L’ansia in casa nostra fra lavoro e le bollette: l’autunno caldo dell’Italia

(Giovanni Vasso – lidentita.it) – Dopo il Covid, il contagio è diventato quello della paura. Di non farcela, di perdere il lavoro, di finire sul lastrico. L’Italia vive come in un racconto di H.P. Lovecraft: mute di cani neri turbano il sonno dei cittadini che, stretti nella morsa dell’inflazione, alle prese con la virulenza del carovita, vedono nelle bollette una sorta di riedizione del Necronomicon. Magari meno perfide ma sicuramente meno economiche. Il Paese dunque vive nell’angoscia, nella sfiducia e nel terrore che, presto o tardi, tutto si sbricioli sotto i piedi. I report sullo stato del Paese dicono tutti la stessa cosa. L’Italia è in depressione, terrorizzata dall’immediato futuro. Le famiglie non ce la fanno più e le imprese hanno paura di non superare il prossimo inverno.

I CANI NERI

La banca europea degli investimenti ha condotto un’indagine per comprendere cosa ne pensino i cittadini del cambiamento climatico. La Bei ha scoperto che, in Italia, più del climate change, i cittadini temono la disoccupazione. Quasi un italiano su due (48%) ha paura di perdere il lavoro. In Europa questa preoccupazione affligge “appena” un cittadino su quattro (26%). Subito dopo, c’è il tema legato all’energia e al cambiamento climatico che è in cima ai pensieri specialmente degli over 65. Per tre italiani su quattro, circa il 77% degli intervistati, i rincari mostruosi delle materie prime energetiche dovrebbero stimolare una nuova politica energetica ma addirittura il 93% degli intervistati è insoddisfatto dalle iniziative finora messe in campo dal governo, evidentemente quello guidato da Mario Draghi dal momento che l’esecutivo Meloni ancora non ha davvero iniziato a guidare il Paese.

ALLE MONTAGNE DELLA SFIDUCIA

La fiducia di consumatori e imprese continua a precipitare. L’Istat ha riferito che l’indice sullo stato di ottimismo delle famiglie è tracollato da 94,8 a 90,1 punti. Le aziende sono depresse e il loro indice di fiducia scende, per il quarto mese consecutivo, passando da 105,1 a 104,5 punti. La manifattura ha fatto segnare un crollo rilevante, così come le costruzioni mentre i servizi restano desolati più o meno come ormai da tempo. Ma se i numeri hanno un valore, questo lo si può rintracciare nelle cifre che restituiscono la sfiducia dei cittadini nel clima economico. Che, per inciso, non è nemmeno quello che ha fatto registrare in termini tendenziali la performance peggiore. Tuttavia, la fiducia nello scenario economico è passata da 81,3 punti a 77,6. Considerando che gli altri parametri (tranne quello relativo al futuro che è sceso a 88,8) si aggirano sui novanta punti (e non sono per niente lusinghieri), ecco restituita la fotografia di un Paese scolorito e desolato.

Il TERRIBILE FUTURO

Se i cittadini hanno paura di perdere il lavoro e non vedono che nero all’orizzonte, la conseguenza immediata non può che essere una: il crollo dei consumi. L’Ufficio studi di Confcommercio ha riferito che “il persistere di tensioni inflazionistiche comprime il valore reale della ricchezza detenuta in forma liquida, che perde oltre 70 miliardi di euro nella prima parte dell’anno in corso”. In pratica, gli italiani nel portafogli hanno ragnatele e pezzi di carta. Un incubo, altro che Halloween. “Il clima di incertezza non agevola la propensione al consumo”, ergo “i due fenomeni si rafforzano originando la recessione tecnica che si acuirebbe nei trimestri a cavallo della fine del 2022”. Le imprese, poi, vedrebbero un “rallentamento diffuso della domanda interna”, quella che ha tenuto a galla finora l’economia italiana. Per Confcommercio “l’obiettivo è confinare la recessione a un fatto tecnico e transitorio, evitandone un possibile avvitamento che comprometterebbe le prospettive di crescita nel prossimo biennio”. Insomma, ci vorrebbe un miracolo. O, quantomeno, un esorcismo.

1 reply

  1. «Winston, come fa un uomo a esercitare il potere su un altro uomo?»
    Winston rifletté. «Facendolo soffrire» rispose.
    «Bravo, facendolo soffrire. Non è sufficiente che ci obbedisca. Se non soffre, come facciamo a essere certi che non obbedisca alla nostra volontà ma alla sua? Potere vuol dire infliggere dolore e umiliazione. Potere vuol dire ridurre la mente altrui in pezzi che poi rimetteremo insieme nella forma che più ci parrà opportuna. Progresso, nel nostro mondo, significherà progredire verso una forma di sofferenza più grande. Non ci sarà forma alcuna di amore, ad eccezione dell’amore per il Grande Fratello. Non ci sarà forma alcuna di riso, ad eccezione della risata di trionfo sul nemico sconfitto. Non ci sarà forma alcuna di arte, di letteratura e di scienza. Se vuoi un’immagine del futuro, pensa a uno stivale che calpesti un volto umano in eterno»
    1984, George Orwell

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