Vittorio Feltri: “La televisione italiana è finita sottoterra”

(Vittorio Feltri – Libero Quotidiano) – Si dice (e si constata) che la stampa, non solo italiana, stia attraversando una crisi allarmante. Le copie cartacee di quotidiani e periodici sono molto meno diffuse rispetto ad anni fa. Purtroppo è vero e ciò addolora noi che lavoriamo e ci guadagniamo da vivere nel settore zoppicante.

Ma dobbiamo amaramente registrare che anche le televisioni, pubbliche e private, sono in sofferenza. Il problema in parte si giustifica a causa della affermazione di Internet, cioè delle tecnologie grazie a cui la gente rimane in perenne contatto con l’informazione, più o meno di qualità.

I cosiddetti social poi dominano la scena, coinvolgono il popolo, il quale in pochi anni si è convinto che le notizie e i commenti siano gratis e oltretutto lo invitino direttamente a partecipare ad ogni sorta di dibattito.

Questo è noto. Però esiste una aggravante che riguarda proprio i programmi in onda sul piccolo schermo, totalmente scaduti, con qualche rara eccezione. Prendiamo i telegiornali. Sono tutti uguali, ripetitivi, noiosi, punto interessanti. I servizi sono scontati e proposti con scarsa professionalità.

A un certo punto scatta un collegamento con Parigi o Londra. Compare un corrispondente che dice quattro bischerate prive di qualsiasi originalità sul COVID o su una seduta dai contenuti incomprensibili dell’Unione Europea.

Domina sempre la pandemia in qualunque servizio corredato di tabelle delle quali fai a tempo a leggere due cifre, poi scompaiono cosicché non capisci nulla. Ricorrono spesso le immagini di una fabbrica del Sud che chiude i battenti perché in procinto di delocalizzare. Segue intervista lagnosa a un paio di sindacalisti scandalizzati.

Mai un accenno alle ragioni degli imprenditori che in Italia sono sempre considerati mascalzoni, affamatori di operai e relative famiglie. Ed ecco un filmato che documenta l’uso delle mascherine e pone l’accento sugli assembramenti pericolosi ai fini dei contagi.

Due palle vicine all’esplosione. I fatti di cronaca, quelli della vita, sono liquidati in fretta e furia. Quindi la politica: la battaglia per il Quirinale il cui esito preme soltanto ai partiti dei quali non importa a nessuno.

Rapide sequenze su Mattarella e su Draghi, roba dozzinale che non spiega assolutamente nulla. Di quello che succede nella tribolata società italiana, neanche un cenno o solo un cenno.

Questo andazzo accomuna qualsiasi canale. C’è un’aggravante. I conduttori hanno sempre fretta, chiacchierano velocemente e non afferri il senso dei loro discorsi. Insomma una grande confusione e una totale incapacità di comunicare in modo colloquiale.

Quando poi terminano i notiziari, con grande sollievo degli spettatori, attacca la pubblicità, perfino peggiore del resto. Gli spot sono talmente fumosi che non riesci neppure a comprendere quale sia il prodotto reclamizzato. Trionfano materassi e divani, poltrone e utensili di cui si ignora la funzione. I famosi consigli degli acquisti sono pessimi sotto il profilo estetico, più scadenti dei tg che dovrebbero raccontarci il Paese.

Un esempio. C’è una inserzione visiva riguardante una assicurazione che mostra un’auto con tre passeggeri e un cane. Si ode un fragoroso peto. Che serve per invitare gli spettatori a sospettare di chi si frequenta.

Per completare il quadro squallido, un altro spot in cui si accenna alle feci dure da eliminare con un farmaco. Questa antologia di schifezze va in onda durante le ore dei pasti. Siamo a livelli sottoterra.

8 replies

  1. Dice che il settore cartaceo gli fa guadagnare da vivere, poverino.
    E omette di dire che le tv insulse e sdraiate agli interessi politici del suo padrone lo hanno riempito dei denari. Quelli che verranno a mancare ai lavoratori delle fabbriche che chiudono e che lui prende a pesci in faccia lamentandosi del fatto che le tv (anche quelle del suo padrone che arricchiscono lui con montagne pubblicità?) non intervistano i Prenditori per sentire le loro ragioni.
    Questo Epulone che sopravvive grazie al cartaceo vorrebbe forse che ai lamenti degli operai si affianchi sempre il ritornello stantio dei prenditori che spiegano che si chiude in Italia e si riapre all’estero dove gli stipendi sono da fame perché così si regge la competizione del mondo globalizzato?
    Qualcuno glielo scriva su un foglietto da aprire ad ogni tg, così evita di impararselo a memoria, che gli fa difetto.

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