Immigrati, energia, industria: il patto segreto con i francesi

Proprio nelle ore del G20 a Roma, Italia e Francia stringono sull’intesa bilaterale su cui si lavora da anni. Firma prevista a novembre: Parlamento e opinione pubblica all’oscuro. Appalti, Difesa, confini: a guadagnarci è quasi solo Parigi. Molti spingono per un sì in tempi rapidi. Ma Mario Draghi vuole cautela.


(Maurizio Belpietro – laverita.info) – Mentre la sinistra discute e si accapiglia su un tema fondamentale come la legge Zan contro l’omotransfobia, è assai probabile che un nostro vicino transalpino si stia fregando le mani. E non perché l’Italia si sia rivelata un Paese retrogrado, che non tutela i gay e discrimina chi ha tendenze sessuali diverse da quelle degli eterosessuali, – come dicono Letta e i suoi compagni -ma perché la grande distrazione di massa della legge Zan sta consentendo di far passare inosservato un accordo che rischia di danneggiarci, facendo un gran favore alla Francia.

Di che parliamo? Di quello che negli ambienti diplomatici ed economici viene definito il patto del Quirinale, ovvero di un’intesa che su una serie di temi vincolerebbe il nostro Paese a vantaggio di Parigi. Se ne discute da anni e le avvisaglie di questo trattato si son viste tempo fa, con Paolo Gentiloni a Palazzo Chigi, quando zitto zitto il presidente del Consiglio mandò avanti il famoso accordo di Caen sui confini marittimi, una convenzione che di fatto ridisegnava il Tirreno in Sardegna, Toscana e Liguria, a favore dei cugini francesi. In pratica, il governo guidato dall’attuale commissario europeo cedeva i diritti sulle acque territoriali di nostra competenza, regalando un pezzo di mare alla Francia, con grande gioia dei pescatori delle tre regioni interessate, che da sempre in certe zone erano abituati a gettare le reti. All’epoca, a seguito di un nostro articolo e della denuncia delle opposizioni la svendita fu bloccata, rinviandola a data da destinarsi e grazie alla fine della legislatura il colpo di mano fu sventato. Ma adesso Parigi ci riprova. Anche questa volta in gran silenzio si parla di concordare un’intesa che riguardi la gestione degli immigrati, «un’evoluzione dello spazio frontaliero» (formula astrusa che pare non promettere niente di buono se non di fregarci qualche pezzo di territorio), una «governance comune nel settore digitale e dello spazio cibernetico», «l’eliminazione dei sussidi ambientalmente dannosi» (cioè levare gli aiuti alle aziende che non piacciono a Greta Thunberg) eccetera.

Il trattato riguarderebbe gli affari esteri, la sicurezza e la difesa, la giustizia, la cooperazione economica, industriale e digitale, lo sviluppo sociale, i rapporti con l’Europa, lo Spazio, l’amministrazione pubblica e altro ancora. In pratica, ci stiamo legando a doppio filo alla Francia senza che nessuno, non il Parlamento, non i giornali e quindi tantomeno l’opinione pubblica siano informati delle scelte. Magari si tratterà dell’intesa più vantaggiosa del mondo, ma conoscendo i nostri amici transalpini diciamo che nutriamo qualche dubbio. Di certo non ci piace la segretezza con cui è affrontata la questione, che rischia di essere vitale per il nostro Paese, perché come ogni patto ci vincola a precisi obblighi. E se quello impostato da Gentiloni regalava un pezzo di mare ai francesi, questo – che siamo sicuri al commissario europeo non dispiace – che cosa dona ai cugini?

Qualcuno potrebbe obiettare che ci saranno modi e tempo per scoprirlo. E invece no, perché tra un disegno di legge Zan e una proposta di far votare i sedicenni, oppure di dare lo ius soli ai migranti – tutte idee tenute a battesimo da Enrico Letta, un tizio che ha trascorso gli ultimi anni a Parigi – il tempo di discutere del patto del Quirinale non si è trovato e ora l’intesa è a un passo dalla firma. La prima bozza è circolata in ambiente ristretto nel dicembre del 2020, in piena emergenza Covid e dunque nessuno se ne è accorto. Nel giugno di quest’anno il Quirinale ha ricevuto la controproposta francese articolata in un’ipotesi di trattato con annessa una feuille de route, cioè una tabella di marcia. Beh, il ruolino che è transitato dagli uffici del ministero degli Esteri prevede che la sigla del patto di cooperazione bilaterale avvenga entro l’anno in corso. Anzi, forse già entro il mese prossimo. Leggo testualmente da un appunto che circola in ambienti diplomatici: «l’idea è che si possa chiudere il testo entro il mese di ottobre e prevedere la firma del trattato a Roma nel mese di novembre, precedendo il prossimo vertice bilaterale che dovrebbe tenersi in Francia». Ecco, siccome in passato la segretezza di queste intese, vedi Caen, non ha portato nulla di buono, il Parlamento quando avrà smesso di accapigliarsi su questioni fondamentali come il fascismo e l’antifascismo, la messa fuori legge di Forza Nuova e altre faccende di cruciale importanza, potrebbe occuparsene e farci sapere quale contratto stiamo firmando e con quale patto ci stiamo legando le mani?

8 replies

  1. Il direttore Belpietro dovrebbe ricordarsi che il primo a tentare di svendere l’Italia fu l’ineffabile B. che voleva far installare ben 5 CENTRALI NUCLEARI francesi. Subito dopo il disastro di Fukushima andammo a votare un referendum pro/contro il nucleare e vinsero i NO, con grande disdetta di Sarkozy e di B.
    Brutta cosa la smemoratezza…

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  2. L’esimio direttore B.dimentica che, il primo a volersi vendere l’Italia a pezzi, fu un certo ministro dell’economia Tremonti che cercò di cartolarizzare il Colosseo, palazzo Madama e pure palazzo Chigi e Montecitorio… di chi era ministro Tremonti? Mi pare del governo presieduto dall’ineffabile B.datore di lavoro del direttore B.

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  3. Il “disastro” dell’ Italia , sottoposta al tallone di ferro dei vincitori, è iniziato e si è compiuto molto prima di Berlusconi. Quando Mattei, Ippolito, Marotta e Olivetti sono stati costretti in vari modi (eufemismo) a non portare a termine il percorso di emancipazione energetica, tecnologica e di ricerca che avrebbe portato l’ Italia all’ autonomia.
    Il Paese doveva rimanere sottoposto alle cosiddette Grandi Potenze Vincitrici (leggi soprattutto US) che, tenendo le briglie della crescita, ne sarebbero state nei fatti i gestori.
    L’ unica “crescita” peremessa fu quella del mattone (“Le mani sulla città”), da sempre in odore di Mafia (non dimentichiamo il contributo della Mafia nella cosiddetta “liberazione”) e di speculazione. Una fiammata e via, come stiamo ben vedendo.

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    • E fu portato a termine dalle massicce svendite in liquidazione di interi settori trainanti dell’economia (industriale, manifatturiero, energetico, alimentare, telecomunicazioni ecc..) effettuate dall’ineffabile Prodi quando era a capo dell’ex IRI, che assieme a Ciampi é stato tra i massimi responsabili della svendita dell’apparato produttivo italiano, dell’industria, del sistema bancario, dell’asservimento dell’Italia agli interessi del capitalismo finanziario e dell’Unione Europea a trazione finto-progressista, ordoliberale e germanocentrica

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  4. Magari davvero ci fossero azioni concrete ed efficaci per contrastare l’immigrazione illegale, soprattutto quella dai paesi dell’Africa subsahariana. La devastazione sociale che stanno producendo in Italia è sotto gli occhi di tutti. Ma è ovvio che le Onlus, le cooperative (e, perché no, le ONG dei finti salvataggi in mare) che lucrano sul florido mercato dell’accoglienza e dell’assistenza dei “migranti” non vogliono che il flusso si arresti. Della devastazione sociale, culturale ed economica che sta producendo sul nostro Paese a PD, Letta e compagnia cantante non gliene frega assolutamente nulla.

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