
(estr. di Daniela Ranieri – ilfattoquotidiano.it) – […] Elly Schlein ha fatto anche cose buone. Pur con tutti i suoi distinguo e la sua moderazione, che un’anamorfosi collettiva ha tradotto sui grandi giornali come estremismo di sinistra, Schlein ha indotto alcuni tra i componenti sedicenti “riformisti” del partito a palesarsi in quanto gente con un piede più di là che di qua, cioè più a destra che a sinistra, e quindi a lasciare il Pd. Lo ha fatto, Schlein, tenendo il punto sui principi-cardine della sua segreteria, non a caso voluta dagli elettori e non dagli iscritti, che invece avevano votato il più integrato Bonaccini. Schlein è a favore del Rdc, misura del M5S a cui il Pd votò addirittura contro; è favorevole al salario minimo, a cui gente del suo partito si è sempre detta contraria con capziosità pro-aziende; è contro il Jobs Act, e ha fatto campagna elettorale insieme a Landini per abolirne due capisaldi al referendum; pur avendo votato a favore di tutti gli invii di armi all’Ucraina, è contraria al loro uso in territorio russo, cosa che invece esalta molti suoi compagni di partito; ha chiesto al governo italiano e all’Ue di riconoscere formalmente lo stato di Palestina, proposta alla quale la minoranza riformista (iper-atlantista) del Pd si è dichiarata contraria, in quanto dovrebbe essere, seguiteci bene, “il risultato finale e non iniziale di un accordo negoziale”; ha condannato Israele, arrivando a chiedere all’Onu di valutare la fondatezza delle accuse di genocidio, la parola-tabù che i likudisti del suo partito (la sbarazzina “Sinistra per Israele”) non potevano perdonarle; infine si è detta a favore di una patrimoniale europea, una bestemmia per quegli occupanti del partito nella cui economia morale l’Isee ha un valore preminente rispetto al benessere collettivo. […]
I nomi dei transfughi interessano poco l’Italia reale, trattandosi perlopiù di alcune delle mine antiuomo seminate da Renzi al momento della sua uscita dal partito che egli stesso aveva distrutto per andare a fondare la bad company Italia viva. Li riportiamo per acribia: la già “botticelliana” Marianna Madia, dopo aver fatto parte di tutte le correnti del Pd per poi stabilizzarsi, come le rose liofilizzate, in renziana dormiente, se n’è andata infatti con Renzi, destando vivissima sorpresa nell’editorialume italiano; Pina Picierno, finora famosa per aver sventolato in un talk show, ai tempi del renzismo dannunziano, uno scontrino da 80 per dimostrare come una famiglia potesse tirare avanti fino a fine mese permettendosi anche dei taralli grazie al bonus Renzi, ha mirato più in alto e, invece di farsi riaccogliere dal suo pigmalione, ha annunciato la nascita di una specie di partito suo, molto di centro, guadagnandosi ben tre paginate sul Foglio (manco la notizia fosse stata “Nilde Iotti lascia il Pci”). Picierno è colei che incontrò, da europarlamentare del Pd, alcuni membri dell’Israel Defense and Security Forum (Idsf), un think tank israeliano di estrema destra che sostiene i coloni illegali in Cisgiordania; solo ora deve essersi accorta che questa sua aspirazione a servire il sionismo non poteva essere confinata nei social, dove comunque dimostra una certa abilità propagandistica; o forse deve essersi sentita sprecata nelle vesti di quella che chiede (con Calenda) di censurare ed escludere tutti i russi dagli eventi pubblici. Tutto questo estremismo di centro doveva tradursi in un gesto che allontanasse Picierno e i picierniani (!) dal Pd schleiniano, agli occhi soprattutto dell’establishment, che da anni sponsorizza operazioni simili, nate dall’alto per perpetrare i valori del neoliberismo e soffocare ogni vagito di sinistra (le famose “praterie” per il centro allucinate dai giornali padronali). (Nota di colore: Picierno si guarda bene dal dimettersi da europarlamentare, seggio conquistato coi voti del Pd, come Calenda quando stracciò la tessera del Pd per creare Azione, e come adesso Vannacci, eletto a Strasburgo con la Lega da cui è uscito).
[…] Fossimo inclini alle scommesse, ci andremmo subito a giocare alla Snai le prossime fuoriuscite dal Pd: quelle di Sensi, Malpezzi, Quartapelle, Delrio (quello della legge sull’antisemitismo con Gasparri), Fiano, Fassino. Tutta gente che mostra più sintonie con Forza Italia, se non proprio con FdI (come Calenda), ma che evidentemente non ha ancora trovato garanzie valide altrove; ed è rischioso avventurarsi con partiti del 2%, dove persino il capo ha il problema di come re-imbucarsi in Parlamento.
Potrebbe essere l’occasione per il Pd, magari insieme a M5S e Avs, di rimettere welfare, lavoro, sanità e pace al centro del suo orizzonte, espellendo dal suo seno le serpi del neoliberismo che per anni hanno fatto gli interessi dei padroni usando i voti dei lavoratori e di chi ha a cuore la sorte dei più deboli.
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