Tomaso Montanari: quel buonismo che piace tanto alla sinistra

(Stefano Rossi) – Stimo il  Prof. Tomaso Montanari come storico, come critico d’arte e perché, da qualche tempo, nonostante sia di sinistra, ha più volte elogiato il MoVimento e dichiarato di averlo votato. Continuerò sempre a leggerlo.

Ma come tutti quelli di sinistra si ostina a perseguire una politica sull’immigrazione del tutto priva di pregio e, forse per questo, ha pensato bene di accostare il suo ragionamento niente meno che a William Shakespeare e di Thomas More.

Il Prof. Montanari scrive che a questa destra di Meloni e Macron si deve opporre Tommaso Moro che scrisse Utopia e William Shakespeare che avrebbe scritto  “Sir Thomas More”.

Sulla prima opera, ci può credere solo lui che Tommaso Moro contasse sull’esistenza di un luogo utopico dove tutti vivevano felici e contenti. Non ci credeva nemmeno l’autore visto il titolo dell’opera: Libellus vere aureus, nec minus salutaris quam festivus de optimo rei publicae statu, deque nova insula Utopia. Un’isola, appunto, che non esisteva. Un po’ come credere che Bennato confidi nell’esistenza dell’Isola che non c’è!

Utopia, dal greco al latino, può significare “non luogo”, e questo dice tutto.

Tommaso Moro immaginava un luogo dove vi fosse giustizia e tolleranza verso tutti, in particolar modo, quella religiosa. E ci perse la testa per questo.

Ma il nesso, con il travaso antropologico che aspira fortemente la sinistra, con l’opera dell’inglese avvocato non ci è dato sapere.

Poi l’opera “Sir Thomas More”, scritto a più mani probabilmente anche da William Shakespeare.

Il Professore ricorda il passo saliente che lo avrebbe colpito: “Immaginate di vedere gli stranieri disgraziati: coi bambini sulle spalle, i loro miseri bagagli, arrancare verso i porti e le coste per imbarcarsi. E voi assisi in trono, padroni ora dei vostri desideri. L’autorità soffocata dalle vostre risse: voi, agghindati delle vostre opinioni, che avrete ottenuto? Ve lo dico io: avrete insegnato a far prevalere l’insolenza e il pugno forte, e come si annienta l’ordine. Ma secondo questo schema nessuno di voi arriverà alla vecchiaia: ché altri furfanti, in balìa delle loro fantasie, con quello stesso pugno, con le stesse ragioni, e lo stesso diritto, come squali vi attaccheranno…”.

L’ho scritto tante volte. Il fenomeno dell’immigrazione sarà una tragedia, una emergenza che stravolgerà tutto in questo Paese e in tutta Europa. È solo l’inizio. Ma non si può ragionare per barricate: se sono di sinistra mi trovo a favore, se sono di destra sono contro.

Ma che diavolo c’entra William Shakespeare con l’immigrazione clandestina che sta interessando tutta Europa?

L’opera teatrale, che non vide mai luce, scritta nel XVII secolo, evoca i fatti dell’Evil May Day (1517), la rivolta xenofoba contro i potenti banchieri e mercanti Lombardi a Londra.

Quei fatti vengono evocati dall’autore, forse William Shakespeare,  quasi un secolo dopo, prendendo spunto dagli ugonotti francesi che si riversarono in Inghilterra e non il fenomeno dell’immigrazione economica come falsamente scritto nei siti di alcuni sindacati e di persone che per forza devono fare una relazione con il nostro tempo.

Erano protestanti che scappavano da un Paese, per lo più cattolico, e si rifugiarono in un altro che, da cattolico, era diventato anglicano per volere di un pazzo re che tagliava le teste delle mogli come fossero arance e pretendeva che il pontefice annullasse il suo matrimonio a tutti i costi.

In quegli anni, in Europa, scoppiavano guerre feroci a sfondo religioso: cattolici, protestanti, anglicani, luterani e luterani contro altri luterani, calvinisti, anabattisti, valdesi e sicuro che ne dimentico altri; con guerre, massacri, roghi, trattati di pace, Guerra dei Trent’anni, e tanto, tanto altro.

È chiaro che un uomo di cultura come Shakespeare scrivesse insieme ad altri un’operetta per mettere un po’ di luce in quel mare di follia.

E, infatti, non fu mai rappresentata e mai ebbe risonanza pubblica.

Shakespeare, immagina Tommaso Moro che irrompe nella scena e fa quel mirabile discorso basato sulla fratellanza, inclusione, tolleranza verso tutti gli stranieri che, come principio, mi trova perfettamente d’accordo.

Tomaso Montanari, poi, esorta coloro che non la pensano come lui a curare l’anima.

Ecco dove porta l’intolleranza: accusare chi la pensa diversamente.

Quindi, non lui, casto e puro, ma io che non la penso come lui sull’immigrazione devo curarmi l’anima.

A proposito di intolleranza.

Sir Thomas More, santo per la chiesa cattolica, quando era cancelliere del re, contribuì a mandare al rogo diversi accusati di eresia così come furono provati i maltrattamenti di alcuni prigionieri. Due ristretti a casa sua.

Il suo More, tollerante religioso, è notorio agli storici, divenne un persecutore dei cattolici riformatori che stavano incendiando l’Europa centrale. Ma fa niente, Lei continui a pensare all’utopica idea che siamo tutti uguali, tutti fratelli, tutti con diritto di andare dove si vuole; che vengano anche venti milioni di immigrati dall’Africa.

Per curare l’anima però, egregio Professore, seguiamo l’esempio degli inglesi.

Il 6 luglio, giorno del taglio della testa di sir Thomas More, viene ricordato dalla Chiesa anglicana Tommaso Moro e non da quella Cattolica, che lo festeggia invece il 22 giugno, giorno dell’esecuzione del vescovo John Fisher.

Se lo immagina la Chiesa cattolica festeggiare San Savonarola?

Eppure, gli inglesi hanno trovato il modo di ricordarlo proprio nel giorno della sua esecuzione!

Da sinistra, non mancate mai di tirare la giacchetta del Papa quando si tratta di giustificare l’ immigrazione africana.  Quasi tutti atei che non sanno cosa fare dentro una chiesa, ma fa niente.

E dimenticate per l’occasione l’aborto, il divorzio, l’omosessualità, l’eutanasia, la pillola abortiva, le adozioni delle coppie gay, i preservativi anche come prevenzione alle MST, insomma, tutti i diritti pacificamente tutelati in tutti i Paesi civili e che la sinistra difende con forza ma che il Vaticano continua a rinnegare.

Però sono gli altri a dover curare l’anima.

Ma chi è veramente intollerante?

1 reply

  1. “I have been taught to reason by the heart,
    But heart, like head, leads helplessly;
    I have been taugfht to reason by the pulse,
    And, when il quickens, alter the action’s pace
    …………………………………………………………………………..
    I have heard many years of tellings,
    And many years should see some change.

    The ball I threw while playng in the park
    Has not yet reached the ground.”

    "Mi piace"