Il decreto vien di notte

(Gaetano Pedullà – lanotiziagiornale.it) – Chi ha detto peste e corna del precedente premier, che andava in tv alle 8 di sera per spiegarci le nuove regole contro la pandemia, adesso si sciroppi il decreto diffuso ieri dal Consiglio dei ministri a notte quasi fatta, con dentro tutto e il contrario di tutto. E ovviamente senza Draghi che si sia degnato di metterci la faccia.

Nel caos di un provvedimento schizofrenico si allargano le maglie della quarantena mentre allo stesso tempo si chiude un mucchio di attività economiche, peraltro senza prevedere risarcimenti a chi già adesso sta rimpiangendo i ristori di Conte.

Sarà obbligatorio il Super Green Pass per salire sui bus, ma con l’attuale ritardo nella campagna vaccinale migliaia di persone senza dose resteranno pure senza trasporti. I prezzi delle mascherine Ffp2 saranno calmierati ma solo salvo intese (con i farmacisti). E lasciamo perdere l’elenco dei posti dove ci si potrà incontrare e dove no, perché serve un’enciclopedia con molti tomi per tenerne il conto. Perciò chi accusava i giallorossi di dilettantismo e mille altri peccati ora può solo nascondersi, perché dopo quasi due anni di Covid il miglior capo di governo del bigoncio ha partorito a mala pena un topolino.

E tutto questo mentre i contagi sono ormai fuori controllo, scarseggiano persino i tamponi e i reagenti per le analisi, i centri vaccinali scoppiano e si riaprono precipitosamente quelli chiusi con troppa fretta dalle Regioni. Un disastro, insomma, che a Draghi adesso più che mai serve lasciare ad altri per andarsene di corsa al Quirinale, prima che qualcuno cominci a chiedergli il conto.

6 replies

    • Vero, ma bisogna anche dire che c’è una differenza abissale tra il Conte presidente del consiglio e il Conte capo del M5S.

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      • “Vero, ma bisogna anche dire che c’è una differenza abissale tra il Conte presidente del consiglio e il Conte capo del M5S.”

        E’ il M5S…

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    • Purtroppo il resto non è noia , ma una pandemia gestita malissimo , in cui abbiamo avuto la.fortuna di incontrare una variante meno letale. Ma oltre a ricordare i 150-200 morti giornalieri (che molti sembrano aver dimenticato) c’è da rimboccarsi le maniche e schiarirsi le idee per affrontare la prossima variante , che se fosse poco poco più letale, ci farebbe finire nell’inferno

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  1. Massimo Franco la vede così!!

    Fa un po’ impressione un Consiglio dei ministri rinviato e bloccato fino a tarda sera dal protagonismo di alcuni partiti della maggioranza mentre l’Italia sfiora i centomila contagi quotidiani. Il motivo dell’impuntatura è stato
    il tentativo di declinare al ribasso l’obbligo del green pass per chi lavora. Alla fine ha prevalso l’impostazione di Palazzo Chigi, ma questo non cancella l’amarezza e la preoccupazione per tensioni artificiose.

    Al di là della giustezza o meno di valutazioni prettamente economiche, quanto è avvenuto ieri somiglia molto a un tentativo di rivincita delle forze politiche: a costo di logorare l’immagine del premier, Mario Draghi, e del suo governo. O, peggio, proponendosi questo obiettivo sciagurato. È possibile che si tratti di una coda dei malumori seminati dalla trattativa sulla manovra finanziaria delle ultime settimane: misure che le forze politiche hanno criticato, dopo averle negoziate, sostenendo di non essere state consultate a sufficienza; e di avere subito un decisionismo del governo che avrebbe eroso le competenze del Parlamento.

    Scaricare quelle frustrazioni su quanto si sta faticosamente facendo per contrastare il rigurgito della pandemia segna tuttavia uno strappo rispetto al senso di responsabilità mostrato nei mesi passati. Ed evoca un braccio di ferro fine a se stesso e foriero di tensioni e di instabilità. Salta agli occhi lo iato tra il coro quasi unanime di partiti che invocano Draghi premier per l’eternità, e l’irrigidimento di membri della maggioranza come la Lega quando si tratta di prendere provvedimenti ritenuti obbligati: per quanto possano risultare controversi.

    È un approccio che va oltre il merito della discussione. E si proietta in modo preoccupante sulle prossime votazioni per il Quirinale, sbriciolando preventivamente tutte le buone intenzioni di condividere una candidatura credibile. Contraddice vistosamente la volontà di offrire al Paese una soluzione rapida e autorevole, oltre tutto intestandosene la paternità. Senza rendersene conto, alcuni partiti non riescono a vedere che logorando Draghi, in realtà, picconano la propria credibilità e soprattutto quella dell’Italia. Non è un viatico incoraggiante per gli appuntamenti delle prossime settimane. Sono un presagio di discontinuità e di regressione verso un passato che si sperava archiviati.

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