Politica e Affari, solo in Italia è impossibile sciogliere questo nodo mortale

(Gaetano Pedullà – lanotiziagiornale.it) – Visto che è un po’ dura dirsi orgoglioso dei soldi arrivati dai Benetton alla sua Fondazione mentre il Governo, di cui faceva parte, cercava di revocare agli stessi Benetton la concessione delle autostrade per una quisquilia come la strage del ponte Morandi, Matteo Renzi liquida la faccenda con una letterina sui Social, insultando Conte e rivendicando di averlo mandato a casa. Non una parola sul conflitto d’interesse, se non un indiscutibile bugia: “I Benetton non hanno pagato, ma hanno incassato grazie a Conte e al suo populismo”.

Se così fosse davvero, questi signori diventati ricchissimi grazie alla privatizzazione gestita all’epoca dal Tesoro (direttore generale era Mario Draghi) sarebbero dei matti da legare. Oltre a dare finanziamenti a Renzi e a destra e manca, le hanno tentate tutte per non farsi dare un tale regalo. Cavilli legali di ogni tipo, minacce di contenziosi miliardari, la finta disponibilità a salvare l’Alitalia in cambio della “pace”… questi sono fatti storici che nessuno può contestare, e che sarebbero senza senso se i pochi miliardi incassati avessero compensato i ricavi che erano già stati contabilizzati con i fondi esteri loro soci.

Dal 1990, quando ricevettero dall’Anas buona parte del sistema autostradale, fino alla cessione a un consorzio guidato dalla Cassa Depositi e Prestiti (Cdp), il Gruppo di Ponzano Veneto assistito dal grande sistema finanziario ha macinato utili stratosferici, e ancora di più ne avrebbe continuato a fare. Col solito metodo di mettere le mani in tasca agli italiani, costretti a pagare al casello le tariffe più alte d’Europa, mentre le manutenzioni di strade e viadotti erano talmente frequenti da aver prodotto quello che s’è visto a Genova (e che s’è sentito nelle intercettazioni a carico dei dirigenti della società che ogni anno girava ai Benetton dividendi miliardari.

Il Governo Conte prese perciò una decisione nel pieno interesse delle Casse pubbliche e dei cittadini, pagando il minimo che si poteva per lasciare in seguito i soldi dei pedaggi nella casse dello Stato e non nei conti dei privati. Il ringraziamento di questo sforzo fu che Draghi – appena arrivato a Palazzo Chigi – cacciò su due piedi l’amministratore di Cdp peer metterci un suo fedelissimo, e la grande finanza con i suoi giornali dopo aver tirato la volata alla fine dell’Esecutivo giallorosso ancora oggi offre per riconoscenza visibilità e saliva a non finire all’esecutore materiale del Conticidio, a dispetto di quello che accadrebbe in qualunque Paese normale, dove è impensabile che politica e affari si incrocino.

Qui – direte – dopo Berlusconi cosa ci può più meravigliare? Poco e niente, è vero, e per questo i Cinque Stelle hanno fatto un errore gravissimo nel non approvare una legge sul conflitto d’interesse il giorno uno del loro ingresso al Governo, quando davvero lo potevano fare. Ora Conte rispolvera il tema. Non sarà facile, ma l’unico errore più grande di quell’occasione sprecata è solo smettere di sperare.

17 replies

  1. ACCANTO ALLE BESTIA DI SALVINI LA BESTIA DI RENZI. Viviana Vivarelli (da IFQ)
    Quello che esce dall’inchiesta della procura di Firenze sulla fondazione Open di Renzi rivela un panorama squallido e indecente.
    In teoria il grande bugiardo denunciava in tv profili fake e bufale, in pratica la sua Bestia creava account falsi e pagava 260mila dollari per un software israeliano in grado di influenzare il voto.
    La Procura di Firenze rivela decine di mail, interrogatori e chat da cui esce la struttura di propaganda di Renzi sui social, usando gli stessi trucchi dell’immonda Bestia di Salvini.
    Renzi mostrava in tv il suo estratto conto da 15mila €, dicendo: “Se vuoi fare i soldi non fai il politico, se hai un saldo diverso da questo qualcosa non torna”. Faceva il puro e intanto incassava 2,6 milioni di mazzette in due anni, soldi dall’Arabia, banche e Benetton.
    Fabio Pammolli, docente universitario e consulente del governo Renzi sui social, spiega che potevano interagire con un’ottantina di pagine Facebook per un totale di 20 milioni di contatti.
    Nell’inchiesta della procura di Firenze sulla fondazione Open escono decine di informative lunghe migliaia di pagine, elaborate sulla base delle mail e delle chat sequestrate agli indagati, che documentano come ci fosse una struttura organizzata e coordinata per manipolare l’opinione pubblica.
    La Bestia del Giglio magico somiglia molto alla Bestia leghista di Morisi. Ci lavorano gli stessi che sono vicini a Renzi sin dai tempi del suo governo: Pammolli, Marco Carrai, Giampaolo Moscati, la giornalista Simona Ercolani, il marito Fabrizio Rondolino, il responsabile della sicurezza informatica Andrea Stroppa. Usano complessi e costosi software, come Tracx e Voyager analitics della società di diritto israeliano Bionic Ltd. A procurarli è Carrai. Vogliono misurare le opinioni sui social, scovare gli utenti più seguiti, mettere account fake per influenzare la campagna.
    Il costo della struttura è molto alto: Voyager, come abbiamo detto, è stato pagato 260mila dollari, Tracx 60mila euro…
    I soldi arrivano quasi tutti dalla fondazione Open come i fondi per stipendiare il gruppo. Open è una vera articolazione di Italia Viva. Tuttavia nulla qui è penalmente rilevante e nessuna delle persone citate è indagata, eccetto Renzi e Carrai, ma per altri fatti. Ma il vulnus fatto all’etica politica è gigantesco e Renzi ne esce moralmente a pezzi.
    Conte: “Sono stupito che Renzi abbia preso soldi da Stati esteri e da Benetton mentre ci battevamo per la revoca”. E dice: risolveremo con una legge sul conflitto di interessi. Ma voi ci credete? Sono decenni che si parla di una legge sul conflitto di interessi, ma nessun partito ha interesse a farla perché, in pratica, ci sono dentro tutti. La legge contro il conflitto di interessi di Berlusconi fu una vera pagliacciata e non ce lo vedo proprio Mario Draghi che moralizza la politica, essendo lui in prima persona un conflitto di interessi vivente, in quanto rovina coi suoi decreti l’Italia mentre fa l’interesse dei capitali finanziari.
    Al gruppo che manipola i social lavorano una ventina di persone con l’obiettivo di contenere o bloccare i commenti negativi su Renzi e attaccare il M5S, infiltrando su Fb e altri social soggetti che seminano odio e zizzania soprattutto contro Di Battista che è l’unico oppositore di rilievo rimasto a Renzi/Daghi, mentre il Pd farebbe bene a nascondersi e anche quel Bersani che tanti ricordano ancora come una persona onesta, mentre ha votato religiosamente ogni legge horror di Renzi “perché lo ordinava la ditta” e sulla possibilità di fare coalizione col M5S rispose: “Fossi matto!”. Ma allora con chi la vuoi fare la coalizione, deficiente? Con Berlusconi o la Meloni?
    Più volte in passato Renzi si è scagliato contro imprecisati profili farlocchi, creati per attaccarlo, in realtà era lui che li faceva. “C’è chi inquina in modo scientifico il dibattito politico sul web diffondendo notizie false solo per screditare gli avversari. Noi lo sappiamo bene, perché ne siamo vittima ogni giorno. E ogni giorno che passa si scoprono notizie più inquietanti sulle modalità di diffusione di queste bufale”. Invece era proprio la finta vittima che inquinava l’informazione.
    Quando Conte lo accusa di aver avuto soldi dai Benetton e da Stati esteri, ha la faccia di rispondergli: “Squallida illazione, Conte è un uomo dominato dal rancore”. Ma a parte che parlare di rancore con uno come Conte è pura eresia, sono proprio i fatti che accusano Renzi, il più bugiardo e il meno affidabile di tutti i politici.
    Per Carrai occorre una task force di almeno 5 persone con uno psicologo cognitivo, un esperto di media e un referente politico che fornisca i messaggi da diffondere, perché i software da soli non bastano. Gli scopi di questi falsi account sono 2: elogiare Renzi e attaccare i grillini.
    Rondolino è drastico: “Non dobbiamo perdere tempo a riconquistare l’elettorato: dobbiamo spingerlo a non votare più”. Detto e fatto. Oggi un italiano su 2 è talmente schifato dalla politica che non va più a votare. Cerchino di capirlo gli italiani che, non votando, fanno il gioco dei peggiori!
    La bestia renziana costa parecchio. Carrai parla di un milione di euro. Denaro che serve anche per lo sviluppo di una piattaforma per l’analisi dei social e il sito internet. 25mila euro, arrivati sempre da Open, sono per una piattaforma che contrasti Rousseau.
    Ci sono tutti: Carrai, Ercolani, Rondolino ma pure esperti di marketing come Cristiano Magi e Paolo Dello Vicario e statistici come Valentina Tortolini.
    Per il nome vince Bobby, riferito a Bob Kennedy“. Peccato che sembri il nome di un cane.
    Il sistema Renzi, sebbene fallimentare, ha avuto costi impressionanti, ben oltre le somme emerse alla Magistratura dai conti di Open: affitti, stipendi, bollette, rimborsi, server… Ma i media sono imbarazzati a parlarne e Renzi continua a spopolare sul video. Se non ci fosse il Fatto Quotidiano a sbandierare la vicenda, parlerebbero volentieri di altro.
    E tutto questo lavoro così costoso cosa ha prodotto alla fine? Italia Viva è scesa all’1,9%. Se andassimo al voto non entrerebbe nemmeno in Parlamento. Ma i sostenitori di Renzi non deflettono, e i versamenti di denaro continuano.
    È questa la democrazia?
    Draghi è stato imposto con un golpe. Renzi ci presenta il quadro squallido di come un politico democratico non dovrebbe essere mai, un manipolatore e un corrotto, ma non può essere punito perché mancano in Italia le leggi per punirlo ed estrometterlo definitivamente dalla politica. Mancano perché i partiti tutti si sono asserviti alla corruzione e all’iniquità. I magistrati, dal canto loro, non possono che applicare la legge e addirittura molti di loro, invece di applicare la giustizia, fanno gli interessi dei corrotti.
    Il Ministro Cartabia, dal canto suo, si è messa al servizio solo dell’impunità dei potenti.
    L’inchiesta Open è un’altra prova che il nostro Paese, se non ci sono cambiamenti drastici, andrà sempre peggio, nel vergognoso silenzio della sinistra e nell’immobilismo di un M5S che ha abdicato alla sua funzione naturale di opposizione.
    Ma davvero dobbiamo andare avanti così?

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    • Fremdschämen dicono i tedeschi per esprimere il senso di vergogna che proviamo per altri, quando si rendono talmente imbarazzanti che riescono a creare disagio anche a chi li osserva. Di fronte a queste cose ecco, mi pervade un senso di vergogna per quelli che ancora supportano, intervistano, votano o blandiscono questi personaggi. Non riesco ad esprimermi in altro modo.

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  2. Se, come dice onestamente Pedullà, non l’hanno fatta i 5 stelle al 33%, con tanto di Di Battista, che ancora oggi continua a parlare, parlare, parlare di legge sul conflitto d’interessi, non vedo proprio chi possa farla. Ridicoli.

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    • Il (fu) m5* si è cacciato in una rogna colossale e francamente non lo so se ne uscirà in tempo.
      Per come la vedo io: si elegge il PdR, chiunque sia, senza tante storie. Immediatamente dopo, fuori dal governo. Zero alleanze e si torna alle origini. Il m5* viene considerato un corpo estraneo dal sistema, perciò si metta in disparte e denunci le porcherie che vede. L’Italia è fallita, è solo questione di sapere attendere. Diversamente, il m5* sarà un partito ininfluente che metterà qualche toppa e nulla più.

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      • Jean segno d’accordo bisogna vedere che cosa pensano i parlamentari cinque stelle e ovviamente anche degli altri partiti aggrappati con unghie e denti alle loro poltrone

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      • Tutt’e due @Alessandro Cagliostro, tutt’e due. Se, come dice Di Battista da anni, il problema è il conflitto d’interessi (cosa che mi trova d’accordo), la legge andava fatta i primi cento giorni del governo Conte I. M5S e Di Battista (che contava eccome a inizio legislatura) ce l’avrebbero fatta in carrozza. Purtroppo non ne sono stati capaci. E allora non resta che continuare a parlarne, parlarne, parlarne. Roba da comizio, insomma.

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      • @slq
        i primi 100 giorni il di battista èra in america latina, e non credo che influenzasse piu di tanto il capo politico gigino,

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  3. La stampa della grande finanza sta dando anima e corpo al progetto di distruggere e cancellare dalla memoria degli italiani l’esperienza del M5S. Ci sta riuscendo egregiamente anche con l’aiuto del movimento stesso. Pertanto, experientia docet, mettiamoci l’anima in pace e teniamoci questa classe dirigente, E’ la stessa che più si addice al popolo italico e prova ne è che la sostiene nei sondaggi l’85%+15% degli italiani. La metà che non va a votare si adegua volentieri.

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  4. “Politica e Affari, solo in Italia è impossibile sciogliere questo nodo mortale” semplice, perché in Italia politica ed affari sono la stessa cosa…

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  5. Peter Gomez
    1 h ·
    𝐂𝐚𝐥𝐞𝐧𝐝𝐚 𝐬𝐜𝐚𝐦𝐛𝐢𝐚 𝐢𝐥 𝐝𝐢𝐫𝐢𝐭𝐭𝐨 𝐝𝐢 𝐜𝐫𝐨𝐧𝐚𝐜𝐚 𝐜𝐨𝐧 𝐥𝐚 “𝐩𝐫𝐢𝐯𝐚𝐜𝐲”

    Per questa rubrica il diritto di critica è sacro. Per questo non ci siamo adombrati quando ieri abbiamo sentito Carlo Calenda definire “barbarie” la pubblicazione, da parte nostra e di altre testate, del contenuto di alcuni atti, regolarmente depositati, su Matteo Renzi e la fondazione Open.
    Calenda sulla libertà di stampa ha un’opinione che non condividiamo. Ma lui, così come la sottosegretaria Irene Tinagli (Pd) e il numero due di Fratelli d’Italia, Guido Crosetto, portatori di punti di vista analoghi al suo, hanno tutto il diritto di esprimerla. Allo stesso tempo, però, Calenda ha un dovere. Un dovere che è comune a tutti coloro i quali ci governano o ambiscono a farlo. Non dire il falso e soprattutto conoscere le leggi dello Stato. Perché, se si affermano cose non vere e s’ignorano le regole che nelle democrazie liberali regolano i rapporti tra eletti ed elettori, si dimostra di essere inadeguati a garantire i diritti dei cittadini. Per questo ci ha fatto sobbalzare sulla sedia ascoltare Calenda, laureato in Giurisprudenza, mentre sosteneva che “quello che sta succedendo ogni giorno sui giornali è illegale” e aggiungeva addirittura che la cronaca giudiziaria sull’indagine su Open dimostra come “stiamo demolendo lo Stato di diritto”.
    In attesa di capire come Calenda si sia laureato con 107 alla Sapienza, siamo quindi felici di rammentargli una semplice nozione. Cosa si può e non si può pubblicare lo stabilisce l’articolo 114 del Codice di procedura penale che al comma 7 recita: “È sempre consentita la pubblicazione del contenuto di atti non coperti da segreto”. Che significa? Vuol dire che una volta depositate, il giornalista, se non si è ancora a processo, ha il diritto di spiegare cosa c’è nelle carte. Non le può riprodurre integralmente (cosa che nessuno ha fatto), ma può raccontarle.
    In democrazia è importante che ciò avvenga. Almeno per due ragioni. La prima è garantire il controllo dell’opinione pubblica sull’attività della magistratura. E Calenda dovrebbe saperlo visto che lui stesso ieri ha testualmente affermato: “Siamo di fronte a un’inchiesta che, per il momento, da quello che vediamo sui giornali è totalmente nulla”. Una presa di posizione secondo noi criticabile, ma che sarebbe stata impossibile se tutto fosse stato segreto. La seconda ragione è legata al diritto-dovere di cronaca. I cittadini, se una notizia è rilevante, devono poterla conoscere. Non importa se non riguarda un reato. È importante invece che i fatti e le condotte riportate abbiano un interesse pubblico. Ed è impossibile negare che l’elenco dei finanziatori di Renzi lo abbia. Non solo perché proprio Renzi, in passato, aveva consigliato a tutti di diffidare da chi con la politica era diventato ricco, ma anche perché il primo frutto di questa vicenda è stata l’apertura di un dibattito politico per varare una norma che, come accade all’estero, vieti ai parlamentari di accettare consulenze e interventi a pagamento. Invocare la privacy non ha senso. La Corte europea dei diritti dell’uomo e il Garante hanno più volte affermato che la privacy del personaggio pubblico è attenuata rispetto a quella dei governati proprio in funzione del potere di controllo degli elettori sugli eletti. Certo, comprendiamo che a un parlamentare la cosa possa non fare piacere. Ma queste in democrazia sono le regole del gioco. Sono i principi a cui ci atteniamo convinti che, quando si racconta il potere, la miglior definizione del nostro mestiere sia quella data da Horacio Verbisky: “Giornalismo significa diffondere qualcosa che qualcuno non vuole che si sappia. Il resto è propaganda”. [Leggi sul sito – https://ilfat.to/3knovr5%5D

    Noi elettori non dobbiamo sapere :

    “Una volta finito il M5S per chi l’ha votato c’è solo l’astensione”. “Non dobbiamo perdere tempo a riconquistare l’elettorato: dobbiamo spingerlo a non votare più”.

    contenuto nelle mail tra Renzi e il suo staff nel 2017, più specifico il pensiero e il consiglio di Rondolino ultimo direttore di UNITA’
    Che schifezza

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    • “Noi elettori non dobbiamo sapere :
      “Una volta finito il M5S per chi l’ha votato c’è solo l’astensione”. “Non dobbiamo perdere tempo a riconquistare l’elettorato: dobbiamo spingerlo a non votare più”.

      contenuto nelle mail tra Renzi e il suo staff nel 2017, più specifico il pensiero e il consiglio di Rondolino ultimo direttore di UNITA’
      Che schifezza”

      Ma il vero dramma è che i controlloridaldidentro (de che?!?) questo non lo capiscono o fanno finta di non capirlo,
      Si stanno immolando per il bene del Paese, come dicono loro perdendo faccia, storia e credibilità e ben sapendo che al prossimo giro (anche per il taglio dei parlamentari) verranno falcidiati?
      Molto più facile che stiano difendendo con le unghie e con i denti lo straccio di vitalizio che gli spetterà, cosa fantascientifica cinque anni fa per la gran parte di loro, e che fra un paio d’anni li rivedremo tutti nei consigli di amministrazione delle partecipate di Stato.
      Il tempo sarà galantuomo.

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    • Grazie Tracia. È incredibile come tutti i politici hanno fatto fronte comune ad una iniziativa che è perfettamente legale e che nei paesi più evoluti – USA e UK per esempio – è considerata doverosa per una stampa libera. Appunto, non condizionata da padroni, come ormai in Italia.

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  6. “Dobbiamo spingerli a non votare più ” è la cosa più squallida, corrotta, immorale , antidemocratica, che si possa affermare e perseguire. Dovrebbe essere divulgata, questa infamia, ai quattro venti, in tv , per strada, su internet, perché la gente ci rifletta un attimo su, quei 20-25 milioni di italiani che non stanno andando più a votare perché tanto ” sono tutti uguali”. Affinché ciascuno ritrovi l’importanza di.quel voto: che vada a Forza Nuova o ai Comitati Leninisti alla fine ha poca importanza.

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  7. Concordo pienamente con l’editoriale di Pedullà! Nessuno scende in piazza per protestare contro i politici che ricevevano soldi (legali) dai Benetton mentre il governo Conte di allora – a seguito della tragedia del Morandi – cercava di estrometterli dalla gestione di Autostrade. Povera Italia…

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