Palazzo Chigi tradisce insofferenza a controlli e giudizi di responsabilità e blocca le nomine della magistratura contabile sollecitate per scongiurare la paralisi della Corte

(Sergio Rizzo – lespresso.it) – La lettera riservata del presidente della Corte dei conti arriva a palazzo Chigi alla vigilia della festa della Repubblica. Proprio nel pieno della tempesta. Guido Carlino chiede spiegazioni sul blocco di una decina di nomine a presidente di sezione della magistratura contabile decise a febbraio dall’organo di autogoverno. Il tempo stringe. Incombono le scadenze della «parificazione» dei bilanci regionali, previste per la fine di luglio. E la paralisi, insiste Carlino, può creare seri problemi. Le nomine le ha bloccate il governo e la risposta alla lettera di Carlino è un siluro a mezzo stampa. Per il sottosegretario Alfredo Mantovano, magistrato, le nomine sono inopportune perché la riforma approvata dal Parlamento a gennaio dà al governo la delega anche per ridurre il numero delle posizioni di vertice. Inopportune anche se «legittime», ammette, visto che la delega è in alto mare e le vecchie norme sono tuttora in vigore.
Potrebbe sembrare la solita bega fra burocrazie. Invece la faccenda rischia di avere un impatto ben più clamoroso. La nomina dei presidenti di sezione della Corte dei conti spetta infatti al presidente della Repubblica, su proposta del governo che a sua volta dovrebbe recepire le indicazioni dell’organo di autogoverno. Ma se il governo le blocca, Sergio Mattarella non può firmare i decreti. Trovandosi così in una situazione senza precedenti.
Per contestare la tesi dei giudici contabili secondo cui le nomine servirebbero a tappare i buchi, Mantovano sottolinea pure come una delle promozioni riguardi un magistrato «che è e continuerà a essere» fuori ruolo. Si tratta di Elena Lorenzini, vice capo di gabinetto del ministro delle Imprese Adolfo Urso, cioè lavora per lo stesso governo di Mantovano. Ma tant’è. Si sa che in una guerra qualcuno viene colpito dal fuoco amico. Perché questa ormai è una guerra in piena regola.
Va detto che la Corte dei conti non è amata in modo incondizionato da nessun governo. Controlla la spesa, che non risparmia nemmeno le nomine governative. E basterebbe già questo. Ma ha pure il potere di sanzionare i danni erariali, che colpiscono le tasche di politici e amministratori scivolati in qualche crepaccio. E perciò fatalmente finisce talvolta associata anch’essa alla fattispecie ormai classica: «Uso politico della giustizia». Ecco perché non si contano i tentativi legislativi di limitare la sfera d’azione dei giudici. Il conflitto è fisiologico.
Adesso però è diverso. Molto diverso, tanto che dalle parole e dalle minacce si passa ai fatti. La riforma proposta dall’attuale ministro al Pnrr Tommaso Foti di Fratelli d’Italia, cui si è curiosamente associato Paolo Barelli di Forza Italia, destinatario di una condanna per danno erariale (da lui contestata), prevede una delega al governo per rimettere mano alle funzioni della Corte. Uno dei punti decisivi è l’integrazione fra le due funzioni: quella di controllo dei conti pubblici e quella giudiziaria. E qui si apre uno scenario che potrebbe impattare sull’articolo 103 della Costituzione, nel quale si riconosce alla magistratura contabile «giurisdizione nelle materie di contabilità pubblica». Ma il cambiamento sarà profondo, e inciderà senza dubbio sul potere dei giudici contabili.
Senza però tener conto del contesto politico nel quale si dipana la vicenda non si capirebbe il perché un conflitto strisciante e fisiologico abbia assunto le proporzioni di una guerra totale. E perché l’offensiva del governo Meloni contro la magistratura ordinaria, sfociata nella riforma costituzionale bocciata dal referendum di marzo, non poteva risparmiare la Corte dei conti. Le ragioni sono diverse nel merito, ma l’approccio è identico. L’attuale maggioranza considera la decisione di qualunque giudice, quando sfavorevole, un indebito intralcio all’azione del governo investito dalla volontà popolare. Succede per «le sentenze ideologiche dei giudici» sui centri per gli immigranti irregolari in Albania. Come succede per la bocciatura della Corte dei conti alla delibera del Comitato interministeriale per la programmazione economica e lo sviluppo sostenibile sul Ponte sullo stretto di Messina. La vera pietra dello scandalo.
«La mancata registrazione da parte della Corte dei conti della delibera Cipess è l’ennesimo atto di invasione della giurisdizione sulle scelte del governo e del Parlamento», dice la premier Giorgia Meloni. Mentre il ministro delle Infrastrutture e vicepremier leghista Matteo Salvini la bolla come «una scelta politica e un grave danno per il Paese», scavalcato a destra perfino dall’altro vicepremier forzista Antonio Tajani. Per il quale, «esterrefatto», non è «ammissibile che in un Paese democratico la magistratura contabile decida quali siano le opere strategiche da realizzare». Nientemeno.
Ma ripeterebbero le stesse frasi oggi, che salta fuori un tentativo di ammorbidire il giudizio della Corte su cui indaga la Procura di Roma, denunciato a quanto pare dall’interno della stessa Corte? Un fatto gravissimo. E se fossero accertate le presunte responsabilità in capo agli indagati, fra cui l’ex magistrato contabile Tommaso Miele e un ex consigliere di amministrazione della Stretto di Messina (Giacomo Saccomanno) già coordinatore a Reggio Calabria del partito di Matteo Salvini, la narrazione governativa non potrebbe essere più la stessa. La delibera sul Ponte è stata ritenuta la prova regina che la Corte dei conti rema politicamente contro il governo. Ma cosa direbbero se davvero si scoprisse che dall’esterno volevano influenzarne le decisioni con la corruzione?
Certo, resterebbero in piedi tutte le altre imputazioni politiche a carico della Corte. Per esempio che i giudici contabili hanno organizzato la resistenza alla riforma Foti-Barelli. Come pure che la posizione delle toghe contabili è sempre più vicina a quella dell’Anm, l’associazione nazionale magistrati fermamente contraria alla separazione delle carriere. Non hanno forse fatto anche loro un appello per il «No» al referendum costituzionale sulla riforma della giustizia? E non si mettono di traverso su ogni iniziativa del governo Meloni?
Adesso pure sul capo di gabinetto del ministro della Salute Orazio Schillaci, che il governo Meloni vuole nominare consigliere della Corte dei conti. La legge glielo consente: c’è una disposizione anacronistica che alla faccia del criterio di indipendenza delle magistrature dall’esecutivo sancito dalla Costituzione attribuisce al governo il potere di nominare un certo numero di giudici contabili e consiglieri di Stato. Per alcuni funzionari pubblici di rango è quasi una sine cura ben retribuita, che però alle volte provoca curiosi cortocircuiti. Basta pensare che, causa vacanza del presidente di ruolo, le funzioni di presidente della sezione regionale della Calabria sono ricoperte dall’ex generale della Guardia di Finanza Fabrizio Carrarini. L’ha nominato il 17 ottobre 2025 alla Corte dei conti il governo Meloni, in seguito a una procedura che stabilisce il preliminare assenso dell’organo di autogoverno dei magistrati contabili. Assenso che invece è negato al capo di gabinetto di Schillaci. E non perché, come sbraita l’opposizione, appartiene al cerchio magico delle sorelle Meloni. Ma perché non avrebbe i numeri: che c’azzecca con la Corte dei conti un ginecologo?
La stessa domanda fatta in precedenza con analogo risultato a proposito dell’agronomo Raffaele Borriello. Che però a differenza di Marco Mattei ha la nomina. E immediatamente dopo viene messo dal cognato della premier Francesco Lollobrigida a capo del gabinetto del suo ministero. Mentre i magistrati masticano amaro.
Troppi sgambetti. Ora la misura è colma: la Corte dei conti si prepari alla Resa dei conti.
DANNO ERARIALE CREATO AI CITTADINI ONESTI !!!!!
PONTE,ARMAMENTI,AUTONOMIE DIFFERENZIATE,LIMITI DI STIPENDIO A DIRIGENTI E AFFINI,FINANZIAMENTO ALLE SCUOLE PRIVATE,ALLA SANITA’ PRIVATA ,APPIATTIMENTO TASSE ,ACCISE ?????……ECC.ECC.. RIFORME??? RIFOPRME DE CHE ????
DENUNCIATELI TUTTI QUESTI INCAPACI…CI HANNO PORTATO AD ESSERE L’ULTIMO PAESE DELL’UE !!!
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