Putin-Occidente: scontro totale

(Domenico Quirico – la Stampa) – Ora abbiamo purtroppo compreso che in questo angolo comodo e protetto la nostra confortevole e pacifica vita quotidiana non è una eterna necessità delle cose ma semplicemente un breve spazio di quiete nel mezzo dell’impetuoso e convulso fluire del mondo. Così occorre riflettere su due parole chiave tornate di moda, dal momento che la rivalità tra Occidente e la aggressiva Russia sembra destinata a oscurare odiosamente l’Europa per i prossimi anni. Le parole sono Forza e Sicurezza.

Queste due parole sono utili.

Permettono di misurare chimicamente quanto i due sistemi siano costruiti su principi opposti e profondamente antagonistici. E il disaccordo ideologico che riguarda libertà individuale, direzione della Storia, diritti dell’uomo non è certo virtuosismo pubblicitario più leggero di quello che divise Occidente e Unione sovietica nella prima Guerra fredda.

Per Stalin il capitalismo democratico era un nemico mortale e la sua esistenza una minaccia intollerabile. Secondo molti la visione putiniana del mondo ne è la continuazione diretta, a cui si aggiunge la rivalità geopolitica. I due contendenti sono spronati da diversità di principi, conflitti di interessi reali e supposti e da una vasta catena di equivoci, fraintendimenti e demagogismo. Ciascun versante proclama l’impegno di attuare ciò che proclama come azioni e ragioni difensive che l’altro schieramento intende invece come misure inaccettabili intimidatorie e prevaricatrici.

Ecco dunque comparire inevitabile il concetto risolutivo di Forza.

A poco a poco in questi settanta giorni di aggressione russa alla grama Ucraina si è da entrambe le parti accentuata la tendenza pericolosa, emersa fino dal 2014 con la occupazione della Crimea e «l’aiuto fraterno» ai ribelli del Donbass, a percepire un conflitto locale in termini globali, un conflitto geopolitico in termini morali e le differenze relative in termini assoluti. Tutto questo perfetto e pericoloso sincronismo determina un incendiarsi della seconda guerra fredda come accadde nella prima fase della prima.

Questa collusione involontaria, che ovviamente non implica una equivalenza morale visto che rimane la insormontabile differenza tra chi ha aggredito e la vittima e tra le idee di una tirannia poliziesca e società libere, ruota appunto attorno al concetto di Forza. Ciascun schieramento attribuisce all’altro un piano magistrale per la dominazione del mondo e una efficienza luciferina nell’esecuzione di questo piano.

È stato Putin a trasferire questa sua concezione monopolistica della politica allo scenario globale. E sulla base di questo concetto esige che si imposti l’intero complesso della politica mondiale: da dieci anni, da quando ritiene di aver conseguito questa rinnovata dimensione della forza non soltanto ipotetica, possibile ma di fatto inutilizzabile come è quella dell’armamento atomico, ma la forza tradizionale spendibile senza problemi sul campo di battaglia.

Putin insomma ci impone una semplificazione del mondo: io sono forte e posso usarla in modo spregiudicato questa Forza. E voi? Chiede all’Occidente. O meglio: agli Usa.

Putin è un realista non un dilettante abborracciatore, e non si fa illusioni sul fatto che la potenza militare americana sia inferiore o pari alla sua. Ma è sulla possibilità che i dirigenti americani siano altrettanto e decisi a far ricorso a quella forza superiore che ha giocato la azzardosa carta ucraina e basa le escandescenze di un nuovo ordine mondiale. Indecisione e debolezza, secondo lui, sono amici intimi della politica americana caratterizzata dalla indolenza di gente rovinata dalla compulsione a prendersela comoda.

Questo sfacelo di volontà in Afghanistan e in Siria si sarebbe manifestato in modo esplicito, come una malattia irrimediabile che affratella tutti gli imperi al tramonto.

Gli occidentali per lui sono persone con il cuore di pezza e l’anima di gesso.

Nelle nuove teorie strategiche del Pentagono basate sulla osservazione satellitare, le munizioni teleguidate e la ricerca del combattimento senza contatto ci sarebbe una confessione non di superiorità tecnologica e infatuazione tecnicistica ma di debolezza pratica. E chissà che nella scelta americana di entrare (finora) nella guerra in ucraina per interposta persona fornendo un misto di tecnologia bellica micidiale e informazioni killer, non veda la conferma di questo fato americano.

L’unico modo per smentirlo dunque è quello di accettarne la logica della Forza pura, cioè entrare in guerra direttamente. E forse gli americani si preparano a farlo. Il suo ricorso brutale a una inumanità diffusa, il minacciare scempi irreparabili e inespiabili è il test sulla capacità di risposta. Per lui l’unico obbligo morale che si deve alla Storia è di riscriverla. La violenza sarebbe in grado di modellare l’economia e ribaltarne gli equilibri che lo vedono soccombente. Putin con la Forza vuole svelare le magagne di un impero logistico come quello americano che cerca di governare nell’economia-mondo un caos diffuso ma tenuto sotto controllo.

Ecco allora la seconda parola: Sicurezza. Invocata dal Cremlino come motivazione della operazione speciale: la Nato metterebbe in pericolo con la perniciosa avanzata verso Est nelle pianure ucraine la sicurezza russa. Antica ossessione degli imperi terragni di disporre di un rapporto spazio e tempo che consenta loro di manovrare e organizzarsi prima di essere colpiti al cuore da un aggressore geograficamente vicino. I satelliti di argilla legati dal patto di Varsavia non erano negli anni della Guerra fredda numero uno altro che questo spazio utile per evitare di ripetersi dell’attacco tedesco nell’estate del 1941 che quasi fece stramazzare l’Unione sovietica. Stalin, in fondo, sarebbe stato un tiranno tremebondo, con il cervello imbussolato dall’incubo di venir spacciato da una seconda blitzkrieg.

Putin rimastica queste antiche esigenze che il disastro del 1989 che il tracollo della tigre di carta e della evidente impostura dell’Urss sembrava aver cancellato. Rivuole questo spazio di sicurezza. Per ottenerlo rivendica una sorta di paradossale diritto alla guerra attraverso un paleo colonialismo di vicinato. L’Europa e l’Ucraina vi oppongono la loro contrapposta necessità di sicurezza, Putin ne sarebbe il nemico irriducibile e mortale. Con lui al potere uno spazio di sicurezza collettiva sarebbe impossibile. Contrapposizione catastrofica in cui non si intravedono, ahimè, possibilità di arbitrato.

9 replies

  1. DE BENEDETTI DICE NO ALLE ARMI.

    Carlo De Benedetti dichiara:
    «L’Europa non ha interesse a fare la guerra a Putin. Non deve seguire Biden. Questo conflitto si sovrappone a una recessione molto severa con effetti catastrofici.
    No all’invio di armi, serve una soluzione negoziale. La pace è finita, comincia la fame. Una guerra che si sovrappone a una recessione molto severa, come quella cui stiamo andando incontro, è assurda, senza senso. Le conseguenze sarebbero catastrofiche. Carestia e fame in Nord Africa e in larga parte dell’Africa australe. Costretti a scegliere tra morire di fame e rischiare di morire in mare, gli africani rischieranno di morire in mare. Altro che 500 al giorno; arriveranno a decine, a centinaia di migliaia.
    La nostra priorità assoluta dev’essere fermare la guerra.
    Io parto da due pietre miliari. La prima: non giustifico Putin; lo detesto. Putin è un criminale e un ladro, che con altri trenta ladri ha rubato la Russia ai russi.
    La seconda: sono e sarò eternamente grato agli angloamericani per averci liberati dal nazifascismo.
    Ma oggi noi europei non abbiamo alcun interesse a fare la guerra a Putin. Certo, la colpa è sua. Ma gli interessi degli Stati Uniti d’America e del Regno Unito da una parte, e dell’Europa e in particolare dell’Italia dall’altra, divergono assolutamente.
    Se Biden vuol fare la guerra alla Russia tramite l’Ucraina, è affar suo. Noi non possiamo e non dobbiamo seguirlo.
    Biden ha fatto approvare al Congresso un pacchetto di aiuti da 33 miliardi di dollari, di cui 20 in armi: una cifra enorme, per un Paese come l’Ucraina. Questo significa che gli Stati Uniti si preparano a una guerra lunga, anche di un anno. Per noi sarebbe un disastro.
    Credete che le armi servano a fermare queste atrocità? No: l’unico modo per fermare le atrocità è trovare una soluzione negoziale.
    La Nato è sorta in un contesto completamente diverso: non esisteva l’Unione Europea; non era sulla scena la Cina. Dobbiamo essere grati alla Nato per il ruolo svolto durante la Guerra fredda; ma ora non ha più senso. La Corea del Sud chiede di entrare nella Nato: ma cosa c’entra con l’Alleanza atlantica?
    Serve un esercito europeo. E siccome per avere una forza di difesa occorrono dieci anni, bisogna prendere quella che già c’è. A questo punto, tanto vale che gli Stati Uniti escano dalla Nato, e che gli europei assumano la responsabilità della propria sicurezza.
    Si scrive Nato, si legge Usa.
    È proprio questo che dobbiamo superare. Oggi l’Europa va in ordine sparso: la Francia investe 80 miliardi di euro sui superbombardieri Rafale, la Germania annuncia il riarmo da cento miliardi. Ma l’Europa ha un interesse comune: fermare la guerra, anziché alimentarla.
    Se gli Usa vogliono usare l’Ucraina per far cadere Putin, che lo facciano. Se i russi vogliono Putin, che se lo tengano. Cosa c’entriamo noi?
    Nella sua millenaria storia, la Russia non è mai stata una democrazia. Non siamo più al tempo delle crociate. Noi non siamo qui per combattere il Male, ammesso che si tratti del Male e il nostro sia il Bene. L’interesse dell’Europa è trovare la propria collocazione nel mondo come il continente della più grande ricchezza, dei più grandi consumi, delle più grandi tradizioni di pensiero, di arte, di cultura: perché la cultura occidentale è tutto quello di cui il mondo si nutre.
    Ma davvero pensiamo ancora di poter esportare la democrazia con le armi? Gli americani ci hanno già provato. Si sono inventati le armi di distruzione di massa per giustificare la guerra in Iraq. Ebbene: non funziona. La democrazia si esporta con il successo sociale ed economico delle società organizzate democraticamente. Non con le armi.
    Questa guerra non la può vincere nessuno. Non la può vincere Zelensky. Ma non la può vincere neppure Putin, perché gli Usa vogliono a tutti i costi che perda. L’unica soluzione è un compromesso. L’Ucraina perderebbe i territori russofoni e russofili, e avrebbe in cambio la garanzia americana e britannica di pace e prosperità.
    C’è chi teme che Putin si allarghi. Ma cosa può fare Putin? Credete veramente che possa ricostituire l’impero sovietico?
    La Russia ha 140 milioni di abitanti e un Pil — tolte le risorse energetiche — inferiore a quello della Spagna. Pensavamo avesse almeno l’esercito; che ha dato prova di un’inefficienza spaventosa. Un amico che lavora al Pentagono mi ha raccontato che Putin, dopo aver perso 600 carri armati in due giorni, ha cominciato a dare ordini direttamente ai comandanti sul terreno: è saltata la catena di comando. Disorganizzazione assoluta. La Russia è ridotta a sparare missili; ma le guerre non si vincono con i missili, si vincono con la fanteria. Tutti sappiamo bene che non è la Russia il vero pericolo. Il vero pericolo per gli americani è la Cina. È come quando Atene capì che, con l’ascesa di Sparta, la guerra era inevitabile. Allo stesso modo, il confronto tra gli Stati Uniti e la Cina è inevitabile.
    Se l’America vuol fare la guerra a Putin, la faccia; ma non è l’interesse dell’Europa. Non è una mia opinione personale; è quello che pensano in Germania.
    L’eroismo della resistenza ucraina è un nazionalismo ammirevole dal punto di vista patriottico; ma alla fine è un danno per il mondo. Non ci guadagna nessuno tranne gli Usa, che fanno soldi a palate vendendo le armi e il gas, senza subire conseguenze. Vede, la politica non ha nulla a che vedere con la morale. Noi, ad esempio, non abbiamo gli stessi interessi dei Paesi baltici: loro temono i russi; noi la fame e l’immigrazione.
    La politica serve a fermare la guerra. E io sono una delle ormai poche persone che la Seconda guerra mondiale l’ha vista. Mi ricordo i bombardamenti di Torino del novembre 1942, quando sfollammo a Revello, in provincia di Cuneo, dalle suore. Mi ricordo la rocambolesca fuga in Svizzera, e due anni di vita da rifugiato. Mi ricordo le prime immagini dei lager nazisti, che mio padre mi costrinse a ritagliare e incollare su un quaderno, e quando gli chiesi perché mi rispose: perché un giorno qualcuno dirà che tutto questo non è successo. Ebbene, tutto questo io non lo voglio più. Basta guerra».

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  2. “Ecco allora la seconda parola: Sicurezza. Invocata dal Cremlino come motivazione della operazione speciale: la Nato metterebbe in pericolo con la perniciosa avanzata verso Est nelle pianure ucraine la sicurezza russa. Antica ossessione degli imperi terragni di disporre di un rapporto spazio e tempo che consenta loro di manovrare e organizzarsi prima di essere colpiti al cuore da un aggressore geograficamente vicino. ” alla fine anche Quirico ci è arrivato: Una domanda caro Quirico: cosa farebbero i suoi cari amici americani se il Messico si alleasse con la Russia con il rischio di una installazione di una base missilistica a Tijuana??

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  3. Per ottenerlo rivendica una sorta di paradossale diritto alla guerra attraverso un paleo colonialismo di vicinato. L’Europa e l’Ucraina vi oppongono la loro contrapposta necessità di sicurezza, Putin ne sarebbe il nemico irriducibile e mortale. Con lui al potere uno spazio di sicurezza collettiva sarebbe impossibile. Contrapposizione catastrofica in cui non si intravedono, ahimè, possibilità di arbitrato.

    CHE BOIATA PAZZESCA!

    Adesso applichiamo questo giudizio di Quirico sul GOLPE che ha rovesciato il governo in Pakistan, appoggiato dagli USA.

    Poi ne riparliamo su chi è il nemico ‘irriducibile e mortale’ della pace!

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  4. Quirico retorico con obsolete e improbabili teorie ! Peccato aveva cominciato bene , poi il padrone ,che l ha rispolverato dai necrolgi , gli ha soffiato sul collo.. e l ha rimesso nei loro ranch…

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  5. chissà che scriverà qual ora inizi la guerra con la Cina…

    inoltre deve uno deve sentirsi tranquillo vedendo i suoi confini avvicinarsi a quelli della NATO
    ricevendone la sensazione d’essere circondato
    se ci pensava prima non li allargava tanto

    e soprattutto vedendo che nelle loro esercitazioni, apertamente, tu sei il nemico
    e non solo nelle Stolte dichiarazioni, mancava (forse) solo che nei poligoni le sagome avessero
    le fattezze di Putin

    chissà se l’audace giornalista (mi scuso con in giornalisti per l’equiparazione) quando arriva a casa
    alla sera gli piacerebbe avere dozzine di vicini a lui ostili che rumoreggiano nei suoi confronti
    su almeno 3 lati della casa

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    • Ecco, interessante è sempre un appellativo a Valenza plurime.
      La bellezza della nostra semantica , guarda caso che Samantha è nome da strega,
      Sono i significati plurimi delle parole, considerando la parola colonia, per esempio, vi si possono collegare almeno 3 significati OGGETTIVI, cioè riferibili ad oggetti che categorizzati una realtà comune:
      Colonia la città tedesca
      Colonia il noto profumo esotico
      Colonia storica estiva e microbiologica.

      Viene dunque da crucciarsi sui reciproci vezzi, proprio nella rubrica delle perle della settimana.

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  6. quirico ci gira intorno ma non arriva o non ci vuole arrivare.
    E’ evidente che gli usa avevano a hanno un piano luciferino per la conquista del mondo, si chiama amazon.
    Una tassa globale su ogni tipo di transazione a scapito di tutte le economie.
    e guai a dire “a”

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