Perché vince Putin

Kiev, un esercito senza ricambio. E le nostre armi “aiutano” Mosca. Il paradosso dei rifornimenti. La Russia sta impiegando un quarto delle forze in servizio attivo, gli ucraini sono già arrivati a impiegare le riserve non qualificate. E i missili occidentali a lunga gittata danno ai russi i motivi e i pretesti per occupare di più […]

(DI FABIO MINI – Il Fatto Quotidiano) – Libia, 1940-41. L’offensiva di settembre verso l’Egitto imposta al Maresciallo Graziani si arrestò a Sidi Barrani dove le truppe si sistemarono a difesa. I britannici preferirono ripiegare a Marsa Matruh, ma il 9 dicembre ripresero l’iniziativa e attaccarono le difese italiane. Nel giro di tre giorni caddero in mano inglese 38.000 prigionieri, 73 carri armati, 237 cannoni e migliaia di veicoli. Il 18 dicembre raggiunsero Bardia. La guarnigione italiana, costituita da 45.000 soldati e 430 cannoni, si arrese il 5 gennaio 1941 e i componenti furono fatti prigionieri. Il 21 gennaio anche Tobruk fu conquistata e furono catturati altri 30.000 soldati italiani e 236 cannoni. Il 7 febbraio la 10° armata italiana comprendente 10 divisioni si arrese e il giorno successivo l’offensiva britannica si fermò, per ordini superiori, a El Agheila. In due mesi i britannici avevano occupato la Cirenaica, fatto 130.000 prigionieri e catturati o distrutti 380 carri armati e 845 cannoni. Il generale Tellera fu ucciso e tre generali furono catturati. I britannici avevano avuto 500 morti, 1.373 feriti e 56 dispersi. Con l’arrivo di Rommel in Libia ripresero le operazioni italo-tedesche per la riconquista della Cirenaica. L’8 aprile 1941 tra El Mechili e Derna furono catturati centinaia di mezzi britannici e fatti prigionieri oltre 2000 soldati e sei generali. Il 21 giugno venne riconquistata Tobruk dove gli italo-tedeschi catturarono 25.000 britannici, centinaia di veicoli e di tonnellate di rifornimenti. La campagna d’Africa settentrionale si estese dall’Egitto alla Tunisia e al Marocco e si protrasse fino al 1943, con la sconfitta delle forze dell’Asse pressate da oriente e occidente dalle forze alleate che immisero nel teatro operativo altri 500.000 uomini e decine di migliaia di mezzi corazzati. Complessivamente l’Italia ebbe 13.748 morti, 8.821 dispersi, 250.000- 340.000 prigionieri; la Germania 18.594 morti, 3.400 dispersi e 180.000 prigionieri; il Regno Unito/Commonwealth ebbe 35.478 morti e 180.000 fra dispersi e prigionieri.

Queste alcune delle lezioni apprese dalla campagna condotta essenzialmente da forze corazzate: 1) le operazioni si sviluppano in cicli relativamente brevi, un paio di mesi, con pause della stessa durata per la ricomposizione delle forze; 2) hanno un bisogno enorme di rifornimenti (carburante e munizioni) e ripianamenti delle perdite umane (morti, feriti, prigionieri); 3) la vittoria non è decretata dal numero maggiore o minore di perdite ma dalla capacità di alimentare, sostituire, avvicendare le forze di combattimento.

Con questi parametri storicamente reali non deve stupire l’andamento della guerra in Ucraina. Siamo all’inizio di un secondo ciclo bimestrale e i risultati finora raggiunti non sono decisivi. Ammettendo che nessuno intenda passare all’escalation (oltre a quella verbale), le operazioni sono indirizzate verso un’avanzata russa e un ripiegamento ucraino egualmente usuranti. È coerente con la storia anche l’equivalenza delle fortezze e dei campi trincerati nordafricani con le città ucraine; con la differenza che le fortezze avevano una popolazione prevalentemente militare e non venivano inutilmente distrutte (potevano servire dopo); le città ucraine sono costituite da civili difesi o tenuti in ostaggio da milizie paramilitari. Nel Donbass le città tenute dai separatisti ucraini sono state bombardate dalle stesse artiglierie ucraine per otto anni; quando sono state occupate dagli ucraini sono state bombardate dai russi; e quando i russi le hanno occupate sono state di nuovo bombardate dagli ucraini. Con questa metodologia, le “fortezze” ucraine non hanno alternative alla distruzione.

I dati delle perdite russe divulgati da Kiev per vantare i propri successi parlano di 29.600 morti, nonché la perdita di 1315 carri armati e 3235 mezzi corazzati. Sono perdite consistenti, ma coerenti con il tipo di combattimento in atto. Se poi si facesse la debita tara del 30-50% della propaganda sarebbero dati anche inferiori alla “norma”. Un parametro del bollettino ucraino che invece non è coerente con la storia è la mancanza di dati sui prigionieri che, come si è visto, costituivano la massa delle perdite in combattimento. Qui i casi sono tre: o gli ucraini non fanno prigionieri, e allora si configurano crimini di guerra di dimensioni galattiche; o i russi preferiscono ammazzarsi piuttosto che farsi catturare vivi e allora è evidente il livello di barbarie raggiunto; oppure gli ucraini se ne fregano dei prigionieri, aggiungendo altra barbarie.

In ogni caso, calcolando perdite equivalenti anche per le forze ucraine (che non vengono divulgate) le maggiori difficoltà le avrebbero proprio gli ucraini per il momento e, ancor più, per il futuro. Infatti, mentre i russi stanno impegnando un quarto delle forze in servizio attivo, gli ucraini sono al loro limite superiore, e per una alimentazione costante devono impiegare le riserve non qualificate. Inoltre, mentre i russi hanno la possibilità di ruotare le unità, gli ucraini hanno sempre le stesse. Mentre i russi hanno un bacino da mobilitare e tempo per riaddestrare, gli ucraini devono prendere ciò che rimane, anche dalle galere, e immetterlo in combattimento.

È questa carenza interna di alimentazione la sola giustificazione per l’incessante e asfissiante richiesta di armi e aiuti. Per una forza armata che è costata miliardi di euro/dollari (nostri e americani) e che dal crollo del muro è stata rifornita di armamenti occidentali fino a farla diventare nel 2021 la 22esima potenza militare mondiale, pronta ad entrare nella Nato, le richieste ucraine appaiono sempre più affannate. Si percepisce la fretta di accelerare un processo distruttivo e impedire qualsiasi negoziato che prenderebbe tempo. Se così non fosse, si dovrebbe pensare che stiamo mandando armi a chi non le sa impiegare o ne fa un uso diverso da quello difensivo, ad un esercito ormai “bollito” nella resilienza e nella leadership. Dovremmo perciò chiederci se mandare ancora armi sempre più pesanti e sofisticate sia un bene per gli ucraini o per i russi. Questi ultimi possono sbraitare da un lato ma possono gioire dall’altro, vedendosi di fronte un avversario che una volta cacciato dalle città, si trova allo scoperto con tali e tanti armamenti da costituire obiettivi remunerativi per tutta la serie di armi non ancora impiegate. Inoltre, più armi occidentali affluiscono, più si allarga la pretesa di occupazione territoriale russa. Se fino ad un mese fa si poteva ipotizzare lo scopo russo di garantire una fascia di sicurezza all’interno dell’Ucraina di una profondità media di 100 km, ora con l’invio di armi statunitensi ed europee con capacità d’intervento aumentata nella distanza e accorciata nel tempo di preavviso tale scopo è chiaramente insufficiente. La Russia ha preso molti abbagli in questa guerra e il primo è stato quello di cedere alla provocazione. Per gli altri ha già rimediato manovrando sul terreno e sul piano geopolitico. Ma i governanti occidentali ne stanno prendendo uno che può rivelarsi irrimediabile: stanno credendo alla propria propaganda, alla propria retorica della vittoria, ai propri miti di forza, democrazia, eroismo e purezza applicati all’Ucraina per eliminare la Russia. Ed è un paradosso che un avversario ritenuto così forte e pericoloso sul piano della minaccia globale sia poi assegnato come obiettivo all’Ucraina, da decenni in profonda crisi politica, sociale ed economica.

22 replies

  1. Articolo fatto bene e con citazioni storiche circostanziate..
    Solo un appunto : gli italiani impegnati in Africa contro gli inglesi avevano pessimi comandanti come Graziani e Badoglio e non del calibro di Mannerheim.
    Gianni

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  2. Ec :Badoglio nella campagna di Grecia.
    L’attacco senza motivo alla Grecia, retta da un governo similfascista, ricorda qualcosa?

    Gianni

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  3. Interessante punto di vista controcorrente rispetto alle baggianate che si leggono e si ascoltano da pensosi esperti del nulla

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  4. Mai letto prima d’ora un articolo così spietato sulla guerra in Ukraina.
    Sono esterrefatto, mi resta solo ringraziare il generale Fabio Mini x la sua lucidità e chiarezza.
    👏👏👏👏👏👏👏👏👏👏👏👏👏

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  5. Vince Putin perchè la Russia è la Russia e non l’ Iraq. E pure lì non era stato risolto granchè (per non parlare dell’ Afghanistan, ma la mission delgli US non è “conquistare” ma destabilizzare… e chissenefrega dei tanto citati “donne e bambini”.).

    Manca sempre, in tutto questo , il popolo ucraino.
    A parte i (tanti) che ci guadagnano tra traffici vari , miliardi per le ricostruzioni da spartirsi e esodi insperati ( e secondo voi tanti te soprattutto “tante” – niente quote rosa in quell’ esercito? – torneranno?) Ovvimente mi riferisco alla grande maggioranza del Paese non toccato dalla guerra: nel Dombass sta già saltando fuori che purchè finisca una guerra che dura da otto anni e passa anche i Russi vanno bene. Già sarebbero andati bene anche prima…
    Ovviamente Zelensky fa e dice quello che gli dicono di fare e dire, sa bene a chi è in mano il suo futuro, e se non eseguisse…

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  6. Una considerazione: ma i reporter della rai e della stampa main stream itagliana che caxo ci hanno raccontato fin’ora?
    9€ di canone rai al mese obbligatori !!!
    Maledetti schifosi morti di fame.
    Ma i 5s sono tutti deficienti?
    Ma chi caxo ascoltano?

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    • cosa vuoi che possano raccontare “giornalisti” (si fa per dire…) “scortati” da militari (ucraini!?) che probabilmente, molto probabilmente, conoscono la lingua usata dai giornalisti…!?!?!
      non pare sia difficile capire…!!!

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  7. Facendo un conto approssimativo degli inviati e freelance( che devono raccontare la stessa storia altrimenti non li chiamano più; cioè fungere da fiancheggiatori della propaganda occidentale esattamente come quelli – pochi perché devono servire un Paese solo – russi lo sono per la propaganda di Putin) che lavorano per ogni canale televisivo mostrano e moltiplicandoli per gli inviato di ogni medium dell’intero mondo, penso che in Ucraina si legga più la lettera S,( stampa) della Z..

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    • forse i sedicenti giornalisti che “propagandano” la guerra devono tener conto sia dei militari (ucraini!?) che li “scortano” e che conoscono la lingua degli inviati, sia dei “capi redattori” (si fa per dire…!) a cui debbono ubbidire pena il licenziamento?!?!
      la vicenda dell’inviato rai a mosca (marc innaro) pare sia emblematica…!
      non pare sia difficile capire…!!!

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  8. A quando l’ingresso in Ucraina delle truppe NATO ammassate in Polonia, Romania e Moldavia? Qual’è la linea rossa? Forse Odessa? L’Ucraina non ha mai avuto alcuna chance di vittoria su lungo termine, mancano braccia per combattere, era un calcolo scontato nella capacità di qualsiasi casalinga; quindi o arrivano le truppe da Eu, UK e USA, oppure bisogna arrivare alla resa dell’est Ucraina alla Russia, trattato, fine. A parità di condizioni non sembrano essere rimaste molte opzioni. Le armi? Una follia! Saranno già in viaggio per mezzo mondo, a alimentare traffici illegali.

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  9. Colonnello Generale Georgy shpak
    i polacchi sotto bandiera nazionale non andranno né in Bielorussia né in Ucraina. Mercenari, volontari, come vuoi chiamarli, possono andare nel Donbass, da qualche parte nella regione di Leopoli o nella regione di Ternopil, ma non i militari dell’esercito polacco. La Polonia fa parte della NATO e un colpo dalla NATO alla Russia è l’inizio della terza guerra mondiale. Tutti lo capiscono, e penso che Varsavia abbia ricevuto un comando molto chiaro da Washington: non prendere iniziative. L’America non vuole morire a causa dell’Ucraina o della Polonia. In una guerra nucleare globale, che è esattamente ciò che inevitabilmente diventerà la terza guerra mondiale, non ci saranno vincitori. Per quanto riguarda le esercitazioni in Bielorussia, si tratta di misure militari standard in risposta alle manovre delle truppe NATO che transitano dall’altra parte del confine. Il blocco militare occidentale li sta conducendo in serie complete, uno dopo l’altro. Alexander Lukashenko dimostra di mantenere asciutta la sua polvere da

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  10. Putin vince prche’ in Ucraina non ci sono montagne come in Afghanistan. Facile, quando hai tre volte piu’ mezzi e personale, come in Iraq…

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  11. Il generale per quello che ha scritto rischia la corte marziale.Accusa :alto tradimento putinista. Il processo a Porta a porta con Vespa giudice.

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  12. *Questa mattina, le forze armate ucraine hanno nuovamente bombardato Donetsk con l’uso di MLRS e artiglieria.
    Al momento sono noti 6 morti (tra cui un bambino di 12 anni) e 14 feriti. Inoltre, 3 scuole e vari edifici residenziali sono stati gravemente danneggiati.
    Il bombardamento è stato effettuato appositamente su aree residenziali. Proprio ieri, le forze armate ucraine hanno bombardato i distretti orientali di Donetsk, che in precedenza non erano stati oggetto di massicci bombardamenti.*

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    • Cosa ci si poteva aspettare da un Governo che, come i suoi predecessori, ha trascorso gli ultimi anni a bombardare quelle aree? Felice che gli armamenti elargiti, a costo della stessa sopravvivenza di Europa e buona parte di Asia e Africa, siano utili a uccidere civili e a distruggere città. In cosa il blocco atlantista si differenzi da Putin è ancora da spiegare….

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  13. Cit. “le fortezze avevano una popolazione prevalentemente militare e non venivano inutilmente distrutte (potevano servire dopo); le città ucraine sono costituite da civili difesi o tenuti in ostaggio da milizie paramilitari (come nel Donbass, ndr) (…); quando sono state occupate dagli ucraini sono state bombardate dai russi; e quando i russi le hanno occupate sono state di nuovo bombardate dagli ucraini…”

    “Io anzitutto la campagna, bisogna che lo dica sùbito, l’ho mai potuta capire, l’ho sempre trovata triste, (…). Ma quando uno in più ci aggiunge la guerra, c’è da uscire pazzi.” “L-F-Céline – Viaggio al termine della notte)

    Questa frase di Ferdinand Bardamu (alter ego di Cèline, studente in medicina a Parigi, finito rocambolescamente nelle trincee della Grande Guerra) testimonia come, nel “secolo della velocità”, la barbarie della guerra si consumava essenzialmente in campagna.

    A tal proposito vi invito alla lettura di questo passaggio, direi quasi d’una ingenuità poetica commovente, in cui s’interroga sul senso della guerra, e di “quel modo ignobile di comportarsi”:

    “La guerra insomma era tutto quello che non si capiva (…) «In una storia così, c’è niente da fare, non c’è che battersela», mi dicevo io, dopo tutto…

    Sopra le nostre teste, a due millimetri, a un millimetro forse dalle tempie, venivano a vibrare l’uno dietro l’altro quei lunghi fili d’acciaio intriganti che tracciano i proiettili che cercano di ucciderti, nell’aria calda d’estate. Mai mi ero sentito così inutile come in mezzo a tutte quelle pallottole e le luci di quel sole. Una immensa, universale presa in giro. Non avevo che vent’anni a quel momento.

    Cascine deserte in lontananza, chiese vuote e aperte, come se i contadini fossero partiti da quelle borgate per la giornata, tutti, per una festa all’altro capo del cantone, e ci avessero lasciato fiduciosi tutto quello che possedevano, la loro campagna, le carrette, stanghe all’aria, i loro campi, i loro recinti, la strada, gli alberi e anche le vacche, un cane alla catena, tutto insomma. Perché ci trovassimo tutti tranquilli a fare quello che volevamo durante la loro assenza. Era una cosa gentile da parte loro.

    «Comunque, se non fossero altrove – mi dicevo io – se ci fosse stato ancora qualcuno da queste parti, non ci si sarebbe di certo comportati in quel modo ignobile! Così male! Non avremmo osato davanti a loro!

    Ma, non c’era più nessuno per sorvegliarci! Nessun altro che noi, come gli sposi che fanno le maialate appena tutti se ne sono andati (…).

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  14. Ognuno dice le sue verità. …..che poi siano verità vere è tutto da dimostrare! Un dato sembra certo, almeno nella seconda guerra mondiale e da quanto narrato da un ufficiale inglese che ha combattuto in Africa proprio nel periodo citato dall’ articolo. ….gli italiani erano odiati dagli inglesi perché ,ovviamente, nemici e dai tedeschi perché pessimi alleati. ….non sapevano combattere, non avevano voglia di combattere, preferivano arrendersi come prigionieri. …..mentre fra inglesi e tedeschi esisteva una sorta di rispetto, i tedeschi erano organizzati e determinati, ci credevano con l’ enfasi del fanatismo e della propaganda. …..poi sul campo contano le analisi degli esperti bellici come Fabio Mini, dati e numeri sotto cui crollano le leggende. ……chi vince? Che insulsa spregevole domanda! Io mi chiederei quanto costa in vite questa risposta. ….chi è morto ha già perso! Il mio auspicio per questa inutile carneficina è che i protagonisti, con il culo al caldo, non vedano il 2023…….” vi maledico, voi e le vostre famiglie, avete fatto di me pasto per vermi” Shakespeare….Mercuzio in Romeo e Giulietta. ……

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    • Comunque sia, Alessandra, ma un pò di separazioni tra le righe non si possono mettere? Già scrivi in maneira un pò pesante, così è quasi illeggibile.

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