Scuola e trasporti, il giorno del caos

Oggi, fra mille proteste, riprendono le lezioni, però la riapertura è virtuale. Tra assenze, norme cervellotiche e il nulla fatto per migliorare la situazione nelle aule, la Dad è inevitabile. Scatta anche l’obbligo di super green pass su mezzi pubblici e treni. Ma le corse sono falcidiate dalla carenza di personale per quarantena. Trentino ribelle: «Non
applichiamo il decreto».

(Maurizio Belpietro – laverita.info) – Credevo che con Lucia Azzolina, responsabile dell’Istruzione e della distruzione della scuola pubblica in epoca Covid, si fosse toccato il fondo. Pensavo che anche con Paola De Micheli, responsabile dei Trasporti, che in tempi di coronavirus è riuscita a consentire che si paralizzassero le autostrade dopo anni di mancata manutenzione, avessimo visto il peggio. Invece debbo constatare che chi è venuto dopo di loro è riuscito nella mirabile impresa di aggravare una situazione già grave. Se infatti ai ministri del governo Conte può essere contestata l’incapacità, ma va riconosciuta l’attenuante dell’impreparazione in quanto nessuno di loro aveva mai dovuto fare i conti con la pandemia e non c’era politico o burocrate che sapesse come reagire e come comportarsi di fronte a un virus che miete centinaia di migliaia di vittime, ai ministri del governo Draghi va addebitata la colpa di essere al di sotto del livello di decenza richiesto a un uomo delle istituzioni.

Come fa infatti a rimanere inerte Patrizio Bianchi, responsabile dell’Istruzione pubblica, di fronte al disastro che si
palesa davanti ai suoi occhi oggi? Non ci voleva un genio e neppure un docente universitario per immaginare che cosa sarebbe accaduto e che cosa accadrà nei prossimi giorni. Nonostante le rassicurazioni degli esperti del Comitato tecnico scientifico e le determinazioni della banda di esperti che consigliano il ministro della Salute, era facile pensare che la riapertura delle scuole dopo le vacanze di Natale sarebbe avvenuta nel caos. Anche chi era a digiuno di nozioni sulle epidemie e di notizie circa l’andamento dei contagi riteneva che dopo la pausa festiva si sarebbe registrato un pericoloso aumento dei positivi. Dunque, invece di sottovalutare il fenomeno, arrivando impreparati all’inizio delle lezioni, sarebbe stato necessario predisporre un piano. Invece, il ministro Bianchi tutto ha fatto tranne che predisporre un intervento di emergenza. Da quando Lucia Azzolina è stata fatta sloggiare dal ministero insieme con i suoi inutili banchi a rotelle, nulla è stato fatto. Al ministero, Bianchi e compagni si sono affidati solo alla campagna vaccinale, senza prevedere che, iniezioni o no, sarebbe stato necessario prevedere il ricircolo dell’aria nelle aule. Di provvedimenti del genere ne parlano gli esperti ormai da quasi due anni e Luca Ricolfi, ricercatore ed ex docente universitario, non so quante volte ne abbia scritto. Ma i suggerimenti indicati dalle persone competenti sono stati ignorati, prima dalla Azzolina, per la quale come detto può essere invocata l’attenuante dell’incompetenza, poi da Bianchi. Con il risultato che oggi le scuole riaprono nel caos. Migliaia di presidi invocano un rinvio dell’inizio delle lezioni in presenza, ma il governo insiste, sebbene si registrino numerosi studenti positivi, vaccinati e non, e nonostante le nuove regole introdotte a fine vacanze dal decreto governativo mettano fuori servizio decine di migliaia di professori. La confusione regna sovrana, anche perché con il decreto di fine anno l’esecutivo ha creato studenti di serie A e di serie B, i primi abilitati a rimanere in classe anche se entrati in contatto con persone positive, i secondi confinati a casa anche se risultati negativi in quanto sprovvisti di certificato vaccinale. Non ci vuole molto a immaginare che cosa succederà da oggi in poi e non è necessario altro per ritenere che un tizio come Patrizio Bianchi sia al di sotto dei requisiti richiesti per guidare la macchina pubblica più complessa e delicata che ci sia, ovvero il ministero dell’Istruzione.

Nulla di diverso si può dire di Enrico Giovannini, il professore che ha sostituito Paola De Micheli alla guida dei Trasporti. Di lui ricordiamo le ridicole dichiarazioni di qualche mese fa, quando annunciò controlli su tutti i mezzi pubblici per far rispettare l’obbligo del green pass, una promessa che si scontrava con l’assenza di controllori nelle principali aziende municipali di trasporti. Oggi, dopo il decreto che introduce il certificato vaccinale nei luoghi di lavoro, le ferrovie, sia pubbliche che private, annunciano la cancellazione di centinaia di corse, perché, come era facilmente immaginabile, manca il personale. Oltre che nel settore dell’istruzione, anche in quello dei trasporti si paventa il caos e siccome per far muovere un locomotore non basta sostituire un macchinista con un precario, c’è da immaginare la paralisi delle linee pubbliche, con ciò che ne consegue.

Siamo solo all’inizio, perché probabilmente ciò che vedremo nei prossimi giorni nelle scuole e nelle stazioni si estenderà anche al sistema dei trasporti su gomma, a meno che i padroncini titolari di camion decidano di ignorare le norme governative. Sì, grazie a multe e divieti si procede spediti verso il blocco del Paese, una paralisi che tuttavia non riuscirà a impedire al virus di propagarsi perché, come è già stato sperimentato in altri Paesi, la crescita dei positivi ha poco a che fare sia con la campagna vaccinale (nonostante la più alta media di inoculati del Paese, Omicron dilaga nel land anseatico di Brema, con 800 casi ogni 100.000 abitanti), sia con gli obblighi e le multe nei confronti di chi non si è vaccinato (prova ne sia l’aumento dei contagi fra persone che non solo hanno ricevuto due dosi, ma spesso si sono sottoposti anche alla terza).

Se non fossimo in emergenza, avremmo già chiesto la rimozione sia di Bianchi che di Giovannini, oltre che di Speranza. Ma siccome sappiamo che di questi tempi un rimpasto è impossibile, anche perché fra 15 giorni si deve eleggere il nuovo presidente della Repubblica, ci auguriamo che si decida in fretta il futuro capo dello Stato e poi, altrettanto in fretta, si liquidi il gabinetto di guerra al Covid che ci ricorda molto quello guidato da Luigi Cadorna nel conflitto del 1915-1918: uno stato maggiore che, a prezzo di migliaia di morti, si rivelò minore. Proprio come oggi si dimostrano minori i nostri ministri, con i quali di questo passo non potremmo che subire un’altra Caporetto.

2 replies

  1. ”’Se infatti ai ministri del governo Conte può essere contestata l’incapacità, ma va riconosciuta l’attenuante dell’impreparazione in quanto nessuno di loro aveva mai dovuto fare i conti con la pandemia e non c’era politico o burocrate che sapesse come reagire e come comportarsi di fronte a un virus che miete centinaia di migliaia di vittime, ai ministri del governo Draghi va addebitata la colpa di essere al di sotto del livello di decenza richiesto a un uomo delle istituzioni.”’

    Ah, ma lui è Belpietro, quindi non può parlare, no?

    Se lo diceva Dibba c’era un coro di approvazione.

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