“Ci opponiamo a chi sostiene l’annessione del popolo palestinese. Illegali gli insediamenti in Cisgiordania”. “Le politiche e le pratiche del governo israeliano, incluso un ulteriore consolidamento del controllo israeliano, stanno minando la stabilità e le prospettive di una soluzione a due Stati”

(lespresso.it) – Una nota congiunta – co-firmata da ItaliaFranciaGermania e Regno Unito – che condanna i nuovi insediamenti di Israele in Cisgiordania e che rilancia sula prospettiva dei due Stati. “Negli ultimi mesi, la situazione in Cisgiordania è peggiorata in modo significativo. La violenza dei coloni ha raggiunto livelli senza precedenti. Le politiche e le pratiche del governo israeliano, incluso un ulteriore consolidamento del controllo israeliano, stanno minando la stabilità e le prospettive di una soluzione a due Stati”, si legge.

Qualche numero. Dall’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023, l’espansione coloniale in West Bank ha registrato una forte accelerazione: secondo L’ong israeliana Peace Now, gli avamposti sorti ogni anno sono passati da una media di 5,7 (1996–2022) a circa 47, mentre nel solo 2025 sono ne sono stati creati 86 nuovi. Oggi si contano 141 insediamenti ufficiali e circa 360 avamposti, con una popolazione complessiva di circa 750 mila coloni israeliani tra Cisgiordania e Gerusalemme Est. Inoltre, nel 2025 sono state approvate quasi 28.000 nuove unità abitative, record dalla firma degli Accordi di Oslo.

“Il diritto internazionale è chiaro: gli insediamenti israeliani in Cisgiordania sono illegali. I progetti di costruzione nell’area E1 non farebbero eccezione”, rimarcano i leader. “Lo sviluppo dell’insediamento E1 – si legge ancora nella nota firmata dai governi di Roma, Parigi, Berlino e Londra – dividerebbe in due la Cisgiordania” e rappresenterebbe secondo i leader “una grave violazione del diritto internazionale. Le imprese non dovrebbero partecipare alle gare d’appalto per la costruzione a E1 o per altri sviluppi insediativi. Dovrebbero essere consapevoli delle conseguenze legali e reputazionali derivanti dalla partecipazione alla costruzione di insediamenti, incluso il rischio di essere coinvolte in gravi violazioni del diritto internazionale”.

Il progetto E1 non è una generica nuova colonia, ma un piano che spezzerebbe in due la Cisgiordania mettendo una pietra tombale sulla prospettiva dei due Stati. Perché è un controverso progetto di espansione urbanistica che sorgerebbe – anzi che sorgerà, vista l’approvazione da parte della Knesset – a Est di Gerusalemme Est e che prevede la costruzione di migliaia di nuove unità abitative e infrastrutture nell’area tra la città santa e l’insediamento di Ma’ale Adumim.

Tornando alla nota congiunta, I leader firmatari della dichiarazione chiedono dunque al governo di Israele “di porre fine all’espansione degli insediamenti e dei poteri amministrativi, garantire l’accertamento delle responsabilità per la violenza dei coloni e indagare sulle accuse rivolte alle forze israeliane, rispettare la custodia hashemita dei Luoghi santi di Gerusalemme e gli accordi storici sullo status quo, nonché revocare le restrizioni finanziarie nei confronti dell’Autorità palestinese e dell’economia palestinese”.

“Ci opponiamo fermamente – concludono i governi di Italia, Francia, Germania e Regno Unito – a coloro che, inclusi membri del governo israeliano, sostengono l’annessione e il trasferimento forzato della popolazione palestinese. Riaffermiamo il nostro fermo impegno per una pace globale, giusta e duratura basata su una soluzione negoziata a due Stati, in conformità con le pertinenti risoluzioni del Consiglio di sicurezza dell’Onu, nella quale due Stati democratici,Israele e Palestina, vivano fianco a fianco in pace e sicurezza entro confini sicuri e riconosciuti”.