Se il crollo del fronte russo ci porta al punto più pericoloso della guerra

(Domenico Quirico – La Stampa) – La ruota della prima guerra russo-americana ha ripreso a girare, dopo esser rimasta per un poco apparentemente immota. Ci stavamo quasi abituando a tutto. Senza scomodare Caporetto, ottanta, novanta chilometri di avanzata in due giorni significa che il fronte russo nel Donbass ha ceduto: di schianto. Il collage di tecnologia bellica made in Usa, dalle armi al controllo del campo di battaglia, e di fanterie ucraine spronate da un nazionalismo novecentesco, sembrano in grado di determinare la sconfitta putiniana. Come porzioni di sangue in una vena sempre nuovi convogli vengono sospinti verso Est guidati dagli aerei spia americani. E rischiano di confondersi con la baraonda di folle filorusse spaventate ed esauste in fuga con i loro involti e valigie verso Belgorod. Questo significa che siamo giunti non all’imprevedibile lieto fine ma semmai al punto più pericoloso di questa guerra. Perché da questo momento Putin è un uomo perduto.

Nessuna autocrazia nella Storia è mai sopravvissuta a una sconfitta. E questo è ancor più vero per il sistema putiniano, regolatore di ogni volontà, soffocatore di ogni differenza piramidale, fosco, senza nessuna luce di speranza, che si è retto per ventidue anni soprattutto su una promessa di potenza, anzi di superpotenza riparatrice dei torti subiti ai tempi della novecentesca catastrofe dell’Unione sovietica. Poiché non ha reso i russi più ricchi né ha creato delle classi riconoscenti salvo una oligarchia di funzionari a cui ha delegato l’amministrazione della cleptocrazia e (si pensava) l’esercito e la sicurezza, la scoperta che quella vantata potenza ha fallito significa la rottura del patto sottoscritto al debutto del nuovo millennio con 150 milioni di russi. Pensate: da un lato questo ometto in cui nulla è vistoso eccetto forse la sua mancanza di vistosità. E dall’altro 150 milioni di russi derubati di tutto anche delle bugie, umiliati, offesi, i miseria. Ora la promessa si insabbia. Nelle autocrazie tra satrapo e sudditi non sono consentiti reciproci perdoni.

Propaganda e disinformazione funzionano in questi casi fino a un certo punto. Inutile lanciare dal Cremlino ordini come saette e sguardi furiosi tutto intorno. La sconfitta perfora la dura crosta delle bugie e della indifferenza, perfino della paura. I russi vivono e soffrono il tracollo del loro esercito e dello Stato che l’aveva creato come una malattia mortale. Kharkiv perduta, gli ucraini a cinquanta chilometri dal confine, la Crimea quasi assediata: molti certo continuano a credere ma già cominciano anche a non credere. Le altisonanti promesse e spacconate di questi duecento giorni, le maldestre fandonie della propaganda che prima sembravano un po’ sospette ora appaiono disgustose, un inganno criminale. È l’ora dell’agonizzante disinganno.

Il dittatore è dunque solo di fronte alla concreta possibilità di essere sconfitto, sente la stretta angosciosa della irrimediabilità del proprio stato di vinto. In fondo anche essere considerato una enigmatica personificazione dell’inumano come ha azzardato qualche approssimativo in cerca di iperboli può essere lusinghiero. Ma un vinto è solo umiliazione. E per questo che il pericolo non è mai stato così grande. Questa non è una guerra tradizionale, è una guerra tra potenze atomiche. Fino ad alcuni giorni fa le condizioni della vittoria per Putin ancora esistevano, anche se le sue truppe non avanzavano più neppure al rallentatore e i bombardamenti sulle città ucraine sembravano una scalcinata confessione di impotente vendetta che una strategia militare. Ma fino a allora a Putin poteva bastare questa condizione di stallo, un piccolo capitale di territori occupati a caro prezzo per affermare che la Russia aveva resistito all’attacco non degli ucraini ma dei quaranta Paesi più ricchi del mondo, aveva respinto “l’imperialismo’”.

Ma ora? Quella condizione di vittoria non esiste più. Impossibile chiedere un nuovo assegno in bianco che copra crimini ed errori. E allora quello che fino a ieri era deterrenza, ovvero una possibilità evocata ma in fondo astratta, l’Atomica e l’Apocalisse, diventa di colpo arma, un’arma come le altre, l’unico modo per rovesciare tutto e sfuggire al vergognoso destino di vinto. Che cosa è una possibilità anche se mostruosa che non si incarna? Niente. E i vivi riservano sempre sorprese. Con i morti si sta tranquilli.

94 replies

    • Domani forse no, ma un governo filo occidentale in Russia, col beneplacito cinese che mira alle risorse siberiane, potrebbe portare molte novità

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  1. Anche l’UE dovrà partecipare e quindi tutti gli stati europei ,alla ricostruzione dell’Ucraina e al momento però solo alle spese per il riarmo.
    Pertanto si prevede un aumento dei rispettivi debiti pubblici e l’Italia che è quella messa peggio dovrà ringraziare Draghi il servitore degli USA!
    Nel frattempo il Bidè ….sorride compiaciuto(oggi la borsa USA a + 6)

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    • E un grazie a Putin, no? e pensare che si è tanto impegnato per distruggerla l’Ucraina , a beneficio della borsa USA e del sorriso (un po’ stiracchiato pr la verità) del “Bidé” (ma che soddisfazione e argomento profondo però storpiargli il cognome….).

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      • @ magda….
        mi scusi in quanto a guerrafondai Bidè non è da meno di tutti i presidenti che lo hanno preceduto.
        Parliamo della distruzione dei nativi?
        Parliamo delle guerre di secessione?
        Vogliamo parlare delle guerre organizzate in tutto il mondo?
        O Piuttosto della guerra sull’ucraina solo oggi e non dal 2014 dell’Ucraina dopo aver fatto fuggire il presidente regolarmente eletto?
        Oppure vogliamo parlare dell’invasione Nato sui territori Russi (in spregio agli accordi internazionali sottoscritti da USA e Russia)?
        Oppure vogliamo analizzare il fatto che la Russia si sta riprendendo quello che era suo!
        E che l’invasore in effetti è la NATO.
        Ma veramente vogliono comandare il Mondo?
        Non basta loro le sconfitte subite e le uccisioni che hanno perpetrato nel mondo?
        Vedrà che quanto prima troveremo soldati USA uccisi dai Russi…perchè gli ucraini prima o dopo si arrenderanno per incapacità e per impossibilità di competere contro una nazione più equipaggiata di loro.
        Comunque tutto ciò fa dispiacere perchè ci vanno di mezzo i cittadini ucraini e russii che fondamentalmente facevano parte dell’URRS, mentre il lo Zio Sam… ci mette solo le armi e qualche esperto di nascosto.

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  2. “Papa Francesco ha parlato di “guerra mondiale”. Un’espressione sulle prime impropria. Si tratta di una guerra morta dire, di una guerra limitata, per una di confine, al massimo di tra due paesi, se si vuole di una guerra detta dalle mire imperiali di Putin. Eppure, forse Papa Francesco vuole invitarci ad allargare lo sguardo, perché è come se questo fosse catturato da due soli pezzi dello scacchiere, e in questo modo non presta attenzione alla posizione degli altri pezzi degli scacchi.

    1. Verso una nuova fase della guerra in Ucraina

    La guerra in Ucraina è stata segnata sinora da due fasi. Nella prima la Russia mirava, sbagliando, a rovesciare il governo ucraino. Immaginava di trovare un largo consenso tra la popolazione ucraina, che sarebbe stata una sorta di guerra di liberazione. I russi hanno scoperto che non era così, che era una trappola. L’esercito ucraino era pronto, li aspettava, erano stati per anni costruiti le necessarie trincee. La macchina della propaganda era già pronta. La Russia ha dovuto cambiare i suoi obiettivi e la sua strategia.

    È iniziata una guerra di posizione, in cui la Russia ha svolto una funzione di supporto in una guerra civile interna all’Ucraina. Gli obbiettivi sono stati limitati al Donbass, al riconoscimento della Crimea e alla neutralità dell’Ucraina. I russi pensavano che su questa base un negoziato sarebbe stato possibile e una soluzione diplomatica del conflitto percorribile. Si sbagliavano.

    Il governo ucraino ha messo chiaramente in luce che la soluzione era una sola: ritiro dei russi da tutta l’Ucraina, Crimea compresa. Evidentemente, sapevano di poterlo fare.

    In questa fase, i russi hanno comunque cercato di limitare l’estensione del conflitto. Non abbiamo visto bombardamenti a tappeto delle città, come visto a Belgrado per esempio o in Iraq. Anche una certa cautela è stata avanzata. Per esempio, l’Azovstal poteva essere annichilito, senza un uomo a uomo, che sono molto dispendiosi e comportano perditempo. Naturalmente, non ho dubbi che vi siano stati crimini, come so anche che gli ucraini bombardano i mercati delle città, facendo vittime tra i civili. Come del resto sappiamo che l’esercito ucraino usa scuole e ospedali come basi militari. Non è che in guerra vi siano dei crimini: è la guerra ad essere un crimine.

    Ma ora è partita una controffensiva massiccia, che sembra spezzato le linee russe, l’esercito ucraino è penetrato per decine di chilometri. Come è stato possibile?

    In primo luogo, in virtù del fatto che l’Occidente ha inviato un intero arsenale, miliardi di dollari di armi, ma soprattutto in quanto armi vengono usate direttamente dagli occidentali, che fornisce l’intelligence, i dati per orientare i tiri, molte cose che possono essere fatte da remoto. Sul campo sono dispiegati una quantità enorme di “mercenari” e di “volontari”. Al netto significa che unità militari occidentali operano sul suolo ucraino senza le loro divise.

    Decine di miglia di soldati ucraini vengono addestrati in Inghilterra e in altri territori NATO, Borrel ha annunciato paesi che i paesi UE ospiteranno e addestreranno sul loro territorio destinati alle prime linee contro i russi, in modo da familiarizzarli con i sistemi d’arma occidentali.

    Attraverso il confine tra paesi UE e Ucraina fluisce un fiume di armi, devastanti, che sta dissanguando le stesse riserve occidentali, al punto che il ministro degli esteri tedesco ebbe a dire: “dopo queste basta perché stiamo esaurendo le nostre scorte strategiche”.

    È evidente che la NATO è dentro il conflitto, che lo dirige, lo supporta, lo, fornisce tutte le informazioni (via satellite indica la localizzazione dei militari russi e poi dove dirigere i sistemi d’arma, che gli USA fornisce). La guerra è tra NATO e Russia.

    Sinora i russi hanno accennato a ciò, ma hanno evitato di trarne tutte le conseguenze. Perché pensano che si sarebbe giunti a un negoziato. Perché trarne le conseguenze ha conseguenze militari devastanti. Significa rendere obbiettivi strategici luoghi lontani dal fronte, colpire in maniera massiccia parti dell’Ucraina lontani dal fronte. I russi hanno un po’ fatto finta che la guerra fosse limitata al fronte. Ogni tanto qualche missile, ma più per dire “ci siamo” che per qualcosa di significativo.

    Adesso questo gioco non può essere più sostenuto. Continuare così significa portare al massacro i propri soldati, demotivarli. La guerra entra in una nuova fase, in una terza fase.

    Leggo che la prossima settimana Putin effettuerà delle chiamate internazionali, con leader internazionali. Per dire cosa? Per alzare la bandiera bianca?

    Non sappiamo che cosa dirà, né lo sapremo. Ma possiamo immaginarlo, sospettarlo. Credo che li metterà sul chi va là, avviserà che il gioco cambia, che è finita l’epoca del far finta.

    Vi è del resto un punto che resta oscuro in tutta questa controffensiva. Essa era annunciata da mesi, persino normali cittadini come noi sapevano che vi erano nuovi armi, soldati addestrati. Dovevano saperlo anche i comandi russi. Eppure non è stato rafforzato il fronte. Non è stato fatto niente per prepararsi a questa controffensiva. Inefficienza dei comandi russi? Deficit di intelligenza?

    Solo quando i buoi sono scappati il ​​ministero della difesa russa ha diffuso video con colonne di camion e armamenti che si dirigevano verso il fronte.

    L’impressione che si ha è che sia stato voluto. Perché? Perché si sta per entrare in una nuova fase della guerra in Ucraina, una fase ancora più sanguinosa, più insidiosa, pericolosa, con grandi probabilità di allargamento del conflitto.

    La popolazione russa deve sentire che la patria è in pericolo, e lo è davvero, perché se davvero gli ucraini sfondassero in profondità la Russia diverrebbe terra di conquista come lo fu nell’epoca di Eltsin.

    I russi devono capire che si combatte per la patria, che non è più una guerra verso l’esterno.

    2. Allargare lo sguardo agli altri pezzi della scacchiera

    C’è un fuoco che può divampare, e questo emerge se, sommariamente e senza poter connettere tra loro i puntini allarghiamo lo sguardo agli altri pezzi della scacchiera.

    1) C’è un conflitto latente tra Grecia e Turchia e le autorità greche hanno comunicato alla UE e alla NATO che vi è la possibilità di un conflitto altrettanto devastante in Europa, tra Grecia e Turchia. La Turchia è il secondo esercito NATO, ma sta giocando in maniera spregiudicata, su tutti i tavoli. Senza la Turchia la NATO sarebbe monca, sguarnita su un fianco fondamentale. Quale prezzo chiederà Erdogan? Ed Erdogan ha mira molto ambiziose in Asia, che può realizzare solo a due condizioni: o con il disfacimento della Federazione russa o con il suo consenso regolato.

    2) La Serbia sta riarmando, soprattuto con sistemi di difesa antiaerea. Comprensibile dopo l’esperienza dei bombardamenti di Belgrado. In quel caso tutto fu reso possibile dalla lingua russa. Ma ora le cose sono cambiate, e la Serbia si rifiuta di riconoscere il Kossovo. Del resto, perché dovrebbe? I motivi di conflitto crescono. La serbia acquista droni dalla turchia. Il gioco è complesso.

    3) L’Ungheria si smarca dall’Occidente, del resto che non ami particolarmente l’Ucraina è comprensibile. Le minoranze ungheresi erano duramente represse ed invitate ad andarsene dai nazionalisti ucraini. Poi, l’Ungheria ha chiaro che gli USA stanno stritolando la UE, capisce che il vento economico gira piuttosto in un altro modo, e che entrare a fare parte degli agnelli sacrificali gioca la sua partita (gas russo a prezzi stracciati, che significa “ signori, investite qui che abbiamo costi dell’energia accettabili e producete in maniera concorrenziale”). Le minacce stanno perdendo peso.

    4) La Libia è sempre una polveriera, dominata da Russi, turchi, i francesi presi a calci nel sedere dopo avere combinato un mare di guai ai nostri danni (col silenzio di Gentiloni, ma si sa che era un cameriere non un presidente del consiglio italiano)

    5) A Taiwan rimangono le provocazioni alla Cina, prima le visite, poi la vendita di armi, poi flette giapponesi attorno all’isola. Chiaro che si vuole combattere il drago, in modo si vuole poi come sempre “c’è un aggressore e c’è un aggredito”. La Cina mostra i muscoli ma sta sulla sue. I cinesi ragionano nell’ordine dei secoli, non reagiscono. Colpiranno quando lo decidono loro, non quando li costringano gli altri. E colpiranno quando si svilupperà il loro arsenale nucleare al giusto livello. La cosa è in corso.

    6) Il ministero della difesa polacco dice che nel periodo tra “tre e dieci anni” la polonia entrarà in guerra con la Russia. Il riarmo è pesantissimo. Ma la Polonia gioca per sé, non per l’Ucraina. La Polonia ha iniziato una disputa persino con la Repubblica Ceca, a cui chiede la restituzione di pezzi di territorio. Figuriamoci con l’Ucraina. I polacchi ragionano in termini di grande Polonia cui l’Ucraina è, per non dire che un pezzo di Ucraina, la Polonia a tutti gli effetti. Agli ucraini i polacchi dicono più o meno quello che Renzi diceva a Letta: “stai sereno”.

    Sono solo alcuni pezzi, ve ne sono molti altri.

    Tanti pezzi, ma un unico gioco. Ogni mossa modifica il sistema.

    Ognuno sta posizionando i propri pezzi, in vista della guerra, tutti riarmano, anche noi lo facciamo.

    La guerra non è ancora iniziata. E’ in cammino, un cammino lento ma deciso, con una direzione chiara”
    Di Vincenzo Costa

    Se il conflitto si allarga e scatta la sindrome del muoia Sansone ….noi, cioè l’ Europa, siamo in mezzo. ….basta un innesco ed eventi a cascata dilagano, come se vivessero di moto proprio…… il momento è delicato e pericoloso per quelle due parole : guerra mondiale! Solo il papa ha il coraggio di pronunciarle e lanciare l’ allarme?

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    • “…L’ultimo atto della scena sarebbe preceduto da una grande guerra (al-malâma al-‘uzmâ) in cui vi è «una battaglia di proporzioni tali che non si era mai vista una simile (fayaqtulûnâ maqtala…lam yurâ mithluhâ), al punto che se un uccello passasse a fianco dei combattenti, cadrebbe a terra morto prima di aver raggiunto la loro fine»… (MUSLIM, Fitan, 37; IBN HANBAL, I, 435.)”

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  3. L’effetto Dunning-Kruger ovvero l’arroganza dell’ ignoranza
    di Giovanni Frio

    Le persone incompetenti, non solo sono inefficaci nelle strategie che mettono in atto nel perseguire i propri obiettivi, ma, forse ancora peggio, non sono in grado di rendersene conto e pensano al contrario di essere migliori degli altri: questo fenomeno prende il nome di “effetto Dunning–Kruger” dal nome dei due psicologi della Cornell University che lo identificarono in un celebre studio del 1999 (“Unskilled and Unaware of It”). Del resto lo stesso Darwin oltre un secolo fa, nell’opera L’origine dell’Uomo, aveva affermato che “l’ignoranza genera più fiducia della conoscenza”.

    “L’ignoranza genera più fiducia della conoscenza.” (Charles Darwin)

    In tutti gli esperimenti effettuati, seppur in presenza di una tendenza generalizzata degli studenti a sopravvalutare la propria performance, gli incompetenti avevano avuto un livello di sopravvalutazione significativamente superiore a quello di tutti gli altri, e in tutti i casi pensavano di avere avuto risultati decisamente migliori rispetto alla media.

    Lo studio evidenziava in modo chiaro come gli incompetenti non si rendano conto di esserlo e tendano a sovrastimare significativamente le proprie abilità. Lo psicologo Adam Grant sostiene infatti che “la prima regola del club Dunning-Kruger è che nessuno sa di essere un membro del club.”

    Le persone incompetenti reagiscono generalmente male ad una cattiva valutazione o ad un feedback negativo, sia esso all’università, sul lavoro o nella vita, proprio perché hanno un gap cognitivo molto importante tra la propria autovalutazione e la loro effettiva abilità.
    To be contunued

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  4. Quando si parla di Russia e di Putin c’è sempre un punto pericoloso da affrontare, io spero che USA e GB stiano con le orecchie ben rizzate controllando tutte le mosse, nel frattempo bisognerebbe eliminare il leader Kadyrov e i suoi soldati ceceni

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  5. Un punto pericoloso da affrontare. …..mi viene in mente la battuta di Troisi ” sa , io ho un complesso! !! Tu non hai solo un complesso, ma un’ intera orchestra nel capo!!” …….qui l’ orchestra pare impegnata a suonare il Requiem. …..per l’ ultimo atto della scena. …..suddetto, MUSLIM, Fitan, ecc, ecc Speriamo in bene, perché sembra tornare di moda il carpe diem. …..

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  6. Figli di Pootteen dove vi nascondete oggi?
    L’articolo odierno di Quirico spiega in modo più dettagliato e approfondito quello che vado scrivendo da un mese, mentre voi siete ottusamente impegnati in ricostruzioni propagandistiche totalmente opposte agli eventi dello scenario bellico.
    Certo che il dittatore sanguinario potrebbe diventare pericoloso fino alla follia, usando l’arma atomica. Sul campo di battaglia è un vinto, un umiliato. E mi viene in mente la sua storia di cacciatore di topi, che lui ama ripetere spesso come metafora, per mettere in guardia dalle reazioni violente e imprevedibili di chi, chiuso in un angolo, sceglie di contrattaccare come arma di difesa

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    • Quirico (uomo di una certa età e con quel vissuto), che gongola come un bambino che sta vincendo in uno di quei giochi di guerra è solo patetico.

      Con un piccolo sforzo, forse, riusciresti anche tu ad essere intellettualmente un gradino sopra di lui.
      Provaci.

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      • Chissà come mai, quando prima lo SQULIBRATO con lo SCOLAPASTA faceva la medesima cosa, gongolandosi come un bambino che stava vincendo in uno di quei videogiochi tipo “Plague Inc.”, non gli hai mai detto di elevarsi intellettualmente un gradino sopra a Speranza: forse perché era in tua buona compagnia?… Ah, no, ma che sciocco che sono, è perché per Gsi original non c’è nessunissimo PARALLELO tra pandeminchia e guerra ucraina, quindi come non detto…

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      • Spiacente Gattone,
        Al parallelo con la pandaminchia non non c’arrivo. Vuoi farmene una colpa?
        Io non ne faccio una colpa a te se ci vedi un parallelo tra le due trattazioni di quegli eventi.
        Tieniti le tue certezze assolute.

        Io dico che col Covid c’era l’ottusità dei negazionisti che soverchiava anche chi, legittimamente, contestava provvedimenti presi anche al buio di un evento mai visto prima. I duri scontri tra chi aveva il dovere di reagire e chi negava addirittura l’esistenza del virus era nella normalità. Ora, dopo due anni e mezzo, si può ragionarci meglio.

        Con questa guerra che minaccia di essere 3ª guerra mondiale stiamo invece assistendo alla glorificazione non di chi, durante la pandemia, voleva tentare di salvare la gente da un virus col vaccino, ma stiamo assistendo alla glorificazione di mattiodi scatenati come Biden e il suo comico palestrato cui non frega nulla di portare alla morte milioni di persone.

        Quindi, Gatto, tu insisti pure sul tuo parallelo, per me non sta in piedi.

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      • Dopo aver diviso la società, aver montato l’odio, segregato e vessato quelli che ragionavano già all’epoca (come sempre si dovrebbe fare d’altronde…), invece di aspettare due anni e mezzo, nei quali si è preferito obbligare in modo del tutto assurdo e inutile. Dopo aver sospeso milioni di persone dal lavoro, quindi affamandole, e costretto altrettante alla vaccinazione col ricatto, adesso saltate fuori dicendo che si può ragionare meglio? Ma voi siete malati dentro e fuori, caxxo! In effetti, non essendosi mai visto prima un evento simile nella storia della medicina, nel quale si è scelto, sovvertendo secoli di esperienza medica, di vaccinare in piena pandemia, costretto a tachipirinha e vigile attesa, sospeso dalla professione chi dissentiva da questa follia che ha causato migliaia di morti, adesso, ad esempio, ve ne uscite, gai, gai, con queste belle trovate ( https://infosannio.com/2022/09/12/studio-italiano-chi-ha-avuto-il-covid-e-protetto-per-sempre-inutile-aggiungere-il-vaccino/#comments ), già perfettamente conosciute all’epoca dagli ottusi negazionisti che sono stati radiati per aver capito che l’acqua quando si scalda diventa calda, disattendo le direttive di Occhio-di-Triglia, vero? Certo, certo, hai perfettamente ragione: sono stati proprio provvedimenti presi al buio… dopo che qualcuno ha volutamente spento la luce. PAJASSI!

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      • Io vedo molto odio antirusso, in questa guerra che sta portando il mondo nel baratro, Gatto.

        L’odio contro i novax e dintorni l’hai visto tu non io.
        Duri scontri dialettici, si, anche sulle contromisure da prendere con urgenza, non odio.

        Al contrario, l’odio, l’ho visto e lo vedo da parte tua nei confronti chi non ha le tue fisse.

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      • Cosette tipo: faremo vivere i novax come TOPI l’ha detta Burioni, ‘Silvano’.

        Non è odio, noooooooooooooo, è più voglia di qualcosa di buono.

        O vogliamo ricordare anche le parole di Dragula e di Mattarel sul GP e sulla necessità ‘patriottttica’ di vaccinarsi?

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      • Silvano, io ho smesso di leggere Quirico, perché è la voce della Stampa (in entrambi i sensi): ha messo in vendita la sua, eventuale, competenza per attaccare il cavallo dove vuole il padrone.
        Fine della credibilità. Da tempo, ormai.

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  7. Visto che non posso essere tacciato di filoputinismo (ironia ON) trovo inappropriati i commenti in alto, improntati a scenari di spartizione dell’eredità come ci fosse già un defunto.
    Guardate che siamo entrati nella fase più pericolosa. E a noi europei non conviene affatto un mondo bipolare suddiviso fra USA e Cina.
    La Russia doveva, dovrebbe, essere l’alleato principale dell’Europa. Poi però il dittatore è impazzito fidandosi del sistema corrotto, mafioso e cleptocratico messo in piedi, con tale disastro finale annunciato.

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    • Basta che non ti metti a raccontare in giro che la NATO andava per funghi, e gia’ che ci sei passami a mogliera che ci devo cercare il numero del tuo medico, cosi’ mi aggiorna un poco.

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  8. E vabbe’ siamo al tifo da stadio , non ci si rende conto che siamo sull’ orlo del baratro e non si salvera’ nessuno , ammesso che queste informazioni che arrivano sulla ritirita di Putin , siano poi davvero plausibili e definitive .
    Questo J. Boy , che definisce Putin un folle , dovrebbe ricordare le atomiche su Hiroshima e Nagasaki , qualcuno defini’ forse Truman un folle ?
    E’ la guerra compari , pensate forse che la Russia si lascera’ sopraffare e umiliare , prima di aver venduto carissimamente la pelle dell’ Orso ?

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    • Zorro è così, facciamo la guerra come le partite di calcio e le partite di calcio come guerre, Churchill aveva ragione,infatti c’è chi si gongola dei risultati di uno o dell’altro ,sbeffeggiandosi a vicenda come al bar e non rendersi conto di avere i piedi nel cemento ai margini del molo.
      Se si scatena la follia,noi abbiamo il culo sopra un arsenale, sarà poi bello dire di aver avuto ragione?
      Bastava il rispetto di accordi firmati in primis ,ma questo proprio non entra in molte teste,che poi magari sono le stesse persone che se la macchina del caffè gli ciula 10 centesimi la prendono a calci

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  9. Gatto se non ci sarà più nessun attimo, spero di crepare in meno di un attimo. …..l’ attuale situazione mi pare una realistica dimostrazione che non siamo affatto evoluti…..e la faccenda sembra riguardare tutti, indipendentemente dal grado di “evoluzione” reale o percepita…..Se l’ evoluzione è la terza guerra mondiale nucleare, a ridateci la clava!

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    • “Se l’ evoluzione è la terza guerra mondiale nucleare, a ridateci la clava!”: troppo tardi, cara Alessandra, troppo tardi… L’oscurantismo medievale è stato definitivamente sconfitto: adesso si dovrà andare fino in fondo, ahimè!

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  10. …. il punto è questo, la Russia non si lascerà sopraffare ed umiliare. ….come si potrebbe definire chi è convinto del contrario? Più che sull’ orlo del baratro, ci siamo proprio dentro. …….

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  11. Scott Ritter (ex militare e ispettore ONU statunitense): “La Russia recupererà presto tutti i territori persi in Ucraina” La Russia stessa ha dato alle forze armate del regime di Kiev l’opportunità di prendere molto territorio nella controffensiva, ma nei prossimi giorni si riprenderà tutto, ha affermato l’ex militare e ispettore dell’ONU statunitense Scott Ritter al canale YouTube Judging Freedom. L’ex militare ha osservato che l’obiettivo degli Stati Uniti non è far vincere l’Ucraina, ma logorare così tanto la Russia da paralizzarla. “Speriamo solo che prima che tutti gli ucraini che abbiamo equipaggiato e addestrato muoiano, abbiano tempo e modo di uccidere un certo numero di russi. Ma ponetevi questa domanda: perché gli ucraini sono stati in grado di conquistare un territorio così vasto così rapidamente? Perché i russi non intendono morire in nome di obiettivi stupidi. Ritter ha infine definito la controffensiva delle forze armate ucraine una delle manovre più stupide della storia moderna, che ha una motivazione esclusivamente politica.

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  12. 8.000 morti ucraini e 10.000+ feriti.

    Grande vittoria, sì.

    Adesso aspettate il ritorno dei russi.

    Arriveranno. Capito GAYLIBER e JOLLY JEROME?

    Quanto a QUIRICO:

    Oramai abbiamo la CERTEZZA MATEMATICA che questo ‘giornalista’ è solo un LECCAPIEDI degli USA (del resto, lavora per la Stampa-El Kann).

    Avete sentito quel che ha detto/scritto di Putin?

    Un uomo senza ‘qualità’.

    Non ha arricchito i russi!

    Ma veramente la stampa itagliana e NATOfila è ridotta a questo punto? Chiedete ai russi come stavano con l’AMICO YELTSIN, quello che probabilmente piace tanto a Gayliber e Jolly Jerome Napoleone.

    COYOTE.

    Adesso messo alle strette, che pensate che farà Putin?

    Intanto ha tolto metà elettricità all’Ucraina.

    Poi verrà il resto.

    Doveva farlo fin da subito.

    Ma non è mai troppo tardi.

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  13. È ovvio, le informazioni affidabili arrivano solo dai complottisti occidentali o dalla disinformatzja casalinga .RU.
    Siete patetici in questi vostri disperati tentativi di arrampicarvi su specchi unti di bava.
    Fate pure affidamento su quel clown barbuto e ciccione, con i (finti) mercenari USA e UK sono alte le possibilità di catturarlo per poi esporlo, impiccato per i piedi, nella piazza principale di Kiev.
    Intanto continuano a saltare teste di generali russi, sostituiti da seconde linee ancora più incapaci. Ma non voglio interrompere i vostri orgasmi da vittoria dell’aggressore Russo.
    Però mi diverto ad osservare la vostra agitazione, le voglie giustiziate di rivalsa, l’indomito affannarsi per convincervi di essere prossimi all’obbiettivo della Vittoria.

    P.S.
    Oggi il prezzo del gas per Megawattora è sceso sotto i 190€, come avevo previsto mentre un paio di pappagalli i, cogliostro ed em, vaneggiavano di 1.000€.
    Altri liquidi che evaporano dalle già disastrate casse russe, bucate dagli insostenibili costi dell’operazione militare speciale e dalla crescente disoccupazione in uno scenario di insostenibile inflazione.

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  14. Ai figlii di Pootteen che non si rassegnano bisogna regalare un po’ di immagini del loro merdaviglioso esercito all’ordine dello zar.
    Non rosicate e cercate di trattenere orgasmi bagnati, un minimo di contegno.

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  15. al di la’ delle chiacchiere , si puo’ vincere una battaglia , ma perderanno la guerra .
    Basta aspettare il gen. Inverno

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  16. La Russia minaccia la Germania per l’ invio di armi all’ Ucraina che usa contro i russi .
    Ma i tedeschi hanno gia’ dimenticato tutto cio’ che e’ successo appena 80 anni fa ?
    Questa e’ la morale dell’ Occidente .
    Poi qualche fenomeno da mascarpone parla di follia di Putin .

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  17. @nessuno e tutti
    e basta con questi elenchi farlocchi delle guerre , vere e presunte o inventate, di “Bidè” e degli americani USA (discendenti degli europei e asiatici colà immigrati…), a partire dalle stragi dei nativi di secoli fa!! Come se anche gli imperi russi e cinesi , o islamici/Ottomani e altri, non si fossero formati occupando terre altrui, uccidendo , cacciando e/o sottomettendo le popolazioni locali! E pure sarebbe ora di smetterla di propinare la balla di “accordi internazionali sottoscritti” da USA e Russia per impedire l’allargamento della NATO; che si è allargata sì, ma per richiesta libera e volontaria di tanti Stati exURSS, e non occupando e devastando i paesi aderenti con i propri carri armati come sta facendo Putin in Ucraina. Studi meglio la storia, recente e del Novecento, e allarghi l’orizzonte oltre gli odiati USA e vedrà le cose in un’ottica diversa. giusto per darsi un’infarinata, le consiglio di vedere questo link su wikipedia che rimanda a 127 pagine di stragi di ogni parte del mondo a https://it.wikipedia.org/wiki/Categoria:Stragi . E , per curiosità, provi a verificare se sono esatte le 43 citazioni di aggressioni fatte dai russi ad altri popoli dal 1918 ad oggi , elencate da un lettore sul sito https://www.facebook.com/nuovAtlantide/, che non posso riportare qui perchè troppo lungo . E non parliamo di quelle secolari e documentate degli zar “di tutte le Russie” e delle terre occupate dai “cosacchi”…

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  18. 2
    OPINIONI
    CONFLITTO IN UCRAINA
    11 SETTEMBRE 2022
    09:31
    Perché il fronte russo è crollato così improvvisamente a Kharkiv
    L’attesa controffensiva dell’Ucraina contro i russi alla fine è arrivata davvero: combattimenti nelle ultime ore nella regione di Kharkiv, occupata dall’esercito di Mosca a inizio marzo. Ma come è stato possibile tutto questo?

    A cura di Daniele Angrisani

    Alla fine, è successo davvero. La attesa controffensiva ucraina è davvero iniziata, anche se dall’altra parte del Paese rispetto a dove la si attendeva: vale a dire nella regione di Kharkiv, occupata dai russi ad inizio marzo e dalla quale, secondo il piano originale di Mosca, sarebbe dovuto partire il grande attacco per accerchiare alle spalle il gruppo di armate ucraine nel Donbass.

    Di questa offensiva, alla fine, non vi è mai stata traccia. Invece è arrivato a distanza di mesi il turno degli ucraini, che hanno macinato in pochi giorni decine di km per liberare territori con una velocità mai vista dopo i primissimi giorni di guerra, quando sembrava che l’avanzata russa fosse inarrestabile.

    Praticamente tutti sono stati presi alla sprovvista di fronte al collasso repentino del fronte russo di Kharkiv, e chi dice il contrario mente. Ma come è stato possibile tutto questo? Cerchiamo di capirlo assieme.

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    Daniele Angrisani

    Le premesse della controffensiva
    Prima di questa settimana, ad eccezione della regione di Kherson (ne parleremo più dettagliatamente a breve), la situazione era in stallo praticamente su tutti i fronti. Dopo la caduta delle due città gemelle di Severodonetsk e Lysychansk ad inizio luglio nelle mani russe, non si sono verificate infatti più offensive di rilievo da parte russa.

    Questo stallo è stato dovuto sostanzialmente a tre motivazioni.

    In primo luogo, dalle alte perdite subite dai russi nella lenta e sanguinosa offensiva nella regione di Luhansk, partita a metà marzo, che hanno obbligato i russi stessi a dichiarare una pausa operativa subito dopo la conquista di Lysychansk. Poi, dalla capacità ucraina di riuscire a ritirare con successo le proprie truppe, evitando che venissero intrappolate, e successivamente di mettere in piedi nuove linee difensive fortificate tra Bakhmut e Seversk in poco tempo, approfittando della pausa operativa. Infine, dall’entrata in campo dei sistemi di lanciarazzi M142 High Mobility Artillery Rocket System (HIMARS) americani, che hanno permesso agli ucraini di rivoluzionare la situazione sul campo, togliendo ai russi uno dei loro principali vantaggi, ovvero quello dell’artiglieria.

    In che modo gli HIMARS siano riusciti in questo, l’ho spiegato in dettaglio in alcuni dei miei precedenti articoli. In estrema sintesi, comunque, tutto dipende dal modo in cui i russi hanno gestito la logistica prima di allora.

    Per consentire un costante afflusso di munizioni di artiglieria al fronte, il comando russo si era basato infatti su una serie di depositi di munizioni abbastanza vicini al fronte, ma non tanto da essere sotto la gittata diretta dell’artiglieria nemica.

    Da questi depositi, ogni giorno partivano camion con le munizioni per arrivare diretti al fronte e rifornire le batterie di artiglieria russe che sono state il vero asso nella manica dei russi durante la battaglia del Donbass. L’arrivo degli HIMARS (con i missili GMLRS a guida satellitare che hanno una gittata massima di 80km) ha cambiato totalmente questo paradigma.

    Anzitutto, gli ucraini grazie agli HIMARS sono stati in grado di distruggere decine di depositi di munizioni in pochi giorni, riducendo così immediatamente la capacità di rifornimento delle truppe al fronte. Ma soprattutto hanno costretto il comando russo a spostare più nelle retrovie (oltre 85km di distanza) i nuovi depositi di munizioni, riducendo così la velocità dei rifornimenti al fronte ed aumentandone contemporaneamente i rischi.

    Tutto ciò ha avuto come ovvia conseguenza quella di rallentare drammaticamente le operazioni offensive russe (che si basavano principalmente sulla superiorità in termini di artiglieria). Il risultato è stato sostanzialmente lo stallo dei fronti di guerra che andava avanti sostanzialmente da due mesi.

    Kherson: il successo della disinformazione ucraina
    L’uso degli HIMARS ha avuto anche un altro importante effetto: quello di consentire di tagliare direttamente le vie di rifornimento russe nei salienti più complessi da difendere. Tra questi, in particolare, c’è la regione di Kherson, la cui peculiarità geografica è quella di essere l’unica testa di ponte sulla riva occidentale del Dnjepr occupata dai russi.

    In quanto tale, le uniche vie di rifornimento di questa regione passano attraverso 3 ponti che permettono di attraversare il fiume in diverse zone della regione: a nord vicino alla diga di Nova Khakovka e più a sud vicino Kherson, il ponte Antonovksky ed un vicino ponte ferroviario.

    Da metà luglio, continuando fino a questi giorni, gli ucraini hanno iniziato a bombardare senza sosta questi ponti con i propri HIMARS fino a renderli praticamente inagibili – ed anzi il ponte di Nova Khakovka è alla fine completamente crollato a causa degli impatti dei razzi GMLRS ucraini.

    Il comando russo è stato quindi obbligato a cambiare in itinere la strategia per il rifornimento delle proprie truppe nella regione di Kherson, usando maggiormente pontoni e traghetti. Ma anche questi sono stati ripetutamente soggetti ai bombardamenti dell’artiglieria ucraina.

    La strategia usata dagli ucraini lasciava chiaramente intendere che il comando delle forze di Kyiv volesse approfittare della situazione per lanciare una offensiva nella regione, sfruttando la dipendenza delle forze russe da questi attraversamenti per i propri rifornimenti.

    Questa intenzione è stata poi ribadita a chiare lettere anche dai funzionari governativi ucraini, come ad esempio nella mattinata del 9 luglio, quando hanno iniziato a esortare i residenti della regione ad evacuare le loro case a causa “dell’imminente controffensiva ucraina”.

    Ciò nonostante, per l’inizio dell’offensiva vera e propria si è dovuto attendere fino al 29 agosto, quando è stato il presidente ucraino Volodymyr Zelensky in prima persona ad annunciare durante il suo consueto messaggio serale l’inizio di una controffensiva su larga scala per riprendere il territorio occupato dalla Russia nel sud del Paese.

    Il governo e l’esercito ucraino hanno subito imposto una stretta censura sui risultati di questa offensiva, anche se funzionari ucraini sotto anonimato, così come giornalisti occidentali e alcuni milblogger russi, hanno riferito che le truppe ucraine avevano nelle prime ore catturato diversi insediamenti a nord e a nord-ovest di Kherson, in particolare in una testa di ponte attraverso il fiume Inhulets.

    Vista la minaccia crescente, il giorno dopo, la Russia ha iniziato a spostare un numero sempre più grande di truppe e mezzi militari verso la linea del fronte di Kherson per contrastare l’offensiva ucraina. In risposta, l’Ucraina ha intensificato gli attacchi ai punti di concentrazione russi, ai depositi di munizioni, ai ponti e ad altri obiettivi.

    Dopo qualche giorno, comunque, l’euforia iniziale è scemata ed è sembrato evidente ai più che l’avanzata ucraina fosse in realtà molto lenta ed ogni avanzamento fosse ottenuto a duro prezzo a causa della tenace resistenza opposta dai russi.

    Sui quotidiani occidentali sono iniziate ad apparire anche le prime notizie di decine di soldati ucraini ricoverati, alcuni in gravi condizioni, per le ferite subite nel corso della sanguinosa offensiva.

    Intervistati, molti di loro hanno dipinto un quadro gramo della situazione: soldati sottoposti ad attacchi di artiglieria senza pietà da parte russa e costretti ad espedienti a causa della mancanza dei mezzi necessari per portare velocemente a termine l’offensiva.

    Eppure, praticamente tutti continuavano ad esprimere (ove possibile) la voglia di tornare a combattere il prima possibile e di ritenere inevitabile la vittoria finale dell’Ucraina.

    Anche il consigliere presidenziale Oleksiy Arestovych aveva lasciato intendere a questo punto che l’offensiva sarebbe stata “un’operazione lenta per schiacciare il nemico”, non una campagna rapida e massiccia come inizialmente ci si attendeva.

    In realtà, come si è scoperto dopo, la tanto pubblicizzata offensiva ucraina nel sud del Paese è stata, in buona parte, una campagna di disinformazione per distrarre la Russia da una altra offensiva che si stava preparando all’insaputa di tutti nella regione di Kharkiv.

    “L’agitazione mediatica intorno all’offensiva al sud è stata una campagna di disinformazione coordinata dall’Ucraina, rivolta alle forze russe, che si è sviluppata per diversi mesi, per provocare, con successo, la Russia a trasferire attrezzature e personale sul fronte meridionale, spostandolo da altre regioni, inclusa quella di Kharkiv”.

    “Nel frattempo i [nostri] ragazzi a Kharkiv hanno ricevuto le migliori armi occidentali a nostra disposizione, soprattutto quelle americane”, ha ammesso Taras Berezovets, ex Consigliere per la Sicurezza Nazionale ucraino, diventato ora portavoce della brigata Bohun delle forze speciali ucraine, in una intervista rilasciata al Guardian il 10 settembre.

    Kharkiv: il blitzkrieg riuscito degli ucraini
    Cosa abbiano fatto gli ucraini con queste armi, è presto detto. Il 6 settembre, dopo aver concentrato le proprie forze di nascosto a nord di Balakliya, una roccaforte russa, le truppe ucraine hanno lanciato una controffensiva nella regione di Kharkiv.

    Le difese russe sono state prese completamente di sorpresa e non hanno avuto neppure il tempo di montare una seria difesa, che le truppe ucraine erano già penetrati in profondità.

    Già dopo poche ore le Forze Armate ucraine avevano liberato Verbivka, a meno di 3 km a nord-ovest di Balakliya e da qui sono passate all’offensiva su più direzioni: Balakliya, Volokhiv Yar e Shevchenkove.

    L’obiettivo ambizioso di questa offensiva era quello di raggiungere la città di Kupyansk, che si trova sulle rive del fiume Oskol, la capitale amministrativa della regione di Kharkiv occupata dai russi e snodo fondamentale delle vie di rifornimento russe in zona.

    Occupare Kupyansk avrebbe significato, quindi, chiudere in un accerchiamento operativo il gruppo di 10 mila truppe russe (oltre quelle separatiste ed i mercenari) presenti ad Izyum da mesi.

    Nonostante l’ambizione di questo piano sembrasse fuori dalla portata dell’esercito di Kyiv, il 7 settembre le forze ucraine erano già avanzate di circa 20 km nel territorio occupato dai russi, liberando circa 400 km quadrati di territorio e raggiungendo posizioni a nord-est di Izyum senza trovare sostanzialmente opposizione.

    Il giorno dopo, vale a dire l’8 settembre, gli ucraini erano penetrati ancora più in profondità, raggiungendo una distanza di 50 km dalla linea del fronte precedente l’offensiva. Contemporaneamente, hanno preso il controllo della città di Balakliya, già completamente accerchiata da due giorni, catturando centinaia di prigionieri e mezzi militari russi alcuni dei quali ancora in buono stato.

    Si è trattato di una vittoria doppiamente significativa considerando il fatto che nelle vicinanze della città gli ucraini hanno preso il controllo del più grande deposito di munizioni russe della intera regione di Kharkiv abbandonato (ancora pieno di armi) di fretta e furia dalle truppe russe in fuga.

    L’avanzata è continuata con maggiore velocità il 9 settembre, quando le truppe ucraine che hanno raggiunto la periferia di Kupyansk e preso il controllo la cittadina di Shevchenkove che si trovava sulla strada.

    A questo punto la situazione è diventata oggettivamente complicata per i russi tanto da costringere per la prima volta il Ministero della Difesa russa ad ammettere difficoltà nella regione di Kharkiv e a pubblicare un video mostrante i rinforzi russi inviati sia via terra che mediante elicotteri a Kupyansk ed Izyum per rafforzare le difese delle due città.

    Ma in realtà era già troppo tardi. Con un attacco HIMARS gli ucraini erano infatti già riusciti a danneggiare il  ponte stradale principale sul fiume Oskol, rendendo pressoché impossibile il rifornimento delle truppe russe che stavano cercando di impedire agli ucraini di entrare nella città di Kupyansk.

    Per darvi una idea della velocità con la quale sono avvenute le cose, vi basti sapere che la sera del 9 l’Istituto americano per lo Studio della Guerra aveva dichiarato di ritenere probabile che Kupyansk cadesse nelle mani ucraine nelle successive 72 ore. In realtà già poche ore dopo, la mattina del 10 settembre, a Kupyansk sventolava la bandiera gialla e blu dopo il ritiro dei russi.

    A renderlo noto per prima è stata una consigliera regionale di Kharkiv, Natalia Popova, che ha pubblicato su Facebook la foto dei soldati che tenevano una bandiera ucraina dinanzi al municipio cittadino, accompagnandola con la scritta: “Kupiansk è Ucraina. Gloria alle forze armate dell’Ucraina”.

    Contemporaneamente, un altro gruppo di soldati ucraini, dopo aver sfondato nei pressi di Balakliya, ha raggiunto a sua volta il fiume Oskol a sud di Kupyansk il 9 settembre, tagliando così tutte le vie di comunicazione tra le retrovie ed il raggruppamento russo vicino a Izyum, che aveva cercato senza successo di avanzare verso Slavyansk nel Donbass per diversi mesi.

    Da questo momento in poi il fronte russo è completamente collassato, con i soldati che sono letteralmente scappati da molte zone prima dell’arrivo dei primi reparti dell’esercito ucraino.

    In particolare, nelle ore immediatamente successive alla liberazione di Kupyansk anche Izyum è stata evacuata dalle forze russe e gli ucraini sono riusciti così a liberare questa città chiave praticamente senza colpo sparare. Separatamente, più ad est, le truppe ucraine hanno anche attraversato il fiume Seversky Donets, in cui affluisce l’Oskol, da dove hanno raggiunto la città di Lyman.

    Insomma, quella che inizialmente sembrava una ritirata ordinata si è trasformata con il passare delle ore sempre più in una vera rotta, stile Caporetto.

    Dietro di sé i russi hanno lasciato migliaia di prigionieri ed enormi quantità di mezzi militari, munizioni, in una fuga precipitosa che a tratti ha raggiunto aspetti comici, come nel video subito diventato virale di un tank russo che nel fuggifuggi generale è finito a sbattere direttamente su un albero.

    Come ha dichiarato nella serata del 10 settembre il presidente, l’esercito ucraino ha in totale riconquistato più di 2.000 km quadrati di territorio e l’esercito russo ha “preso la scelta giusta” decidendo di lasciare la regione di Kharkiv.

    La reazione delle autorità russe alla catastrofe militare in atto è stata inizialmente quella di ignorare del tutto le notizie provenienti dalla regione di Kharkiv, con il presidente russo Vladimir Putin impegnato durante la giornata ad inaugurare ruote panoramiche e tenere discorsi per l’anniversario della nascita della città di Mosca.

    Ma in serata anche il Ministero della Difesa russo ha dovuto alla fine ammettere che qualcosa non andava, sebbene usando queste particolari parole:

    “Al fine di raggiungere gli obiettivi dichiarati dell’operazione militare speciale per la liberazione del Donbass, è stata presa la decisione di raggruppare (ritirare, ndr) le truppe russe nelle aree di Balakliya e Izyum per aumentare gli sforzi nell’area di Donetsk”.

    La enorme differenza esistente tra la realtà sul campo e le parole ufficiali del Ministero è stata oggetto di pesantissime critiche da parte dei commentatori russi su Telegram sempre più dubbiosi nei confronti della fallimentare strategia russa.

    Alcuni hanno espresso chiaramente la propria insoddisfazione di fronte a questa spiegazione, arrivando persino affermare che le autorità sovietiche erano state più oneste nel 1942 quando avevano dovuto annunciare a loro volta il ritiro delle truppe sovietiche di fronte all’avanzata nazista proprio a Kupyansk.

    Altri hanno definito il Ministero della Difesa russo come il Ministero della Sconfitta russo e paragonato le notizie in arrivo dalla regione di Kharkiv alla sconfitta di Tsushima nella guerra russo-giapponese del 1905, che da lì a poco sarebbe finita proprio con la sconfitta russa.

    Perché il fronte russo a Kharkiv è crollato così repentinamente?
    L’attuale controffensiva rappresenta indubbiamente il cambiamento più rapido nella linea del fronte in Ucraina da quando le truppe russe hanno abbandonato l’assedio di Kyiv e sono state costrette a ritirarsi dalla capitale e dall’Ucraina settentrionale all’inizio di marzo.

    Ma soprattutto rappresenta un momento di svolta nella guerra in quanto dimostra che gli ucraini, per la prima volta dall’inizio dell’invasione militare russa, hanno assunto l’iniziativa. Questo significa che sono diventati loro a dettare l’agenda ed i tempi della guerra e non intendono mollare a breve questo vantaggio.

    Ma come è stato possibile tutto ciò? Ci sarà modo di discutere in dettaglio quanto successo in questi giorni nelle prossime settimane e mesi, con retroscena e analisi molto più dettagliate di questa, ma a caldo è già possibile fare alcune valutazioni.

    L’elemento sorpresa
    Anche grazie alla campagna di disinformazione accennata in precedenza, è stato possibile prendere totalmente alla sprovvista le forze russe che, almeno in questa zona, non si attendevano certo una controffensiva di queste dimensioni.

    Il fatto che ciò sia stato possibile nel 2022, con tutte le capacità a disposizione degli eserciti per spiare i movimenti del nemico, è davvero degno di nota e merita una analisi a parte quando si verrà a conoscere maggiormente i retroscena che hanno portato a questa offensiva.

    Per ora tutto ciò che si può fare è prendere atto di ciò che è successo: si è trattato indubbiamente di uno dei più grandi fallimenti della storia dell’intelligence militare russa che Mosca sta già pagando amaramente.

    La mancanza di personale dei russi
    Questo è un problema di cui si è parlato già più volte in precedenza. I russi non hanno abbastanza personale militare per controllare tutto il territorio in loro possesso in Ucraina. Il Cremlino lo sa benissimo, eppure non intende dichiarare la mobilitazione generale, l’unico modo per risolvere alla radice il problema.

    Ciò significherebbe infatti assumersi rischi politici molto elevati — al momento i morti tra i soldati provengono in gran parte dalle zone più povere del Paese, mentre con la mobilitazione generale finirebbero per andare al fronte anche i figli delle famiglie delle grandi città, con il rischio di aumento del malumore popolare proprio dove conta maggiormente.

    Come hanno affermato molti corrispondenti occidentali in estate, a prima vista Mosca non sembra proprio la capitale di un Paese in guerra. L’operazione militare in corso in Ucraina è lontana dalla mente dei cittadini della capitale, e questo è un elemento critico per il successo della politica del Cremlino, in quanto allontana il rischio di pericolose proteste di massa contro la guerra.

    Di conseguenza la strategia di Putin per far fronte al problema è stata finora quella di effettuare una “mobilitazione ombra” creando battaglioni si volontari e soprattutto appoggiandosi come “carne da cannone” sui mercenari di PMC Wagner (reclutati anche nelle carceri) e sulle persone mobilitate a forza dai territori occupati dell’Ucraina.

    Ma proprio questa ultima cosa è stata una delle principali debolezze sfruttate dagli ucraini nella regione di Kharkiv: infatti buona parte delle truppe presenti sulla linea del fronte al momento dello sfondamento degli ucraini a nord di Balakliya era costituita proprio da personale mobilitato con la forza nelle Repubbliche separatiste.

    Come già accaduto in precedenza in altre zone del Paese (ma su scala minore), queste truppe, poco motivate e per nulla abituate al combattimento in prima linea, non appena sono finite sotto il fuoco dell’artiglieria nemica hanno abbandonato la propria postazione senza pensarci due volte.

    Il risultato di questa disastrosa scelta è stato il collasso pressoché immediato della prima linea che ha esposto il grosso delle truppe russe presenti in zona a pericolosi attacchi sui fianchi, costringendo quindi anche loro alla fuga precipitosa per salvarsi la vita.

    Le diverse tattiche dei due comandi.
    A guidare l’assalto ucraino nella regione di Kharkiv è stato il generale Oleksandr Syrskyi, già leggendario comandante della difesa di successo di Kyiv durante la prima fase della guerra a marzo. È stato lui ad avere l’idea dell’attacco verso Kupyansk nel tentativo di tagliare dai rifornimenti l’intero gruppo russo ad Izyum e cercare di ottenere il collasso dell’intero fronte.

    Si è trattato indubbiamente di un piano ambizioso, ma allo stesso tempo ben progettato e perfettamente implementato, tanto è vero che si è dimostrato essere un clamoroso successo.

    Di converso la tattica del comando russo è stata caratterizzata da un elevato tasso di incompetenza che ha impedito loro di rendersi conto velocemente di cosa stesse succedendo e cercare di tappare il buco creatosi, spostando velocemente delle riserve a copertura delle zone più vulnerabili prima che gli ucraini fossero in grado di penetrare così in profondità.

    Si è trattato solo dell’ultimo di una lunga lista di errori commessi da parte dei comandanti militari russi, che si sono susseguiti durante tutto il corso dell’invasione russa e che probabilmente hanno già danneggiato in maniera irrecuperabile le chance russe di vittoria.

    Le armi (e le sanzioni) occidentali
    Il ruolo delle armi occidentali è stato sicuramente essenziale nell’ottenere questa vittoria. Tralasciando gli HIMARS, del cui ruolo chiave abbiamo già ampiamente parlato, occorre notare che in questa offensiva gli ucraini hanno usato (e soprattutto hanno dimostrato di farlo molto bene) mezzi ed armi fornite dagli occidentali negli ultimi mesi.

    Parliamo ad esempio di Humvee ed obici M777 di provenienza americana e di Panzerhaubitze 2000 forniti dalla Germania che sono stati visti in azione in diversi video pubblicati in questi giorni provenienti dalla regione di Kharkiv.

    Come ha spiegato su Twitter il consigliere presidenziale Mykhailo Podolyak: “Cosa dice al mondo l’efficace controffensiva ucraina? Che l’Ucraina ha la capacità di riprendersi il territorio occupato e che non ci sarà un congelamento di questo conflitto”. Soprattutto, l’Ucraina “ha dimostrato di poter utilizzare efficacemente le moderne armi occidentali” per ottenere questo risultato, ha affermato Podolyak.

    Anche le sanzioni imposte dall’Occidente hanno avuto il loro effetto, seppure indiretto, sulla capacità militare russa. A causa di tali sanzioni, infatti, i russi hanno sempre maggiori problemi ad acquisire sia munizioni di artiglieria ed armi basilari, che missili di precisione e carri armati di ultima generazione.

    Il risultato è che sono spesso i soldati russi sono costretti a combattere con equipaggiamento datato e questo non fa altro che peggiorare la loro già scarsa produttività militare sul campo di battaglia. Chiunque chiede di porre fine alle sanzioni o alla fornitura di armi militari occidentali a Kyiv dovrebbe tenere a mente tutto questo.

    La motivazione
    Ultimo aspetto, ma non per importanza, è quello della motivazione, fattore che è sempre fondamentale in guerra. Gli ucraini hanno motivazioni molto chiare per combattere e sopportare le sofferenze legate alla guerra: stanno difendendo il proprio Paese, la propria libertà e la propria indipendenza da chi li vuole annettere e nega la loro stessa esistenza come popolo separato dai russi.

    La scoperta dei massacri dei civili a Bucha ed Irpin, così come i tanti crimini commessi dai soldati di Mosca dall’inizio di questa guerra non ha fatto altro che compattare il popolo ucraino dietro questa battaglia.

    Le immagini di questi giorni mostrano come, anche in zone ad alta densità di popolazione russofona, i soldati ucraini siano stati accolti come liberatori da coloro che hanno dovuto subire mesi di dura occupazione russa e questa è forse la dimostrazione più evidente del fallimento strategico russo in questa guerra.

    Sul web è inoltre sempre più facile vedere video di soldati ucraini che tornano dal fronte che vengono abbracciati dalle proprie mogli e madri che avevano paura di averli perduti per sempre, accompagnati dalla didascalia “ecco per cosa combattiamo”.

    Ebbene, si può dire lo stesso dei russi? In che modo si può spiegare ai genitori o ai parenti di un soldato russo morto perché il proprio caro sia morto su terra straniera, per una guerra che viene combattuta in un Paese che avrebbero dovuto accoglierli come “liberatori dal nazismo” e che invece li odia sempre di più ogni giorno che passa?

    La risposta a questa domanda renderà chiaro il motivo per cui molti soldati russi abbiano deciso di lasciare la propria postazione senza neppure cercare di controbattere di fronte all’avanzata ucraina.

    Ed ora cosa può accadere?
    La testa di ponte di Lyman creata negli ultimi giorni al di là del Seversky Donets potrebbe essere utilizzata dall’esercito ucraino (subito o in futuro) per raggiungere obiettivi ancora più ambiziosi: un’offensiva in profondità per riconquistare le zone della regione di Luhansk perse a metà estate – a Svatove e Starobelsk od addirittura fino a Rubizhne e Severodonetsk.

    Un’altra idea (meno ambiziosa) per l’esercito ucraino è quella di continuare a spingere le truppe russe fuori dalla regione di Kharkiv, spingendo da Kupyansk verso la vicina città di Volchansk e l’insediamento di Velyky Burluk che si trova vicino al confine russo-ucraino.

    L’unica speranza del comando russo è che l’offensiva ucraina si esaurisca da sola più si allontana dalla base di partenza nei pressi di Chuguev, e che il Ministero della Difesa russo – grazie alle le riserve e le truppe ritirate dai pressi di Izyum – sia in grado di creare una solida linea difensiva sulla riva orientale dei fiumi Oskol e Seversky Donets.

    A tal fine, nel breve termine, la Russia deve fermare a tutti i costi l’espansione della testa di ponte ucraina nei pressi di Lyman prima che si espanda troppo.

    Allo stesso tempo, però, guardando più in là dell’immediato, esistono probabilmente molti altri punti deboli sul fronte che l’Ucraina potrebbe sfruttare come ha già fatto magistralmente nella regione di Kharkiv.

    La Russia ha infatti troppe poche forze a disposizione in prima linea per controllare un fronte di migliaia di chilometri, e le riserve che l’Ucraina è riuscita ad accumulare durante l’estate non si sono affatto esaurite, così come le forniture delle armi occidentali necessarie per effettuare nuove offensive di questa portata.

    Il Ministro della Difesa ucraino Oleksiy Reznikov si dice perciò ottimista e ritiene che la guerra non durerà a lungo:

    “Sono convinto che basta ancora qualche successo al fronte come vittorie certe, per quanto piccole, e le truppe russe fuggiranno… e lo faranno, credetemi, perché oggi stiamo distruggendo le loro catene logistiche, i magazzini e così via. E ci si chiederà: dove andranno? E il morale… sarà come una valanga: una linea di difesa dopo l’altra vacillerà e cadrà”.

    Reznikov aggiunge che i russi “non hanno morale, motivazioni per cui combattere”. “Noi invece stiamo difendendo il nostro Paese, la nostra famiglia e la nostra terra, abbiamo una morale completamente diversa. Non abbiamo altra scelta, dobbiamo sopravvivere come nazione, popolo, Paese e popolo”. Sono parole sacrosante.

    Da parte sua, Mosca è sempre più in vicolo cieco. Le alternative per Putin a questo punto sono allo stesso tempo poche e pessime: la prima è quella che viene chiesta a gran voce dall’ala più dura dei nazionalisti russi su Telegram, ovvero la dichiarazione ufficiale di guerra all’Ucraina, con conseguente mobilitazione generale per mandare immediatamente al fronte centinaia di migliaia di coscritti (soldati di leva) e potenzialmente milioni di riservisti.

    Questa soluzione, come abbiamo già visto, porrebbe serie controindicazioni dal punto di vista politico. Inoltre, non aiuterebbe a risolvere (ed anzi paradossalmente peggiorerebbe) il secondo grave problema che i russi hanno, ovvero la mancanza di munizioni ed armi moderne e di alta precisione.

    La seconda alternativa – che apparentemente sembra essere al momento seguita dalle autorità russe – è quella di ritirarsi dalla regione di Kharkiv (e forse in futuro anche dalla regione di Kherson che resta altrettanto complicata da difendere) per dedicarsi a difendere il possibile sia nel Donbass che nelle zone occupate del sud dell’Ucraina.

    Tutto questo per prendere tempo, sperando che nel frattempo la ‘fatica occidentale’ e la crisi energetica si facciano sentire, costringendo i Paesi occidentali a porre fine al proprio supporto per Kyiv (che ho già definito più volte come il vero “tallone di Achille per Kyiv”) e costringere l’Ucraina a scendere a patti alle condizioni di Mosca.

    Infine, la terza soluzione, che il sottoscritto considera come più auspicabile ma allo stesso tempo anche la meno praticabile, è che i russi capiscano una volta per tutte che non hanno alcuna possibilità di vincere questa guerra, e pongano fine a questo insensato bagno di sangue ritirandosi dai territori occupati per aprire seri negoziati di pace.

    Il punto è che questo sarebbe inaccettabile per Vladimir Putin, che ha messo in gioco il suo stesso futuro personale sull’andamento di questa guerra e non può più permettersi di fare marcia indietro pena la sua fine politica — e forse della stessa Federazione Russa come la conosciamo.

    La verità è questa guerra è stata basata sin dall’inizio sulle menzogne, iniziando dal fatto stesso che i russi hanno invaso un Paese proclamando ufficialmente una “operazione militare speciale” per difendere le Repubbliche del Donbass da una presunta aggressione ucraina invece di riconoscere la realtà per quella che è, ovvero una guerra di annessione su larga scala.

    “I nostri segreti, le nostre menzogne. Sono esattamente ciò che ci definisce. Quando la verità ci offende, noi mentiamo e mentiamo fino a quando nemmeno ricordiamo che ci fosse una verità, ma c’è, è ancora là. Ogni menzogna che diciamo, contraiamo un debito con la verità”, affermava Valery Legasov, interpretato magistralmente da Jared Harris, nella serie Tv Chernobyl per spiegare il motivo del disastro nucleare.

    La Russia di oggi di Vladimir Putin così come l’Unione Sovietica del 1986 (ed altre dittature di oggi) è un Paese che continua ad essere fondato sulla menzogna, la paura di dire la verità ai potenti, la corruzione che permane tutta la società e la totale incompetenza al potere. La débâcle militare russa nella regione di Kharkiv è il logico risultato di tutto questo.

    Come disse Winston Churchill, qualcuno che l’orrore della guerra e del totalitarismo lo conosceva molto bene, in un discorso alla Camera dei Comuni del novembre 1947, “la democrazia è la peggior forma di governo, eccezion fatta per tutte quelle altre forme che si sono sperimentate finora”. Faremmo bene a tenere sempre a mente queste sagge parole.

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  19. Lei (e basta) come ex “cinghia di trasmissione del potere senza se e senza ma” per fortuna in pensione, nel paese delle STRAGI IMPUNITE dovrebbe solo VERGOGNARSI a postare queste MINCHI@TE dettate solo dalla sua RUSSOFOBIA.

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  20. @ magda …
    Le risulta che i russi siano andati negli states a prendersi qualche territorio?O a fare la guerra per aiutare il mexico?
    Di la dall’atlantico mi sembra se non sbaglio che ci siano andati …solo gli europei come conquistatori e sfruttati.
    Mentre invece dall’altantico sembra che qualcuno abbia invaso stati e sobillato sommosse o rivoluzioni armando pure i contendenti!
    Ma lei la storia la studia è sa giustificare gli avvenimenti?
    Mi spiega perchè sono avvenuti dei fatti in america percui gli stessi abitanti si sono sparati fra loro?
    Mi spiega perchè sono andati da sadam… ?
    No non mi dica nulla ,non ne vale la pena!
    A non rivederla.. sto pure perdendo tempo a risponderle!

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    • Ma infatti, N&T, io neanche le scrivo, ad un’insegnante(!) che paragona le battaglie tra clan di territori confinanti, con il GENOCIDIO di 100milioni di NATIVI, ad opera di discendenti dei criminali emigrati in America per sfuggire alla giustizia, con la ridicola e, al solito, autoassolutoria “motivazione” di un “DESTINO MANIFESTO”.
      Meglio che non le scriva perché all’argomento tengo molto e una simile becera ignoranza mi fa andare in bestia!
      Specie se penso alle porcherie che avrà inculcato nelle menti di quei poveri ragazzi che le sono capitati tra le grinfie.
      Perché una così non insegna, INCULCA.

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  21. Spero che in Russia ci sia qualcuno in grado di prendere in mano la situazione, muovendosi al più presto, altrimenti l’orgoglio malato di Putin metterà in canna l’ipotesi del nucleare tattico. Perso per perso. La sua patologia non contempla la sconfitta, per di più umiliante.

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    • Agli americani non importa un EMERITO degli ucraini.
      Li lascerebbero tranquillamente sterminare per gli interessi LORO.
      Chi ha detto “combatteremo sino all’ultimo ucraino” ?
      Aiutino: NON I RUSSI.

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      • Non hai risposto alla mia domanda.

        Ad ogni modo, adesso ne pensate un’altra, che gli Stati Uniti abbiano interesse, nella peggiore delle ipotesi, all’Ucraina sterminata dai russi ?

        Cosa ci guadagnerebbero ?

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      • Come, non ho risposto?
        Era implicito: gli USA non userebbero l’atomica perché saprebbero che la Russia li annienterebbe subito… prima.
        (hanno armi più avanzate e veloci)
        No, non hanno interesse che gli ucraini siano sterminati. Semplicemente NON HANNO INTERESSE.
        Non gliene può fregare di meno del loro destino.
        Semplicemente li USANO contro la Russia.
        Punto.
        Quella frase che ho scritto l’hanno detta LORO, non io.
        Forse dovresti informarti meglio.

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      • “gli USA non userebbero l’atomica perché saprebbero che la Russia li annienterebbe subito… prima.
        (hanno armi più avanzate e veloci)”

        🥱

        Buona notte

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