I programmi sono pieni di luoghi comuni e dimostrano l’incapacità di prendere posizione di fronte ai fatti reali della vita

(di Ernesto Galli della Loggia – corriere.it) – Giuro che non ho davvero nulla contro Silvia Salis, la gentile signora che oggi è sindaca di Genova dopo essere stata una celebre atleta del lancio del martello. Confesso che tuttavia sarei a dir poco perplesso se in occasione del prossimo appuntamento elettorale, Salis, eventuale vincitrice alla testa del «campo largo», dovesse diventare presidente del Consiglio del governo italiano. Per una ragione assai semplice.
E cioè che per me — come sospetto per altri milioni di miei concittadini — la nuova premier sarebbe in sostanza, politicamente parlando, una perfetta sconosciuta. Poco meno di quanto lo sia stato nel giugno del 2018 Giuseppe Conte — ricordate? — assurto alla guida del Paese realmente dal nulla, giacché prima della sua designazione nessuno sapeva chi fosse, nessuno lo aveva mai sentito nominare. In Europa un caso davvero unico.
È vero però che oggi, invece, la potenziale ascesa di Silvia Salis ai fastigi del potere non ci coglierebbe altrettanto impreparati, facendo essa seguito, come abbiamo letto sui giornali, alla sponsorizzazione di un autorevole uomo politico come l’onorevole Dario Franceschini. Il quale qualche giorno fa, a proposito, del «campo largo» e delle sue eventuali appendici, ha dichiarato: «Va costruita un’aggregazione» — e ha aggiunto perentoriamente: «Salis si metta a disposizione di questo progetto… la sua figura rafforzerebbe il progetto e darebbe alla coalizione la possibilità di battere la destra».
Come e perché la sindaca di Genova sarebbe capace di tanto Franceschini non ha voluto rivelarlo. Anche se si è detto sicuro che «Tutti — ha detto proprio così: tutti — riconoscono a Salis le capacità necessarie per fare questo lavoro. Poi — ha concluso — cosa succederà in futuro si vedrà, ma intanto si salva l’Italia»: ciò che, bisogna riconoscere, non sarebbe cosa da poco.
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Ora io non saprei proprio dire né che probabilità abbia la sindaca Salis di essere incaricata di così vasta impresa né tanto meno se davvero riuscirebbe a portarla a temine con successo. Quello che invece so è che il solo fatto che Franceschini abbia fatto la proposta che ha fatto segna comunque un’ulteriore tappa nella degenerazione partitocratica italiana e nel disfacimento della nostra vita politica. Due patologie alla cui diffusione mi sembra che da tempo proprio la sinistra abbia deciso di dedicare le sue migliori energie.
Mi dispiace apparire brutale, ma talvolta non c’è altro modo di esprimere il proprio stupore e anche qualcosa d’altro. E dunque: ma perché Salis? Che cosa c’entra? Che cosa ha mai pensato di suo Silvia Salis, che cosa le è mai capitato di dire che avesse un peso, un’originalità? Che cosa ha mai fatto Silvia Salis nella sua brevissima vita di sindaca che lasciasse qualche segno tale da essere candidata niente di meno che a guidare l’Italia e a salvarla?
«La mia idea politica è l’unione del campo progressista» è la sua ultima dichiarazione riportata su Internet: pensa tu che idea! Internet che così ne traccia il profilo, originalissimo: «Le sue idee politiche si fondano su giustizia sociale, centralità del lavoro, maggiore sicurezza urbana e contrasto all’evasione fiscale». Caspita! Mi chiedo quali partiti alle prossime elezioni non avranno esattamente i medesimi punti a fondamento dei rispettivi programmi.
Il disfacimento della vita politica italiana di cui parlavo prima vuol dire per l’appunto questo: il pensiero di quasi tutti i suoi rappresentanti ridotto a una pappa di parole sempre eguali, a una minestrina di luoghi comuni intercambiabili, l’assenza di ogni proposito forte, di ogni originalità. Vuol dire questa incapacità di prendere davvero partito su qualunque questione, il formulario al posto del pensiero, la banalità al posto della varietà della vita. Tale è il volto con cui oggi la politica – ma non solo quella dei politici di professione: anche tutto quello che gravita intorno ad essa, inclusa ahimè gran parte della comunicazione giornalistica — si presenta quotidianamente agli italiani. Possibile che nessuno di coloro che potrebbe fare qualcosa si renda conto che il nostro attuale sistema politico cammina ormai sull’orlo di un abisso, anche se è solo l’abisso del nulla, del puro disfacimento e basta?
Infine la proposta di Franceschini riguardante Silvia Salis mostra a che punto è arrivata in Italia l’autoreferenzialità e insieme lo strapotere del sistema dei partiti. È la certificazione che da noi, ormai, chiunque purché nelle grazie di un partito può essere proposto per qualunque cosa, nominato a qualunque carica, designato non importa a quale compito indipendentemente da ogni sua qualità, competenza e capacità. A un dipresso come il famoso cavallo di Caligola. Senza possibilità che nulla mai appaia destinato a cambiare.
Fino al punto che anche scrivere righe come queste che state leggendo sembra ormai al loro stesso autore come un esercizio pressoché inutile.