Lo scontro si può sempre schivare, persino quando si deve reagire a un sopruso. I vincitori del 2° conflitto mondiale affidarono alle Nazioni Unite strumenti per evitare il ricorso alle armi

Guerra necessaria mito occidentale

(estr. di Fabio Mini – ilfattoquotidiano.it) – […] A volte nella geopolitica, come in altri campi, ci sono cose che non si spiegano mentre avvengono e spesso anche dopo. Le guerre appartengono alla categoria delle cose che non si spiegano mai.

[…] Prima che scoppino non si percepiscono o si rifiutano i segnali di preavviso, mentre si combattono la propaganda e la logica della guerra prevalgono sulla realtà e dopo prevale chi ha vinto o ha la propaganda migliore nello spaccio di prodotto narcotizzante che glorifichi il vincitore e demonizzi lo sconfitto. Spesso, nelle guerre non vince nessuno o perdono tutti e allora alla storia si lasciano versioni diverse che invece di spiegare aumentano e prolungano all’infinito gli interrogativi. La domanda principale è sempre la stessa: perché? Anche la frustrazione è sempre la stessa: si poteva evitare? Purtroppo nella maggior parte dei casi la frustrazione non è retorica: Sì, si poteva evitare. A prescindere dalle giustificazioni o dai pretesti, la guerra si può sempre evitare persino quando si deve reagire a un sopruso. La Carta delle Nazioni Unite, redatta dai vincitori della Seconda guerra mondiale, dopo che si erano spartiti il bottino e le spoglie della guerra, indicava molte vie per evitare i conflitti. Eppure tutte le guerre successive sono avvenute perché si dovevano combattere le guerre, le ideologie, i tentativi di sopraffazione e persino quelli di concorrenza sleale. Ogni guerra è stata ritenuta necessaria, obbligata, inevitabile, doverosa. E non c’è dovere più impellente di ciò che si vuole fare. Ogni guerra parte dalla volontà di farla. Se vuoi fare qualcosa la pianifichi, la prepari, crei o inventi i presupposti, i pretesti. Oggi siamo in questo campo di volontà: L’Europa, la Nato, gli Stati Uniti, Israele vogliono fare la guerra e la stanno preparando sapendo contro chi e sapendo anche quali sono i rischi. Ma il campo del volere include anche ciò che non si conosce e allora non esistono piani e preparazioni, né si prevedono rischi e risultati. In questo caso si vogliono fare “esperimenti”. Si parte da una teoria e si vede se è corretta, oppure si fa qualcosa e da qualsiasi risultato si ricava una teoria. Dalla fine della Guerra Fredda le guerre sono nate dal do something, “facciamo qualcosa” e vediamo l’effetto che fa. La maggior parte delle guerre sono state combattute come parti integranti o conseguenze di esperimenti. Tutti falliti. La Prima guerra mondiale ha sperimentato la forza degli imperi e gli imperi sono crollati. Nel primo dopoguerra si sono sperimentate le espansioni e le spartizioni coloniali. Fallite. La Seconda guerra mondiale ha voluto sperimentare la Teoria dello spazio vitale. Fallita.

In Corea si volle sperimentare il contenimento dell’espansione comunista che non c’era.

Risultato: Corea divisa e metà lasciata al comunismo. Il Maoismo si consolida e si esporta. In Vietnam si volle sperimentare la Teoria del domino con l’idea che la caduta di un paese comunista avrebbe trascinato con sé i vicini. Fallita.

In Iraq si volle sperimentare il nation building imposto dall’esterno. Fallita. In Afghanistan, si sperimentò il cambio di regime e l’occidentalizzazione con la guerra. Fallita, dopo venti anni di occupazione militare.

[…] In Ucraina nel 2014 gli americani hanno tentato l’esperimento del cambio di regime dall’interno.

È stato ottenuto, ma non può essere considerato un successo l’instaurazione di un regime nazista e russofobo che ha prodotto una guerra civile di repressione durata otto anni, fallita, e provocato altri quattro di guerra russa per un esperimento di restaurazione. Non ancora concluso.

In Iran si è sperimentata la deterrenza col solo impiego dei mezzi militari. Qualunque sia l’esito del conflitto in corso la forza smisurata degli Stati Uniti e Israele non ha dissuaso l’Iran dal colpire gli americani, le loro basi e i loro amici. L’esperimento è fallito.

Più in generale si può notare che è destinato al fallimento qualsiasi tentativo di controllare con la forza processi storici complessi senza saper valutare le proprie capacità e le conseguenze.

Questo non vale solo per le guerre. Vale per tutte le forzature politiche, sociali ed economiche che si appoggiano a esperimenti di supremazia.

[…] Sono falliti gli esperimenti delle deportazioni di massa e degli spostamenti di popolazioni che avrebbero dovuto delineare confini più sicuri. Ci portiamo ancora dietro gli effetti boomerang di tali operazioni. Molti popoli di confine sono la prima linea delle guerre. È fallito l’esperimento delle Nazioni Unite di poter gestire il mondo senza ricorrere alla guerra. È fallito l’esperimento di allargamento della Nato in funzione di una maggior deterrenza. La maggiore forza teorica ha causato la diminuzione della deterrenza e, peggio ancora, della credibilità dell’Alleanza come organizzazione difensiva. L’allargamento dell’Unione europea è fallito nel suo esperimento di abbattere i confini con la libera circolazione delle persone e delle merci, o con la cooperazione internazionale. Oggi si erigono muri, si schierano campi minati e s’impongono sanzioni e dazi. Ma più di ogni cosa è fallito l’esperimento Israele. Quello iniziato con l’assegnazione forzata di uno spazio a un popolo in eterna diaspora alle spese di un altro in eterna lotta contro le dominazioni.

A Gaza, in Cisgiordania, Libano e Siria è fallita la sua presunzione d’innocenza. Contro l’Iran è fallita la sua arroganza militare. Ha dovuto chiedere agli Stati Uniti di attaccarlo per primi e di garantire l’afflusso di armi e denaro per continuare a combatterlo. È fallita la sua credibilità di Stato democratico e la pretesa di appartenere alla cultura occidentale, rivendicata dalla sua dirigenza e dai suoi sostenitori. E l’irrisione delle vittime del genocidio rappresenta un insulto a tutto l’Occidente. E non solo.