuncia, rimbalzata velocemente in tutto il mondo, è stata rilanciata nel breve saggio Infocrazia (uscito in Italia da Einaudi) del solito Byung-Chul Han. Il filosofo tedesco-coreano è una star globale del pensiero o di quel che ne resta sul palcoscenico mondiale; sforna testi a getto continuo di critica del presente. 

Il suo atteggiamento verso il mondo d’oggi è critico, come dev’essere l’occhio di un pensatore; e anche un po’ conservatore, diffidente verso ogni novità e ogni nuova forma che assume oggi il potere, il sapere, la vita e la tecnologia. Ma quell’infodemia la scontiamo ogni giorno. Perché al di là dell’immagine di facciata che prima dicevamo, la realtà non è affatto refrattaria all’infosfera, anzi ne è tutta permeata. Tutto ciò che facciamo, diciamo, desideriamo, vediamo passa dai flussi informativi che ci giungono in modo virale, fluviale e subliminale dai canali a cui siamo attaccati ogni momento: gli smartphone e gli i-pad, i pc e la tv. E il nostro statuto di abitanti della rete, dei social, iperconnessi in permanenza, indica la nostra assoluta dipendenza dall’infocrazia. Anche quando ci sembra di navigare liberamente nella rete, di esprimere gusti e opinioni personali, di decidere noi cosa vedere, fare, comprare e cosa no, insomma anche quando abbiamo la parvenza di sovranità dello schermo, del telecomando, del mouse e della tastiera, ne siamo in realtà succubi totali. La società, l’economia, la politica, i consumi, le relazioni umane sono totalmente soggetti all’infocrazia. Ma chi comanda, chi sono gli infocrati o gli infamocrati? Ci sono sicuramente i giganti della rete, i loro padroni, gli oligarchi che decidono canoni, campagne e linguaggi. Ma alla fine, quel potere resta impersonale e anonimo; è una reazione a catena, un reticolo di riflessi condizionati, insomma un ingranaggio, un sistema. Heidegger e Severino direbbero che è la tecnica, di cui l’uomo è cursore e funzionario ma non più sovrano. 

Nelle essenziali pagine del suo libretto, Byung-Chul Han descrive un’impeccabile teoria e una carente fenomenologia dell’infopotere. L’impeccabile teoria è l’aggiornamento o l’applicazione al nostro oggi di una lettura critica che da Nietzsche alla Scuola di Francoforte, da Habermas a Foucault, da Neil Postman di Divertirsi da morire fino alla sociologia di massa dagli anni cinquanta in poi, era stata già denunciata. Ma il filosofo coreano l’applica alla rete e all’universo digitale in via d’espansione e annuncia l’avvento di un nuovo nichilismo. Il bersaglio finale di questo attacco è la verità. La cancellazione della verità, la sua sostituzione con la menzogna, la subordinazione al potere e al mercato, la perdita del confine tra il vero e il falso. Ma non più le verità di principio, a partire da Dio, bensì le verità di fatto, la realtà. E la filosofia non si preoccupa più del suo compito primario e semplice: dire la verità. 

Ma quando passa alla fenomenologia, cioè alla descrizione dei fenomeni derivati, il filosofo tedesco-coreano si adatta al Canone su cui regge l’Infocrazia, si piega al conformismo dell’infocrazia che denuncia. Per indicare il suo modello di distorsione della verità cita solo il solito Hitler e tra i viventi il solito Trump e ritrova i missionari dell’infocrazia tra gli spacciatori di fake news. Ora, ridurre a Hitler l’unico esempio storico di manipolazione della verità, significa cancellare secoli di distorsione della verità da parte del potere e decenni di abusi dopo il crollo del nazismo; e significa rimuovere quella che non a caso si chiamava Disinformatia d’origine sovietica, comunista che fu la più gigantesca e duratura industria del falso fabbricato dal più efferato e duraturo regime totalitario di cui sono ancora operative alcune tracce. E indicare come esempio d’infocrazia la rete degli spacciatori e fruitori di fake news o arrivare al massimo alla figura di Trump, significa fermarsi al livello più basso e più superficiale di manipolazione e distorsione.

Non sarebbe così invasivo, pervasivo, onnipresente l’infocrazia se fosse affidata solo alla gente che maneggia i fatti e ignora la distinzione tra il vero e il presunto, i si dice e il falso. E avremmo risolto il problema se la fonte principale di infocrazia fosse Donald Trump, che ormai da anni è fuori dalla Casa Bianca e dal potere, e fu fatto fuori proprio da quel livello più alto di infocrazia. 

Il fatto che ne parliamo oggi nell’era Biden, nell’era della pandemia, della guerra in Ucraina e della capillare manipolazione della realtà di ogni giorno, dimostra che c’è un livello più alto e inaffondabile di potere che va ben oltre le distorsioni populiste. E’ un livello a cui si giunge da una filiera di poteri opachi e tentacolari, che passano dall’informazione prefabbricata ai servizi segreti e gli apparati militari, dal retrobottega delle multinazionali al deep state delle superpotenze. L’infocrazia si accompagna poi a un’ideologia correttiva della realtà, della natura, della storia e quindi della verità. Magari il problema fosse Trump o l’anonimo leone da tastiera…

(panorama n.6) 

11 replies

  1. “E la filosofia non si preoccupa più del suo compito primario e semplice: dire la verità.”
    Ma da quando?
    Forse ti confondi con la tua mamma e il tuo papà che ti dicevano la verità.

    Beh si forse hai ragione.
    Meglio tornare alla pre infocrazia che piaceva a te.

    Quando il sole girava attorno alla terra,
    E La masturbazione faceva diventare ciechi.

    Veneziani,allontanati dalla tastiera e posa il fiasco…leone.

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    • Oddio, Carl, non ti facevo così bana…ne… Ma tu pensi veramente che il geocentrismo fosse considerato alla lettera e non simbolicamente e metaforicamente? Se mi dici “sono un leone” cosa dovrei aspettarmi, di vederti girare a quattro zampe, ruggendo e se non lo fai (perché non lo fai: vero?), accusarti di oscurantismo? Ci voleva proprio Galelao Galelai… Galelio Galolai… Gal… Newton, per far chiarezza e spiagare a pessimi teologi che gli hanno dato credito, come stanno veramente le cose.

      Ma poi, filo sophia che vorrebbe dire: amore per la menzogna?

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  2. @ gatto
    “Ma tu pensi veramente che il geocentrismo fosse considerato alla lettera e non simbolicamente e metaforicamente? “

    Dalla gente comune del tempo ovviamente si.
    Come la gente comune di oggi si affida alla infocrazia. Ovvio che la stragrande maggioranza degli utenti di questo blog è alternativa al pensiero unico.(infocrazia)

    Ma penso,non sono sicuro nonostante i miei studi, che la filosofia sia la ricerca della verità e non dire la verità. Ma posso sbagliarmi…😂😂

    Poi ovviamente ci sono studiosi a cavallo del 900 che si sono convertiti al Islam che dicono ovviamente la Verità e di questo …e qualcuno non ha dubbi😂😂😂

    Scusami ma devo dedicarmi a gufare il Milan stasera. Perdonami delle mie bassezze
    😂😂😂

    Buonaserata

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    • Ahhahahaha
      GRAnde Carlgen
      Il tuo amico gatto ha proprio un gusto sadomaso a fare la figura del collion3.
      Gli piace tantissimo,non può resistere
      Ahahahahhaahjaah

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    • Avevo deciso di non replicare, ma Rimorchio è come l’euchessina: stimola!

      “Dalla gente comune del tempo ovviamente si.”: ah, quella stessa gente comune che oggi crede alla scienz-ah di cui non capisce un accidente, quella intendevi? Quindi, cosa sarebbe cambiato da allora?

      “Ma penso, non sono sicuro nonostante i miei studi, che la filosofia sia la ricerca della verità e non dire la verità.”: mi sembra scontato che per dire la verità bisogna non solo ricercarla (quella della ricerca per la ricerca, termine tanto in voga da quando si sa che la Terra le girano intorno al sole, è una scemenza tipicamente moderna appannaggio dei soggetti come il Rimorchio…Poveraccio; ma non ti fa un po’ pena?), ma conoscerla: meglio: ri-conoscerla, altrimenti ci si fa le seghine a mo’ degli accademici. E dopo che si fa? Si inizia a mentire?

      “…E poi, quando la si abbia veramente compresa, non ci si può fermare a questo punto, così come quando vengono assimilate certe verità non si può più perderle di vista né rifiutare di accettarne tutte le conseguenze; esistono degli obblighi inerenti a ogni vera conoscenza, in confronto ai quali tutti gli «impegni» esteriori appaiono vani e ridicoli; tali obblighi, proprio perché puramente interiori, sono gli unici che non si possono eludere…”: du iù comprì?

      Ecco, sì, ti sbagli di grosso! 😂😂😂

      Gufa il Milan e lascia stare il Veneziani: ad onta sia ben lontano da certe verità, non è ancora robba per te, ché ha detto benissimo, altroché: la filosofia è (anche e soprattutto) dire la verità, cosa che dubito fortemente, mamma e papà tuoi abbiano fatto, quando eri piccino, visto i risultati. 😂😂😂

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      • La chiarezza del tuo scritto è effettivamente illuminante.

        Devo ammettere che hai ragione tu.

        Seguirò il tuo consiglio.

        Buonanotte

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      • Ahahahahaha sei un signore Carlgen.
        Questo Gatto qui è completamente tarato.
        È suonato come una campana…
        O meglio,
        Probabilmente lo usano nel suo paese come batacchio della campana della chiesa,
        Deve essere così contento! Ahahahha
        Ahhahahhahaha
        Non avrei mai pensato di divertirmi così tanto.
        Veramente un caso umano da studiare in tutte le università.
        Ode a Iddio per avermelo fatto trovare per casualità in questo blog.
        Peccato che non sono scrittore,altrimenti potevo scrivere un romanzo comico da premio Nobel.
        La bellezza di tutto ciò è la convinzione e l’autostima di cui gode per se stesso,lo rende senza vergogna ed è veramente uno spasso.
        Ahahahaahah
        Grazie Dio
        Aahahahahha

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