Sistema De Luca in testacoda: ora la “Città del Sole” è infetta

IL FEUDO DEL GOVERNATORE

(di Antonello Caporale – Il Fatto Quotidiano) – Rosa o spina? Fiore o zucca? In poco più di quattro settimane, Salerno, la città del Sole di Vincenzo De Luca nel cui cemento ha incardinato il suo vasto programma, è divenuta la ferita infetta, il luogo del malaffare, il centro di gravità permanente della clientela aggregata per censo e bisogni. Salerno è d’un tratto apparsa come un “sistema”, paradigma delle eccellenze clientelari e l’inchiesta nella quale si contorce duplica quella che subì Roma e che fu soprannominata Mafia Capitale.

Qui siamo un gradino sotto, ma la fatica della Procura della Repubblica appare già un successo annunciato: “L’inchiesta è stata condotta come Dio comanda e fa immaginare sviluppi corposi e un orizzonte inesplorato di illegalità”, annuncia Tommaso Siani, direttore de La Città, il quotidiano locale.

Nel testacoda del deluchismo ci finiscono però un po’ tutti i salernitani. “Salerno è De Luca, è il suo corpo ormai scolpito nella piazza fuori misura del Crescent, il padiglione urbano realizzato in riva al mare alla memoria delle virtù del conducator. Felicemente asservita e a lui devota, Salerno attende senza ansia e senza stupore, pronta a ripudiarlo e a tentare la salvezza col pentimento se le cose si metteranno male. Ma è un verbo per adesso obbligatoriamente coniugato al futuro”, avverte lo storico Aurelio Musi, che ha dedicato molto della sua passione narrativa alla città.

Il sistema, la ragnatela di servizi sociali che il Comune appaltava in modo illecito secondo l’accusa, è il foro d’entrata di quella piramide di interessi su cui si forgia il più longevo dei politici italiani. Escludendo Ciriaco De Mita, novantenne ancora in attività ma ristretto nella sua natia Nusco, e Clemente Mastella, che ora è nonno e può curare solo il feudo di Benevento, De Luca conosce il potere da più tempo di tutti i colleghi in attività. Quattro volte sindaco, due volte deputato, due volte presidente di Regione con un’opzione per il terzo mandato, se deciderà di cambiare lo statuto della Campania, cosa che può benissimo accadere, basta che lo voglia.

Il suo potere si misura in miliardi di euro. E per capire con quale imperiosa determinazione decide chi finanziare e quanto, è utile far rievocare a Stefano Caldoro, l’ex governatore, quel che accadde sei anni fa, poco prima che facesse le valigie da palazzo Santa Lucia: “Era in arrivo 1 miliardo per l’edilizia sanitaria. Avevo in animo di trasferire il secondo policlinico di Napoli a Scampia per dare alla periferia disperata un centro di eccellenza e liberare metri quadrati per la città affamata di case”. Di quel miliardo “per Salerno previdi comunque 110 milioni di euro, non spiccioli”. Con De Luca il mezzo miliardo di Napoli viene spostato quasi tutto nella città del Sole. A Salerno un nuovo entusiasmante Crescent della salute che sostituirà l’ospedale attuale. “Stanziati 450 milioni di euro, un’enormità per una città che non raggiunge i duecentomila abitanti”, accusa Caldoro.

Salerno ha bisogno di eterno carburante e De Luca ha ansia di prestazione. Trent’anni fa, quando prese possesso del palazzo di Città, mutuò dal compagno Lenin la parola d’ordine utile per far convergere i voti della borghesia impaurita dal comunista in arrivo: “Arricchitevi”. Intendendo che la sua amministrazione avrebbe aperto le porte agli appalti, alla ricostruzione di ogni angolo della città, insomma alla fortuna di grandi e piccini. Imprese e tecnici furono abbeverati da una fonte ineguagliabile di gare a introito variabile e sempre al massimo ribasso. Salerno crebbe veramente, si fece più bella e più pulita: “Non è vero che è una città che ha cambiato volto? Non è vero che abbiamo strutture, penso alla stazione marittima, di prima grandezza architettonica?”, chiede l’avvocato Matteo D’Angelo che un giro in municipio, da consigliere comunale, se lo fece all’inizio dell’avventura deluchiana per poi – deluso – tornarsene al suo lavoro. “Le accuse di familismo non riescono a scuotermi”. Votate e arricchitevi tutti. “Ha rifatto il centro storico che prima era una topaia e i valori immobiliari delle case hanno raggiunto vette inaudite, anche ottomila euro al metro quadrato. Li ha arricchiti veramente e tanti sono gli imprenditori fedelissimi della sua corte”, aggiunge il professor Musi.

La questione si rovescia se vista da Claudio Tringali, giudice in trincea e oggi, da pensionato, assessore alla Trasparenza dell’attuale giunta comunale guidata da Enzo Napoli (al quale è giunto un avviso di garanzia): “Si può negare l’esistenza di un vasto e radicato consenso popolare che permane, mai scalfito? Io non ho alcun imbarazzo a far parte della giunta, rendo un servizio alla città”.

Il sistema, oppure il feudo, o ancora la corte. Il reticolo degli ingaggi senza gara per lavori pubblici alle cooperative sociali definisce l’idea – scrive la gip Gerardina Romaniello nella ricostruzione puntigliosa del declino del diritto nella città del rovescio – di una pratica antica di almeno un ventennio. Isaia Sales su Repubblica ha contato nell’era deluchiana 48 (quarantotto!) società partecipate capaci di dare una poltrona a 308 consiglieri di amministrazione e 184 revisori dei conti. Più di cinquecento persone, metà delle quali “provenienti dalla direzione provinciale del Pds”.

Il partito che De Luca sputacchia a ogni occasione, ma del quale è nervo ottico anche attraverso la postazione del figlio Piero, vicepresidente dei deputati, con l’altro erede, Roberto, che pure ha visto una poltrona di assessore comunale. Dal Pd nemmeno un commento, neanche un po’ di stupore. De Luca ha spiegato ai suoi: “Se decidi di fare politica e non sei disposto a prendere dieci avvisi di garanzia è meglio che te ne vai a casa. Hai sbagliato mestiere”. Amen.

1 reply

  1. Speriamo che oltre a dieci avvisi di garanzia il giudice ti dia pure il doppio di quello che chiederà il pm (se lo chiederà) come accaduto a qualcun altro che ha favorito disgraziati. Così, per capire che mestiere fai.

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