“Draghi, stai sereno”

Il premier pronto a parlare alla stampa (forse già lunedì) nel disperato tentativo di riattaccare i cocci della sgangherata maggioranza che dovrebbe eleggerlo Capo dello Stato. Non ha intenzione di parlare di Quirinale: sa che la sua autocandidatura ha provocato un’alzata di scudi dei partiti […]

(DI WANDA MARRA E GIACOMO SALVINI – Il Fatto Quotidiano) – Forse, già lunedì, Mario Draghi potrebbe rompere il silenzio che ha accompagnato le misure sanitarie “più restrittive d’Europa”, con una conferenza stampa, tutta dedicata all’emergenza sanitaria e alle questioni correlate. Non ha intenzione di parlare di Quirinale: sa che la sua autocandidatura ha provocato un’alzata di scudi dei partiti. Che sono ben lontani da una quadra, pure se il governo appare sempre più logorato. Intanto, la settimana prossima, oltre a varare il decreto Ristori, il governo dovrà prendere una posizione sulla bozza della Commissione europea che inserisce il nucleare tra le energie green. Enrico Letta e Giuseppe Conte sono contrari, Matteo Salvini a favore. Per ora a non escluderlo è stato ufficialmente il ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani. Draghi non l’ha avallato, non l’ha neanche smentito. Uno dei tanti esempi di come la permanenza dell’ex Bce al governo diventi sempre più difficile. Con Goldman Sachs che ieri si è espressa in favore della sua permanenza a Palazzo Chigi e addirittura Macron che tifa per lo status quo, con Mattarella e il premier fermi dove sono.

Il Quirinale resta tutt’altro che a portata di mano: il premier non può sperare in un’elezione alla prima chiama. La candidatura di Silvio Berlusconi è ancora in campo, ma i voti necessari non li avrebbe comunque. E mentre Letta cerca dal Pd un sì sul metodo (che rende possibili anche il bis di Mattarella o l’elezione di Giuliano Amato e persino Sabino Cassese), Matteo Salvini si dibatte tra varie opzioni e Matteo Renzi medita l’asse con Silvio.

Pd Letta vuole il No a urne e a Berlusconi

A cercare di costruire l’ipotetica salita al Colle di Draghi è prima di tutto Letta. Giovedì il segretario Pd riunisce la direzione. Cercherà un voto su due questioni: l’elezione del Presidente dovrà avvenire a maggioranza larga; la legislatura dovrà arrivare a scadenza naturale. La maggioranza larga esclude l’elezione di Berlusconi. In generale stabilendo un metodo, Letta spera di evitare flop. Per questo, chiederà un mandato pieno, da esercitare con Deborah Serracchiani e Simona Malpezzi, le due capigruppo alla Camera e al Senato. Non ci sarà la richiesta di puntare su Draghi, ma la pre-condizione per non escluderlo. Dentro al Pd crescono i tifosi del bis di Sergio Mattarella. Una soluzione che piacerebbe a tutti, compreso il segretario.

Con il picco di Omicron in arrivo, incartarsi sul Quirinale è improponibile. Ma poi ci sono le manovre contrapposte. Lorenzo Guerini sogna il premier a Palazzo Chigi per sempre. E anche se certo non si opporrebbe alla sua salita al Colle, potrebbe anche andare su Giuliano Amato, con un patto politico forte che garantirebbe la permanenza di Draghi. Un nome da offrire alla Lega. Mentre Dario Franceschini guarda con più favore a Pierferdinando Casini: perché la sua strategia non è quella di inchiodare il premier a Palazzo Chigi, ma piuttosto rinsaldare l’alleanza giallorosa. L’idea di fare il premier con l’ex Bce al Colle certo non gli dispiacerebbe: ma ha anche lui dei dubbi sul fatto che Palazzo Chigi spetti al Pd e non – per dire – a Luigi Di Maio. Nei dem gli occhi di tutti sono però puntati su Salvini, percepito come il primo ostacolo a un eventuale bis di Mattarella.

Lega Salvini verso l’opposizione

Il leader della Lega intanto, si agita per dare l’idea di essere il kingmaker: da giorni fa colloqui interlocutori con i leader e la prossima settimana dovrebbe parlare anche con Letta. Da lunedì, però dovrà scoprire le sue carte. Da una parte il leghista spera che Pd e M5S comunichino il veto su Berlusconi prima del vertice di villa Grande di venerdì. “Silvio, sei sicuro di voler andare fino in fondo?” sarà il senso delle parole del leader leghista sperando nel suo passo indietro. Dall’altra però, il segretario non ha un vero piano B e si tiene aperte diverse strade: i suoi fedelissimi spingono su un nome di centrodestra ma i candidati che girano – da Letizia Moratti a Casini – restano ancora sullo sfondo. L’ipotesi Amato è molto improbabile perché riapparirebbero subito i tweet al vetriolo del segretario nel 2015, quando il dottor Sottile era il candidato del patto del Nazareno: “Amato al Colle? Nemmeno fosse l’ultimo uomo sulla terra” diceva Salvini.

Così alla fine l’ipotesi che sta prendendo sempre più piede in via Bellerio è quella di mandare Draghi al Quirinale e poi andare all’opposizione nell’anno della campagna referendaria sulla giustizia e in vista delle elezioni. Ieri fonti vicine a Salvini facevano sapere che la Lega vuole rimanere al governo “con Draghi a Palazzo Chigi per completare il lavoro”. Tradotto: se il premier dovesse salire al Quirinale si aprirebbe un’altra partita. Salvini ha fatto sapere ai suoi che la Lega non voterebbe la fiducia a nessun altro governo “né tecnico né politico” (escludendo l’ipotesi di Giorgetti a Chigi) per andare all’opposizione con Giorgia Meloni e convocare un congresso lampo per mettere a tacere gli avversari interni. Per questo Salvini ha in testa di logorare Draghi nei prossimi giorni, a partire dal decreto Super Green Pass che sarà votato il 17 gennaio alla Camera. In quell’occasione molti leghisti marcheranno visita. Il leader leghista però dovrà contrastare le mosse degli avversari interni Giorgetti e Fedriga. Il primo, che fa sapere urbi et orbi che “il governo è al capolinea”, sostiene Draghi al Colle, il secondo invece lo vorrebbe tenere a Chigi.

Forza Italia B. non molla e cerca l’asse con Renzi

Restano le ambizioni di Berlusconi che vuole andare allo scontro con Draghi, di cui si dice “deluso” per l’autocandidatura, al quarto scrutinio. Tant’è che il leader di FI – mentre prosegue lo scouting in Parlamento – la prossima settimana chiederà di incontrare i leader degli altri partiti, a partire da Letta e Matteo Renzi, per chiedere loro di eliminare il veto su di lui e presentarsi come un possibile Presidente super partes: “Sarò il garante di tutti”. Se non riuscirà ad essere eletto, Berlusconi potrebbe chiedere un Presidente che gli dia un riconoscimento come la nomina di senatore a vita insieme a Romano Prodi, i due protagonisti del ventennio da “pacificare”. Amato sarebbe il profilo giusto. Non a caso Matteo Renzi si tiene più opzioni aperte, ma aspetta le mosse di Berlusconi. Ieri è andato al comitato elettorale di Valerio Casini, candidato al Collegio Roma 1 di Iv, contro anche la candida del Pd. “Se vinciamo, ci darà una mano anche rispetto al Colle”, ha detto. Ribadendo: “Dicono che siamo ininfluenti? Vedremo”. Se la maggioranza va su Draghi, Renzi farà altrettanto, cercando di fare asse con Franceschini su un premier politico. Mentre al premier continua a far arrivare da più parti il suo interesse per il posto da Segretario generale della Nato. Ma se per caso il centrodestra trovasse una quadra su un proprio nome, potrebbe appoggiarlo. Anche in chiave anti-Letta.

L’altra scheggia impazzita del Parlamento resta il gruppo più numeroso per grandi elettori, cioè il M5S, che non sembra avere una linea chiara. Da una parte i senatori si sono espressi per il Mattarella bis, dall’altra Conte deve mantenere salda l’alleanza giallorosa. Ma tenere uniti i gruppi parlamentari, per lui, resta l’impresa più ardua.ù

I PARERI

Tattica antica Promuovere per rimuovere: La politica ha “schiacciato” anche lui

Promoveatur ut amoveatur. Probabilmente finirà così: i partiti “promuoveranno” Draghi al Quirinale per “rimuoverlo” dal governo. È una tattica antica quanto la politica. Certo, questo progetto deve fare i conti con il timore di avviare un rimpasto che – per quanto finalizzato a un governo fotocopia – rischia comunque di agitare la situazione, motivo per cui i partiti hanno ancora paura a fare ogni movimento. Ma quel che è successo l’altro giorno in Consiglio dei ministri dimostra che invece qualcosa deve succedere in ogni caso, perché Draghi ha comunque finito la propria corsa a Palazzo Chigi. E allora o si sposta lui al Quirinale oppure difficilmente la maggioranza che lo sostiene troverà un nome alternativo, motivo per cui poi qualcuno si sfilerebbe facendo venire meno il proprio sostegno all’esecutivo.
Gli ultimi giorni dimostrano quanto la politica italiana sia uno schiacciasassi che tende a macinare tutto in fretta, incluso Draghi. L’atteggiamento dei giornali non è che la conseguenza di questa caratteristica dei partiti: fino a poco fa hanno caricato il presidente del Consiglio di aspettative implausibili, si sono lette cose che non stavano né in cielo né in terra. Adesso, pur con sondaggi che ancora accreditano Draghi di un buon indice di gradimento, all’improvviso hanno cambiato rotta.
Piero Ignazi

Fragilità Logorano l’ex Bce e lo eleggono per coprire la mancanza di alternative

Non credo che le fragilità evidenziate da Draghi con l’ultimo Consiglio dei ministri indeboliscano le sue chance di salire al Quirinale, anzi. Mi pare che lui e i partiti stiano cercando in qualche modo un pretesto per dire che il governo è in crisi e che quindi Draghi si può smarcare, andando però al Colle perché comunque – si dirà – non possiamo rinunciare a uno come Draghi. Basta guardare com’è cambiato il comportamento della stampa: prima ha sempre sostenuto il premier, adesso, siccome molti giornali lo vorrebbero al Quirinale, fanno il funerale al governo.
Uno scenario del genere fa comodo anche ai partiti, perché in questo momento non hanno un personaggio in grado di unirli e dunque mandare Draghi al Quirinale toglierebbe le castagne dal fuoco ai leader. Sono molto scettica su questo Parlamento. Secondo me davvero non hanno alcuna strategia alternativa, ci sono solo le divisioni interne ai partiti che prima o poi emergeranno in maniera esplicita. Ma alla resa dei conti, chi di loro potrà davvero dire di no a Draghi? I partiti languono o sono pavidi, hanno un salvagente lì a portata di mano e credo lo useranno per uscire dallo stallo. Insomma: Draghi whatever it takes, per quanto io mi auguri tutt’altro.
Nadia Urbinati

Mire personali Le ambizioni di “Supermario” rischiano soltanto di indebolire il governo

Draghi ha capito che se vuole diventare Capo dello Stato ha bisogno del sostegno dei partiti e per questo è sceso a compromessi sul decreto, rinunciando – come già nelle ultime settimane – al piglio decisionista dei primi tempi per una fase più dialogante. Con la corsa al Colle si spiega anche la mancata conferenza stampa, perché probabilmente ha pensato che in questo momento qualunque cosa avesse detto sarebbe potuta essere equivocata. Devo dire che io per primo ho contestato Conte in lungo e in largo, accusandolo di una comunicazione persino esagerata, ma la scelta opposta adottata da Draghi mi sembra un errore.
Le sue ambizioni sono legittime, ma non possono indebolire l’azione di governo in una fase delicata come questa. L’elezione di Draghi al Colle avrebbe senso se i partiti facessero un patto esplicito per una grande fase costituente, ma visto che non mi pare sia all’ordine del giorno, allora mandare Draghi al Quirinale adesso credo significherebbe soltanto perpetuare questo regime para-commissariale in cui siamo, perché vorrebbe dire che il prossimo governo – e magari anche quello dopo le elezioni del 2023 – sarebbe a sua immagine e somiglianza. Non so come andrà, ma anche per questi motivi credo arriveremo a un inghippo parlamentare non scontato.
Alessandro Campi

Categorie:Cronaca, Interno, Politica

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2 replies

  1. Caspita, non è che si delineino all’orizzone momenti meravigliosi, eh! Lo si sapeva, ce lo si poteva aspettare, e a dir la verità io me lo sto aspettando sin da quando Conte se ne uscì dalla scena tra gli applausi scroscianti, se non successivamente dall’insediamento del “migliore”. Tuttavia, non credevo che saremmo scesi così in basso, sarò sincero… 😔

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    • La gente ha la memoria troppo corta, questo governo è uguale al Monti se non peggio ! Mandarli tutti a casa sarà impossible anche se auspicabile ! Nessuno ha i coglioni per reagire ! Si appoggiano a vicenda per viverci addosso !

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