Altro che sanzioni: così Putin finanzia la guerra in Ucraina

Diamanti, metalli rari e prodotti agricoli, ma soprattutto petrolio e gas. Anche grazie alle esenzioni alle misure adottate da Usa e Ue contro Mosca, l’export russo continua a crescere. E molti Paesi ci guadagnano, anche in Europa

(Andrea Lanzetta – tpi.it) – È la domanda che, da mesi, tutti si pongono: le sanzioni alla Russia funzionano? Tutto dipende, come sempre, dagli obiettivi che la politica si pone: far cadere Putin? Costringerlo a negoziare la pace? Impedirgli di cancellare dalle mappe l’Ucraina? Quale che sia la risposta, l’unica certezza è nei numeri. Le misure adottate dall’Occidente contro il Cremlino dopo l’invasione hanno certamente avuto un effetto sull’economia russa, ma potrebbe non essere quello voluto.

Il Fmi ha dovuto ripetutamente rivedere le proprie previsioni per l’economia russa nel 2022, che alla fine calerà molto meno di quanto inizialmente stimato. Ad aprile, l’organizzazione guidata da Kristalina Georgieva prevedeva un calo dell’8,5% del Pil della Russia, una stima rivista a -3,4% a ottobre. Non solo: da marzo, come mostra un’analisi del The Observatory of Economic Complexity per il New York Times, il valore dell’export russo è addirittura cresciuto, anche in Paesi che hanno assunto un ruolo attivo nell’opporsi a Putin.

Questo dipende soprattutto dalla struttura delle esportazioni russe, da sempre rivolte al settore minerario. Mosca rimane infatti uno dei più importanti produttori mondiali di petrolio, gas e altre materie prime. Negli ultimi nove mesi, molti Paesi hanno trovato incredibilmente difficile vivere senza i prodotti importati dalla Russia e, al contempo, i prezzi elevati sul mercato energetico hanno compensato le entrate perse dal Cremlino a causa delle sanzioni. Se gli Usa non acquistano più petrolio russo, anche la dipendenza dell’Europa dal gas di Putin è in calo. Eppure, proprio a causa dell’interdipendenza con Mosca e dell’elevata inflazione, Bruxelles si è mossa molto più lentamente di Washington.

L’Ue ha smesso per esempio di importare carbone dalla Russia soltanto ad agosto. Il bando all’importazione di petrolio russo via mare comincerà invece solo a dicembre, mentre il divieto di importare ogni genere di prodotto petrolifero da Mosca inizierà a febbraio 2023. Malgrado tutto, secondo un’analisi della società Kpler, a settembre il 29% delle esportazioni russe di petrolio erano ancora dirette verso Paesi dell’Ue, una cifra in forte calo rispetto al 55% del 2019 ma ancora rilevante per le casse di Mosca, soprattutto ai prezzi attuali. Ma il Cremlino non ha solo gli idrocarburi su cui fare leva.

Chi ci guadagna

La Russia continua infatti a essere uno dei principali esportatori di altre materie prime essenziali, dai fertilizzanti ai prodotti agricoli, ai diamanti fino ai metalli rari. Le case automobilistiche internazionali dipendono dalla Russia per produrre i convertitori catalitici, realizzati anche con il palladio, di cui il Paese è responsabile del 40% della produzione mondiale. Mosca esporta anche il 60% dell’amianto prodotto a livello globale e ancora utilizzato in molti Paesi (bandito solo nell’Ue e in Australia). Le centrali nucleari francesi poi non possono ancora fare a meno dell’uranio russo, mentre il Belgio non rinuncia al commercio di diamanti con il Cremlino.

Gli otto pacchetti di sanzioni approvati dall’Ue dall’inizio dell’invasione russa dell’Ucraina hanno infatti colpito oltre 1.200 persone fisiche, più di 150 aziende, vietato il commercio di quasi un migliaio di prodotti russi e tagliato di un terzo l’export e di due terzi l’import da Mosca. Eppure prevedono ancora molte esenzioni, che favoriscono Mosca e non solo.
Non sorprende se da marzo l’interscambio tra Russia e Cina è arrivato a 15 miliardi di dollari, segnando un +64% rispetto a febbraio. Le sole importazioni cinesi da Mosca sono cresciute del 98%. Anche Turchia e India hanno approfittato della situazione: l’import di Ankara dalla Russia dall’inizio della guerra è aumentato del 213% portando il commercio con Mosca a superare i 6,2 miliardi di dollari.

Cifre più contenute in termini assoluti per Delhi, il cui interscambio con la Russia non supera i 3,3 miliardi di dollari, ma ben più sorprendenti se guardiamo alle percentuali. Le importazioni indiane da Mosca sono infatti cresciute del 430% rispetto a prima della guerra. Tutto questo però riguarda anche Paesi che si sono schierati al fianco dell’Ucraina, in primis la Germania.
Se il commercio totale tra Berlino e Mosca è calato del 3% dall’inizio dell’invasione, attestandosi a 4,8 miliardi di dollari, le importazioni tedesche dalla Russia nello stesso periodo sono cresciute del 38%. Ancora meglio hanno fatto i Paesi Bassi, il cui import dalla Russia è aumentato del 74% da marzo, portando l’interscambio totale a 2 miliardi di dollari, in crescita del 32% dall’invasione. E il vicino Belgio non è da meno: anche qui le importazioni da Mosca hanno segnato un incremento del 130% da marzo, portando a 1,4 miliardi di dollari gli scambi totali (+81% dall’invasione). Percentuali simili per la Spagna, il cui import dalla Russia è aumentato del 112% dall’inizio della guerra, accrescendo l’interscambio totale del 57% fino a 739 milioni di dollari. A questo punto la domanda non è se le sanzioni funzionano, ma per chi.

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9 replies

  1. È chiaro che le sanzioni funzionano,
    Infatti l’Europa è in recessione e grazie ai nostri geni presto ci ritroveremo con le pezze al cμlo

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  2. Da un po’ di mesi gli USA e il Regno Unito sono in grande difficoltà, negli USA sono aumentati notevolmente i senza tetto e questo vuol dire anche furti e rapine, non si contano quelli che sono costretti a vivere nelle loro auto che sono l’unica loro ricchezza. Sempre meno sono le persone che si possono curare perchè la sanità è privata e sono private le scuole a meno che uno non voglia mandare i propri figli a quelle pubbliche dove i ragazzi girano con il coltello in tasca e il nonnismo di quelli più grandi lo fa da padrone a volte anche con gl’insegnanti. Le Università sono molto care e chi vi accede è costretto a prendersi un mutuo che poi dovrà restituire in età lavorativa, quindi parte con un debito già contratto in giovane età, aggravato dal fatto che le persone non hanno il culto del risparmio come da noi…
    In UK c’era già stata una deindustrializzazione legata al fatto che con il loro ingresso nella UE la sterlina risultava più forte dell’euro e quindi trovavano le merci d’importazione molto più convenienti che produrle, poi con la Brexit è tutto cambiato.
    Le sanzioni è risaputo che non hanno mai prodotto nulla di quello che chi le ha imposte sperava, vedi Cuba, Iran, Siria, Bielorussia, Zimbabwe… men che meno potevano avere effetto con la Russia che è il paese più ricco al mondo di materie prime, ma anche quello più forte militarmente e lo vediamo con questa guerra in Ucraina dove ancora non hanno esposto le armi più micidiali compreso i sottomarini che non sono rilevabili dai sonar e sono sparsi ovunque negli oceani a ridosso degli stati da tenere sotto controllo.
    Vedremo cosa succederà con le elezioni di mid-term che danno Biden in grande difficoltà, se così fosse ci saranno delle variazione nella maggioranza del congresso ed è quello che si aspettano dli americani stufi delle guerre anche perchè un escalation del conflitto questa volta li vedrebbe in pericolo anche e soprattutto sul loro territorio.

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    • Guardati meno film

      L’esercito più forte al mondo con le armi più micidiali.. ma cosa ti fumi?? Si stanno trincerando tanto sono forti.

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      • Se stanno comperando armi dalla corea e droni dall’ Afganistan, non dovrebbeo essere l’esercito piu’ forte del mondo

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      • Vorrei rispondere a Neuron che non ho mai fumato in vita mia, ne’ mai usato droghe, quello che scrivo deriva dal lavoro che faccio: sono una traduttrice e ricavo informazioni da diversi siti stranieri.
        Le informazioni sulla forza bellica degli eserciti su youtube o google che danno gli USA come i più potenti militarmente, risale a circa 5 anni fa… non è quindi attendibile.
        La scemenza che i russi acquistino i droni dall’Afghanistan è risibile, i droni così detti Iraniani con cui sono state bombardate le centrali elettriche a Kiev, sono russi secondo quanto affermato dal maggiore Rahim Safavi ex comandante delle guardie iraniane e il giornale iraniano Tasnim news.
        Forse si sono serviti delle parabole iraniane per le immagini.

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  3. Un’altra prova che le sanzioni sono solo per l’Europa. Bloomberg si è reso conto da mesi che gli Stati Uniti non hanno mai smesso di acquistare petrolio russo. Anche perché senza petrolio russo o venezuelano non c’è diesel o benzina negli Stati Uniti!

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  4. Ci sono sempre due fazioni schierate, una per la pace e per il blocco all’invio delle armi, un’altra per la pace attraverso l’invio delle armi e l’attesa della vittoria ucraina. Ogni incontro tra le due linee finisce sempre male, non c’è convergenza e non ci sarà forse mai. Se vincesse l’Ucraina ci sarebbe pace per tutti? Se vincesse la Russia ci sarebbe pace per tutti?

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