Quelle rovesciate della nostra epoca

(Pietrangelo Buttafuoco) – Il “cosa avrebbe fatto” è il tema fondante di un esercizio di ironia. È quello della storia ipotetica. E bravissima è stata Maria Elisabetta Alberti Casellati quando, nel suo articolo per il Corriere della Sera, a proposito di Pier Paolo Pasolini, segnala questo: “Cosa avrebbe scritto Pasolini – di Covid, di guerra, di economia – proprio lui che dalle colonne di questo giornale interveniva su tanti temi e nodi del nostro Paese”. Ironicissima e perfino spietata è stata il Presidente del Senato perché quegli “Scritti corsari” di Pasolini sono l’esatto contrario della prosa attuale di via Solferino. Ma di capovolgimenti, si sa, è fatta la nostra epoca.

Pasolini oggi non sarebbe, infatti, dove comodamente alloggiano Roberto Saviano, Beppe Severgnini e Massimo Gramellini. Probabilmente se ne starebbe con quello che al suo tempo veniva considerato il suo opposto – Giovannino Guareschi – e a proposito di quest’ultimo infine, a proposito dei “se” e dell’epica ipotetica, un ribaltamento da Mondo Piccolo, a questo punto, ci sarebbe di sicuro: il Compagno Don Camillo a Mosca, e così Peppone – fedele alla linea marxista leninista – in fuga dalla Russia.

Il Peppone comunista, avrebbe ormai il suo stato guida nell’indefinito Occidente delle transazioni bancarie e globali. Ed è il pieno contrappasso del nostro scontento questo del ribaltamento di tutti i nostri codici – e dei luoghi comuni – perché davvero il manesco parroco della Bassa creato dal genio di Giovannino Guareschi solo oltre gli Urali troverebbe oggi chiese piene di fedeli e vive di fede. Non starebbe dalla parte degli assassini di oggi ma resterebbe sempre e solo dalla parte di Cristo. Se ne starebbe in quelle chiese trasformate in granai al tempo in cui un Peppone in loden e borsalino si schierava coi carri armati dell’Armata Rossa contro la libertà d’Ungheria.

A Peppone – ritrovatosi liberal, senza più la Colomba della Pace disegnata dal tovarich Picasso – non resterebbe altro che il tacchino del Giorno del Ringraziamento americano, e altra internazionale non potrebbe disporre che la globalizzazione. Don Camillo, invece, forte di quel di più proprio dello Spirito Russo, troverebbe quell’idea di stare al mondo ancora una volta dostoevskiana: “Se qualcuno mi dimostrasse che Cristo è fuori dalla verità ed effettivamente risultasse che la verità è fuori di Cristo, io preferirei restare con Cristo piuttosto che con la verità”. Giusta formula di contrappasso degna di Guareschi, degna – soprattutto – di Pasolini. Giustamente ricordato – dal presidente Casellati – per quel che era, per quel che resta nel sempre della nostra memoria: “Usignolo della Chiesa Cattolica”.

11 replies

  1. “Fuori dal Palazzo, un Paese di cinquanta milioni di abitanti sta subendo la più profonda mutazione culturale della sua storia (coincidendo con la sua prima vera unificazione: mutazione che per ora lo degrada e lo deturpa”. Tra le due realtà, la separazione è netta, e al suo interno agisce il “Nuovo Potere”, che, con la sua “funzione edonistica” riesce “a compiere “anticipatamente” i suoi genocidi”.

    da Fuori del Palazzo di PIER PAOLO PASOLINI del 1 agosto 1975 sul corriere
    di cui fa riferimento l’articolo della MEACVDM
    che naturalmente NON HA MAI LETTO
    perchè l’autore che ha omaggiato è GIAMPAOLO PASOLINI
    https://www.facebook.com/giampaolo.pasolini

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      • “Pagine corsare” è stato il più bel dono ricevuto il natale scorso, da una cara amica.
        Avevo letto “Ragazzi di vita” e “Una vita violenta”, li consiglio vivamente, e visto quasi tutta la produzione cinematografica, a esclusione di Salò….non riesco a reggere….
        “Pagine corsare” ha una difficoltà di contestualizzazione dei fatti narrati, commentati e contestati che necessità un lavoro di ricerca continua….ma è un utile esercizio per noi italiani che, notoriamente, deficitiamo di memoria storica, anche su fatti recentissimi.

        GRAZIE @Adriano58

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