Mattarella non ha fretta: il piano per rassicurare l’Ue

Draghi potrà chiudere i dossier. C’è un giorno che nei Palazzi della politica hanno già cerchiato sul calendario: è il 25 ottobre, martedì. Un mese dopo il 26 settembre, giorno del voto. È quella la data di cui si parla per l’inizio delle consultazioni di Sergio Mattarella […]

(DI WANDA MARRA – Il Fatto Quotidiano) – C’è un giorno che nei Palazzi della politica hanno già cerchiato sul calendario: è il 25 ottobre, martedì. Un mese dopo il 26 settembre, giorno del voto. È quella la data di cui si parla per l’inizio delle consultazioni di Sergio Mattarella con i partiti, per dar vita al nuovo governo. Ovviamente, non c’è nulla di ufficiale, nulla di formale. Ma è un’indicazione di massima, che rimbalza dal Colle a Palazzo Chigi. La data di insediamento delle Camere è il 13 ottobre. Poi si dovranno costituire i gruppi parlamentari e si dovranno eleggere i presidenti di Camera e Senato. Sulla carta si potrebbe arrivare anche più rapidamente – per quanto non troppo – alle consultazioni. Ma affrettarsi per adesso sembra controproducente. Per più motivi.

Nel 2013 si votò il 25 e 26 febbraio e le consultazioni iniziarono il 20 marzo. Nel 2018, si votò il 4 marzo e le consultazioni iniziarono il 4 aprile. Stando a queste date, i tempi si potrebbero parzialmente stringere (ma di poco). Ma il 2013 e il 2018 raccontano la storia di due avvii di legislatura difficilissimi. Nel 2018 ci vollero 3 mesi per arrivare a un governo in carica: Mattarella provò tutte le combinazioni possibili e ci fu anche chi ne chiese l’impeachment. Nel 2013 Giorgio Napolitano diede l’incarico a Enrico Letta il 24 aprile. In mezzo, esplose il Pd e si arrivò alla rielezione del capo dello Stato, dopo che i 101 avevano affossato Romano Prodi nell’urna quirinalizia.

E dunque, il calendario così concepito dovrebbe permettere a Mario Draghi di gestire i dossier più importanti da premier. Prima di tutto, la trattativa in Europa sul gas: c’è un Consiglio europeo straordinario il 9 settembre, per discutere di price cap e di sganciamento del prezzo del gas da quello dell’elettricità. Non è affatto detto che si arrivi a un accordo. E il premier potrebbe essere utile anche successivamente. Dopodiché, c’è da andare avanti con il Pnnr e ci sono una serie di decreti attuativi da fare (primi tra tutti quelli relativi al decreto Concorrenza): per dirla come la raccontano ai piani alti della politica “Draghi deve mettere in sicurezza il paese”. E allora meglio non correre con la convocazione dei partiti al Colle, anche se è opinione comune che il risultato sarà molto più netto rispetto alle ultime tornate elettorali.

C’è poi un altro tema: non è il caso di offrire all’Europa e al mondo lo spettacolo di un Paese che non riesce a formare un esecutivo. A Bruxelles i timori rispetto a un’Italia a guida Meloni si sprecano. Meglio non alimentarli, sommando a questi quelli davanti a un Paese in piena fibrillazione. E allora, il periodo tra il voto e le consultazioni può servire a far sì che si arrivi all’appuntamento con Mattarella con le trattative fatte, le liti consumate, gli equilibri stabiliti. A quel punto, la formazione del governo dovrebbe andare liscia. Sempre che il risultato non sia più incerto di quel che appare oggi dai sondaggi. Allora il film sarebbe tutt’altro. E anche il tentativo preliminare di facilitare le operazioni post voto potrebbe rivelarsi inutile.

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6 replies

  1. Tutto appartiene agli dèi; i sapienti sono amici degli dèi; i beni degli amici sono comuni. Perciò i sapienti posseggono ogni cosa.

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