Condannati e indagati nel nuovo Parlamento: 40 eletti, tra deputati e senatori, hanno ancora pendenze con la giustizia

Sono 29 nel centrodestra, 5 nel Partito Democratico, 4 in Italia Viva e 2 nel Movimento 5 stelle. Tra di essi figurano anche dei ministri

(NICOLÒ GUELFI – lastampa.it) – Il governo di centrodestra si è insediato da pochissimo, ma la maggioranza parlamentare presenta più di un esponente con procedimenti giudiziari a carico o già conclusi con sentenza di condanna. Tra questi, 12 sono in quota Lega, 8 in Fratelli d’Italia e 7 in Forza Italia.

Lega: entrambi i capigruppo hanno problemi con la magistratura
Uno dei nomi di spicco nella lista del Carroccio è quello di Riccardo Molinari, 39 anni di Alessandria, capogruppo della Lega alla Camera. Dal 12 dicembre del 2020 è indagato per il reato di «Falsificazione materiale mediante alterazione e/o sostituzione di atto vero destinato a operazione elettorale» dalla Procura di Torino. L’inchiesta è nata da un esposto dei Radicali Italiani, motivato dall’esclusione del candidato della Lega alle elezioni comunali di Moncalieri Stefano Zacà. Il 24 settembre 2021, per queste imputazioni, è stato rinviato a giudizio dal giudice dell’udienza preliminare, ed è quindi in attesa di processo. Un procedimento che, forse, potrebbe aver pesato sulla corsa a presidente della Camera, ruolo affidato poi a Lorenzo Fontana.

A seguire troviamo anche l’altro capogruppo della Lega, stavolta al Senato: Massimiliano Romeo, condannato a 1 anno 8 mesi in primo grado dal tribunale di Milano per peculato nell’inchiesta delle “spese pazze” in Lombardia. Il 13 luglio 2021 la pronuncia è stata confermata dalla Corte d’appello di Milano, con sospensione condizionale della pena e non menzione nel casellario giudiziale.

Le nuove Camere hanno 25 deputati e 15 senatori finiti nei guai con la giustizia per accuse, a vario titolo, di falso, corruzione, peculato, riciclaggio e via dicendo. Tra di essi ci sono nomi di spicco come Umberto Bossi, condannato con sentenza definitiva dalla Cassazione a 8 mesi di reclusione per violazione della legge sul finanziamento pubblico ai partiti: al centro dell’inchiesta che coinvolse uno dei padri del Carroccio, finirono i 200 milioni di euro della maxitangente Enimont. Ma su Bossi pesa anche un’altra sentenza: il 15 giugno del 2007 i giudici Ermellini confermarono la condanna per vilipendio alla bandiera. E ancora. Giulio Centemero, tesoriere del Carroccio: condannato in primo grado a 8 mesi per un finanziamento illecito alla Lega arrivato tramite l’associazione “Più Voci” di cui era legale rappresentante. L’esponente leghista è a processo a Roma anche per un altro presunto finanziamento illecito ricevuto dall’imprenditore romano Luca Parnasi.

Tra gli altri nomi spicca Domenico Furgiuele, eletto in Calabria e accusato di turbativa d’asta in relazione ad una gara d’appalto nella Piana di Gioia Tauro. La Dda di Reggio Calabria ne ha chiesto il rinvio a giudizio a conclusione dell’inchiesta “Waterfront”.

Tra i nomi che pesano nel partito di Salvini, c’è quello del ministro per gi Affari regionali e le autonomie Roberto Calderoli, condannato in primo grado nel 2019 a 18 mesi per diffamazione con l’aggravante dell’odio razziale (pena poi sospesa). Cosa accadde? definì l’ex ministra per l’Integrazione Cécile Kyenge «un orango». Dulcis in fundo, è doveroso citare il segretario e vicepremier Matteo Salvini che è stato rinviato a giudizio con l’accusa di omissione di atti di ufficio e sequestro di persona per la vicenda Open Arms.

Forza Italia: Berlusconi e Lotito, squadre di calcio e processi
Passando a Forza Italia, è impossibile non citare il nome del fondatore Silvio Berlusconi, il quale è tornato in Senato dopo esserne stato espulso nel 2013 in seguito alla condanna a 4 anni per frode fiscale. L’ex presidente del Milan è ancora sotto indagine dalla procura di Firenze nell’inchiesta sui mandanti “occulti” delle stragi mafiose del 1993. Oltre a lui un altro presidente di società calcistica ha avuto guai giudiziari: Claudio Lotito, presidente della Lazio, prescritto nel processo penale (dove era stato condannato in appello a 18 mesi) e squalificato 4 mesi in quello sportivo per Calciopoli. Condannato in via definitiva a 3 mesi convertiti in pena pecuniaria per omessa alienazione delle partecipazioni della Lazio (nello stesso processo prescritto per aggiotaggio).

Con un processo in corso c’è anche Mario Occhiuto, fratello del presidente della regione Calabria, sotto accusa per bancarotta fraudolenta a seguito del fallimento della società Ofin. La sorella, Annunziata Occhiuto, dopo aver chiesto il rito abbreviato, è stata condanna a un anno e 4 mesi per la stessa vicenda in primo grado. Si vedrà in Appello.

C’è poi il capitolo di Gianfranco Miccichè: a febbraio la procura di Agrigento ha chiesto il rinvio a giudizio per finanziamento illecito al partito, nell’ambito dell’inchiesta “Waterloo” della Dia, Guardia di finanza e Carabinieri. Secondo gli inquirenti professionisti, politici, istituzioni e forze dell’ordine sarebbero stati asserviti a Girgenti Acque (la società che si occupava della gestione del servizio idrico nell’Agrigentino) in cambio di favori e posti di lavoro per familiari, amici e amanti.

In Sicilia ha vinto un posto al Senato anche Michela Vittoria Brambilla, che nel 2019 patteggiò, un anno e 4 mesi, con pena sospesa, per il fallimento delle Trafilerie del Lario di Calolziocorte.

Fratelli d’Italia: il ritorno di Giulio Tremonti e diffusi problemi con i rimborsi
Torna alla Camera anche l’ex ministro dell’Economia Giulio Tremonti. Sconfitto all’uninominale a Milano da Benedetto Della Vedova, è stato ripescato nel proporzionale. In passato Tremonti patteggiò a 4 mesi di reclusione (convertiti poi in 30 mila euro di pena pecuniaria e 10mila di multa) per la vicenda dell’appartamento di via Campo di Marzio a Roma, pagatogli da Mauro Milanese.

Poi c’è l’ex consigliere comunale di Brescia Giangiacomo Calovini, indagato dalla procura di Milano nell’inchiesta che vede accusato, sempre di corruzione «per atti contrari ai doveri d’ufficio», anche l’eurodeputato di Fratelli d’Italia Carlo Fidanza (protagonista dell’inchiesta giornalistica “Lobby Nera”). Guerino Testa, eletto in Abruzzo e capogruppo di FdI nel Consiglio regionale, è imputato, insieme ad altre 17 persone, nel procedimento sul fallimento delle società riconducibili all’imprenditore Carmine De Nicola. Testa ha chiesto di patteggiare 1 anno e 6 mesi di reclusione per bancarotta (pena sospesa) ed è stato assolto dall’accusa di associazione a delinquere.

Noi moderati: pochi ma buoni
La cosiddetta “quarta gamba” del centrodestra Noi Moderati, formazione guidata da Maurizio Lupi e Giovanni Toti, ha espresso 6 deputati. Tra loro ci sono Francesco Saverio Romano e Alessandro Colucci. Il primo è l’ex ministro dell’Agricoltura, indagato dalla Procura di Roma sulla fornitura di mascherine durante la prima emergenza Covid. Il secondo, nel 2021 ha patteggiato una pena di un anno, 8 mesi e 20 giorni per lo scandalo sui rimborsi alla Regione Lombardia.

Terzo Polo: quasi 1 su 3 ha problemi con la giustizia
Dentro Italia Viva il fondatore Matteo Renzi, insieme alla collega Maria Elena Boschi, è indagato per finanziamento illecito nel processo sulla fondazione Open.

A Montecitorio è stato eletto l’ex tesoriere del Pd Francesco Bonifazi, rinviato a giudizio nel novembre 2021 per finanziamento illecito legato all’inchiesta sullo stadio della Roma. Per Bonifazi oltre al finanziamento illecito l’accusa è anche di emissione di fatture per operazioni inesistenti. Per Azione l’unico con precedenti è Giuseppe Castiglione, ex Forza Italia, imputato per corruzione elettorale e turbativa d’asta nel processo sulla gestione del Cara di Mineo.

Movimento 5 Stelle: soli 2 nomi, Chiara Appendino e Riccardo Tucci
Il partito più selettivo nella scelta degli esponenti sotto il profilo legale è l’M5s, che porta in Parlamento solo due persone con un contenzioso con la giustizia. La prima è l’ex sindaca di Torino, condannata a un anno e 6 mesi per disastro, lesioni e omicidio colposo plurimi per la tragedia avvenuta il 3 giugno 2017 in Piazza San Carlo (3 morti e 1700 feriti circa) in occasione della proiezione della finale di Champions League Juventus-Real Madrid. Appendino è stata assolta in appello nel processo “Ream” in cui era imputata per falso in bilancio in relazione a una caparra versata dalla fondazione Crt al Comune di Torino non restituita nei tempi; pende ricorso in Cassazione della procura generale del capoluogo piemontese.

Per Riccardo Tucci, invece, è stato richiesto il rinvio a giudizio per frode fiscale. È accusato di aver consentito al suo ex socio di evadere le tasse emettendo fatture per 701.500 euro per «operazioni oggettivamente inesistenti». L’udienza preliminare, dopo la richiesta di rinvio a giudizio della procura di Vibo Valentia, per reati fiscali è stata rinviata tre volte e la prossima data è stata fissata al 15 dicembre.

Il Partito Democratico: c’è anche Piero Fassino
Piero De Luca, figlio del presidente della regione Campania Vincenzo, è imputato per bancarotta per il fallimento della società immobiliare Ifil C&D. Piero Fassino invece va a processo per la gestione del Salone del libro. Sono due le vicende che lo riguardano: la prima fa riferimento al bando per l’organizzazione delle edizioni 2016-2018, in cui si ipotizza il reato di turbativa d’asta. La seconda è legata alle mosse che accompagnarono la ricerca di finanziatori per il 2016. La procura è del parere che siano stati concepiti bandi di gara ad hoc per favorire determinate aziende a scapito di altre. È inoltre indagato insieme a tutti i componenti delle passate giunte Appendino e Chiamparino per le morti sospette dovute a inquinamento ambientale. Secondo i magistrati, sarebbero responsabili di inquinamento ambientale colposo, articolo 452 bis del codice penale, un ecoreato entrato in vigore nel maggio del 2015. La procura, nel frattempo, ha presentato richiesta di archiviazione al gip.

Infine, c’è anche Marco Meloni, vice di Enrico Letta a capolista in Sardegna, dove è stato consigliere in Regione, è indagato nel procedimento per peculato relativo a presunti rimborsi illegittimi del gruppo Pd nel mandato 2009-2014 (285mila euro totali).

6 replies

  1. Quelli condannati in via definitiva , direttamente in galera. Basta con il trattamento con i guanti per i colletti bianchi

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