La destromania della vecchia politica del fare…

(Dott. Paolo Caruso) – Con il voto al Senato è iniziata ufficialmente la diciannovesima legislatura con una maggioranza di centrodestra scaturita dal voto schiacciante di quel che resta degli elettori italiani alla Meloni, e una opposizione frastagliata in tante monadi disperse nell’universo nebuloso della politica frutto della scoppola colossale incassata nella recente consultazione elettorale. L’unico a rappresentare visibilmente una falsa opposizione è come al solito “Lo Renzi d’Arabia” che pare offrire chissà ce ne fosse bisogno una mano alla nuova Premier ribadendo la sua piena disponibilità sulle riforme costituzionali. Cosa c’è sotto questa operazione “salvataggio” presto si vedrà con le nomine dei presidenti delle commissioni che vanno alle opposizioni, Copafir e Vigilanza, inoltre con la nomina della presidenza della Commissione d’inchiesta sul Covid che dovrebbe essere presieduta dall’opposizione dell’allora governo giallorosa, una opportunità da non perdere per farne un uso politico. Nei prossimi giorni intanto si assisterà ad ulteriori fibrillazioni nella maggioranza di governo legate alla nomina dei sottosegretari e viceministri che chiuderanno così il cerchio alla ulteriore spartizione di poltrone e alla questua dei partiti della coalizione vincente. Il nuovo che avanza rappresenta un rispolvero di vecchi personaggi della politica di questi ultimi trent’anni, infatti tra le fila dei ministri se ne ritrovano ben undici che hanno un trascorso nei governi Berlusconi. Un vero e proprio concretizzarsi nella patria del Gattopardo di quello che fu per Tomasi di Lampedusa il Paese che cambia tutto per non cambiare nulla, una maschera del “nuovo” arrembante che nasconde il vecchio antropologico mondo della politica. Infatti la priorità del nuovo governo Meloni ricalca tutti i temi cari alla destra e ai suoi alleati come l’innalzamento del tetto del contante tra i cinquemila e i diecimila euro che favorisce il “sommerso”, il condono, la Flat Tax, riforma dell’Irpef, la revisione del reddito di cittadinanza, insomma un fisco che protegge i soliti furbetti dell’evasione italiota. Il movimento di cifre più elevate di contanti con l’innalzamento del tetto rappresenta un vero e proprio regalo alle mafie e al riciclaggio, una strizzata d’occhio a quella imprenditoria opaca che la pure votata e sostenuta. Questo governo del lasciar fare a chi vuol fare, come annunciato dalla Premier, di certo non chiarisce e non apre nuovi  orizzonti ai tanti che ancora si chiedono cosa si nasconda dietro questo proclama, forse non disturbare il “manovratore”? Oppure non impicciarsi in certi tipi di affari e lasciar fare? Tutto questo insieme alla revisione in termini restrittivi del reddito di cittadinanza, alla politica economica e  finanziaria  non lascia ben sperare ai semplici cittadini e soprattutto alle fasce meno abbienti. La nave Italia zavorrata di debiti  con un nuovo ma inesperto comandante supportato da nocchieri che risultano essere estremamente mediocri riuscirà in questo mare tempestoso a procedere speditamente verso porti tranquilli o purtroppo affonderà infrangendosi verso scogli finanziari invalicabili? 

Categorie:Cronaca, Interno, Politica

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3 replies

  1. “voto schiacciante di quel che resta degli elettori italiani”, “scoppola colossale incassata nella recente consultazione elettorale”…
    No! Le cose non stanno così.
    La configurazione del parlamento è solo il risultato della gestione sciagurata del consenso da parte del dirigenti dei partiti cosiddetti di sinistra, oggi all’opposizione, che non si sono coalizzati nell’uninominale come la legge elettorale imponeva.
    Se si considerano i seggi assegnati con il plurinominale, cioè in proporzione ai voti ottenuti, si constata che il centrosinistra (senza Calenda e Renzi) ne ha avuti solo qualcuno in meno alla Camera e uno in più al Senato (dati sul sito Ministero Interni).
    Se si guarda il totale dei voti ottenuti, in entrambe le Camere il Centrosinistra (senza Calenda e Renzi e senza Mastella) supera la coalizione di Meloni.
    Gli elettori, quindi, il consenso al Centrodestra non l’hanno dato!

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  2. Era solo per sottolineare che si dibatte sul risultato delle elezioni senza tenere conto dell’orientamento, reale, degli italiani che hanno votato.

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  3. Era solo per sottolineare che si dibatte sul risultato delle elezioni senza tenere conto, reale, degli italiani che hanno votato.

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