Elogio di vanghe e rastrelli per un Paese che vuole cervelli

Chiedo venia se erro attribuendo a Lucrezio la fama d’Italia quale “alma genitrice delle biade”. Faccio immediata e preventiva ammenda dell’eventuale errore e nel contempo chiarisco che la frase mi capita sott’occhio quasi per caso mentre sfoglio l’ottocentesca guida del compaesano […]

(DI ANDREA VITALI – Il Fatto Quotidiano) – Chiedo venia se erro attribuendo a Lucrezio la fama d’Italia quale “alma genitrice delle biade”. Faccio immediata e preventiva ammenda dell’eventuale errore e nel contempo chiarisco che la frase mi capita sott’occhio quasi per caso mentre sfoglio l’ottocentesca guida del compaesano Antonio Balbiani: è l’ultimo giorno dell’ottobrata, la luce è così soffusa che illude di altri tempi, invita a gustare auliche frasi. Tuttavia ciò che spinge l’autore alla suddetta citazione è poco lirico: sorta di stizza piuttosto per il poco conto in cui allora veniva tenuta l’agricoltura in una società rosa dalla “smania dei sùbiti guadagni e alla conseguente applicazione dei capitali nei giuochi di borsa e nelle imprese azzardose”. Un’arte, quella agricola, che le altre classi “hanno sempre creduto finora di squadrarla poco cerimoniosamente dall’alto in basso” col risultato di allontanare molte, troppe mani da vanghe e rastrelli. Come se per coltivare un campo di grano o far rendere una vigna servisse solo il muscolo e niente cervello. Che fare?, si chiede quindi l’estensore della guida. Ecco la soluzione, fatta la tara al tempo dello scritto: dato che nella scuola si studia il catechismo religioso “devesi tenervi anche il catechismo agrario”. Dal primo lo studente ricaverà senza dubbio qualcosa di buono. E dal confronto col secondo uscirà convinto “che il pane dopo a Domeneddio lo dobbiamo chiedere alla terra”, la quale produrrà sempre meglio quanto più lui sarà istruito, addentro ai cicli della natura, conscio di come “da un grano di melgone formarsene una pannocchia”. Certo la lettura di questa paginetta rilascia un profumo che non può che rimandare al deamicisiano Cuore. Ma l’intento del Balbiani nel sostenere l’insegnamento dell’agricoltura è limpido pensando alla situazione dell’Italia, a meno che “non si vuole (sic) vederla mendica, ella granaio dell’impero romano, a stendere la mano all’estero a domandarvi il pane”. Eccoci, appunto, si accomodi chi pensa ai tempi nostri.

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