Talk show politici in crisi di ascolti: “Pubblico saturato da discorsi sul Covid e virologi che giocano con la scienza”

(Marco Antonellis – tpi.it) – Talk politici in crisi di ascolti. Sarà la fine del sovranismo, sarà l’avvento del governo guidato dal super tecnico Mario Draghi ma il 2021 per i talk show si è chiuso nel peggiore dei modi. I dati Auditel di questa prima parte di stagione (da settembre fino a fine anno) sono impietosi con chi affronta il discorso politico ancora con questo formato. Una disaffezione generalizzata che attraversa titoli e reti, metodi argomentativi più o meno aggressive, modelli di conduzione più o meno facinorosi, anche se sul punto è difficile trovare il meno.

“Questo allontanamento dei pubblici è conseguenza della saturazione di tanti dai discorsi sul Covid-19, da virologi che giocano con la scienza, da chi rappresenta una politica che riunisce tutti i partiti meno uno/due al Governo e li separa nelle dichiarazioni. Un gioco delle parti che sembra più appartenere a logiche di marketing che a convincimenti politici” spiega Francesco Siliato, già docente di Sociologia della comunicazione al Politecnico di Milano e partner dello Studio Frasi.

Ma a dire il vero tutto il consumo di televisione vede scemare i propri spettatori. A parità di giornate nelle ore dei talk show, un anno con l’altro, sono svaniti in media 2,8 milioni di spettatori. Constatare che tutti i talk perdono dimostra che non sono stati in grado di trattenere i loro pubblici, quei pubblici presenti nelle stesse settimane dello scorso anno. I talk insomma non sono resilienti.

Ma hanno un costo molto contenuto, difficile rinunciarci anche a fronte di perdite d’ascolto considerevoli. Il problema però è che così fatti non servono nemmeno ai loro scopi essenziali, da una parte informare cittadine e cittadini, dall’altra favorire il consenso. Gli editori broadcaster sono però impreparati all’innovazione, lo sono in generale, figurarsi su un format così conveniente, al punto che anche a fronte di un minor rendimento, hanno aumentato di cento ore la presenza in palinsesto del format talk show.

A perdere più ascolti in termini assoluti, rileva un’elaborazione realizzata dallo Studio Frasi basata su dati Auditel, sono 8 ½ su LA7 (-408.881 spettatori) e Stasera Italia (soprattutto la seconda parte) su Rete 4 (-371.801 spettatori). Nonostante una perdita di ascolti del 19,7% il programma di Lilli Gruber rimane comunque il più seguito ma ha orari diversi e soprattutto una diversa durata. Tra i talk che coprono in tutto o in parte la sua mezz’ora 8 ½ produce comunque un ascolto di oltre mezzo milione di spettatori in più rispetto a Stasera Italia che perde tra prima e seconda parte il 21,44% e il 28,6% dei propri spettatori, una delle peggiori performance in assoluto.

Figurarsi quale ulteriore calo d’ascolto avrebbe comportato il paventato arrivo del programma di Lucia Annunziata su Rai Tre nella stessa fascia pre-serale. Tra i programmi con inizio tra le 21:20 e le 21:35 la sfida è tra Di Martedì e Carta Bianca. Si tratta degli unici a superare il milione di spettatori medi in questi primi 91 giorni della stagione 2021-2022. Tra i programmi in tardissima serata male Linea Notte che su RaiTre perde il 15,16% di audience rispetto al 2020. La mattina invece, emorragia di ascolti per Omnibus su LA7 che perde il 25,60% di audience. A questo punto la domanda è d’obbligo: cosa devono fare reti e broadcaster per superare la sempre maggiore disaffezione da parte pubblico?

Categorie:Cronaca, Interno, Media, Politica

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13 replies

  1. Beh, cosa devono fare?

    Cominciare a riparlare di cose di cui molti spettatori vorrebbero sentire parlare per esempio?

    E sopratutto, niente dura per sempre, nemmeno l’ansia generata dalla minaccia COVID.

    L’anno scorso, con il lockdown, che si poteva fare a parte guardare la TV o (ORRORE!) il web?

    Quanto a Stasera Itaglia, è un talk vergognoso, ma Zona Bianca è anche peggio.

    E Lilli a CanOtto e mezzo galleggia perché arriva gente come Travaglio a rimpolpare lo share. Altrimenti da mò che aveva perso ogni credibilità pure lei.

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  2. “cosa devono fare reti e broadcaster per superare la sempre maggiore disaffezione da parte pubblico?”

    Vorrei essere gentile e delicato as usual, vorrei trovare un eufemismo abbastanza eufemico, vorrei proprio suggerire sottovoce, regalare un benevolo suggerimento alle esimie reti e agli esimi broadcaster.

    Cari broadcaster, care reti della telefogna a supporto della fogna ladro industriale e mafio-parlamentare, ve ne dovete d’anna’ indove voi ben sapete, attaccateve ar tram e annate, pure senza bijetto.

    Sbaraccate, gli schiavi lustrascarpe scendiletto reggimicrofono pennivendoli devono andare a scavare patate e piantare cicoria, se poi si suicidano assieme ai loro padroni mafiosi meglio ancora.

    Pace e bene

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  3. Fo sommessamente notare (!!) che in foto appaiano tre tipologie incredibili di lavoratori. Due son uguali, e di mestiere sono medici, uno è un dipendente Gedi amichetto di Drugy detto Draghi e Compagnia cantante, l’altra pure, ma in compenso, a parte essere davvero ignorante e non saper assolutamente fare il proprio mestiere, almeno è odiosa quasi quanto il Rignanese di sfiducia. Calma, ho scritto “quasi”… vi si faccia caso.

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    • Siamo lì, Cekko… se hai visto “In onda” di ieri (o avantieri?) in cui l’elementA si sdilinquiva pornograficamente per Bin Rignan, mentre lui aggrediva, come suo solito, i “grillini” (quanto gli piace usare il termine in tono denigratorio) … risparmiando a lei l’arduo compito quotidiano…
      🤮🤮(un vomito per uno non fa male a nessuno)

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      • Cara Anail,

        no, non ho visto il programmaccio con la leccasputo scarmigliata e il clown della Zanzara, con ospite il senatore obeso di Scandicci, me ne guardo bene. Dopo la famosa scena imbarazzante con Gratteri recentemente, non ho mai avuto lo stomaco di perseverare. Mi son dunque rifiutato per motivi più che ovvi.
        Ho in profonda antipatia tutti e tre, ma non indiscriminatamente. A differenza dei due conduttori, il tizio di Rignano sull’Arabia non mi sviluppa solo sentimento d’odio: mi ingenera anche nausea. E ti dirò, sin da quando faceva il syndaco della città in cui, nel bene e nel male, vivo. Ma adesso qui, che vuoi, in compenso c’è Nardella detto Nardy (O Merdella, per i più accaniti sostenitori), colui il quale vuole fare la teleferica dal Giardino di Boboli per i ricconi… Annamobbène! 🤦🏼‍♂️😔

        «Ho come voglia di vomitare…» (cit. Miles Bennett Dyson [Joe Morton], l’inventore di Skynet, Terminator 2 Judgement Day, 1991) 🤢

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  4. Cambiare gli argomenti di trattazione no eh?!?

    E non ne mancano di argomenti degni da trattare: per dire il PNRR, la transizione ecologica, la transizione digitale, la ricerca scientifica, le infrastrutture ( quelle da costruire e quelle da dover ristrutturare…), le vertenze sindacali, la sicurezza sui posti di lavoro, ecc ecc… Per non parlare di inchieste su: colossi del web, banche, assicurazioni, big pharmah, corruzione, mafia, vaticano, eminenze grigie, ecc ecc

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  5. Netflix, Prime, Disney Channel, Sky, Discovery, e poi i social Facebook, Instagram, WhatsApp, Twitter, YouTube, Dazn, le consolle per giocare etc etc.
    Tolte le ore per mangiare, lavorare, viaggiare, leggere e dormire, perché uno dovrebbe rincoglionirsi davanti alla tv?
    Le offerte di distrazioni sul web poi si sprecano.
    Io poi ci aggiungo una personale preferenza per la radio sempre accesa, come milioni di altri connazionali.
    È giusto che le tv generalista, soprattutto commerciali, raccolgano quel che hanno seminato, ovvero il NULLA.

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    • Ho dimenticato di aggiungere alla lista le ore per l’attività fisica. E la svolgo ascoltando la radio quando sono in casa o con le cuffiette collegate allo smartphone quando sono all’aperto.
      Il potere di condizionamento delle tv andrà progressivamente a scemare.
      Tra i nativi digitali è già sparita nella lista delle preferenze.

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  6. Come sempre lucido e preciso nelle tue analisi. E’ sempre un piacere leggerti. Un abbraccio forte dal tuo ex compagno di banco. P. S. Concordo con te, anche io sono stanco della faziosita’ e della mediocrita’ delle varie gruber, berlinguer, etc.

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