“Conosco i tatticismi di Renzi, ma se il programma è chiaro e l’alleanza è forte si possono ampliare ad altri”

(estr. diSalvatore Cannavò – ilfattoquotidiano.it) – […] Incontriamo Pier Luigi Bersani alla festa di “Arci incontra il mondo” a Roma. La gente lo cerca per i selfie, si vede che è amato. La conversazione sul palco è stata ampia, ne riportiamo una parte.
È indubitabile che il governo si è indebolito e nel frattempo è emerso Vannacci: che succede a destra?
Succede che la destra continua a parlare il linguaggio del “bar Italia” e che a un certo punto non lo controlla più. Certi rancori vengono coltivati in modo tale che poi c’è sempre qualcuno che li interpreta meglio. Però si nota anche una cosa, soprattutto in un certo establishment, l’idea di separare una destra impotabile da una che, magari ripulita, poi diventa un interlocutore.
[…] Sta dicendo che si punta a demonizzare Vannacci per poi fare larghissime intese anche con Meloni?
Io conosco bene i miei polli e so che certe abitudini sono come il peperoncino: all’inizio è piccante, ma poi ti abitui e lo rimangi. Far passare l’idea che Vannacci e Meloni sono diversi è assurda, perché Meloni è Vannacci.
Sono fascisti?
Mi basta notare che sono post-missini, che certi legami non sono stati mai tagliati, che la Fiamma è sempre stata nei simboli a dimostrare la continuità con chi si oppose alla nostra Costituzione. Ma l’Italia, a differenza di Germania e Giappone, è stata l’unica in grado di scriversi una Costituzione e la ragione è che ci furono uomini e donne che fecero la Resistenza e poi espressero questa capacità. Loro si misero contro.
Veniamo alla sinistra: Schlein, Conte, Bonelli e Fratoianni si fanno una foto insieme e lanciano l’idea di un programma comune. Basta? A questa coalizione non serve un’anima, un’identità?
Che le forze che hanno animato l’opposizione a Meloni facciano questo sforzo è positivo: l’idea che ci sia un accordo tra forze che possono trovare un’intesa è la strada giusta, ma è vero, occorre un’anima che sia attorno a dei valori forti. Un nucleo di idee è radicato nella Costituzione. Non dico che la coalizione si debba chiamare Alleanza per la Costituzione, perché non dobbiamo mai smettere di pensare che la Costituzione è di tutti, ma i valori sono lì, l’articolo 3 andrebbe letto nelle scuole. Poi ci deve essere un programma che io definirei esigibile, chiaro e concreto.
Renzi deve stare nella coalizione? E come la chiamerebbe?
(Ride) Dei tatticismi di Renzi siamo tutti coscienti, ma proprio perché penso che quel nucleo della foto possa siglare un accordo forte credo che questo accordo possa ampliarsi ad altre forze nella chiarezza del programma. E la coalizione potrebbe chiamarsi Alleanza per l’alternativa.
[…] Parliamo di programma: che dire della patrimoniale che già divide?
Il programma si fa su questioni concrete: il salario, la salute e per quanto riguarda il fisco si dovrebbe finalmente ristabilire una piena progressività. La patrimoniale in Italia c’è già e frutta circa 50 miliardi, tra immobili e rendite, ma non è progressiva. Basterebbe tassare progressivamente quel che già si tassa e poi, certo, fissare anche un surplus per patrimoni molto grandi. Ma sul fisco bisognerebbe anche utilizzare l’IA per ridurre del 30% l’evasione, la graduale uscita dalle flat tax e dalle cedolari secche per la progressività, il superamento del fiscal drag flessibilizzando le aliquote.
In questi giorni Conte ha voluto precisare che il M5S non è di sinistra, ed qualcosa che era stato già detto. Lei pensa che sia progressista?
Conosco il M5S dai tempi dello streaming e ho visto che tipo di identità ha costruito nel tempo, la difficoltà anche a darsi un’identità. Penso che fosse giusto guardare quel che c’era di interessante già allora, per questo non mi pento di quello streaming, perché la sinistra non deve stare chiusa nella torre e guardare con supponenza il mondo. Tanto più penso che sia un interlocutore oggi nel momento in cui si definisce, e non vedo perché contestarlo, progressista.
[…]
Schlein e Prodi hanno fatto pace? La segretaria del Pd è adatta a guidare questa coalizione?
Che la Schlein e il Professore si siano parlati è una cosa positiva, aiuta questo sforzo di raccordo tra posizioni diverse perché dobbiamo sapere che la coalizione progressista è fatta di identità che vanno dall’egualitarismo al solidarismo cattolico, dal liberalismo civico all’ecologismo. Prodi ha dimostrato di saper rappresentare anime diverse e penso che possa farlo anche Schlein che è certamente adeguata. Suggerirei anche di smetterla di pensare che la presidente del Consiglio sia un fenomeno: Schlein, Conte, Bonelli e Fratoianni sono tutti più capaci di lei.
Premettendo che mai ho votato la sua parte politica ammetto che potrebbe essere un ottimo presidente della repubblica 🤔
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