BerlusTok

(Massimo Gramellini – corriere.it) – La notizia non è che Berlusconi ha collezionato cinque milioni di «mi piace» sul social dei ragazzini: tutto si può dire di quel satanasso, tranne che non sappia comunicare. La notizia è che, nel commentare il suo exploit su TikTok, Berlusconi ha detto una bugia… Oddio, a rigor di logica non è una notizia neanche che Berlusconi racconti le bugie, ma questa è troppo grossa persino per lui. Soprattutto per lui: ha infatti affermato che quei cinque milioni di «mi piace» lo gratificano solo se si trasformeranno in altrettanti voti alle prossime elezioni. Ora, può darsi che a 86 anni Berlusconi stia finalmente venendo a patti con il suo ego, ma ci riesce difficile credere a una versione così distaccata di sé stesso. Perché se c’è un essere umano che è sempre stato ossessionato dal desiderio di piacere, quello è Berlusconi. Enzo Biagi diceva che se avesse avuto le tette avrebbe fatto anche l’annunciatrice, ma la fonte più autorevole sul suo narcisismo resta il Cavaliere medesimo. Anni fa, alla domanda su quale fosse stato il momento pubblico più intenso della sua vita, rispose: «Quella volta che, all’uscita dallo stadio dopo una vittoria, un tifoso milanista si avvicinò al finestrino della mia auto e mi urlò: Silvio, sei una bella f…»

Considerato il tipo, l’aneddoto potrebbe essere inventato, ma la dice lunga sulla sua autentica vocazione: collezionista seriale di «mi piace». Lui era già su TikTok molto prima che TikTok ci fosse. E non mi stupirei se gli sopravvivesse.

2 replies

  1. OT
    PROBLEMI DI FACEBOOK

    Sta crescendo su Facebook lo scontento verso una gestione autoritaria, che, invece di essere attrattiva per i blogger, è sempre più spesso punitiva e incomprensibile e non rispetta i principi di democrazia della nostra Costituzione, che, nell’articolo 21, riconoscono e tutelano la libertà di espressione in tutte le sue forme e dunque anche attraverso strumenti informatici, facendone uno dei fondamentali diritti del cittadino.
    Al primo posto del nostro giudizio negativo dobbiamo mettere le sospensioni o le censure che Facebook applica senza una motivazione sostenibile, che non hanno niente a che fare con le regole del blog ma che sembrano creare delle liste nere di persone da penalizzare senza loro colpa, per motivi politici o perché hanno un forte seguito e agiscono dunque come influencer, il che può riguardare anche una normale diffusione culturale o filosofica, la musica, per esempio, o la letteratura.
    Da un po’ di tempo chi ha molti follower viene oscurato in modo da fargli perdere il suo pubblico. La cosa è tanto evidente che si susseguono le lamentele di un numero crescente di persone che si sentono bloccate senza motivo, come se il fatto di diffondere musica, o letteratura, poesia o opinioni, oltre un certo limite di seguaci, fosse malvisto dal sistema che odia il successo sociale e lo blocca.
    Le motivazioni delle sospensioni o delle censure sono quasi sempre irricevibili e demenziali.
    Io sono stata sospesa 13 volte in un anno, e 3 per un mese, l’ultima volta per aver citato un brano del Vangelo e l’ultima volta (29 giorni) per aver scritto la frase: “Gli Italiani sono un popolo di delusi cronici”.
    Di contro, Facebook non interviene affatto contro i molestatori del sistema stesso che persistono indisturbati.
    Cito, per es., quelli che offrono una app per conoscere chi guarda la propria pagina Facebook ma in realtà vogliono entrare nel loro sistema informatico per rubarne i dati.
    Un secondo caso è la truffa della signora anziana e malata che intende lasciare il suo patrimonio a chi le scrive ma in realtà poi cercherà di estorcergli denaro.
    Un terzo caso è un blogger che ti chiede un’amicizia affettiva e si presenta sistematicamente con un nome anglosassone, un bel viso, un cane o una bambina. Parte con dei complimenti, dice di essere vedovo o separato con due figli, secondo un copione fisso, e cerca di abbindolare qualche donna per chiedergli poi dei soldi per presunte malattie gravissime o viaggi per poterla conoscere.
    Un altro caso, infine, è quello di donne con nomi sistematicamente stranieri e inverosimili che offrono prestiti da usura.
    Fino a poco tempo fa c’erano anche finte escort che si proponevano agli uomini presentandosi con foto pornografiche.
    C’è infine, dentro Messenger, l’infiltrazione di un link infetto che appare nei messaggi abusivamente senza che il blogger ne sappia niente ma che risulta mandato da lui.
    Le escort da un po’ sono sparite, ma gli altri esemplari di blogger molesti persistono senza che Facebook faccia nulla per contrastarli.
    E forse sarebbe meglio che si occupasse di questo invece che oscurare, censurare o sospendere persone perbene che hanno l’unico torto di esprimere le loro idee.
    Scrivo questo nella speranza che i media o la magistratura se ne occupino, visto che il panorama mediatico italiano è parecchio degradato e i social rimangono come l’ultimo presidio della libertà di pensiero e di informazione.

    Viviana Vivarelli

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